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telegramma con allegato

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lasciata figlia grande in luogo vacanza presso XXXXX – belle stanze – maneggio ok – educatori competenti – recupero sabato 11 c.m. – sopravvissute prima notte senza familiari conosciuti – crisi abbandoniche materne e filiali superate.


baci m.

tornando da xxxxxx, infilavo le mille curve dell’oltrepò pavese costellate da colline, caldo e colori.
architetture naturali ricche e impreviste, collina dopo collina, curva dopo curva.
ho pensato che avrei detto, qui, nel blog la fatica di questo primo salutare la figlia che si avvia alla sua prima vacanza da sola, protetta da capaci educatori, ma di fatto da sola …
“per fortuna che posso elaborare questo distacco scrivendolo sul blog, qui e la troverò qualcuna che ha o ha avuto lo stesso mal di pancia e il caldo allo stomaco,
e quel senso di vuoto nel salutare l’inzio di un volo,   ……….
vvvvVEroooOO??”
poi com’è di prassi il mio cervello segue percorsi astratti, e le connessioni neuronali si inventano bizzarre alchimie di pensieri.
non chiedetemi quale logica seguano, non lo so!
comunque mi sono detta che i blog sono davvero un luogo che aggrega contenuti, veicola messaggi, in alcuni casi (ma non questo, si intenda) sino ad una diffusione virale, ma fino a che punto?
sono fuochi che si accendono e spengono in modo del tutto casuale, connessioni effimere, o si tratta di tracce solide.
ammetto che non mi sono troppo addentrata nel concetto delle reti neurali, ma mi immagino uno sfondo visionario in cui i contenuti 2.0 si aggregano e permettono lo sviluppo di ulteriori e nuovi contenuti e/o connessioni e/o culture.
un mondo del web come macro funzione pensante, con i rischi e le potenzialità conseguenti.
lo so la rete neurale non è il web, è altro ma alcuni concetti suonano come contigui … (esperti eventuali di passaggio correggetemi, esplicate, offrite visioni nel caso ….)
ad esempio, il fatto che le mamme blogger si confrontino così massicciamente sulle loro storie, emozioni, fatiche, possibilità, è la solita rappresentazione e funzione delle madri che – al parchetto sotto casa – scambiano pensieri sul pannolino preferito, oppure è un nuovo modo di confrontarsi dal basso, su numeri decisamente maggiori, con uno strumento che crea ulteriori connessioni non controllabili a monte, e  alla fine crea un sapere/ una cultura diffusiva.
guardando oltre cosa può mostrare questo scenario….
(non è un caso che chi si occupa di marketing, di privacy, di sicurezza, di leggi si stia occupando in modo così massiccio anche di blogosfera e social network)
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8 thoughts on “telegramma con allegato

  1. il parchetto e il blog, secondo me, si compensano l'uno con l'altro. al parchetto parli di quello che leggi sul blog e sul blog scrivi quello che succede al parchetto

  2. il parchetto e il blog, secondo me, si compensano l'uno con l'altro. al parchetto parli di quello che leggi sul blog e sul blog scrivi quello che succede al parchetto

  3. Le mamme italiane, anche se blogger, sono sempre mamme italiane …. ;-))

  4. Le mamme italiane, anche se blogger, sono sempre mamme italiane …. ;-))

  5. @zia cris
    ma il dove farlo, il contesto non cambia nulla?
    cioè il parlare sul blog non modifica un pò il senso e il modo in cui dico le cose rispetto al parchetto?

    @grigio … mamme e non solo! 🙂

  6. @zia cris
    ma il dove farlo, il contesto non cambia nulla?
    cioè il parlare sul blog non modifica un pò il senso e il modo in cui dico le cose rispetto al parchetto?

    @grigio … mamme e non solo! 🙂

  7. Mah … a me sembra che il blog sia uno strumento che offre più possibilità alla riflessione e all'autoanalisi. Per me, con o senza componente mommy, la scrittura ha sempre una valenza catartica, se non altro perchè lo sforzo di rendermi comprensibile ad un ipotetico lettore fa sì che io razionalizzi o riordini emozioni che diversamente sarebbero variamente affastellate nella mia testa.

    Poi il fenomeno del mommyblogging è interessante ed infatti è corteggiato da mò da un marketing che non sa più cosa inventarsi.

    Purtroppo però mi sembra già troppo contagiato da aspirazioni divistiche o tentativi più o meno riusciti di cavarci dell'utile (mommyblogger che non sanno più cosa inventarsi per attrarre lettori e diventare a loro volta appetibili per il mktg o per l'editoria). Per il momento le voci spontanee sono probabilmente prevalenti ma mi domando fino a quando.

    /graz

  8. Mah … a me sembra che il blog sia uno strumento che offre più possibilità alla riflessione e all'autoanalisi. Per me, con o senza componente mommy, la scrittura ha sempre una valenza catartica, se non altro perchè lo sforzo di rendermi comprensibile ad un ipotetico lettore fa sì che io razionalizzi o riordini emozioni che diversamente sarebbero variamente affastellate nella mia testa.

    Poi il fenomeno del mommyblogging è interessante ed infatti è corteggiato da mò da un marketing che non sa più cosa inventarsi.

    Purtroppo però mi sembra già troppo contagiato da aspirazioni divistiche o tentativi più o meno riusciti di cavarci dell'utile (mommyblogger che non sanno più cosa inventarsi per attrarre lettori e diventare a loro volta appetibili per il mktg o per l'editoria). Per il momento le voci spontanee sono probabilmente prevalenti ma mi domando fino a quando.

    /graz

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