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coaching: cosa non mi convince …

31 commenti

Sto leggendo in giro, cos’è il coaching, quali sono i presupposti teorici (PNL, Analisi Transazionale, Gestalt) che afferiscono alla psicologia, quindi nulla di straordinariamente estraneo ai miei studi. E vabbè.

Nulla di inquietante, quindi. Ma so cosa ingenera l’idea della commistione con la sfera del marketing.

Diciamo che il problema non mi pare tanto la metodologia, o la possibilità di fornire strumenti alle mamme strumenti concreti per risolvere alcuni intoppi nella vita quotidiana, ma la scena, cioè il palco su cui accadono alscune cose.

Mettiamola così imparare/insegnare musica in un conservatorio è diverso dall’insegnarla in un centro gioco per bimbi, così come lo sarà farlo in un cortile o in riva al mare. Il contesto conteniture che presidia questa possibilità modifica le possibilità.

A monte del marketing c’è la vendita, lo dice l’etimologia.

In oltre una parola che leggo spesso come ricorsiva è “efficienza”, ovviamente è una parola che appare quando leggo nei siti di puro coaching manageriale, organizzativo etc; non faccio riferimenti specifici al mom coach.

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31 thoughts on “coaching: cosa non mi convince …

  1. dunque, quello che ingenera il dubbio che il coaching abbia a che fare col marketing è la scena? il fatto che entrambe le cose si trovano su VereMamme? sarebbe meglio quindi eliminare tutta la sezione “marketing della conversazione” che era nata su VM e spostarla nel nuovo sito? scusa se riduco la cosa in termini di azioni concrete ma sono fatta così 🙂 oppure, come dicevi, c’è qualcos’altro che ti crea dubbi come ad esempio l’ultimo blog cafè che parla dell’attività imprenditoriale di una mamma? ma quello non è certo coaching, è una rubrica di conversazione varia.

    ti assicuro comunque che il progetto MoMCoach non ha niente a che fare col marketing.

    diversa cosa è chiarire la natura dell’operazione Talking Village, che può generare altri tipi di resistenze, ma quella è un’altra storia.

    continua a raccontarmi, sei stata di grande sostegno quando ho iniziato e la tua opinione è molto importante.

  2. un altro pensiero. fare coaching con un individuo/uomo o donna/ o mamma non è affatto diverso che farlo a un amministratore delegato, se è anche questo che intendi per scena (contesto): la tecnica consiste nel rendere la persona più efficiente, sì, cioè in grado di una maggiore autoconsapevolezza,e di gestire meglio se stessa e le proprie relazioni. Non è psicologia nè psicoterapia, ma è molto simile alla maieutica di socrate 🙂 cioè ti porta a conoscere te stesso e i tuoi obiettivi. tutto quello che da tempo ho messo qui
    http://www.veremamme.it/coaching-center-veremamme/
    ma non capisco dov’è il marketing?

  3. bene bene … vediamo cosa ne esce …
    la questione scena non l’ho pensata riguardo sul il contenitore finale: vere mamme… in questa riflessione sposterei l’asse di osservazione, poi torniamo anche a vere mamme.

    osservo piuttosto la scena che origina il mom coach, cioè il marketing -mercato – vendita.
    è quello che mi fa chiedere cosa cambia nel gioco, o nell’intenzionalità iniziale. Non so se riesco a spiegarmi meglio, m ci provo.
    Mi immagino che i fondamenti del coach azienedale siano stimolare la produttività in azienda (??) e qui colloco il primo dubbio, si deve stimolare la produttività materna?
    Poi immagino che siano proprio singoli a fare la differenza e/o la qualità, e mi immagino davvero che la maieutica socratica sia davvero un modo per fare crescere le persone, soprattutto messa in mano a persone attente e capaci.
    Insomma non è la realizzaione che mi turba.

    E’ proprio l’idea che un settore che afferisce alla sfera commerciale, del mercato, della vendita, della stimolazione alla vendite (nei venditori e nei consumatori) entri nel settore “dell’educazione” che mi induce le resistenze.

