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Un appello all’appello di repubblica (le donne si sono offese)

9 commenti

Appello a Repubblica

ho aderito volentieri alle recenti iniziative che il giornale ha assunto nei confronti dell’anomalia che il governo Berlusconi rappresenta a livello di credibilità internazionale, o meglio di “incredibilità” nazionale.

Quando ormai molti dei maggiori media stranieri guardano con incredulità e perplessità alla situazione italiana, grazie alla recenti e plurime vicende che interessano il Primo Ministro, unitamente alle riforme messe in essere, e alla numerose “gaffes” non quando veri e propri insulti mirati a chi non si omologa al pensiero unico del Primo Ministro o non risponde ai canoni estetici a lui graditi.
Va da se che tale bizzarria vada segnalata anche in Italia, laddove altre voci si mostrano timide, inibite o poco efficaci; e l’opposizione non riesce a contrapporre  quasi nulla di efficace ed incisivo. Noi si vorrebbe che fosse una opposizione significativa a svolgere questo ruolo che viene svolto a turno da chi riesce per un pò a prendersi in mano la patata bollente; lo hanno fatto i “girotondi”, poi Beppe Grillo, ci prova con tutte le sue criticità e anomalie anche Italia dei Valori, ed ora la patata sta nelle mani di Repubblica.
Anche questa è una anomalia.
Ma se, solo di anomalia in anomalia possiamo andare avanti, una critica seria va posta a Repubblica; infatti non più è plausibile sostenere la causa delle donne, (“donne offese da premier”) senza pagare il proprio tributo al tema in questione.
E allora: io ho firmato l’appello, inviato la mia foto, visto le foto sino ad ora apparse: circa 2100 (84 icone per 25 foto c.a). Ci sono tante donne, sole, a gruppetti, con i figli o il cane, a casa o nei posti del mondo, tante bellissime facce, al lavoro o in vacanza, alcune precarie, altre cervelli in fuga, oraoanziane e giovanissime, ritratti intensi di persone, e non solo donne vere; ma tutte ci hanno messo la loro faccia per dire che le donne sono altre/altro.
Ma il Presidente del Consiglio dei Ministri non è il solo colpevole di questa offesa continua e costante, che ci viene dai media e Repubblica non si esime dal tracciare costantemente questa scissione tra donne reali e extrememakeover, modelle&moda, le modelle anoressiche di Prada (vedi img), le tette nuove e molto glamour di qualche attrice, le immagini degradanti e costanti del trash drogato di Amy Wineouse, tanto per citarne alcune ..
clicca per visualizzare l'immagine successiva
Le donne sulle foto sono vere per l’appello di Repubblica, si mettono in gioco per dire che son stanche di essere carne da macello non solo per questo premier, per questo governo, ma anche (lo auspico) per questi media che non ci danno scampo, ne tregua, spingendo ogni volta sull’accelleratore di una donna impossibile.
Non basta dire che le donne fanno dibattiti, citare le più colte, le più importanti, parlare del video “il corpo delle donne”, quando più sul piatto ogni giorno troviamo solo quello che c’è sulla sidebar a destra di repubblica on line.
Scusatemi ma da chi sventola la bandiera dei miei sentimenti offesi allora vorrei di più; molto di più. Altrimenti mi chiedo che cosa si stia davvero sventolando.
Un saluto e un augurio di buon lavoro.
mail inviata a repubblica
e in copia conoscenza unità manifesto il corpo delle donne loredana lipperini disambiguando
link al post.
dis.amb.ig.uando
il corpo delle donne
loredana lipperini
unità, il forum dove è possibile discutere e ragionarne on line
Per la cronaca loredana lipperini, lorella zanardo de il corpo delle donne e giovanna cosenza di dis.amb.ig.uando mi hanno anche cortesemente risposto, in giornata. La chicca serale e finale è una bella lettera scritta, direttamente, da Concita di Gregorio.
Un segnale è che dalla questione donne pensanti che si deve ricominciare, e dai blog e poi rilanciare il tutto …?


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9 thoughts on “Un appello all’appello di repubblica (le donne si sono offese)

  1. scusa il cinismo, ma non penso che repubblica sventoli alcunche’, e’ portavoce di una causa a cui tengo (l’anomalia berlusconi), ma non mi aspetto ne’ le chiedo che sia portavoce di tutte le mie cause, in particolare quella relativa al corpo delle donne. Ne’ mi aspetto che il motivo per cui sia portavoce della causa anomalia berlusconi sia lo stesso mio motivo, insomma sara’ che sono prevenuta ma in tutti questi appelli (ce ne sta uno nuovo ogni tre giorni) eccetera non riesco a non vedere un certo vantaggio anche per repubblica, non soltanto uno sfondo morale/etico. La battaglia sulle donne e’ un’altra battaglia, va combattuta su un altro campo, i giornali che ne diventano paladini non mi convincono.

