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CoSe da FaRE …

9 commenti

Un post di Orma, apre le danze a qualcosa che era lì sulla punta delle dita, alla soglia del dicibile, ancora un pò impigliata nel cuore o nel cervello.

Lei dice delle differenze dell’allevare le sue bimbe, così mi è venuto da pensare alla Minina. Della grande ho detto anche altrove e pure della piccolina. Ma è certo che le allevo diversamente.

Ma con lei continuo ad avere dell’irrisolto che non riesco a digerire.

E’ una robetta minuscola, Minina appunto, vivacissima e dolce, generosa e coccolona, affettuosa e determinata, capricciosa e coraggiosa, sveglia e intraprendente, veloce e pronta. Mi piace, mi piace da pazzi, anche quel suo caratteraccio fatto di improvvisi bizze e capricci.

Ecco di fronte ai quali mi sento impreparata, sono pronta alla sua forza, alla temerarietà, alla determinazione ostinata e cocciuta ad avere esattamente quello che vuole e non altro. Le bizze così irritate, la rabbia, la frustrazione urlata me la mostrano anche molto piccola, fragile, in difficoltà davanti alla sua rabbia che sale.

Ogni strategia dissuasiva fallisce rapidamente. E’ una guerriera mignon. Lotta.

Suo padre mi dice che è piccola tanto piccola, come a dire che (le) passerà, imparerà a governare le emozioni, ad aspettare mediare e modulare.

Ma a me passerà il timore di essere troppo alleata della sua forza, di essere più forte accanto a lei, meno morbida e lenta di quanto non fossi con la grande. Così mentre lo scrivo capisco che sono di quella pasta di mamme (sarà una categoria?) che si muovono in armonia con i figli, i primi anni di vita. Forse.

Sono inquieta. Cos’è ciò con cui non faccio pace?

Una gravidanza faticosa perchè il peso degli impegni e dei cambiamenti premeva più dei tempi della pancia, una nuova attività del compagno, la nuova scuola della figlia grande, le preoccupazioni del futuro, il timore che l’età (la mia – over quaranta) portasse danni a quel minuscolo essere che avevo in pancia. Non è stato un anno tranquillo, no. Non quella cuccia calda che mi ero costruita con la grande, la casa vissuta come nido, come attesa e pacatezza. Fuori c’era un mondo ad urlarmi di uscire, ad impormelo, incitandomi ai suoi ritmi. Io volevo fermarmi e non potevo. Non ne ero nemmeno capace.

L’ho fatto … ho seguito ritmi altrui, e poi ho fatto anche molto più di questo, ho finito il mio corso di consulente dando esami qualche gg prima del parto e un mese dopo. Brava eh!! Brava?

Il post partum è stata una risalita disperata, lunga, pesante, strascicata, in corpo senza forza in mezzo a richieste di partecipazione che non cessavano, richieste ambivalenti insieme alla sollecitazione a fare la mamma, a prendere i tempi della Minina, della mia ripresa fisica.

Ho avuto una lunga paura di non farcela.

Non ho perdonato la villocentesi che ha invaso me, il mio corpo e lo spazio della piccola, con una diagnosi  prenatale ed inutile che mi ha reso paurosa per mesi e mesi, anche dopo la nascita. Si è andato tutto bene, ma avevo paura. Poca poca ce l’ho ancora, non passa mi sta attaccata alla schiena, e fa sentire un freddo viscido, non governato dalla ragione.

La Minina quando le faccio il bagnetto si tocca il pancino e fa “piiiiiiiii”, con quella vocina piccola e sottile, gli occhi tondi e un mare di riccioli ribelli. E mi ricorda l’invasione alla mia pancia e al suo spazio vitale, alla nostra nascita di mamma e figlia costruita nella fatica.

E’ la mia piccola guerriera, tenerissima; sto cercando di raccontare a lei e a me cos’è successo. Forse lei non capirà e nemmeno io, ma è un racconto di consolazione, di tenerezza ed affetto, basta la voce. E’ fatto a voce bassa, velata di emozione, e del mio desiderio di proteggerla da quel che è successo, è fatto di intimità, di ricerca e di cura di quelle parti deboli che sono state rese forti a forza.

Spero sia arrivato il nostro momento della delicatezza. Io ne ho bisogno. Forse anche lei.

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9 thoughts on “CoSe da FaRE …

  1. Mamma mia Monica!! che bel post!!! Ti abbraccio

    /graz

    (ora vado ma poi torno, eh?!!)

