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Il paese dell’ #hashtag

3 commenti

Se vi foste persi le ultime sugli hashtag che girano su twitter, ecco – a seguire – un pò di link.

Ma in generale sembra che si possa osservare in questi “inghippi”, in cui ripetutamente si vanno ad infilare soprattutto alcuni personaggi politici, una certa fatica a capire non solo la rete o twitter; ma anche la difficoltà a rapportarsi con le intelligenze di molti, oltre a non pensare che la comunicazione non è mai unidirezionale.

Bisognerebbe avere qualche dato in più per capire come questi inciampi comunicativi abbiano davvero riverberato numericamente sulla rete, (twitter in primis) ma anche sui media tradizionali; ad esempio Sky ne ha dato notizia, per potere capire l’impatto numerico che hanno queste nuove modalità di comunicare, condividere, pensare, sui grandi numeri degli italiani.

Insomma il digital divide è forse davvero questo.

I numeri italiani della rete, probabilmente sono ancora lontani da quelli che hanno dato inizio alla cosiddetta “primavera araba” che ha squassato il nord Africa, e la cui onda lunga ancora si scuote in alcuni paesi, ed esplode  nel perdurante conflitto libico.

Insomma non mi immagino una primavera italiana e nemmeno la #italianrevolution di cui si discute su twitter. Ma nemmeno immaginavo, che attraverso twitter, si mostrasse in misura così potente l’insipenza di una certa politica, che vede i votanti come polli da spennare, pance vuote da riempire a spaventare, consumatori ottusi e facilmente imbrigliabili con lo slogan del mio detersivo fa il mio bucato più bianco del tuo.

Emerge invece una voglia di non essere ancora presi in giro, da buffi trucchetti da imbonitore, o da prestigitatore, e c’è una caustica “rivoluzione” che rigetta il trattamento da mononeurone (votatemi e penserò anche per voi).

C’è gente che pensa e ci tiene a continuare.

Tanto più che i votati mostrano vistose crepe nel pensiero anche più banalmente logico (causa effetto), e manifestano la stessa ottusità che vorrebbero vedere nei loro votanti; cadendo nel banale trucchetto di #Sucate, fingendo una capacità di comunicare con nuovi mezzi, che non funziona se non si è capaci di comunicare nemmeno nella quotidianità. Perchè comunicare è un meccanismo complesso, di azione e retroazione, di raffinazione comunicativa, di analisi, di pensieri, domande e chiarimenti, di mezzi e messaggi, di disturbi che vanno tenuti in scena, per permettere appunto di comunicare. Ma soprattutto prevede che all’altro si dia una legittimazione comunicativa.

cit. Wikipedia Watzlavick “gli autori attingono alla cibernetica (la disciplina che studia i processi di autoregolazione e comunicazione degli organismi naturali e dei sistemi artificiali) adoperando il concetto di “retroazione”, secondo cui “parte dei dati in uscita sono reintrodotti nel sistema come informazione circa l’uscita stessa”

Insomma e per finire, il voto non è una delega in bianco. E il mattino di twitter sembra rivendicarlo. Vediamo, a prescindere dai ballottaggi e del referendum prossimi venturi, chi sta cominciando a rivendicarlo come prassi nella vita quotidiana; anche per segnalare il fastidio di una politica vecchia, monodirezionale, che si trattiene solo sulla soglia del becero litigio, non avendo la capacità di comunicare davvero…

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I top hastag

La finta moschea illegale, e il responsabile twitter della Moratti che ci casca

http://www.ilpost.it/2011/05/23/letizia-moratti-twitter-sucate/

Red Ronnie accusa Pisapia di una azione che non può avere fatto dal momento che non è ancora sindaco

http://www.vanityfair.it/news/italia/2011/05/19/red-ronnie-vento-facebook-twitter-effetto-pisapia

Il boomerang generato dalle false Accusi delle Sindaco Moratti al suo avversario Pisapia  http://tg24.sky.it/tg24/politica/photogallery/2011/05/17/amministrative_2011_santache_quotes_moratti_giovanardi_pisapia_twitter_foto.html

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3 thoughts on “Il paese dell’ #hashtag

  1. che i politici attuali vadano a casa e ci lascino in pace.Quale partito in Italia vuole governare veramente il Paese ?Governa ognuno l’interesse del proprio partito,cioè quello che deve comndare quello che ha i propri affiliati,quelli che devono avere i privilegi.Difatti in Italia la tangentopoli attuale ,che invade il Paese,sta a significare che è preferibile ricorrere alle tangenti anzichè affermare un proprio diritto.Potrebbe anche cambiare la tendenza,non certo per moral suasion,ma per effetto di battaglie sociali e perdita di diritti di chi commette l’abuso sia committente che beneficiario

  2. sarebbe bello avere una classe politica che, come in germania, se ne andasse a casa al primo scandalo che la tocca. ne resterebbero pochini, temo…

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