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Ma vacci tu, a scuola

10 commenti

Ho una figlia, la grande, che galleggia svogliatamente nelle aule di una qualsiasi terza media, ma ciononostante ancora trasforma in esiti positivi le ore di studio.

In ogni caso, in quel limbo scolastico, si (probabilmente) nebulizzano sostanze psicotrope quali noia, fastidio e disgusto, offerte equanimemente a “prof” ed alunni.

Sarà il caso, sarà il piccolo paese, sarà la provincia, il provincialismo, la lomelina, il pavese, la pianura, la gelmini o il tunnel di neutrini, saranno i ragazzini, saranno le famiglie … ma quella scuola è un luogo di perdizione: si perde tempo, passione, piacere, voglie.

Hai voglia a fare la rappresentante di classe, non c’è speranza, e prima o poi entri anche tu nel tunnel dell’apatia.

Una luce flebile si intravvede, sono i giorni degli openday … Evvvvai!!! Si va per licei.

Immagine | design d'autore "... through the mist"Immagine | design d’autore “… through the mist”

Un turbinio di emozioni (materne) e ricordi fragranti come una brioches appena sfornata: occupazioni, manifestazioni studentesche, l’odore dei tram di Milano, la focaccia alle cipolle, la consistenza dei libri, la carta patinata di alcuni libri, i pennarelli colorati, la prof. di filosofia che ti fa innamorare di Eraclito e la compagna Simona che ti trascina a vedere quello carino della classe accanto, le tegole intravviste dalla finestra, studiare al parco d’estate. E le frustrazioni e i fallimenti, gli inciampi, eppure i liceo è tutto lì; un tempo magico dello studio. Nonostante. Mai vuoto o noioso.

Ma dovrei chiedere alle mie tante amiche/colleghe psico cosa succede. Non alla figlia, legittimamente presa dal panico, davanti alla scelta, una scelta che fa paura non tanto perchè ineluttabile, ma perchè obbliga a decidere, a imparare a differenziare, pensare, decidere, soppesare.  Io la rinfranco: ‘ché la vita, per fortuna, è rivoluzionaria e rivoluzionante. Il triplo salto carpiato, in fase di iscrizione all’università, è sempre lecito e plausibile. Il problema, per la figlia, è la scelta che indica che ora è possibile scegliere, e che il limbo, ora, lo si deve abbandonare.

Il problema per la madre è la stesso, scegliere; in una diversa declinazione nell’accompagnare alla scelta, nel dosare assunzione di responsabilità (mia) e libertà di espressione (sua), nel sapersi giostrare tra necessità di tutela e di spinta all’emancipazione. Ma una cosa mi è diventata chiara, dopo due mesi di crisi (vera) materna, la genitorialità impone sempre di ri-attraversare le proprie scelte, quelle dei propri genitori, per riattualizzarle o stravolgerle per una figlia che si impara a ri/conoscere di nuovo, non solo alla luce di quello che sa e vorrebbe studiare. Guardandola tra luci e penombre, pensando a quello che la strada della scuola gli potrà insegnare, spingendola lontano, verso altri mondi e saperi; inequivocabilmente diversi da quelli sino ad oggi masticati in casa….

E la madre, si ritrova in crisi e confusa, su un metalivello (s’intende, essere adulti ti ci  obbliga) ad essere in crisi anche sui metalivelli, in bilico sulle ambivalenze, in crisi con ambiguità …

In crisi come lei, quasi quattordicenne, che un pò comincia a scegliere per se, e tu che devi capire come e cosa scegliere, per quella lei che non è più piccina, per la donna che potrebbe essere, per quello che altri potrebbero insegnarle facendo convergere gli sguardi insieme, in modo nuovo, usando nuovi codici e nuove lenti.

Alla fine però, all’alba dello scegliere, scopri che anche tu stai indossando nuovi sguardi, e imparando che dovrai (saper) scegliere di meno e lasciare (andare)di più.