    Non sono una apocalittica di professione e non mi piace presagire solo scenari negativi, ma proprio fatico a vedere come potrebbe evolvere questa struttura proprio per via di quella scena iniziale….

    per vere mamme mi sposto in un altro commento

  4. peraltro non è detto che il marketing nel sotto insieme coaching entrando in un ambito più tipicamente educativo non sia “costretto” a doversi modificare … vabbè questa è quasi (quasi) una battuta.

    vere mamme:
    sono io che fatico a vedere il cambiamento, nel senso che il sito si sta arricchendo e strutturando molto velocemente, e non capisco più (io) i confini tra le varie sezioni, le commistioni, sono riuscita a tenere il filo del blogcafè, della narrazione di ondaluna, la radio e anche alcune parti di ragionamento sull’incontro azienda-consumatore, poi sinceramente il resto diventa difficile da seguire.
    la traccia potente è stata la narrazione, la costruzione di luoghi di scambio molto approfonditi, con tematiche un pò fuori dagli schemi dei soliti siti di mamme, fra tutte la proposizione di una maternità “possibile” perchè non giudicata o parametrata ad un modello standard….
    ma insomma quello è un problema mio di non riuscire a seguire tutto, al limite come dici tu … una idea per il sito in se è fare siti/blog gemelli un pò più monotematici, in modo da non perdere quello che era ed è (se lo è il nucleo centrale) che resta quello più nuovo …

    finisco tornando a quanto dicevi tu mom choach non è marketing,
    infatti ed è chiaro che sono progetti distinti, ma è solo il settore di provenienza a obbligarmi ad avere dubbi.

    poi so anche che è spesso dai meticciamenti che nascono risposte
    innovative a bisogni di crescita, educazione, cultura che sono mutuati da una società che muta.
    come dicevo nel commenti al precedente post il mom coache ha strutture e strumenti e tempistiche nuove per una società più veloce ….

    ecco … per ora non mi viene altro

  5. ah ok, benissimo, capisco sempre di più. sono d’accordo con te che la chiarezza del sito come contenitore e incubatore è andata un po’ a carte 48 🙂 per la crescita veloce, e infatti vorrei prendere provvedimenti, ne parlavo giusto con Piattini l’altro giorno… dunque questo è chiaro.

    riguardo il coaching in quanto afferente alla sfera aziendale… In realtà il coaching non nasce dalle aziende, ma ha radici antichissime che hanno a che fare con “l’accompagnamento di un altro essere umano verso qualcosa” (e qui potrebbe partire un pallosissimo discorso antropologico e filosofico ma lascio perdere perchè non sono la persona adatta!). le aziende hanno i loro obiettivi commerciali senza i quali l’economia non andrebbe avanti, e su questo non ci piove. Ma le aziende sono fatte di persone, le persone non sono robot ma lavorano seguendo stimoli e motivazioni molto individuali. Al centro del coaching c’è sempre l’individuo, con le sue potenzialità e le sue paure di realizzarle. Per esempio un direttore potrebbe chiamare un coach e dire: abbiamo bisogno di aiutare questo manager a collaborare meglio in team, perchè è troppo aggressivo. Il coach si siede a quattr’occhi con quel manager e instaurando una relazione di sintonia e fiducia scopre qual è il problema (per es. ansia e cattiva gestione dello stress) e stimola la persona ad agire su di esso e a migliorare, semplicemente facendo domande che lo sbloccano (tipo “e perchè senti che non puoi farlo? chi te lo impedisce?”). cosa che può succedere solo se la persona prende consapevolezza, vede il problema con occhi nuovi, è profondamente convinta del processo e vuole migliorare. Ora prendiamo una mamma con un bambino di qualche mese che ha paura di rientrare al lavoro. O una donna che si sente soffocata dagli impegni lavorativi e familiari e ha la sensazione di aver perso il controllo del proprio tempo e il piacere della propria vita. O una donna che ha visto calare la qualità delle sue relazioni con i figli e il marito. O un libero professionista che vuole avviare una nuova attività ma non dorme più la notte. La tecnica del coach è quella, anche se i casi sono tutti unici.
    Infine: c’è gente di tutti i tipi in giro, e la parola è associata a guru e mistici, taumaturghi e spirituali. Per questo esiste una federazione internazionale, e poi sta a te guardare le varie scuole, parlarci, e scegliere quella con tutte le garanzie di serietà. Ma è una figura professionale la cui richiesta sta aumentando molto. Io ho trovato in Ioia Rocco una professionista veramente seria e brava, ho fatto alcune sessioni con lei e le riflessioni di miglioramento personale che ne sono scaturite sono state ottime.

