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un figlio disabile e la solitudine delle madri, dei padri e della società …

10 commenti

DISCLAIMER

lo so che usare questa foto è capzioso, e sembra un mostrare solo il bello di ciò che è complesso ma … ma è una bella bimba, ed è ciò che vedo di primo acchito.

E’ della cronaca di questi gg due mamme con bimbi disabili che li uccidono (e in un caso anche la madre si è uccisa).
Non vado nella cronaca e nello splatter che i giornali tireranno fuori, o nell’emozione che ti strappa fuori le budella per lasciarti ancora una volta solo e confuso; le notizie mi hanno toccato, ma non le ho nemmeno approfondite, non avrebbero aggiunto nulla a ciò che già sapevo.
Abbiamo oggi notevoli strumenti diagnostici per capire se un bimbo nascerà sano, esiste la pratica possibile dell’aborto come scelta per le famiglie, esistono strutture che aiutano, esistono cure e terapie.
Ma non esiste nessuna cura per l’esclusione sociale, per l’insensibilità e per l’ignoranza di una cultura che sta smettendo sempre più di accogliere la diversità, la fatica e il dolore.
Nessuna cura per un tessuto sociale che si sta disgregando e perdendo in coesione e pietas.
Un mondo che non accoglie deve essere uno scoglio invalicabile per una mamma spaventata, o un padre che non sa come affrontare e parlare di quel dolore.
Il fallimento di quelle madri è anche nostro, nel momento in cui permettiamo che il mondo in cui viviamo si cibi della spazzatura, del fetish che c’è nel vivere, e lasciamo che le cose attorno a noi degradino.
Visto che lavoro da orami un sacco di anni nel mondo dei servizi e con la disabiiltà, ho conoscenza più o meno approfondita della materia, e quando il ginecologo mi spiegò il tritest, che andavo a fare per la prima figlia, dicendomi che poteva rilevare la sindrome di down  … mi ricordo di aver pensato che fra le sindromi che potevano ancora capitare era una di quelle “quasi” fortunate.
Così non è, o almeno non è così banale.
Ma allora quella riflessione mi aiutò a lavorare con la paura.
E poi ad osservare i genitori, quelli di un figlio disabile, che imparavano ad essere genitori tout court e non genitori di…. (disabile), ad amare un figlio in quanto figlio; stimando la loro capacità di crescere, di far crescre, alle volte in mezzo a fatiche che nemmeno ipotizziamo; senza mai ammantarsi del cilicio, e della veste di santo e martire.
Mettendo perciò in circolo un sapere sul far crescere ed aver cura, sulla disabilità, sulla fatica e sul senso della genitorialità, sapere che preso e tenuto e fatto circolare aiuterebbe la società anche a tenere e sorreggere chi questa forza non la sa ancora trovare, e per farlo ha bisogno degli altri.
un pensiero particolare va ai genitori di paolo, di luca, di barbara, che su questo mi hanno insegnato un sacco e ad una persona che mi ha fatto capire il senso dell’essere”maestro” per gli altri, Igor Salomone, con la sua capacità di parlare, indicare, trasmettere e raccontare
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10 thoughts on “un figlio disabile e la solitudine delle madri, dei padri e della società …

  1. I bambini sono tutti belli.
    l'handicapp vissuto da piccoli, l'handicapp capitato per caso o per disgrazia da adulto, il nostro provare a vivere come se niente fosse, a vivere come se a lui non fosse successo nulla, come se tutto fosse come prima di quel maledetto 9 aprile. abbiamo lottato fino alla fine, per non farlo escludere ,ma ti posso garantire che l'handicapp arrivato da adulto è la morte sociale

  2. I bambini sono tutti belli.
    l'handicapp vissuto da piccoli, l'handicapp capitato per caso o per disgrazia da adulto, il nostro provare a vivere come se niente fosse, a vivere come se a lui non fosse successo nulla, come se tutto fosse come prima di quel maledetto 9 aprile. abbiamo lottato fino alla fine, per non farlo escludere ,ma ti posso garantire che l'handicapp arrivato da adulto è la morte sociale

  3. @zia cris,
    non so e non conosco professionalmente e nemmeno per continuigità persoanle il significato di un handicap occorso in età adulta, per cui potrei anche dire cavolate.

    ma ti assicuro che certe patologie e disabilità che colpiscono i bambini possono essere altrettanto devastanti, patologie che devastano le famiglie, i rapporti emotivi/affettivi, la capacità di esistere.

    e paradossalmente (o forse no) ho trovato genitori capaci con figli con patologie gravissime e viceversa situazioni meno gravi in cui la famiglia veniva travolta e disintegrata, e non c'è "bambino" che tenga.
    immagino che l'handicap che trasforma la vita di una adulto, sia s-travolgente, e non mi permetto di dire che sia una fantastica risorsa da scoprire …
    voglio solo dire che per me è stato importante imparare alcune cose da chi è riuscito, come genitore, ad andare oltre all'handicap per scoprirsi genitore, scoprire il proprio figlio, e imparare a vivere … con fatica e consapevolezza.