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10 thoughts on “Ma vacci tu, a scuola

  1. Molto bello, le scelte con-sapevoli non finiscono mai :-)

  2. Oddio, che ricordi. Già, perché anche per me la scelta del liceo è stata tormentata. Alla fine sono andata sul classico (in tutti i sensi). Ed è stata una buona scelta, perché le superiori non sono importanti solo per le materie che ti insegnano ma anche per il metodo che ti danno. Certo,

  3. Ops, mi è scappato un “certo” di troppo :-)

  4. molto bello, io ricordo come il primo momento di vera ansia quello della scelta delle superiori, anch’io poi ho scelto il classico, che, anch’io, ringrazio per il metodo (pure con qualche ma..) Noi siamo appena stati all’open day delle medie, invece, qui si cerca di uscire dal limbo della provincia profonda, ma non nebbiosa ;) con l’indirizzo musicale, si respira entusiasmo su questo fronte, speriamo che sia di sostanza..

  5. io spero, appunto, che queste medie siano tristi per contingenza, causa e luogo (le mie furono belle ed entusiasmanti per prof, per compagni e pure per i genitori, che era il tempo dei decreti delegati e compagnia bella), così come spero che dove ci sono progetti, sperimentazioni, e compartecipazioni con il territitorio la scuola media possa essere ancora una bella esperienza, per altri ragazzini …. :)

  6. Qui devi decidere a poco più di 12 anni, e per noi è fra un paio d’ anni quindi. Aiuto. Ma hai ragione tu che anche noi sviluppiamo altri sguardi che ci aiutano.

  7. Sono venuta a rileggere prima di commentarti di là. Pensando ai tripli carpiati, credo di averne fatti parecchi nella vita, ma poi, se rifletto bene, alla fine sono ricaduta sempre sulle stesse basi: scrittura, riflessione, relazioni, sociale. in questi giorni rifletto molto su come è andata un po’ perché uno si rivede nei figli, e cerca di non pesare appunto, per cui si fa più di un esame di coscienza, un po’ perché ho rivisto vecchi compagni che mi hanno riportato i ricordi e parte di com’ero. Personalmente mi orienterò su buona formazione di base, che oggi anche se vuoi andare a bottega (come vorrebbe il figlio che si è appena entusiasmato per la biografia di Caravaggio) devi saperne parecchio di lettere e tecnologia, e poi seguire le passioni, sperimentare, lavoricchiare, godersi il tempo. Si spera che così nei tempi giusti le scelte vengano fatte almeno con un po’ di consapevolezza.

  8. La scelta è davvero uno di questi “salti” di cui si parla…con triplo avvitamento quello relativo alla Scuola…che dire….in questo caso la riflessione in me sollecita la madre, la donna e la professionista (insomma il tre c’entra!!!)
    Un gran casino, quindi…io sono partita con mia figlia con lo scegliere qualcosa che ripercorreva un mio percorso: la scuola elementare che anche io avevo frequentato…perchè intanto ero tornata a vivere nel paese in provincia (di Milano) dove sono nata e sembrava la scelta “più razionale”…ma, poi, confrontandomi anche (e molto) con il padre, c’era qualcosa che proprio non andava….e, allora, abbiamo fatto un’altra scelta…molto sofferta e impegnativa, anche, per me…perchè io non credo di essere poi così flessibile come vorrei…e faccio molta fatica.
    Ma, attraversando tutte le “stazioni” del caso…poi mi si è aperto un mondo nuovo…molto meno “certo” nelle prefigurazioni eppure più vicino alla nostra bambina.
    Ora, fatico a pensare a cosa sarà finita la quinta…e qui chiamo in campo la professionista a cui chiedo in questo caso mooolto aiuto….faremo un passo alla volta…tenendo insieme il più possibile gli inciampi ma anche il “sentire” di pancia e di testa.
    E, mi sto sempre più convincendo (e la cosa non fa solo star bene) che NON tutto dipende da noi…sarà il “daimon” che “spinge” alla realizzazione di qualcosa e chiede ascolto e offre piste da inseguire e interpretare con il naso, come per i tartufi?
    La mia scelta delle superiori in fondo è stata molto “strana”….nessun particolare consiglio dagli insegnanti ma l’innamoramento per la storia dell’arte e per il disegno infantile, così ho fatto un Istituto d’arte sperimentale per poi iscrivermi a psicologia…un grande salto perchè alle superiori di metodo ne ho incontrato poco….ma ho incontrato maestri e questo credo mi abbia aiutata…che altro dire…forse l’importante è sentirsi “in viaggio”

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