  6. sai flavia io sono convinta che quello che dici è così, il fattore umano è quello che determina possibilità oltre ai contenitori.
    e sono anche mediamente convinta che il coaching funzioni, come le doula, il counceling, la consulenza filosofica, le psicoterapie brevi, la mediazione e tutte le nuove modalità di interazione, in fondo non sono che nuovi modi di fare cose che sono, e tu lo sottolinei giustamente, vecchie come il mondo e come la capacità umana di dare offrire sostegno, insegnando qualcosa mentre si da sostegno e imparando dal dare sostegno …

    ma fuori dai denti ed al di là ogni giudizio … è davvero pensabile che le origini di una certa prassi non determino differenze in ciò che si fa …
    psicoanalisi freudiana è diversa da analisi junghiana
    la consulenza filosofica è diversa da quella pedagogica

    è questo il crinale che vorrei capire e magari scoprire che le mie diffidenze al paradigma originario, sono in realtà poco importanti e (almeno per un pò irrilevanti) fino a capire ciò che di innovativo può portare il coaching proprio perchè non arriva dai tradizionali contesti della consulenza/formazione …
    questo è il mio punto di incontro …
    ;-)))

  7. uhm, bel punto di incontro. siccome non ho ancora tutta la preparazione necessaria per risponderti, che ne dici se riformuli una domanda finale per ioia (5-10 righe?):) in modo che lei possa illuminarci sugli aspetti più innovativi di cui sei alla ricerca?

  8. ok … dammi un attimo che tento di fare una domnada ben strutturata :-))

  9. Ci provo ma temo che Ioia sarà costretta anche a leggersi il dialogo 😉

    Come hai scritto tu, Flavia, il coaching e la sua declinazione mom coach assomiglia tantissimo ad altre tecniche antiche di maieutica.

    E’ la sua origine come tecnica di empowerment aziendale che mi lascia piena di domande, o almeno il riferimento è prima di tutto aziendale, se lo cerchi on line. O almeno sembra, leggendo, che lo sviluppo maggiore sia in quel contesto.
    La domanda o le domande sono un bel pò:
    se la sua attuazione avviene similmente ad altri contesti formativi, il paradigma di provenienza non mutuerà almeno qualcosa, sia esso nel bene e nel male, non produrrà derive e conseguenze concettuali che andranno pensate e evidenziate?

    Dove nasce il coaching, perchè la definizione è allenamento, perchè si meticcia tanto con l’azienda e i processi orgaizzativi, perchè si parla di cliente, cosa ha di nuovo e diverso da altro? Perchè o come (anche proprio per la sua espansione nel mondo lavorativo) offre nuove e diverse possibilità?

    Il rischio non è che il coaching, nella sua essere novità, entri in contesti che non gli sono propri? Oppure se postuliamo che certi contesti gli siano propri non dovrebbe essere esplicitato … tipo una mamma deve avere alcune doti di laadership o organizzative ed imparare da chi sa insegnere queste tecniche.
    Insomma non sarebbe più chiaro declinare bene il paradigma e renderlo più esplicito anzichè stare solo sull’aspetto pragmatico?

    Flavia, scusami un bel pò, ma non è venuta una domanda più semplice….

