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A come allattare

11 commenti

disclaimer:

Chi scrive questo blog è favore dell’allattamento al seno, e quanto scrivo non vuole assolutamente sostenere una posizione avversa a quanto suggerito dale linee guida dell’Organizzazione Mondiale della Salute.

L’OMS raccomanda l’allattamento materno esclusivo per almeno i primi sei mesi di vita del bambino, mantenendo il latte materno come alimento principale fino al primo anno di vita pur introducendo gradualmente cibi complementari. Suggerisce inoltre di proseguire l’allattamento fino ai due anni e oltre, se il bambino si dimostra interessato e la mamma lo desidera [1].

fonte wikipedia

linee ufficiali guida oms/unicef allattemento al seno

Ultimamente il mio gironzolare tra blog, socialnetwok, web si è soffermato sul crescente numero di luoghi dove si promuove, sostiene, tematizza la fondamentale importanza dell’allattare al seno.

Qualche volta la necessita di divulgare questa idea sconfina con velleità di evangelizzare l’umanità, altre volte con una forte critica contro le madri che non allattano.

Da qualche parti (un blog) sono state definite tristi e anaffettive. Alle volte ho sentito un ansia di legittimare le proprie scelte quali le migliori in assoluto possibile, quasi a sfidare un antagonismo, che spesso nemmeno c’è … verso questa pratica umana, fondativa non solo dell’alimentazione dei bimbi, ma anche  base della relazione madre bambino. (cfr.L‘interazione madre-bambino: oltre la teoria dell’attaccamento – H.R. Shaffer _ F. Angeli Editore).

Mi  viene da dire che la maternità è un esperienza fondativa di una donna, di un essere umano e spesso per fortuna anche per certi uomini, che imparano molto su se stessi nel loro esser padri, nel loro incontro con la nascita, la crescita, l’affetto di/verso un figlio; esattamente come accade a noi madri.

La fase iniziale di una maternità può essere così piena e totalizzante, da essere assunta a paradigma totale di tutto. E’ l’assolutamente perfetto, e la propria riuscita deve essere il meglio per tutti e per tutte. Con la mia prima figlia ho vissuto una sensazione simile, che ho definito “una sensazione di gloria” (da qualche parte nel blog c’è sparso questo post…).

Per fortuna ho avuto una seconda figlia e una seconda maternità, che non è stata così semplice. Per fortuna che avere oggi 46 anni, significa qualcosa, forse avere più simpatia per ciò che ci differenzia degli altri esseri umani. Ma restano i miei difetti, fra cui l’intolleranza verso gli intolleranti.

Avere una seconda figlia ha significato niente gloria e niente latte, tanta fatica, e scelte diverse. Imparare nuovi modi, diversi dal contatto pelle a pelle, con il mio cucciolo che non potevo allatare. La ricerca di un modo diverso di incontrarla, lo spazio per il papà per nutrire sua figlia.

Il latte è fondamentale. Ma è anche importante saper trattare chi non può, non riesce, non si fida, chi ha paura, chi perde il contatto con se stessa allattando, chi non sta bene, chi ha avuto un parto difficile e tutte le possibili variabili umane che possono accadere ad una donna che non allatta. Aiutare non è giudicare,  e sostenere è  informare, facilitare e permettere (o avvicinare) alla scelta migliore possibile, una scelta che permetta alla madre e/o al padre di entrare in contatto con il suo bimbo e con la fase basilare della nutrizione e della relazione.

Credo che il rispetto sia la base anche per promuovere l’allattamento al seno, senza demonizzare che sceglie (volendo o meno) uno stile diverso.

Credo sia questa la strada migliore per il sostegno alla genitorialità, alla maternità, senza radicalismi, fondamentalismi, e con la delicatezza necessaria quando si entra nella vita altrui.

