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fonte: casa internazionale delle donne

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50e50 il paese che ci sarà

Quello che è stato minato in questo paese negli ultimi anni è la condizione stessa della convivenza civile. Stare ai patti è il principio del fondamento di uno stato.

Quando si hanno governanti che dicono tutto ed il contrario di tutto, quando la bugia diventa regola, quando il palesemente falso, purché detto, si fa verità attraverso la ripetizione infinita nei media, il disorientamento diventa generale e la legge del mors tua vita mea diventa la bandiera di cui ciascuno si fa scudo. Più delle leggi ad personam, più delle leggi barbare contro le donne, contro i cittadini, contro gli ospiti di questo paese, ciò che è stato rotto e che avrà più difficoltà ad essere costituito è il patto di solidarietà, di un sentire comune condiviso e rispettoso dell’altra/o e di sé. La tristezza che si respira, la strisciante depressione dovuta alla mancanza di prospettive, è il segno distintivo di questo paese in declino.

Manca l’aria, manca il sorriso tra le persone. E non si risponde a tutto questo mettendosi sullo stesso terreno di confronto dettato da chi ha rotto i patti. Questo paese si rilancia ridando vita alla capacità di desiderare, immaginare. Non tanto l’immaginazione al potere, quanto il benessere delle persone al centro della politica.

Se è l’esistente, ma un po’ più largo, quello che si propone, se è lo status quo con un po’ di maquillage, quello che si propone, se è un mondo non pensato e sentito da giovani e da donne, non si va da nessuna parte.
Come si può pensare che un enclave monosessuata e anziana possa fare fronte ai problemi di oggi?
Come si può pensare che un parlamento, prenominato da pochissimi che hanno il potere autodefinito di farlo, possano essere in grado di far fronte alle necessità del mondo attuale?
Come si può realizzare la pace se l’unica capacità di rappresentazione è un fondamentalismo nutrito di provincialismo, paura, disprezzo?
Come può rasserenarsi la convivenza se la religione, lungi dall’essere quel rispettoso sentire intimo, diventa una clava minacciosa brandita contro le donne e la consapevolezza individuale.
Come si può sostenere la maturazione se tutti, e soprattutto tutte, veniamo considerate bisognose di guida e protezione: senza consapevolezza ed incapaci di responsabilità.
Come si può governare l’economia senza un riferimento costante ai bisogni dei cittadini/e?
Cosa diventa uno stato se cancella gli interventi fondamentali necessari alla garanzia, sicurezza e salute dei cittadini?

Le donne hanno deciso di delinearlo questo paese: non come richiesta, non come utopia. Ma per dire e fare: perché sanno ed hanno deciso di non essere più fuori.

È inimmaginabile che si possa ancora andare avanti senza pensiero e politica di donne, è inimmaginabile configurare il mondo solo dal punto di vista di una metà.

Siamo qui per prenderci la responsabilità di configurare e lavorare per il paese che sarà. Comunque.
A partire anche da noi.

cciddonne@tiscali.it
udinazionale@tin.it

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