  10. ok dammi solo un po’ di tempo…la coach è sempre in giro!! 🙂

  11. provo a dire due cosette.
    leggendo i vostri discorsi a me pare che il coaching sia un meticcio tra quelle partiche che in pedagogia (e non solo) vengono definite supervisione e tutoring.
    la supervisione che porta ad avere uno sguardo diverso sulla propria prassi, riuscendo a intervenire sulle strategie d’azione/pensiero (che per me è cmq azione. il tutoring che riguardo invece il compito, per cui ti accompagno insegnandoti a gestire un/quel compito.
    io credo che il coatch sia raccontato così come fa flavia, non si centri sui pedagogici processi di insegnare-imparare, ma riguarda più la sfera filo/psico. che vabbeh, chi mi conosce sa che non mi fanno impazzire, ma ognuno è libero di avere le proprie passioni. e le mie risiedono nell’incontro che insegna e permette di imparare, al di là dell’apprendimento cognitivo e individuale.
    detto questo io credo che il marketing risieda proprio nel nome “coatching”. è questo brand a essere vendibile, perchè evoca l’allenamento, la salute, il benessere…tutte cose per cui spendiamo un botto di soldi e che attirano certo più di chi ti insegna a faticare attraverso i mille ruoli che hai nella vita quotidiana, insegnandoti anche il valore della fatica. questo non è vendibile oggi.
    ultima questione e la metto proprio come domanda perchè non so la risposta e la richiedo a voi: il mom-coatching si fa in ambiente aziendale o casalingo, familiare? perchè sono d’accordo con pontitibetani quando sostiene che siano i contesti a parlare prima di tutto. e se uno in azienda mi insegna a fare la brava mamma, è solo perchè vuole farmi produrre di più sul lavoro, non stare meglio con i miei figli nella mia famiglia. ed è qui che si pecca di onestà intellettuale (marketing): sul lavoro insegnami a lavorare bene in un tempo che mi permette di avere una famiglia, quale diritto-dovere sociale. a casa insegnami a fare la mamma attenta, partendo dal fatto che esco alle 8 del mattino e rientro se va bene alle 18 di sera.
    no?

  12. questo è facile…
    il coaching (senza t) può essere richiesto da un individuo per la sua vita privata o per la sua vita professionale, è lui/lei che si dà degli obiettivi.
    quando a richiederlo è un’azienda, di solito riguarda le skills lavorative.
    ma un’azienda potrebbe pagare anche un programma di mom coaching per due-tre dipendenti in ruoli chiave che stanno per andare in maternità quasi contemporaneamente, per accompagnarle nel cambiamento, per aiutarle a ritrovare un nuovo equilibrio vita-lavoro e, certo, per non perderle perchè sono brave. Non ci vedo niente di male, anzi

  13. @flavia facciamo così … proviamo a pensare che anche se un certo paradigma non ci convince, non è detto che sia cattivo.
    per ora l’ho dichiarato son diffidente come un gatto davanti ad un bagno con schiuma profumata, però siccome ho vinto le (mie) resistenze sul web e la riflessioni di piattini sul marketing 2.0 mi piacciono assai, e vere mamme ha buoni contenuti e il tuo approccio è bello … diciamo a che provo a capire.
    posso concordare anche che una azienda si sforza di avere un approccio intelligente … alle persone che lavorano dentro ci starà anche il coaching, possibilità di varie forme di part time, ie l fatto che quelle persone vanno tenute perchè il capitale di uan azineda è spesso umano; e perciò non perderanno possibilità di “carriera”, e si darà loro la possibilità di crescere su più fronti … ecco così anche il coaching prende la sua dignità e forma.
    In fondo quando lavoravo nella mia cooperativa queste cose esistevano (in modo informale) perchè le persone erano davvero il motore delle crescita della dimensione organizzativa, gestionale etc etc etc .. Perchè in una cooperativa sociale di educatori si impara ad imparare proprio dalle difficoltà e dai cambiamenti ….

    :-)) insomma il tuo anzi è esattemente il punto di incontro, almeno mi pare in questo momento….

