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got the power………..(!?)

7 commenti

Mi ricordo degli ultimi tempi in cui lavoravo in Cooperativa … mi ricordo che la colleghe di 30 anni circa, che si affollavano alla ricerca, alle volte affannata e forzosa, di un posto al sole. Parlo di soprattutto di colleghe femmine, stanti le stesse numericamente i maggioranza rispetto ad una irrisoria minoranza di colleghi maschi di cui manca il campione statistico. Insomma era evidente come portassero avanti la loro istanza di “carriera” con forza e determinazione, una determinazione che a noi vecchie pareva sin strana …,vabbè io ero tra le più vecchie con i miei 43 anni. Noi che eravamo ormai giunte ai vertici della carriera, n.b. in una cooperativa i vertici sono dannatamente vicini alla base, mentre le responsabilità sono fenomenalmente ed esponenzialmente lontanissime da quella stessa base …

Insomma guardavamo i trentenni in quella ricerca di un ruolo ed uno spazio, sentendoci lontane non tanto dalla ricerca ma dalla modalità.

In fondo siamo anche noi, generazionalmente, donne che hanno affermato se stesse anche attraverso la carriera, e magari anche con i figli.

A noi per casualità o causalità è anche successo anche di cominciare  a costruire processi di delega, ma questa è una altra discussione.

Volevo solo dire che lo sgomitare non ci apparteneva, o oramai forse non lo riconoscevamo più come necessità. Non lo so ancora.

La questione importante adesso è la percezione, almeno per quanto mi riguarda, che ad un certo punto l’affermazione di sè si trasforma in solidità e sicurezza, ma anche un morbido fluire da un punto di equilibrio ad un altro, accettandone la fase di sbilanciamento.

Se ne parlava l’altro giorno con una mia allieva, di 41 anni, al termine del percorso di valutazione finale, parlando dei 40 anni come di una età in cui si prendono un pò di più le redini in mano, della vita. Altro che crisi.

Di aver saggezza, lei parlava, e credo a ragione.

E’ ovvio che occorre una fase in cui ci si sbatte e batte per capire chi si è, e si arriva indipendentemente dal ruolo professionale, si arriva a chi si è,  poi sembra essere naturale lasciare spazio ad altrui battaglie, da osservare con disincanto.

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7 thoughts on “got the power………..(!?)

  1. grazie per la riflessione; mi riconosco in qualcosa di quello che dici: di essermi affermata, puo’ darsi, non lo so. Di essere in una fase di sbilanciamento, di questo invece sono sicura; di abituarmi pian piano ad accettarla e di vivere un “morbido fluire da un punto di equilibrio ad un altro” ecco, questo mi è piaciuto molto: provo a vederla cosi’.

    • Sinceramente non capisco questo scritto, forse è un dialogo personale ma dal titolo pensavo fosse un tema , se non universale almeno generale.
      Non conosco colleghe o cooperativa ma conosco quarantenni arrivate con tanta naturalezza e con tanta morbidezza a posti di potere in analoghi luoghi di lavoro. Assurdamente ancorate a tali poteri e solarmente rilasciavano questo messaggio di naturalezza della crescita e orrore per lo sgomitare.
      Io non c’ero quando così umilmente e silenziosamente hanno raggiunto la vetta ( potere forse poco ma responsabilità reale anche)ma le ho viste difendere lo status con una certa acida determinazione.
      Che tristezza.
      Perchè non pensare che a volte chi sgomita forse cerca solo di nuotare per non annegare in questo vuoto?

  2. @fra
    infatti nel momento in cui dico che lo sgomitare è una fase, una parte del percorso che percorrono gli altri e che quindi abbiamo percorso noi prima. fase specifico, si potrebbe dire.
    ipotizzavo una fase in cui si potesse anche pensare che non è (più) necessità attuale.
    quando ci si sente realizzate e soddisfatte di se stesse, di ciò che si è raggiunto, mi sembra bello pensare che certe esperienza finiscano e si sentano completate.
    mi piace pensare che ci possa essere un momento in cui quel battersi per sentirsi competenti finisca. mi piace sperare che si possa guardare una fase di passaggio, inevitabile come lo è o quella in cui si sente il bisogno di fare famiglia e /o figli.

    ma chi trattiene con acida determinazione forse sente di voler ancora qualcosa, no?

    in fondo non sento lo sgomitare dei miei trentanni come brutto, ma come necessario …

    una cosa però non riconosco o non capisco quando dici del senso di vuoto.
    cosa intendi?
    grazie per il momento

  3. Avevo capito male, mi sembrava una contrapposizione di stili: sgomitare vs raggiungere con naturalezza.
    Ora mi è più chiaro.
    Ovviamente ogni esperienza fa a sè ma io ho conosciuto persone, che a differenza tua, non nominavano il percorso fatto per affermarsi ma lo lasciavano sullo sfondo, come un muto scenario non nomitato e ancor peggio non insegnato.

    E’ questo il vuoto a cui mi riferivo.

    Ma è, allora, un’ altra storia
    Ovviamente grazie a te!

    • no assolutamente non ci sono contrapposizioni, ma una successione di tempi, un tempo per combatter in un certo modo e un tempo per godere ciò che i raggiunge.
      mi immagino che la vita sia una serie di tempi più contratti e combattuti e tempi più lenti.
      in realtà poi non conosco nessuno che abbia raggiunto una stabilità (più o meno visti i tempi) professionale senza aver combattuto. magari c’è chi lo ha fatto cercando modi più o meno etici, più o meno corretti, qualcuno è più sembrato più sciolto e abile, qualcuno più grezzo e qualcuno più veloce o vorace….

    • p.s. su una cosa solleciti una riflessione molto importante, il passaggio al tempo di insegnare. per mia esperienza lavorativa abbiamo pensato troppo poco alla necessità di trasmettere il percorso, non tanto in termini storici (quello si lo abbiamo fatto molto) quanto in termini di apprendimenti più nominati e nominabili. ad un certo punto aspettavamo che il modello passasse sotto traccia, per vie sotterranee, per induzione.
      la tua sollecitazione fa notare che non è così, non può esserlo.

      anche oggi che sono fuori da quel contesto, però, sento il bisogno di farne ancora narrazione e di capire i passaggi che sono occorsi. e dove posso come blogger narro di quei passaggi che ho appreso…

  4. Credo proprio di sì, che ci sia bisogno anche di questo.
    Poi ognuno ha il suo sentiero, i suoi sogni e i suoi limiti ma anche i tragitti epici, quelli degli eroi, hanno lasciato segni letterari nella Storia, forse proprio per creare altre storie, per lasciare che la Storia non si interrompa.
    Mi piace pensare, anche, che in fondo siamo tutti ( tutti quelli che si condivide una storia) compagni di viaggio,dal mozzo al capitano.

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