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L’alveare umano.

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Toscana. Vacanze 2009: campeggio Xyz
Le necessità della 13mesenne Minina richiedono pranzi e cene ad orari improbabilissimi: pranzo 11:53 e cena 18:57 (circa).
Così Babbo e Mamma scoprono il mistero dell’alveare umano.
Ore 12.00 il camping svuotato dai bagnanti è pieno del ronzio lento e soporifero delle casalinghe in pareo che preparano pastasciutte e pesce fritto.
La Minina viene sfamata.
Ore 12.30
L’alveare ronza nell’acciottolare, spignattare, nel rintocco metallico dei cucchiai nel patto degli spaghetti, nel ritmico silenzio delle mascelle e mandibole che fanno fare degna fine al prosciutto&melone … inframmezzando le chiacchiere sottili, che accompagnano il pranzo.
Il ronzio sottostante, nella sua pacatezza e costanza incita alla nanna Mamma Babbo e Minina.
Ore 13.00
Digestione postprandiale per tutti, ma stranamente l’alveare sembra svegliarsi ad una maggior furia, le chiacchiere e il ronzii aumentano, i toni si alzano, qualche volta inaciditi … il rumore di fondo aumenta, aumentano gli acuti.
(tra l’altro la Minina si sveglia infastidita, acc! uff! @à++%&%£°!!!! e imprecazioni conseguenti)

Siamo rimasti con il dubbio antropologico sullo sviluppo dell’alverare umano, sul ronzio crescente simile a quello delle api infuriate dopo la visita di un orso troppo goloso. Ma come dopo pranzo non c’era la siesta?

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