  14. vabbè dico la mia anche se in ritardo.
    il coaching come termine si porta dietro un certo stile americano che a me fa un po’ ridere, ci sono dei coach tremendi e io li prendo in giro con il coache efficace. in realtà il coaching come il tutoring, il counseling ecc. ha delle basi intelletuali interessanti. l’avevo scoperto anche prima che flavia me ne parlasse perché si basa sugli scritti di bateson e campbell, che sono stati degli autori fondamentali per la mia formazione all’università.
    non vedo il legame con il marketing, anche se la polemica coach-linguaggio aziendale l’ha tirata fuori una filosofa in francia (se recupero il nome ti dico chi è), lei era contraria a un modo aziendale di vedere la performance anche nel comportamento, nelle relazioni.
    per chi è abituato a fare pedagogia, a vedere persone e relazioni, approcci dinamici nelle loro sfaccettatura fa un po’ impressione questo tipo di linguaggio. ma alcuni esercizi, come le mappe mentali, l’attenzione al linguaggio, il ribaltamento dei punti di vista sono tecniche che ho visto usare anche in altri contesti. per come la vedo io il coaching è un sistema molto rapido ed efficiente di darti una scossa in un momento in cui hai perso il senso dell’orientamento, non sai quali sono i tuoi obiettivi, sai di non essere contento ma non sai perché, te la prendi con la situazione esterna e non riesci a fare chiarezza. inoltre ti aiuta a guardarti per quello che sei, a non aver paura di dover dimostrare qualcosa, ad avere autostima.
    credo che la sua efficacia dipenda anche molto da coach. io mi sentirei di consigliarti di andare a un incontro, per renderti conto di persona. sicuramente la tua esperienza sarà preziosa. a me l’incontro con la coach è piaciuto, ioia è brava, e spero di farne altri, e anche se quel tipo di linguaggio a volte mi infastidisce (io sarei molto più sul filosofico) mi ha anche molto aiutata a sbloccare certi nodi che rimanevano troppo teorici, e questo mi sembra già un buon risultato. tra l’altro mi piacerebbe una volta seguire qualcosa insieme, chissà….

    • :-)) (commento sintetico cara piattinis)
      i hope so

    • @piattini riprendo la questione dopo averla lasciata decantare …
      mi pare che ci siano dei nodi, nel coaching, che abbisognino (almeno per me) di essser un pò più svelati … alcuni nodi vengono ben evidenziati da manuela, e magari ce ne sono altri.

      mi pare che la commistione che il coaching esprime in molti luoghi con la dimensione azienda/marketing etc. dica qualcosa, anche solo del tipo di società che siamo, e n cui si colloca.

      lo dici un pò anche tu, una società che cerca ricette veloci, svelte, operative. il che è una lettura onesta di un bisogno.

      va bene se diciamo che abbiamo anche bisogno di risolvere alcune cose senza terapie a vita, senza sbattimenti, pensando che la transazione è di acquisto …

      poi potremmo anche voler il tempo, o aver la voglia di cercare tempi e modi per crescere diversi. sapendo c’è c’è un tempo per il coaching e una per altro …

      se il coaching mi risultasse più chiaro (e non il singolo coach nella sua capacità personale) nel definire che parte presidia poi nella educazione di una mamma, a partire dal contesto sociale in cui si colloca e da cui parla, sarei davvero contenta.
      (sarà che la complessificazione è spesso una forma di ricchezza culturale)

      il suo rischio, come è successo per la psicologia è che diventi una moda e una assolutizzazione, prima le mamme avevano bisogno dello psico anche solo per respirare (e le riviste delle mamme non si sono discostate di molto) .. e ora avranno il coach …

      la chiarezza paradigmatica e la relativizazione, mi sembra debbano servire a offrire una pluralità di servizi.

