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lezioni di donne: tre donne intorno al cor mi son venute – Parte prima.

16 commenti

L’oracola mia personale, graz e marilde e mi hanno stimolato un mega, maxi, iper post; che devo suddividere per sopravvivergli, vedremo come l’opera andrà a compimento.

Da marilde prendo lo spunto da questo

Da graz per lo spunto enorme sulla taranta

E l’oracola per essere la donna che è, dopo la sua visita so che potrei scriver altri tre/quattro blog, perchè ha una capacità di aprir(mi)e finestre che guardano infiniti ed incredibili mondi.
Certo poi non farei altro …. :-). vedremo che spunti mi evocherà.

Sui padri.
Parto dalla riflessione che i padri, che “si, è vero” servono, sono necessari (di quella necessità ineluttabile di hillmaniana memoria, di quella dell’ananke greca), ma forse sono “solo” il terzo necessario a rompere le cosiddette “simbiosi”, la dualità di ogni coppia, terzità senza la quale non si cresce, il catalizzatore di una crescita di ogni relazione. Così coma la madre può esserlo di ogni dualità padre e figlio, ora che sempre meno uomini derubricano la regola di non occuparsi dei propri figli.

 Mi domando: “ma come devono essere questi padri?”
 
Sono davvero loro “quelli” che aiutano le mamme a non esser troppo avvolgenti, troppo materne, totali e femminili, inglobanti ed uterine?
Oppure rappresentano solo una icona, un modello di padre psicologico, che anni ed anni di psicoanalisi divulgativa ci hanno mostrato?
Di mio vorrei continuare a pensare che le culture mutiano e cambino, visto che ci sono stati momenti storici in cui le donne hanno cresciuto i figli in assenza degli uomini (guerre, crociate, pestilenze), insieme ad altri momenti in cui li hanno cresciuti in presenza/assenza di padri dominanti e dominatori; evocati solo per giudicare e somministrare il terribile castigo, mirato a rigovernare figlio disubbidiente.  Oggi è l’epoca in cui la paternità cerca nuove chiavi di lettura e di azione (come la metteremo, se no,  con le coppie di genitori omosessuali, e con il grande  numero di madri separate e single??? o con i nuovi padri affidatari?). 

Insomma ha davvero senso questa sorta di deux ex machina di una maternità disarmante e non regolatrice, destinata a normare questa incapacità di auto-contenimento femminile.

Come se stessimo ancora a chiederci se le donne hanno l’anima.

L’altro, il terzo, il diverso da me, l’alterità è sempre regolatrice, come lo è il confronto, alle volte persino il dissidio, che crea una divergenza, un allontanamento, un presa di distanza di una certa posizione, un disequilibrio per poi trovarne uno nuovo, relativo alla posizione dell’altro.
 
mi scuso, ma anni di letture e studio psicologicamente orientati mi fanno pensare che sia ora per la materia di metter i remi in barca, 
e ricominciare ad occuparsi del suo specifico professionale (la cura delle vere malattie della mente), per liberare la via educativa da ingombranti pregiudizi e stereotipi, e in ciò restituendo la via della vita alle suggestioni pedagogiche e filosofiche. a mio modo di vedere entrambe significano prassi e teorie del vivere…

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16 thoughts on “lezioni di donne: tre donne intorno al cor mi son venute – Parte prima.

