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i mille volti della violenza

5 commenti

Grazie ad emily e graz per quello che raccontano sulle facce delle violenza. Grazie di cuore.

Io metto solo questo tassello, tenendo presente che ometterò molti dettagli perchè non sono ancora riuscita a digerire la faccenda, e forse a farmene una vera a propria ragione.

Mi è successo da adulta, in un momento della vita in cui mi sentivo oramai solida e sicura di me, ma assai fragile per alcune vicende esistenziali …

Forse non ero lucida. così la persona con cui vivevo allora mi ha messo le mani addosso, adducendo a scusante che ero stata io, nel corso della lite piuttosto piccata a farlo sentire tanto aggredito, da dovere usare le mani, tanto da sentirsi così provocato e tanto messo all’angolo da non potere proprio fare a meno di difendersi con una aggressione fisica.

Fisicamente nulla di davvero grave: ciuffi di capelli sparsi sul pavimento, un livido su un braccio.

La paura. Quella si, tanta. 

La cosa poi non si è più ripetuta.

Ma ancora oggi mi chiedo come possa succedere che una lite tra persone adulte, una lite come tante, quella classiche di coppia, di quelle che tutti prima o poi vivono si sia trasformata in qualcosa che, per me, è stato un incubo. mi hanno detto che spesso alcune coppie litigano e passano alle mani, ma io anche dai miei genitori ne ho prese proprio poche di “botte”, giusto qualche sculacciata da piccola, giusto da contarle su una mano. Ci si arrabbiava, si parlava. Di mio padre e di mia madre temevo la severità ma non ho mai visto in loro la la violenza o la rabbia furente.

La violenza? Nemmeno sapevo cosa fosse prima di quel giorno.

E’ quello l’acconto della violenza che altre donne vivono ben più sistematicamente, violentemente, dolorosamente, e quotidianamente? Sono troppo sensibile e non capisco le dinamiche di coppia e come possono contenere contatti fisici così forti?

images-16Non lo so.

In questo senso da allora mi sento un pò più fragile, non sono stata capace di difendermi, di proteggermi, di lottare come so fare con le parole.

Ho scoperto che la violenza mi annichilisce un pò, e questo non è da me, non mi piace non essere combattiva, non mi piace la violazione del mio spazio fisico, quello mentale so ben tutelarlo, da me …

E infine la violenza di cosa fa parte? Dell’amore?

 

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5 thoughts on “i mille volti della violenza

  1. Anche alla paura poi ci si abitua.
    E forse sì, si può anche scambiare per amore.

  2. Ho appena letto “Lettera al mio giudice” di Simenon. Mi ha fatto molto riflettere. Ciao

  3. Ciao. Erano giorni che non trovavo il tempo di leggere i miei blogs e ti ritrovo più in forma che mai. La tua scrittura è sempre bella e ricca, so mica se ce la faccio ad arrivare in fondo che è già tardi …

    Per tornare a noi, la violenza intesa come scazzottata è anche lo sfiato di una situazione che non sai più gestire a livello dialettico, non che la giustifichi – per carità! – che in teoria i tempi dei cavernicoli dovremmo averli superati. Ma è anche vero che la troppa elaborazione teorica a volte ci porta troppo lontano dalla nostra fisicità e che soprattutto noi donne siamo state educate a non scendere mai a livello fisico.

    Un paio di sberle e cazzotti dati e ricevuti non fanno necessariamente violenza e sopraffazione, anche se restano deprecabili. Il fatto è che siamo addestrate a prenderle solamente e difficilmente riusciamo a ridarle. Questo ci fa vittime.

    /graz

  4. parto dall’ultimo commento, quello di graz, è vero che rapporti sono fatti di fisicità e di corpo. mi ritrovo in questa osservazione, che mi serve e che trattengo. ed è vero che mettendo insieme il condizionamento, che graz cita, a diventar vittime e la paura, si creano corti circuiti in cui i ruoli si polarizzano. immagino che una vita con fratelli masxhi o anche femmine possa allenare molto di più alla discrimninazione della violenza dalla fisicità che può starci …
    forse ci si dovrebbe allenar noi donne a esercizi di fisicità più dinamci (non lo sport non la danza ma non saprei cosa) e parallelamente ai maschi spetterebbe una ricerca più interiore del rispetto e della delicatezza.
    a quel punto io credo che avrebbe senso …

    fermo restando che se uno non riesce a collocare, come è successo a me un certo episodio in un contesto di scontro fisico che sia anche evolutivo, la connotazione violenta resta uno sfondo leggibile.

    sarà che mi ricordo quelle baruffe con i primi morosi adolescenti in cui contatto, dispetto, desiderio, affetto, irritazione si esprimevano e trovavano una loro legittimità e un ordine che si faceva a posteriori… questo è quello che riconosco nel discorso che fai graz, ma il confine con la violeza appare quando quesata complessità scompare.
    così mi pare, almeno, ed entra in gioco una paura (lgo dixit) che l’altro non coglie e non serve a mettere un freno, si tratterebbe pur di amore ..no?

    laura ddd dici che il libro tratta di ciç, lo cercherò, grazie

  5. la violenza fisica fa sempre paura.giustamente ,quando non si riesce più a gestire un rapporto con dialettica, anche accesa,a seconda del carattere o dell’educazione,o si va via senza scontri o purtroppo vi può essere un confronto corpo a corpo da esiti non prevedibili..Ho sperimentato la difficoltà nelle vita di coppia,quando le difficoltà di dialogo sono escluse,la rabbia può essere sperimentata su se stassi,ma anche in questo caso,rimane tanto tumulto e amarezza nell’animo.La soluzione :ognuno per la sua strada con scelte che facilitino la vita che deve essere serenità ed amore per chi si ioncontra.

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