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  17. Eccomi, è vero, sono spessissimo in giro ma ora son con voi.
    Grazie Flavia per avermi “coperto le spalle” 😉
    Ponti Tibetani, partiamo dai tuoi primi dubbi che, da quanto vedo, nascono da un bel po’ di confusione. Ma come fai a farne tanta? 
    Innanzi tutto hai identificato la formazione di un gruppetto di coach con i suoi presupposti. Ti assicuro che ci sono un mucchio di coach che non hanno la più pallida idea di cosa sia la Gestalt, o la AT o la PNL ecc. Quindi niente a che fare con teorie psicologiche anche se alcuni professionisti studiano e si preparano sotto tanti diversi profili.
    Secondo, poi, accosti il coaching all’educazione. Ma il Coach NON EDUCA proprio nessuno. Non è un pedagogo (anche se qualcuno può anche esser preparato su questo fronte) e non ha nessuna velleità di educare le mamme. Se pensi alla trasmissione SoS tata, ti renderai conto che questa fa tutto meno che il coach: osserva e riorganizza, gestisce le relazioni fra gli elementi del sistema, dà regole, fornisce suggerimenti…. Tutto ciò che un coach NON farebbe mai.
    Che poi le mamme vengano da me alla ricerca di formazione, questo è un altro discorso. Per questo motivo abbiamo realizzato un CORSO DI FORMAZIONE aperto ai genitori come agli educatori: La mia mamma è un Coach. Qui sì, insegniamo la filosofia del coaching, i suoi presupposti, come agisce e come aiuta, i fondamenti pedagogici e di intelligenza emotiva e relazionale. Ma non è già più Coaching.

  18. Il Coaching, il marketing (vile orco?) e Veremamme.
    Provo a ricostruire cosa è successo: Veremamme è un blog che raccoglie commenti, problemi, domande ecc. da un sacco di mamme. A Flavia viene in mente che il coaching – arte che lei ha già conosciuto – può essere di grande aiuto anche alle mamme “come tali” per aiutarle a trovare diverse soluzioni ai loro personalissimi casi. Il Coaching rientra fra le “RELAZIONI D’AIUTO” e non certo della formazione (perché, come abbiamo già sottolineato molte volte NON insegna niente). Così Flavia decide di favorire la divulgazione di tale conoscenza con delle attività di Marketing. Ti ricordo che il Marketing non è altro che un’attività, parente della pubblicità, che divulga e promuove anche attività non-profit. E’ alla base del funzionamento di una marea di Associazioni benefiche nel mondo.
    Quindi non comprendo da dove derivi tutto il tuo malessere; gli autobus son pieni di pubblicità ai centri d’ascolto per mamme sole, donne in difficoltà…. E stai pure tranquilla che non è sulle mamme che noi coach facciamo il nostro fatturato 😉
    Il MomCoaching, infine, noi lo offriamo a tutte le mamme come a tutte le donne. Senza distinzione e dove loro si sentono più a proprio agio: in studio da noi? A casa loro? In azienda? Ok. Individualmente? In gruppo? Come preferite 

    • io credo dovremmo poter giocare a carte scoperte, evidenzando sia i torti dell’educare che quelli dal marketing .. non viviamo, per usare una immagine strausata, nel mulino bianco.
      c’è marketing selvaggio e scorretto e cattiva educazione …. e il suo contrario.
      il marketing fa parte del mondo delle merci, dello scambio, del baratto antichissima pratica umana.
      non ci piove.
      ma a me pare necessario fare distinguo.
      se non discuto con un pubblicitario (a parte che si tratta di uno scenario irrealistico) che mi spaccia la benzina come un carburante pulito (mettimola così … mi sentirei presa in giro…) posso però cercare di capire cosa è il mom coaching… visto che anch’io mi occupo di relazioni di aiuto .. e non capisco i nessi …
      ma se mi occupo di educazione, e delle mamme che educano i loro bimbi (qui il nesso educativo è innegabile) ci sta che io abbia bisogno di capire cosa si muove in un orizzonte esteso in cui alcuni a vario titolo si occupano di maternità, e che cerchi di capire come cambiano le culture attorno alla maternità …

      che ne dici??
      qui trovi altri pensieri
      http://www.studiodedalo.net/SalottoPedagogico/?p=454