  1. Parto dal fondo a risponderti: mi trovi totalmente d’accordo sul discorso che la psicologia dovrebbe tornare a occuparsi del suo specifico. E che abbiamo bisogno di più pedagogia e filosofia. Insieme alla capacità di tollerare i momenti difficili della vita imparando a distinguere quando c’è davvero bisogno di un aiuto esterno (perché davvero a volte cambia la vita) da quando invece è semplicemente necessario attraversare la “buriana” perché attraverso quella si cresce e non cadere nell’errore, come genitori per esempio, di delegare a uno “specialista” il compito di risolvere un problema, così ci togliamo noi l’impiccio. Sui padri invece ciò che forse non ho capito è se intendi che in qualche modo questo “bisogno di padre” sia uno di quelli indotti come stereotipo dalla psicologia. Cioè che si sta lamentando una carenza e un assenza di padre perché la psicologia in generale di questo parla. E’ un’ipotesi interessante, sulla quale vale la pena di discutere. Aspetto i post successivi sull’argomento e commenterò volentieri. Sul discorso simbiosi penso invece che sia fondamentale la presenza di un terzo ( il padre o chiunque altro in nuove forme di famiglia) perché la potenza della simbiosi è in alcuni casi davvero notevole. A quel punto, l’auto-contenimento se ne è già andato (altrimenti si tratterebbe delle forme fisiologiche di simbiosi dei primi mesi di vita che poi naturalmente si allenta verso distanze più adeguate). Per concludere (scusa la lunghezza) concordo sui padri che ci stanno davvero provando. Hanno fatto però enormi passi sulle cose pratiche, sulla presenza, ma è una presenza con una qualità troppo amichevole e poco autorevole.
    Bene, spero di non aver fatto troppa confusione! Ciao!!

  2. Parto dal fondo a risponderti: mi trovi totalmente d’accordo sul discorso che la psicologia dovrebbe tornare a occuparsi del suo specifico. E che abbiamo bisogno di più pedagogia e filosofia. Insieme alla capacità di tollerare i momenti difficili della vita imparando a distinguere quando c’è davvero bisogno di un aiuto esterno (perché davvero a volte cambia la vita) da quando invece è semplicemente necessario attraversare la “buriana” perché attraverso quella si cresce e non cadere nell’errore, come genitori per esempio, di delegare a uno “specialista” il compito di risolvere un problema, così ci togliamo noi l’impiccio. Sui padri invece ciò che forse non ho capito è se intendi che in qualche modo questo “bisogno di padre” sia uno di quelli indotti come stereotipo dalla psicologia. Cioè che si sta lamentando una carenza e un assenza di padre perché la psicologia in generale di questo parla. E’ un’ipotesi interessante, sulla quale vale la pena di discutere. Aspetto i post successivi sull’argomento e commenterò volentieri. Sul discorso simbiosi penso invece che sia fondamentale la presenza di un terzo ( il padre o chiunque altro in nuove forme di famiglia) perché la potenza della simbiosi è in alcuni casi davvero notevole. A quel punto, l’auto-contenimento se ne è già andato (altrimenti si tratterebbe delle forme fisiologiche di simbiosi dei primi mesi di vita che poi naturalmente si allenta verso distanze più adeguate). Per concludere (scusa la lunghezza) concordo sui padri che ci stanno davvero provando. Hanno fatto però enormi passi sulle cose pratiche, sulla presenza, ma è una presenza con una qualità troppo amichevole e poco autorevole.
    Bene, spero di non aver fatto troppa confusione! Ciao!!

  3. provo a spiegarmi meglio, spero che il discorso non diventi pesante :-))

    trovo che la psicologia, per sua “struttura” abbia fossilizzati/dicotomizzati i ruoli, padre autorevole /autoritario – madre avvolgente/vischiosa.
    lasciando al padre un ruolo normativo, che abbiamo assunto come paradigma paterno.
    si ma anche no.
    forse i padri e i ruoli sono molto più mobili e fluidi.

    sono d’accordo che la simbiosi, che sta in ogni relazione iniziale, necessita un elemento terzo (perturbante) per crescere.

    mi chiedo solo che la definizione simbiosi non sia fuorvianate per due motivi:
    anche il bimbo è preprogrammato per socializzare,e parlare di simbiosi può oscurare questa capacità
    e due che l’uso di un termine tecnico rischi di fragilizzare una situazione di suo “normale”.