    poi immagino che ci siano luoghi e contesti e situazioni che aiutano ed altri che escludono, ma nessuno toglie il dolore di un progetto di vita stravolto sin dalle sue radici e nelle sue prospettive.
    e qui, come hai visto, parte il pistolotto sul senso di una società che sappia includere e non solo escludere ….

    un abbraccio …
    spero solo di non aver appesantito …
    🙂
    monica

  4. @zia cris,
    non so e non conosco professionalmente e nemmeno per continuigità persoanle il significato di un handicap occorso in età adulta, per cui potrei anche dire cavolate.

    ma ti assicuro che certe patologie e disabilità che colpiscono i bambini possono essere altrettanto devastanti, patologie che devastano le famiglie, i rapporti emotivi/affettivi, la capacità di esistere.

    e paradossalmente (o forse no) ho trovato genitori capaci con figli con patologie gravissime e viceversa situazioni meno gravi in cui la famiglia veniva travolta e disintegrata, e non c'è "bambino" che tenga.
    immagino che l'handicap che trasforma la vita di una adulto, sia s-travolgente, e non mi permetto di dire che sia una fantastica risorsa da scoprire …
    voglio solo dire che per me è stato importante imparare alcune cose da chi è riuscito, come genitore, ad andare oltre all'handicap per scoprirsi genitore, scoprire il proprio figlio, e imparare a vivere … con fatica e consapevolezza.

    poi immagino che ci siano luoghi e contesti e situazioni che aiutano ed altri che escludono, ma nessuno toglie il dolore di un progetto di vita stravolto sin dalle sue radici e nelle sue prospettive.
    e qui, come hai visto, parte il pistolotto sul senso di una società che sappia includere e non solo escludere ….

    un abbraccio …
    spero solo di non aver appesantito …
    🙂
    monica

  5. Monica, io leggo sempre ma quasi mai commento perchè i tuoi post toccano sempre tematiche molto profondo e lo fanno in modo così completo che qualsiasi cosa io dovessi aggiungere sarebbe di troppo.

    O per lo meno questo è quel che sento.

    E così è pure stavolta. Mi viene in mente che la piega che ha preso il nostro vivere comune mi spaventa, per consolarmi penso al pendolo che arrivato anni or sono al massimo della sua corsa sta ora tornando indietro. Ma anche questa volta la sua corsa arriverà ad un punto per poi ricominciare in senso opposto.

    Per lo meno me lo auguro. E mi auguro pure che non ci manchi molto ad invertir la rotta, anche se francamente per il momento non ne vedo i segni.

    /graz

  6. Monica, io leggo sempre ma quasi mai commento perchè i tuoi post toccano sempre tematiche molto profondo e lo fanno in modo così completo che qualsiasi cosa io dovessi aggiungere sarebbe di troppo.

    O per lo meno questo è quel che sento.

    E così è pure stavolta. Mi viene in mente che la piega che ha preso il nostro vivere comune mi spaventa, per consolarmi penso al pendolo che arrivato anni or sono al massimo della sua corsa sta ora tornando indietro. Ma anche questa volta la sua corsa arriverà ad un punto per poi ricominciare in senso opposto.

    Per lo meno me lo auguro. E mi auguro pure che non ci manchi molto ad invertir la rotta, anche se francamente per il momento non ne vedo i segni.

    /graz

  7. @graz (grazie) anche se con un pò di imbarazzo accolgo questo complimento, e penso che mi piacerebbe che queste riflessioni toccassero i nostri nodi sensibili e inducessero a dire no al nostro imbarbarimento….
    peccato che la portata dei post, e sono molti nella blogosfera, che ci sollecitano sia così limitata …
    e poi forse certe riflessioni toccano chi è già sensibilizzato … non so.

    (idealismo, deformazione professionale e istinto zodiacale alla giustizia??? mah!!??)

  8. @graz (grazie) anche se con un pò di imbarazzo accolgo questo complimento, e penso che mi piacerebbe che queste riflessioni toccassero i nostri nodi sensibili e inducessero a dire no al nostro imbarbarimento….
    peccato che la portata dei post, e sono molti nella blogosfera, che ci sollecitano sia così limitata …
    e poi forse certe riflessioni toccano chi è già sensibilizzato … non so.

    (idealismo, deformazione professionale e istinto zodiacale alla giustizia??? mah!!??)

  9. qui, invece, perdonami, io taccio. mi tocca un po' troppo da vicino. ma vorrei che fossero in molti di più a pensarla come te.

  10. qui, invece, perdonami, io taccio. mi tocca un po' troppo da vicino. ma vorrei che fossero in molti di più a pensarla come te.

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