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la fura dels baus

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M.T.M. /revisione del 10 aprile 2022

immaginate.
lo spettacolo non è in teatro ma all’ex velodromo vigorelli. (per i non milanesi una pista di gare ciclistiche indoor)
il pubblico entra, siamo tutti in piedi nella pista, nessuna poltroncina per sedersi.
passato la prima perplessità mi adeguo.
spengono le luci.
si comincia.
è tutto scuro, la folla ondeggia.
non di capisce cosa stia accadendo.
ma vedo la scena proiettata sullo schermo, che sostitusce il palco.
una donna di 30 anni – più o meno – è entrata correndo nello spazio, spaventata.
la folla di nuovo si muove, si apre e richiude dietro di lei.
alcuni la inseguono, con loro ci  sono un paio cameramen, i primi la catturano e spogliano nuda, gli altri
la filmano.
poi la mettono tremante su enormi scatoloni impilati, ai margine della pista, che non avevo notato.
e di nuovo ecco che una altro spettatore viene inseguito, anche lui catturato e spogliato.
sento freddo, paura e pudore per lui.
mi avvicino a chi è venuto con me allo spettacolo. intimorita.
“se lo fanno anche a me” …  ho un brivido freddo lungo la schiena.
la “cattura” si ripete altre tre, quattro volte.
il video impietoso mostra tutto.
la gente  sciama, innervosita, e forse un pò spaventata, come me.
l’intuizione fluisce, qualcosa magari una imprecisione nella scena, ci fa capire che “quell*” sono attori, e non “pubblico” come me, come noi ..
e si respira di nuovo. siamo sani e salvi, siamo tornati nel nostro giusto ruolo,
siamo lì a vedere uno spettacolo, ne siamo fuori.
non siamo noi  ad essere lo spettacolo …
il resto si svolge su questa scena imprevedibile, fatta di scatoloni continuamente mossi dagli attori, che divengono costruzioni e insieme palco, icone di una storia si dipana, e diventa a tratti pesante e grottesca, scura, cupa, a suo modo allucinata e splendida.
per tutto il tempo si resta vigili.
il clima è  teso. i nostri corpi di pubblico non si possono abbandonare alla comodità delle poltrone di velluto.
si va verso la fine.
quegli scatoloni, che per tutto il tempo hanno costituito un palco mutevole e multiforme, vengono di nuovo spostati, e lo spazio viene diviso in due.
diventano un muro lunghissimo, alto.
alcuni di noi restano di qua, e gli altri sono tutti di là. in piedi, in attesa di “vedere” quel che succede.
lo schermo grande viene sostituito da due schermi più piccoli, che scendono e si abbassano all’ altezza degli occhi.
in cima al muro di cartoni sono riapparsi  i cameramen, e ora riprendono noi, il pubblico, diviso in due spazi.
quelli dall’altra parte vedono noi, e viceversa. come s(t)iamo e cosa facciamo.
la scena è sempre buia. l’imbarazzo serpeggia.
ma sappiamo che il nostro ruolo è quello del pubblico che attende con pazienza la nuova invenzione scenica, che ci offrirà la Fura.
ci sentiamo pront*.
dall’altra parte succede qualcosa di strano.
sembra che qualcuno litighi, lo vediamo sullo schermo.
litigano. o si urtano.
non è chiaro.
sembra che ci siano tafferugli.
ma la cosa degenera. si picchiano.
la paura e l’assoluto non senso di ciò che sto vedendo diventa una bestia nera e viscida che avvolge la vostra testa e la pancia.
non è più uno spettacolo.
sento che c’è follia in quanto sto guardando.
sono pazzi.
ero venuta solo per vedere uno spettacolo (il mio accompagantore mi aveva in parte preparato, spiegandomi che la fura costruiva spettacoli provocatori, un pò visionari, deliranti, allucinati)
ma perchè?
POI
le immagini cambiano, e sono quelle che mostrano le violenze dei cortei, delle dittature … sono frammenti di realtà visti attraverso l’occhio delle tv, delle telecamere, frammenti di telegiornali, documentari,
piano piano capisco/capiamo che non ho/abbiamo visto NULLA DI VERO.
ti hanno fatto credere/vedere – di continuo – una cosa, mentre invece in realtà accadeva qualcosa di diverso.
è bastato scegliere cosa riprendere.
è bastato decidere cosa fare vedere.
lasciando che la paura facesse il resto.
‘El Azar camina entre nosotros’ (MTM soundtrack) – La Fura dels Baus

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