    lo so, è una mia fissa ma oramai tutto viene psicologizzato e le persone (vedi tutti gli psicogiornali, anche credo ci sia anche la psicocremina antirughe) tendono a non vedere le crisi di crescita come fondamentali, ma come tormenti dell’anima…. di una psiche fragile ed insicura.
    mi sembra che come dici tu la crisi vada attraversata e non curata.
    a meno che non sia necessario farlo…
    grazie per aver aperto le “danze” …
    🙂

  4. provo a spiegarmi meglio, spero che il discorso non diventi pesante :-))

    trovo che la psicologia, per sua “struttura” abbia fossilizzati/dicotomizzati i ruoli, padre autorevole /autoritario – madre avvolgente/vischiosa.
    lasciando al padre un ruolo normativo, che abbiamo assunto come paradigma paterno.
    si ma anche no.
    forse i padri e i ruoli sono molto più mobili e fluidi.

    sono d’accordo che la simbiosi, che sta in ogni relazione iniziale, necessita un elemento terzo (perturbante) per crescere.

    mi chiedo solo che la definizione simbiosi non sia fuorvianate per due motivi:
    anche il bimbo è preprogrammato per socializzare,e parlare di simbiosi può oscurare questa capacità
    e due che l’uso di un termine tecnico rischi di fragilizzare una situazione di suo “normale”.

    lo so, è una mia fissa ma oramai tutto viene psicologizzato e le persone (vedi tutti gli psicogiornali, anche credo ci sia anche la psicocremina antirughe) tendono a non vedere le crisi di crescita come fondamentali, ma come tormenti dell’anima…. di una psiche fragile ed insicura.
    mi sembra che come dici tu la crisi vada attraversata e non curata.
    a meno che non sia necessario farlo…
    grazie per aver aperto le “danze” …
    🙂

  5. No che non diventa pesante! Sull’idiosincrasia per certa psicologia mi pare ci siamo capite al volo, sui ruoli padre madre non so se non ci siamo capite o semplicemente abbiamo idee diverse. Io penso che entrambi in genitori debbano essere in grado di svolgere entrambe le funzioni: materna e paterna, e come dici giustamente tu: ruoli più fluidi, ma mi pare che questa fluidità diventi a volte la possibilità per i padri di defilarsi dall’autorevolezza. Va benissimo che lo siano anche le donne, autorevoli, ma va un po’ meno bene che lo siano molto più le donne. Salvo, come accenni nel post quando il padre non c’è: in guerra, separato, morto, all’estero. In quel caso è ovvio che si cercano equilibri diversi.
    E poi c’è tutto il tema di quando una donna usa l’autorevolezza semplicemente per rafforzare la relazione con il figlio e non per separare, ma qui… davvero un’altra puntata (riflessioni mie in corso che necessitano approfondimenti altrimenti rischio davvero di confondere). Certo l’argomento è… caldo…,bello però! Ciao!!

  6. No che non diventa pesante! Sull’idiosincrasia per certa psicologia mi pare ci siamo capite al volo, sui ruoli padre madre non so se non ci siamo capite o semplicemente abbiamo idee diverse. Io penso che entrambi in genitori debbano essere in grado di svolgere entrambe le funzioni: materna e paterna, e come dici giustamente tu: ruoli più fluidi, ma mi pare che questa fluidità diventi a volte la possibilità per i padri di defilarsi dall’autorevolezza. Va benissimo che lo siano anche le donne, autorevoli, ma va un po’ meno bene che lo siano molto più le donne. Salvo, come accenni nel post quando il padre non c’è: in guerra, separato, morto, all’estero. In quel caso è ovvio che si cercano equilibri diversi.
    E poi c’è tutto il tema di quando una donna usa l’autorevolezza semplicemente per rafforzare la relazione con il figlio e non per separare, ma qui… davvero un’altra puntata (riflessioni mie in corso che necessitano approfondimenti altrimenti rischio davvero di confondere). Certo l’argomento è… caldo…,bello però! Ciao!!

