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fetish e feticismo funerario

5 commenti

premessa. 
non voglio turbare nessuno ma solo esprimere il mio forte sentimento di estraneazione da alcune cose che succedono. 
sono io che non capisco più sinceramente quale valore venga attribuito ad alcune parole, esperienze, sentimenti.
è un mondo messo a testa in giù.
io sono io a rovescio in un mondo tutto diritto.


come dicevo, nel post su Teresa Sarti Strada, la morte è cosa ineludibile e solitaria.
i media hanno voluto ricordarci, a nostro dispetto, ogni millimetro della questione M. Jackson, prima durante dopo. Poi un epilogo, per fortuna ci si dice, funerali privati.
i parenti arrivano con  30 minuti di ritardo con un corteo di xx auto, i giornalisti sono “relegati” al fondo della cerimonia in area apposita, un delirio di gente e luci, i bambini in prima fila (storditi e non protetti, forse), ospiti ripresi mentre paiono annoiati, la bara è ricoperta d’oro e una statua di cristallo ricorda il defunto.
la morte eccessiva come la vita vissuta, si dice nel commento tv, il costo iperbolico come di prassi.

triste. quasi poco umano, l’umanità scomparsa nei media…

ora vado nel personale pesante.
cioè ciò in cui io mi ritrovo.

quando è morto mio padre 
… 
sono contenta che io e mia madre abbiamo scelto una pietra appena sgrezzata dove scrivere nome cognome e data nascita e morte, posata per terra: ci portiamo piante (lei),  sassi e conchiglie (io).
di lui resta una sede avis, un circolo fotografico, un gruppo di volontariato che segue disabili che ha contribuito a fondare, mai solo, sempre insieme ad altri.

ciò che è stato si è diluito nel tempo, magari nemmeno in molti sapranno chi era, qualcuno usufruirà di ciò che lui ed altri hanno creato senza sapere nulla.

i suoi amici e noi portiamo dentro ricordi ed affetto.
delicatamente.

ecco il mondo “dritto” in cui sto bene, in cui ciò che accade io riesco ancora a comprenderlo.
il resto non tanto ….

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5 thoughts on “fetish e feticismo funerario

  1. Come ti capisco ….

    /graz

  2. Condivido il rispetto per i sentimenti. La delicatezza, la capacità di saper conservarli senza svenderli allo spettacolo del dolore. Spesso, allo spettacolo tout court.
    Io sulla tomba di mio padre ci porto i pensieri, ogni volta. E basta.

  3. Io non ci vado (non è la tomba di mio padre). Non ce la faccio. Non lo sento un luogo mio, mi infastidisce il pensiero di chi controlla quanti fiori ci sono qui o là e quanto freschi.
    Forse qualcuno pensa che non sono capace di soffrire, ma non importa.

    C'è così tanto, in quel tuo delicatamente

  4. Mia madre e mio padre sono nel vento. Mio fratello li ha seguiti con le parole, in cenere, di "L'albero ed io" di Guccini. Un caro saluto.

  5. grazie.
    davvero …

    siamo tutti allora nel mondo a capo in giù
    🙂

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