PONTITIBETANI

Zone Temporaneamente Autonome

cultura digitale e privacy

10 commenti

a proposito qui…

dopo che anche la mia amica oracola e morfeus (per me così sono questi simpatici abitanti del pianeta terracqueo che ormai sono entrati in matrix) hanno dato credito al mio ruolo di blogger, sono di fatto costretta a dare credito a ciò che sento attorno alla questione privacy, e al modo in cui in motori di ricerca (google in primis) aggregano i dati che noi usiamo e cerchiamo e li connettono inesorabilmente al nostro id e quindi alla nostra email.
facendo un lavoro di profilazione.
e chissenefrega direte voi.
esattemente come mi sono detta io per anni.
mica ho nulla da nascondere io.
infatti, ma se penso al lavoro quotidiano di ricerca di materiali che faccio, l’impegno da blogger (e oramai trattandone un numero superiore a 6 ca anche se con cadenze differenti), le info che cerco per me e per la famigliola, cazzate epiche comprese, vada se che il mio profilo si tradurrebbe già in un faldone assai corposo.
a maggior ragione da quando il mio abbonamento è flat.
aggiungo inoltre, se ciò che ho sentito in radio (popolare) e di cui purtroppo non ho preso gli estremi, e cioè che gmail cioè google profila (anche se in modo anonimo) le mail per fornirci suggerimenti e suggestioni per gli acquisti, in base alle nostre mail e quelle degli amichetti nostri .. beh il panorama della profilazione dei nostri dati diventa piuttosto importante.
diabolico? no!
grave? no so.
ma sapere è già un passo avanti e magari arrivare in futuro a capire e scegliere con consapevolezza sarà importante, necessario e pure fondamentale.
accettasi volentieri correzioni, precisazioni, link e esplicazioni più “adeguate”
Annunci

10 thoughts on “cultura digitale e privacy

  1. lo studio (scientifico intendo, non commerciale) dei sistemi di raccomandazione (recommender systems) che ti propongono cose cui tu possa essere interessato in dipendenza del tuo profilo e' molto importante e molto utile. Alla fine della fiera, a me non dispiace che Amazon per esempio, che uso molto spesso, mi faccia presente che e' uscito un nuovo libro di un autore di cui ho gia' comprato cinque opere precedenti. Non mi spaventa piu' di tanto, e non mi scandalizza piu' di tanto che quello che faccio in rete possa contribuire a creare un mio profilo. Anche gli studi su come la conoscenza "emerge" da cio' che sanno mille individui, molto ancora in embrione rispetto ai recommender systems certo, sono interessanti e affascinanti, e ne vedo una utilita' anche sociale non solo commerciale (il problema e' che il profiling fa venire in mente soltanto nella migliore delle ipotesi il commerciale e nella peggiore lo spionaggio). Insomma, non sono un digital native per questioni anagrafiche, ma non sono decisamente diffidente a priori.

    E qui mi devo agganciare al tuo link. Mi spiace, moltissimo, vedere che in Italia quasi il 90% delle volte che si nomina Internet e' per parlare di privacy e di facebook e di video vietati e di ragazzini adescati etc. Si certo e' importante vigilare, ma internet non e' solo questo. Infatti, questo e' solo una piccolissima parte, anche se per l'italiano medio questo e' tutto cio' che c'e' da dire a riguardo, e non lo dico io, vedi ad esempio questo qua. E' davvero un peccato che uno strumento cosi' importante di informazione ma soprattutto di liberta' sia diffamato e banalizzato cosi' tanto in Italia.

  2. lo studio (scientifico intendo, non commerciale) dei sistemi di raccomandazione (recommender systems) che ti propongono cose cui tu possa essere interessato in dipendenza del tuo profilo e' molto importante e molto utile. Alla fine della fiera, a me non dispiace che Amazon per esempio, che uso molto spesso, mi faccia presente che e' uscito un nuovo libro di un autore di cui ho gia' comprato cinque opere precedenti. Non mi spaventa piu' di tanto, e non mi scandalizza piu' di tanto che quello che faccio in rete possa contribuire a creare un mio profilo. Anche gli studi su come la conoscenza "emerge" da cio' che sanno mille individui, molto ancora in embrione rispetto ai recommender systems certo, sono interessanti e affascinanti, e ne vedo una utilita' anche sociale non solo commerciale (il problema e' che il profiling fa venire in mente soltanto nella migliore delle ipotesi il commerciale e nella peggiore lo spionaggio). Insomma, non sono un digital native per questioni anagrafiche, ma non sono decisamente diffidente a priori.

    E qui mi devo agganciare al tuo link. Mi spiace, moltissimo, vedere che in Italia quasi il 90% delle volte che si nomina Internet e' per parlare di privacy e di facebook e di video vietati e di ragazzini adescati etc. Si certo e' importante vigilare, ma internet non e' solo questo. Infatti, questo e' solo una piccolissima parte, anche se per l'italiano medio questo e' tutto cio' che c'e' da dire a riguardo, e non lo dico io, vedi ad esempio questo qua. E' davvero un peccato che uno strumento cosi' importante di informazione ma soprattutto di liberta' sia diffamato e banalizzato cosi' tanto in Italia.