  7. Mi servono definizioni. Così, ad una prima lettura, sono d’accordo con Marilde quando dice che va bene che anche le madri siano autorevoli ma non più dei padri -mi riconosco in questo quadro, lo trovo familiare. Ma poi mi chiedo: perché? E’ davvero importante che ci il genitore autorevole sia il padre e quello materno la madre? C’è bisogno dell’identificazione delle persone con le funzioni (padre-paterno, madre-materno) oppure non c’è bisogno solo che al bambino siano offerte entrambe, indipendentemente da chi le rappresenta?
    Mi manca un po’ di psicologia, credo…

  8. Mi servono definizioni. Così, ad una prima lettura, sono d’accordo con Marilde quando dice che va bene che anche le madri siano autorevoli ma non più dei padri -mi riconosco in questo quadro, lo trovo familiare. Ma poi mi chiedo: perché? E’ davvero importante che ci il genitore autorevole sia il padre e quello materno la madre? C’è bisogno dell’identificazione delle persone con le funzioni (padre-paterno, madre-materno) oppure non c’è bisogno solo che al bambino siano offerte entrambe, indipendentemente da chi le rappresenta?
    Mi manca un po’ di psicologia, credo…

  9. é chiaro, lo dico sia per marilde che per lgo, che anche io in primis mi riconosco nel modello maschile normativo, materno accogliente … salvo poi averli esercitati entrambe (più o meno fluidamente) sia per lavoro che in quanto madre separata.
    però il mio modello genitoriale prevedeva si un padre autorevole ma anche molto “coccoloso” ma anche una madre che è stata sia complice che normativa.
    semplicemente esercitavano i due poli del ruolo complementariamente … dandosi il turno.

    allora la mia domanda è se non sia troppo limitante “affibbiare/affidare” la normatività in misura maggiore alla figura paterna, (ecco io questo non lo capisco, perchè marilde pensi che sia un pò più d padre??) ma lasciare che sia corresponsabilià reciproca.

    è vero che ultimamente sento spesso dire che le difficoltà educative stanno nell’assenza di una normatività maschile, la famosa civiltà senza padri. che in ogni caso non mi pare esser stata sostituita da una cultura delle madri, quanto più dalla cultura della deresponsablizzazione collettiva ….

  10. é chiaro, lo dico sia per marilde che per lgo, che anche io in primis mi riconosco nel modello maschile normativo, materno accogliente … salvo poi averli esercitati entrambe (più o meno fluidamente) sia per lavoro che in quanto madre separata.
    però il mio modello genitoriale prevedeva si un padre autorevole ma anche molto “coccoloso” ma anche una madre che è stata sia complice che normativa.
    semplicemente esercitavano i due poli del ruolo complementariamente … dandosi il turno.

    allora la mia domanda è se non sia troppo limitante “affibbiare/affidare” la normatività in misura maggiore alla figura paterna, (ecco io questo non lo capisco, perchè marilde pensi che sia un pò più d padre??) ma lasciare che sia corresponsabilià reciproca.

    è vero che ultimamente sento spesso dire che le difficoltà educative stanno nell’assenza di una normatività maschile, la famosa civiltà senza padri. che in ogni caso non mi pare esser stata sostituita da una cultura delle madri, quanto più dalla cultura della deresponsablizzazione collettiva ….

  11. D’accordissimo sulla cultura della deresponsabilizzazione collettiva. Siamo al disastro.
    Sul fatto che veda meglio un padre autorevole piuttosto che non la madre (dando per scontato che è sempre meglio se entrambi sono fluidi) è dato dal fatto che siamo reduci da troppi anni di maschile più assente. Deve recuperare terreno, se no l’identificazione nei figli crea confusione. Sarà anche dovuto al fatto che conosco troppe storie di ragazzi
    che narrano di padri inesistenti e della loro conseguente rabbia per questo. Con madri che ci provano a sostituirli ( e allora sono stravolte) o non ci provano ( e allora siamo alla deresponsabilizzazione). In ogni caso il punto centrale è riequilibrare un po’ la storia del passato recente.

