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Una scuola per bene … (ai miei tempi)

2 commenti

Se c’erano i bulli non si chiamavano così …

Se qualche ragazzino aveva una famiglia disastrata non si chiamava l’assistente sociale …(non dico fosse meglio, era solo diverso)

Se era un pirletta, faceva parte del gioco, e non faceva paura …

Così ho trascorso la scuola media, sotto l’attento sguardo delle prof B. (area lettere) e prof C. (area scienze).

La B. era una donna distinta, una bella donna, lo capivamo persino noi. Una signora, elegante, distinta, molto seria. Una che potevi solo rispettare. Mai fuori luogo o fuori tempo.

E, con buona pace della gelstar, faceva della politica … Nel senso che ci faceva riflettere sulla attualità: era la legge sull’aborto a quei tempi, lei si disse contraria ma ci lascio liberi di pensare con le nostre teste. Questo era fare politica, secondo me, nel modo che può esser fatto da chi insegna. Insegnando a pensare in autonomia, per esempio.

la prof C. si collocava tra spasso e terrore. severissima, implacabile e giusta, ci condiva e serviva l’algebra con battute surreali:

  • “Paganini non ripete” (la lezione, s’intenda) …
  • “tu e il/la compagnuccio/a tuo/a della parrocchietta bella” (state zitte/i)
  • “avete la testa piena di segatura bagnata e biglietti del tram usati” (serve un commento?)

Anche con lei era solo possibile una cosa: il rispetto che veniva da parte degli alunni più “discoli” che sono rimasti agganciati, senza perdersi nei loro deliri. Sono rimasti alunni vivaci.

Le abbiamo reincontrate nel 93, quando noi ex alunni festeggiavamo i nostri 30 anni e loro sembravano immutate, pur con 20 anni in più …

A. un compagno, di quelli più irrequieti, al termine della cena, dedicò e cantò alla prof C. una romanza tratta dalla Cavalleria Rusticana di Mascagni, con questa causale: senza di lei lui non sarebbe riuscito ad essere l’uomo adulto che era diventato. E detto da lui, dal ragazzetto altissimo di allora con quella testa da Caparezza, era davvero sorprendente per noi compagni e per loro proff…

Finale un pò melò ma anche vero … 🙂

Passano gli anni e più apprezzo i segni che le persone hanno lasciato passando nella mia vita, sassi, fiori, matite, segnalibri, affetto, parole, emozioni, concetti, libri, insegnamenti, sorrisi, incomprensioni.

Le mie medie sono stata una scuola per bene, solida, sicura, capace di contenere e controllare anche gli alunni di risulta, i ripetenti, quelli che arrivano da altrove ….

Detto ciò  aggiungerei una riflessione sulla scuola. Ma breve. Ho visto molta fatica, invece nella scuola di oggi, ora imputata ai bulli, ora alla poca severità (santa maria stargel), ora agli alunni con problemi, ora ai genitori molli, ora i prof svogliati e ora quant’altro faccia parte della litania del dejà vù … Ma mai ho sentito parlare delle reali complessità che stanno dietro ad una scuola che cerca di capire come stare in linea con una società che cambia o una società che tenta di capire il suo cambiare in base alle richieste che la scuola porta … E visto che la scuola forma ciò che occorrerà alla società di domani, dovrebbe aver tempo soldi e voglia di progettare e alla società dovrebbe competere di consentire questo processo e partecipare a questo progettare ….

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2 thoughts on “Una scuola per bene … (ai miei tempi)

  1. Io, che ho molti anni più di te, ho frequentato la scuola media vecchio stile, quella cui bisognava accedere con un esame di ammissione (abolito proprio l’anno in cui mi iscrissi…). Era una scuola selettiva (nella mia prima media, di 31 che eravamo, fummo promosse in 14…), severa e “punitiva”. Quella che probabilmente piacerebbe alla Maria Starlette…
    Io non ne ho un bel ricordo, pur riconoscendo di aver avuto una preparazione molto buona. Insegnanti ottimamente preparati professionalmente, ma molti di loro, vere nullità sotto il profilo umano. Bravissimi nell’umiliare, nel sottolineare sempre il negativo, nel sottovalutare il positivo, qualcuno nel prendere in giro i “difetti”di questa o di quella.
    Quando sono diventata a mia volta insegnante, ho avuto chiaro nella mente il modello cui assolutamente non somigliare.
    Oggi indubbiamente la scuola media, come ogni altro ordine di scuola, è molto cambiata, così come è cambiata la società. L’inserimento degli alunni stranieri, che aumentano di anno in anno, il manifestarsi con maggiore evidenza di fenomeni come il bullismo (che c’è sempre stato, pur in misura più contenuta.., la mancanza di autorevolezza della categoria, dirette conseguenze della crisi di valori che stiamo vivendo in questi tristi anni dominati da ideali vuoti e fatui. Ed il lavoro dell’insegnante è diventato più impegnativo e spesso frustrante.
    Che cosa fare? Come rispondere a questi problemi? La ministra crede che bastino severità, bocciature, grembiulini e ritorno al passato.
    Io non credo che questa sia la strada giusta. Certo, la scuola deve essere seria ed esigere da ciascuno quanto ciascuno è in grado di dare, deve dare rispetto ed esigere rispetto, ma dovrebbe diventare un luogo dove si impara a “fare” e dove si privilegia l’acquisizione di una metodologia piuttosto di una mera ripetizione di contenuti che già dopo pochi giorni sono dimenticati.
    Una scuola meno rigida nella sua struttura e non solo teorica, ma con spazi di “concretezza”, in cui ciascun alunno, e in particolare quelli “fuori dal coro”, possa trovare un percorso adeguato.
    Una scuola un po’ utopistica, insomma.
    Ed io sono andata in pensione con tutti i miei dubbi e le mie domande senza risposta…

    Scusa la lunghezza…

    • grazie invece per la lunghezza. anche io vorrei una scuola così, o uno spazio dove ragionare affinchè la scuola cresca insieme ai cambiamneti del tempo e del mondo e degli alunni. e non solo perchè le due bimbe vanno (o andranno la piccola è troppo piccola) a scuola …

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