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Sono qui  …quasi per caso. (cfr la notte bianca della scuola)

Perchè un iniziativa analoga  sulla scuola la abbiamo attivata, insieme ad un numero di altri blogger, anche qui .

E mi sono chiesta il senso di questa doppia partecipazione; e lo ho risolto così, semplicemente …

la Scuola ha bisogno di visibilità, di confronto, di comunicazione e di pensieri.



Dunque …

Un bisogno che nasce non solo e non tanto per affrontare lo scontro politico o gli esiti della Riforma Gelmini, che peraltro come blogger ho già altre volte trattato, ma perchè di scuola siamo “fatti”.

Una (la) scuola ci forma culturalmente e ci rende uniformemente partecipi di una stessa realtà sociale e amministrativa, di uno stesso paese.  E poi in questo momento storico,  in deciso mutamento culturale e strutturale, dentro e fuori dall’Italia, la Scuola (mi) sembra rappresentare il luogo collettivo dove i cambiamenti possono avere una qualche incidenza, dove possono venire elaborati, narrati, o dove si possono interpretare tenendo conto della sua natura formativa. Una formazione che inizia già dai i bambini di tre anni …. (Se non teniamo conto anche degli asili nido).

 

La scuola: la attraverso e vivo da una vita. L’ho conosciuta prima come alunna e poi come persona adulta in continua formazione, e poi anche come madre, e come rappresentante dei genitori, ed infine come professionista dell’educazione. Non ultimo come cittadina. In questo continuum, la scuola mi  ha insegnato ed oggi sta insegnando ai miei figli, e a tutti quelli che saranno adulti domani. Cioè a chi sarà nel mio, e nel nostro, futuro, chi ne deteminerà la forma, i saperi e le leggi.

Insomma anche quando smettiamo di andare a scuola e anche se non siamo genitori la scuola ci riguarda.

Continuo a pensare che la mia scelta di parlare di scuola non possa, nemmeno per la notte bianca delle scuola, assumere una forma di critica politica verso l’attuale governo. Non perchè ne sottoscriva i programmi, ma perchè come ho già scritto, le mie analisi critiche le porto avanti su più fronti.

Mi interessa – ora – invece trattenermi sull’astrattissimo e concreto nodo della scuola.

Una scuola che – a detta di molti e da molto tempo – sembra stare in difficoltà; difficoltà reale e concreta, appunto, ma legata ad una pluralità e un intreccio  di problemi,che non sono solo di natura economica, o solo politici, o solo burocratici, o solo culturali; che vanno guardati nella loro complessità che non è solo data dallo scontro politico.

 

Ecco, a volo radente, un elenco breve di pensieri e sensazioni sulla scuola, forse di problemi che mi evoca il pensiero scuola:

A me sembra che sia vecchia, invecchiata, sembra che non parli alla società, ai fruitori,ai ragazzi, alle famiglia.

Eroga una prestazione e un sapere standardizzato.

Ma è lo specchio di una politica e di un paese che escludono ciò che è giovane, (e femmina), di un mondo economico che esclude il nuovo, il giovane e il femminile*.

Può la Scuola essere diversa dal mondo che la governa e progetta? Come può assumersi il ruolo e la responsabilità che le spettano, ossia di essere conservatrice e innovatrice al tempo stesso.

La scuola ha ancora la sua mission conservativa:  dare questa prestazione generalizzata e standardizzata, questa formazione di base culturale che è sempre simile ed uguale per tutte e per tutti. E’ un compito che non può evadere.

Ma i destinatari sono cambiati e sono cambiati gli interlocutori, è cambiato lo sfondo e lo scenario. E’ possibile tenerne conto? Quali altre possibilità deve insegnare ad attraversare la scuola? Può la scuola non innovare, non fare propri i temi di una società in mutamento, può evitare un precario equilibrio?

 

Peraltro va ammesso che al là dalla scuola pensata, esistono scuole vere; stanno lì  e sono nella città di XYZ e  in via pincopallino, e sono ben più vive e vivaci del “concetto” di scuola.

Alcune sono assai più “ricche”, e formative di altre, ci sono scuole di frontiera che rasentano l’eccellanza dell’insegnamento perchè si son dovute adattare: imparando come/per insegnare in modo innovativo. Perchè i problemi di una società in mutamento sono diversi, e come tutti continuiamo a dirci (almeno è un leit motiv genitoriale) anche i bambini sono cambiati, sono diversi, ma ci si attende che il modo di insegnare sia standard.

Eppure dove l’insegnare, l’educare, il formare sono mutati, e lo posso verificare quando incontro scuole per motivi di lavoro, la” scuola”  sembra non essere ancora capace di dare valore e raccontare le scoperte, le innovazioni, i significati che porta. Resta quasi muta e ostica antagonista di genitori altrettanto impacciati nel dialogo o nel confronto, o peggio nello scontro. Una stranezza pensare che la scuola riesca ad essere vissuta non come un bene collettivo, ma come se fosse solo di chi vi partecipa, proprietà e responsabilità aliena di qualche ruolo, di qualche professione, di qualche momento specifico della vita.
Una stranezza se penso che la scuola, l’educare, l’insegnare è un “bene” trasversale delle culture, credo quasi di tutte, o almeno di una gran parte. Il mondo adulto crea strutture per insegnare ai piccole.

Un patrimonio dell’umanità …

 

Ma pare sia da questa prospettiva che posso guardare la scuola, non declinata dalle dicotomie – grande piccola – pubblica privata –  buona cattiva – ma dalla funzione che deve esplicitare nel costruire il nostro futuro, come dire la scuola dura una vita e si costruisce giorno dopo giorno …

 

 

Abbiamo dovuto obbligare alle quote rosa

 

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