Un luogo dove ho sentito nominare e vista attuare questa capacità di accoglienza ai genitori e ai loro bimbi è stato il corso per insegnanti massaggio infantile A.I.M.I.,

nel caso interessasse il link è questo https://www.aimionline.it/public/

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11 thoughts on “A come allattare

  1. cara Monica, a me pare che sul corpo delle donne si fa ormai di tutto, compresa l’evangelizzazione. Madonnificare la maternità, santificare l’allattamento è una sorta di fondamentalismo. Come tanti altri, verrebbe da dire: invece è anche peggio perché viene fatto sulla volontà di altre persone, le madri. Perché al di là delle sacrosante direttive dell’OMS, ci sono poi le persone e i singoli casi, il toccarsi pelle sulla pelle, il diventare padre giorno dopo giorno. Amare le esperienze della vita come il luogo dove vivere vuol dire crescere e non vincere/perdere. Speriamo di farcela! ciao

  2. grazie davvero desian,
    “Amare le esperienze della vita come il luogo dove vivere vuol dire crescere e non vincere/perdere ..”
    mi sembra una ottima chiusura ….

  3. Grazie Monica, io per me sono stata una talebana dell’allattamento al seno (doloroso e faticoso, peraltro, ma il principio ce l’avevo saldo in testa) e mi sono regalata 5 anni di insonnia, stanchezza cronica e altre cose che col senno di poi dico a tutte le altre madri: pensate un po’ anche a voi stesse, pensate alla vostra stanchezza, all’aiuto che avete, alle circostanze.

    Poi è vero che ognuno fa i propri percorsi. Sarei stata una madre migliore e meno stanca? Mi sarei sentita in colpa a non allattare e cedere alla via facile? Ecchennesò.

    Però abbiamo possibilità di scelta, cerchiamo di ascoltare tutte le campane quando si può.

    • @ba
      appunto cosa ne sappiamo: ci proviamo, testiamo i nostri radicalismi e poi ci ragioniamo. con la prima avevo i miei imperativi categorici, sul latte, sul parto, sull’ospedale … forse serviva a rendermi più sicura davanti al totale zero: cosa è mamma e figlio?

      mò ci sta presidiare un pò più di tolleranza o leggerezza …
      🙂

  4. Non sono una mamma-blogger (non sono neanche una blogger se e’ per quello, ma una “ospite”, come quelle dei talk show :-D) quindi ogni volta che vedo post sull’allattamento cerco di tenermi alla larga (tranne in un caso, se ricordi, hehe) perche’ mi creano un fastidio intellettuale di fondo che non ho mai provato a spiegare totalmente perche’ i luoghi di questi post mi sembrano sempre popolati da quelli “convinti” in un modo o nell’altro e mi pare di urtare sensibilita’. Ma visto che questa e’ una zona temporaneamente autonoma 🙂 voglio provare a farlo qui, per una volta.