  2. Un giorno magari ti capiterà di guardare la Minina, che sarà una giovane puledra piena di riccioli, e non ti ricorderai più di quando era un topolino coraggioso. Oppure sì, e verrai a rileggere quello che scrivevi allora 🙂

  3. ci sono figli(e) dai quali diventa difficile mantenere le distanze. per strana alchimia di caratteri, per i percorsi di vita che abbiamo attraversato assieme, perché mettono a nudo quello che siamo, più spesso quello che non siamo.

    credo che ce ne dobbiamo fare una ragione, senza soverchia paura di far loro per questo del male, solo cercando di tenere dritto il timone di questa empatia fuori misura, che spesso niente ha a che fare con feeling caratteriale, anzi.

    con mia figlia è così. mi sono opposta per anni a questa simbiosi, temendo che fosse male per lei, e in questo modo forse facendole ancora più male. adesso sto imparando a farmi trascinare dalla corrente, la simbiosi resta ma è sopravvenuta una leggerezza che non conoscevo, dalla quale trabocca una complicità fra donne piccole e grandi e un amore se possibile ancor più grande di prima.

    se esistesse un solo modo per far bene, l’umanità si sarebbe estinta o freud sarebbe nato molto prima del 1856. ci sono, per fortuna, date molte possibilità.

    scusa per il papiro.

  4. @graz 🙂 ne sarei lieta …

    @lgo … sai è una delle parti che mi tiene legata al blog, il tracciare un diario che sia anche reperibile per me e per lei, per le due bimbe ….
    e magari anche per chi ha esperienze simili e sta trovando le parole per dirlo.

    @oipaz … che dire grazie, e poi io adoro i papiri e leggere cosa dicono gli altri di qualcosa che non vedo bene …
    la minina è simile ad una mia parte, hai colto nel segno … e mi mette a nudo più della grande, o più precisamente mette a nudo qualcosa che non avevo ancora ben visto di me…
    per ciò grazie per le parole..

  5. Grazie per la citazione.
    Le mie piccole hanno 2 caratteri completamente diversi e a volte contrapposti. E io mi specchio in entrambe, entrambe sono un po’ come me e un po’ come vorrei essere stata. Forse Giada è “più facile” da capire per me e Gaia lo è un po’ di più per suo padre, eppure certe volte mi sembra che Gaia mi legga dentro, molto più di quanto vorrei.

  6. Leggo ora questo post, con il quale hai toccato una corda sensibilissima, che mi lega alla Piccola. Io non sono ancora riuscita a scriverne, poco solo a parlarne; perchè in quella storia non so dove finisco io e dove inizia lei, e mi sembra di rubarle qualcosa se mi approprio del dolore, che è stato prima di tutto suo. La Piccola porta una cicatrice, e non fa domande. Io porto una ferita, che ancora sanguina quando leggo cose come questa. Vorrei che potessimo guarire insieme.

    • @laura ddd

      io provo a parlarne con lei, mi sembra di farlo dicendomelo e dicendoglielo, temo sempre che certe sue bizze siano legate al carattere e ma anche ad inquietudini ed ombre che porto dietro io.
      è il mio modo per fare pace con quelle cose che ho raccontato, e mi dispiace se hanno ricordato/rinnovato una ferita tua.
      vi auguro di trovare la vostra strada per fare pace con una ferita, per guarire insieme.

      ma la tua definizione mi aiuta a capire che io sto cercando di percorrere quella strada, che io chiamo fare pace, e tu guarire.
      ma credo il significato possa essere anche simile …

      • Lungi dal dispiacerti, ho trovato nelle tue parole qualcosa che non ero ancora riuscita ad elaborare con le mie. Il fatto è che ci sono “ferite” profonde quanto irrazionali, che, proprio per la loro irrazionalità, io fatico a definire e ad esprimere con il linguaggio delle parole; la mia “riappacificazione”, per il momento, passa attraverso i gesti e le attenzioni quotidiane, in attesa delle parole, che, ne sono certa, verranno.

  7. @laura.ddd
    non solo parole però, ho preso coscienza per il fatto che la piccola si rifiutava di farsi rivestire per guardare il pancino e schiacciarlo e massaggiarlo, credo perchè un pò la massaggiavo quando era piccina picciò … il passaggio è stato ovvio.
    anche se non so se lei ne abbia risentito (della villo) come sostengono alcune ricerche e se poi addirittura colleghi la sua pancia alla mia … (qui mi pare tirata per i capelli)
    ma il passaggio è stato mio, e il collegamento tra corpo e corpo, tra pancia e pancia … poi le parole sono uscite più facilmente e anche la commozione….

    credo che, come dici tu, parlino anche azioni e gesti, anzi mi sa che spesso il corpo è molto saggio e anticipa le parole…

    :-))

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