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Rivoluzioni … dentro!

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Parto da un post scritto su donne pensanti

“Leggere le parole di Silvia (cfr discussione su Socialnetwork donnepensanti) mi ha suggerito una sensazione che sento percorrere molti di questi post … una sorta di poesia, un immaginario quasi musicale, un linguaggio evocativo.

Rileggendo i vari post sento questa sensazione, che torna ricorrentemente.

Si dice di una quotidianità fatta di sconfitte e inadeguatezza, di emozioni dette e scoperte pedalando per una città, di scoperte e di puntelli da cui ripartire, pedalando più forte o solo più attente.

Gli uomini non sono così?

No?

Non lo so.

E questa consapevolezza da dove arriva?

E’ un dono femminile?

Il fatto è che gli uomini non dicono, non raccontano il loro incontro con l’inadeguatezza, con certe paure, con il loro scandagliarsi .. tirando fuori limiti e poesia, immagini e coraggio (e tutto quello che leggo in queste righe).

Non siamo migliori o peggiori se “ci” diciamo, il solo dato evidente è che lo facciamo , non è un vanto ma un dato oggettivo.

I miei amici, amori o compagni maschi, e li ho stimati quasi tutti per al loro intelligenza, sembravano rigettare questa capacità di esprimere ciò che sentivano, eppure molti di loro, so per certo, non erano mancanti di capacità di analisi.

Solo non la comunicavano, non la reputavano necessaria.

O non la dicevano e basta.

Molte donne comunicano su ciò che portano dentro.

Forse è un dato biologico, nominiamo ciò che abbiamo dentro, perchè biologicamente dovremo e/o potremmo portare un figlio, perciò (ci) occorre ricoscere ciò che è interno ed è nostro, da ciò che è di quel figlio che si muove in noi. (altrimenti saremmo preda della follia ” sento una cosa che si muove dentro…”).

Per sopravvivere abbiamo imparato a nominare il nostro interno, fisico e quindi anche mentale, emotivo … anche quando non siamo madri.

Vi risparmio la zuppa degli studi che vedono i correlati tra corpo e mente. Ma inserisco solo un riferimento bibliografico* per chi proprio non può farne a meno… ;-))))

Donne, forse, obbligate a conoscersi e soprattutto a dirsi e poi dire condividere, confidare il proprio dentro, l’interno, l’interiore; imparando a non essere sole, ad osservare, farsi rassicurare, dare un senso e una direzione a quell’interno.

Una ultima nota, positiva, spero.

Queste riflessioni non sono più chiuse nei cortili, nelle aie, nei giardinetti, non sono più un “ciacolar” (chiacchierare) da donne e tra donne, sono scritte ed espresse in una luogo pubblico,

sono fruibili, condivise, pubblicate, sono scritte, sono cioè un prodotto che nasce da un sapere che è comunicato/comunicabile , grazie ad internet, alla rete, ai blog, al web 2.0.

Sono, lo spero, una prima forma di un cambiamento culturale che permette ai saperi femminili – quali essi siano – di avere forma, voce e dicibilità pubblica.

Una forma che alle volte si esprime con un linguaggio evocativo, musicale e poetico, fatto di immagini e parole. In fondo un fatto – in se – piuttosto rivoluzionario.

———————– *L’io pelle – didier anzieu – borl edit.

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