  12. D’accordissimo sulla cultura della deresponsabilizzazione collettiva. Siamo al disastro.
    Sul fatto che veda meglio un padre autorevole piuttosto che non la madre (dando per scontato che è sempre meglio se entrambi sono fluidi) è dato dal fatto che siamo reduci da troppi anni di maschile più assente. Deve recuperare terreno, se no l’identificazione nei figli crea confusione. Sarà anche dovuto al fatto che conosco troppe storie di ragazzi
    che narrano di padri inesistenti e della loro conseguente rabbia per questo. Con madri che ci provano a sostituirli ( e allora sono stravolte) o non ci provano ( e allora siamo alla deresponsabilizzazione). In ogni caso il punto centrale è riequilibrare un po’ la storia del passato recente.

  13. Debbo essermi ‘mangiata’ il mio commento.

    Non ce la posso fare a riscriverlo. Tornerò (che mò è troooppo tardi)

  14. Debbo essermi ‘mangiata’ il mio commento.

    Non ce la posso fare a riscriverlo. Tornerò (che mò è troooppo tardi)

  15. mentre aspetto con curiosità il commento di graz …

    @marilde non vorrei creare una eccessiva polarizzazione tra posizioni distanti …

    mi chiedo però un pò di cose che rilancio:
    1. i figli vedono una assenza paterna, perchè hanno imparato a riconoscere/declinare meglio i modelli educativi. nel senso che certe latitanze erano pre-esistenti ma oggi si possono dire … (?)
    2. perchè oggi è possibile mettere in discussione i modelli genitoriali, cosa impossibile prima del 68

    ciò che è in crisi è davvero il modello paterno o non piuttosto il modello maschile?
    dato testimoniato anche dall’elevato tasso di violenze, stupri, omicidi perpetrati da maschi fragilissimi contro le loro donne, colpevoli di essere diverse dall’idea/ideale che questi uomini cercavano.

    mi sembra che in questo periodo politico storico si continui a dire che cerchiamo il paterno, l’uomo capace di risolvere i problemi, l’autorevolezza. cosa comprensibile in un momento di crisi trasformativa – globalizzazaione – meticciamento di culture – la rete globale del web – la rivoluzione digitale – la pressione sociale del sud del mondo che come gli adolescenti reclama diritto di esistenza e qualità di vita.
    alla crisi rispondiamo con più paterno?

    in questo senso mi sento di rilanciare come prioritario … il senso di responsabilità, di tutti. prima ancora del paterno …

  16. mentre aspetto con curiosità il commento di graz …

    @marilde non vorrei creare una eccessiva polarizzazione tra posizioni distanti …

    mi chiedo però un pò di cose che rilancio:
    1. i figli vedono una assenza paterna, perchè hanno imparato a riconoscere/declinare meglio i modelli educativi. nel senso che certe latitanze erano pre-esistenti ma oggi si possono dire … (?)
    2. perchè oggi è possibile mettere in discussione i modelli genitoriali, cosa impossibile prima del 68

    ciò che è in crisi è davvero il modello paterno o non piuttosto il modello maschile?
    dato testimoniato anche dall’elevato tasso di violenze, stupri, omicidi perpetrati da maschi fragilissimi contro le loro donne, colpevoli di essere diverse dall’idea/ideale che questi uomini cercavano.

    mi sembra che in questo periodo politico storico si continui a dire che cerchiamo il paterno, l’uomo capace di risolvere i problemi, l’autorevolezza. cosa comprensibile in un momento di crisi trasformativa – globalizzazaione – meticciamento di culture – la rete globale del web – la rivoluzione digitale – la pressione sociale del sud del mondo che come gli adolescenti reclama diritto di esistenza e qualità di vita.
    alla crisi rispondiamo con più paterno?

    in questo senso mi sento di rilanciare come prioritario … il senso di responsabilità, di tutti. prima ancora del paterno …

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