  19. Una breve nota sulla domanda posta da Manuela Fedeli: “…e se uno in azienda mi insegna a fare la brava mamma, è solo perchè vuole farmi produrre di più sul lavoro, non stare meglio con i miei figli nella mia famiglia.”
    Dai commenti che fai invece rispetto al coaching offerto in azienda ma pare di rilevare una certa diffidenza (o è malafede?). Punto 1. Il Coaching NON è offerto per aumentare la produttività. Il Coaching viene offerto quando ci si rende conto che persone che possono “dare” tanto (per competenze, capacità, conoscenza ecc.) in un dato momento non riescono a dare il loro meglio. E questo, prima che all’azienda,spesso è causa di insoddisfazione e fatica proprio nell’interessato. Se sto meglio magari faccio le cose in meno tempo, riesco a metterci più attenzione e cura e vengono meglio. Non necessariamente ne devo fare di più. Ultimamente sto spesso lavorando con persone che per vari motivi ricoprono un ruolo per loro nuovo. Ti assicuro che non è così automatico passare da collaboratore a manager, ad esempio, perché ti cambiano improvvisamente tutte le prospettive ed il senso di inadeguatezza o di spaesatezza (?) spesso prevalgono. Lavorare con un Coach aiuta a trovare più velocemente il proprio nuovo equilibrio.
    L’idea di portare il MomCoaching in azienda parte da una semplice considerazione: molte donne che rientrano dalla maternità fanno così fatica a conciliare maternità e lavoro che, purtroppo molto spesso, o mollano o chiedono il part-time (quando le aziende non decidono che, visto che non funziona più come prima, è meglio sostituirle. E questa, che ci piaccia o no è purtroppo una realtà). Non credere, è un bel danno per entrambe le parti: per la donna , che non si sente più valutata come prima, o all’altezza, o deve rinunciare a certi incarichi per via del tempo ridotto; e per l’azienda che ha fatto un investimento su una persona sulla quale prima della maternità poteva contare e che al suo rientro funziona a metà. E non sto a parlarti di costi….

    • conoscendo manuela non credo alla malafede, nè sua nè mia.
      ma certo molti dubbi e perplessità.
      però mi chiedo più in generale se non sia meglio cercare di cambiare anche le logiche aziendali, e non solo rimotivare le mamme al lavoro.
      credo che anche politiche di flessibilità seria, di una buona conciliazione lavoro/vita permetterebbero alla madri di restare ottime professioniste.
      la sfida innovativa non è maschilizzare il lavoro “femminile” ma “femminilizzare” (un) il mondo del lavoro troppo maschile. soprattutto nll’italia che è decisamente arretrata in questo senso …

      • Cambiare la cultura in azienda: questa è la grande sfida! Ognuno ci prova come può e partendo da dove può. Noi partiamo dalle dirette interessate. Spesso capita che siano proprio loro a non credere per prime alla possibilità di creare il cambiamento. Si parla tanto di “cultura maschilista”. Ma chi cresce i figli in quella cultura?

      • @ioia concordo. lo sforzo è condivisibile da più “agenzie” formative, aiutare la donne a chiedere e credere, a smettere di essere i cloni di uno stile maschile e costruire uno utile al tempo in cui siamo … cioè un mondo in cui le donne lavorano e continuano a volere fare figli …

  20. Un ultima cosa: venite a provare! Il primo incontro di coaching è gratuito. E’ indispensabile provare come ci si sente, verificare se il proprio obiettivo è da coaching, capire l’investimento da fare (in impegno personale, assunzione di responsabilità ancor prima che economico ;-).
    Il prossimo Aperitvo con il Coach sarà a Milano il 30 marzo. Chi vuole aiutarmi ad organizzarne un altro a Roma o Bologna o….?
    Grazie
    Ioia

    • io inoltro l’invito … e magari riuscirò ad esserci, un paio di persone che stimo me ne hanno parlato bene …
      quel giorno lì ho già altri impegni ma ci proverò …
      grazie monica

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