  2. appunto ed è lì che li ingaggio e dichiaro che finchè non risolvono l’anomalia, (ed è ovvio che non solo non vogliano, o non gli interessi o non possano risolverla) non possono fingere di rappresentare la mia istanza offesa.

    non è a caso che io abbia inviata la mail anche a unità manifesto il corpo delle donne lipperini e disambiguando che sono luoghi (alcuni e che conosco) su cui si dibatte già.

    repubblica non crea dibattito, ma appunto sventola bandiere e straccetti, ma io voglio fare sapere che sono io che uso loro (per quanto posso) e non sono loro ad usare me.

    non è una foto a cambiare, non è la mia mail a segnalare a repubblica la loro anomalia, come la definisco, ma non mi adeguo ad essere ancora oggetto. con l’appello rivendico la mia soggettività…

    che ne dici?

  3. si, capisco il punto, ma al di la’ del togliersi un sassolino dalle scarpe tue, del tutto legittimo, non credo che repubblica (o qualsiasi altro giornale, eh?) venga scalfita nella sua posizione da un commento del genere. Ne’ riuscirebbe/potrebbe/vorrebbe darne risalto.

    Stavo oggi spalmandomi un po’ di nocciolata su una fetta di pane, notando il bollino del Fair Trade sul barattolo, e mi e’ venuto in mente che le due cose, il Fair Trade e la donna non oggettivata, hanno delle analogie in termini di messaggio alle masse. In UK (non posso parlare per l’Italia) ultimamente il Fair Trade e’ diventato di tendenza. E non di tendenza ‘di sinistra radical-chic’ che quello gia’ in Italia si capirebbe di piu’. No, intendo da distribuzione di massa, roba da iper/supermercato centro commerciale piu’ bieco. Non saprei ben dire come la cosa sia partita, non riesco a ricostruire la vicenda. Fatto sta che all’improvviso le grandi case hanno capito che il Fair Trade (cosi’ come il biologico) non e’ una cosa d’elite ma anzi e’ una grande opportunita’ di mercato. E vedi ora apparire in bella mostra il bollino famoso su confezioni di marche insospettabili. Fino a quando, e qui vedi come la consacrazione e’ definitiva, i giganti come Tesco o Sainsbury o Marks&Spencer hanno iniziato a produrre le loro linee in Fair Trade. Abbassandone i prezzi. Quindi allargando la base dei consumatori di Fair Trade/biologico in maniera dirompente. Perche’ un conto e’ andare al mercatino dell’equo e solidale una domenica mattina, un altro conto e’ riempirti a badilate il carrello di Carrefour. Cosi’ il vantaggio e’ di tutti, del produttore, delle grandi case, e anche del consumatore che il portafoglio lo salvaguardia pur comportandosi in modo etico.

    Dove voglio andare a parare? Che Repubblica e compari sono come Tesco. Il consumatore o la associazione di consumatori lo smuove fino ad un certo punto. La ragione di mercato lo fa scattare sull’attenti. Allora delle due l’una: o si fa vedere chiaramente a Repubblica che la cosa conviene nei termini che loro accettano come convenienti, tanto da diventare promotori del messaggio. Oppure si deve aggirare l’ostacolo e mettere Repubblica davanti al fatto computo, che buttarsi sul ‘Fair treatment’ e’ ormai una cosa dovuta senno’ si resta indietro.

    (ammazza che pippone)

  4. (e comunque, io questo appello non sono riuscita a firmarlo… mi pareva davvero troppo una paraculata)

  5. E’ vero ed ovvio che repubblica non se ne fara’nulla, ma se il concetto espresso da qualche parte passa, e ci si potra’ permettere di non aver bisogno dello strumentAle far barricate di repubblica, sara’ forse perché non ci si arrende all’ ovvio, e si tenta un salto di qualità nel pensiero. E anche nelle riflessioni sulla rappresentatività di chi ci vuole rappresentare, come, perché, quando, dove? E quindi forse il vero destinatario finalenon e’ proprio repubblica, non so e’ un pensiero che vado costruendo or ora…….

  6. anch’io ho trovato che i media, anche “progressisti”, ne debbano fare ancora di strada per diffondere, e difendere, un’idea di donna anche solo decente.

    non c’è versi. per il marketing, che è tutto, siamo solo tette e culi. magri.

    per la cronaca ipocrisia a palate anche in uno degli ultimi numeri di D: accorato articolo sull’anoressia adolescenziale, e, dieci pagine più in là, un bel servizio di moda con modelle ovviamente anoressiche.

  7. per me segnalare ed educare fanno parte di questo percorso, perchè le mie e le altrui figlie si trovino la possibilità di essere altro da un modello …. o peggio da una modella anoressica

  8. Pingback: The “b” side, la truffa e la melma «

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