  3. Il link non me lo lascia postare, provo a metterlo per intero: http://www.adnkronos.com/IGN/CyberNews/?id=3.0.3303835307

  4. Il link non me lo lascia postare, provo a metterlo per intero: http://www.adnkronos.com/IGN/CyberNews/?id=3.0.3303835307

  5. nemmeno io capisco perchè non mi permette il link! bah!

    mi piace l'ingaggio.
    però come ogni cosa il profiling ha del buono e del cattivo.
    la cosa meno bella è che non siamo consapevoli di ciò che scegliamo, quando magari per altri acquisti siamo maniacali, quando si tratta di muoversi in rete non ci poniamo alcun problema.

    io personalmente non sono molto paranoica però adesso che approfondisco un pò alcuni aspetti della blogosfera, qualche domanda in più me la sto ponendo.
    e non parlo certo di "minacce a me o alla mia famiglia …"

    quanto al profiling però è anche molto relativo ai nodi che la rete crea o ha già correlato;
    prendendo ad esempio facebook mi rendo conto che c'è un profiling ma mai che mi propongano cose relativa all'area pedagogica/psicomotoria che potrebbe anche interessarmi, il profiling sulla pubblicità è limitato ai prodotti di largo consumo che più o meno potrebbero andarmi bene, ma anche no….
    quello sarebbe, per esempio, interessante da sviluppare.

    questo post poi andrebbe correlato ad un dei precedenti sulla questione mamme digitali e se la interconnessione delle mamme blogger – il digital … va al di la del parchetto oppure è destinato a generare qualcosa di più ….

    insomma il rischio è sempre tra demonizzazione e banalizzazione, …

  6. nemmeno io capisco perchè non mi permette il link! bah!

    mi piace l'ingaggio.
    però come ogni cosa il profiling ha del buono e del cattivo.
    la cosa meno bella è che non siamo consapevoli di ciò che scegliamo, quando magari per altri acquisti siamo maniacali, quando si tratta di muoversi in rete non ci poniamo alcun problema.

    io personalmente non sono molto paranoica però adesso che approfondisco un pò alcuni aspetti della blogosfera, qualche domanda in più me la sto ponendo.
    e non parlo certo di "minacce a me o alla mia famiglia …"

    quanto al profiling però è anche molto relativo ai nodi che la rete crea o ha già correlato;
    prendendo ad esempio facebook mi rendo conto che c'è un profiling ma mai che mi propongano cose relativa all'area pedagogica/psicomotoria che potrebbe anche interessarmi, il profiling sulla pubblicità è limitato ai prodotti di largo consumo che più o meno potrebbero andarmi bene, ma anche no….
    quello sarebbe, per esempio, interessante da sviluppare.

    questo post poi andrebbe correlato ad un dei precedenti sulla questione mamme digitali e se la interconnessione delle mamme blogger – il digital … va al di la del parchetto oppure è destinato a generare qualcosa di più ….

    insomma il rischio è sempre tra demonizzazione e banalizzazione, …

  7. Io credo che la parola chiave sia la consapevolezza della complessità da parte degli utenti. Creare consapevolezza sarebbe molto più efficace e significativo che cercare di creare gabbie.

    Ma consapevolezza significa capacità di intendere, volere e scegliere e probabilmente non è questo che interessa.

    Io ho avuto conversazioni accesissime con gente che mi sventolava davanti al naso lo spettro di fb che ruba i tuoi dati senza minimamente fermarsi a riflettere sul fatto che "i tuoi dati" sono quelli che ci metti tu e che basta non mettere quelli che credi ti possano disturbare.

    Nè più nè meno di come non metteresti sul balcone i panni sporchi di famiglia. Dopodichè una di queste persone ha postato su fb una foto ai limiti dell'indecenza. Peccato che la foto fosse di una terza persona perfettamente riconoscibile.

    /graz

  8. Io credo che la parola chiave sia la consapevolezza della complessità da parte degli utenti. Creare consapevolezza sarebbe molto più efficace e significativo che cercare di creare gabbie.

    Ma consapevolezza significa capacità di intendere, volere e scegliere e probabilmente non è questo che interessa.

    Io ho avuto conversazioni accesissime con gente che mi sventolava davanti al naso lo spettro di fb che ruba i tuoi dati senza minimamente fermarsi a riflettere sul fatto che "i tuoi dati" sono quelli che ci metti tu e che basta non mettere quelli che credi ti possano disturbare.

    Nè più nè meno di come non metteresti sul balcone i panni sporchi di famiglia. Dopodichè una di queste persone ha postato su fb una foto ai limiti dell'indecenza. Peccato che la foto fosse di una terza persona perfettamente riconoscibile.

    /graz

  9. il problema privacy va di pari passo con il problema libertà, ma la libertà è la privacy devono anche venir pensate attraverso il filtro: proprio o altri.
    e non è cosa da poco …

    sul fatto che la consapevolezza e la complessità no vengano mai sollecitate e chiamate in gioco non posso che esser d'accordo.

    si semplifica e si vieta e si attribuisce all'altro la patente di scemo, offrendogòli la chance di non pensare…

  10. il problema privacy va di pari passo con il problema libertà, ma la libertà è la privacy devono anche venir pensate attraverso il filtro: proprio o altri.
    e non è cosa da poco …

    sul fatto che la consapevolezza e la complessità no vengano mai sollecitate e chiamate in gioco non posso che esser d'accordo.

    si semplifica e si vieta e si attribuisce all'altro la patente di scemo, offrendogòli la chance di non pensare…

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...