    Chi dice che il primo anno con un bimbo e’ un periodo totalizzante penso abbia ragione. Certo ci sono molte teorie in proposito, e non ho la competenza di affrontare la cosa in questi termini, ma e’ vero che ci si sente proiettati in una realta’ completamente avvolgente, come vivere in Matrix 🙂 dove non sai o non hai bene la lucidita’ (vuoi per stanchezza vuoi per nuove forti emozioni vuoi per cambiamenti fisici) di capire cio’ che e’ vero da cio’ che e’ illusorio.
    O quantomeno temporaneo.
    Per chi e’ dentro Matrix, durante questo periodo, sembra esser difficile immaginare un momento in cui si vien fuori. Dentro Matrix tutto e’ assoluto. L’allattamento pare una di queste cose. La presenza o assenza di questa componente sembra causare sentimenti fortissimi, in un verso o nell’altro. A volte per malizia a volte in buona fede si fa leva sulle debolezze o insicurezze della neomamma per portarla di qua o di la’, e pratiche vetuste (tipo quella criminale della “pesata prima e dopo la poppata”) contribuiscono non poco.
    Ma c’e’ una cosa che ho sempre notato. Chi accondiscende al fatto che si, anche se non allatti, sei lo stesso una mamma da non disprezzare (ah, grazie tante) si riferisce sempre al presente: si, ovviamente il bimbo cresce, ovviamente gli stai dando i nutrienti giusti, ovviamente il momento della pappa con il biberon puo’ essere ugualmente appagante, etc.
    Ma sento poche voci che parlano al futuro.
    Che dicono che fra 4 o 5 anni, probabilmente, ma fra 14 o 15, sicuramente, neanche ti ricorderai piu’ di tanto se e quante volte gli hai dato un biberon invece della tetta. Quando dovrai si’ preoccuparti dei suoi bisogni emozionali, ma ti troverai davanti un’equazione ben complessa che non potrai risolvere risalendo ad una variabile unica (latte, cosleeping, parto naturale, you name it).
    Che sto cercando di dire? Probabilmente che se ci si allontana un momento per guardare l’arazzo, ci si rende conto che certe cose sono davvero solo una goccia piccolina in un mare complesso che e’ l’aiutare a crescere una persona. Perche’ non si sentono dibattiti ugualmente accesi su, che ne so, iniziare i bimbi alla lettura (tanto per ispirarmi all’ottimo desian)? Sullo spegnere la TV? Sul farli viaggiare e conoscere paesi diversi? Sulle cose che insomma davvero lasciano o possono lasciare un segno nell’io in crescita? Le stesse mamme che si flagellano perche’ per una volta hanno ceduto alla tentazione di dare un biberon sembrano, 10 years down the line, completamente indifferenti su scelte di vita che possono davvero far la differenza. Mi sono sempre chiesta perche’.
    Forse perche’ quando son piccoli si sente di avere un controllo (leggi responsabilita’) maggiore e che ogni piccola cosa conta? Forse perche’ la condizione-Matrix dei primi tempi contribuisce a creare una dissonanza cognitiva tale che bisogna difendere con tutti i mezzi qualsiasi micro-decisione presa perche’ altrimenti si esce con l’anima pesta da questa continua lotta con se stessi? Non lo so.

    Cosi’ come non so se sono stata abbastanza coerente 🙂

    • @smb
      ma non ti sfugge mai nulla? 😉
      hai ragione.
      mi immagino che dovremmo provare a chiedercelo. così a botta calda mi vengono questi spunti …

      1. la fase di avvio è complessa e delicata, indubbiamente le le ricerche confermano che partire bene è sempre facilitante. (dalla nutrizione all’insegnamento della funzione dialogica- cfr libro di shaffer)
      2. mantenere l’attenzione solo sulla fase iniziale, lega/delega ogni responsabilità alla famiglia e alla madre, e alla funzioni di cura fisica. in tal mondo si stempera la funzione educativa di cerchi concentrici che stanno attorno a mamma/bimbo/padre (nonni, zii, asili, scuola, paese, quartiere citta, stato, politica, cultura etc etc).
      3. i bimbi così saranno cresciuti primariamente dai valori familiari e non dal clan/tribù gruppo …
      4. la solitudine che si crea rinforza e fragilizza la prima fase di incontro, al di la della sua naturale e fisiologica delicatezza. e induce a tener sotto controllo.
      5. la dimensione del controllo e della dissonanza cognitiva, che indichi, è un altro elemento
      6. forse è necessario che ci sia una fase chiusa ed autorferenziale, in cui si insegna ad imparare ed impara ad insegnare; ovviamente la deriva che si rischia è assolutizzare se stessi e non il momento specifico che invece fluirà in altri momenti …

      p.s. mi piace come smonti e rimonti le taz!!! ;-))

      (cfr. per tutti: zone temporaneamente autonome)

  5. Anch’io credo che la santificazione dell’allattamento sia ingiusta. E pure controproducente, se vogliamo… L’importante, come scrive mammamsterdam, è dare la possibilità di ascoltare tutte le campane. Dalle informazioni scientifiche non si prescinde, ma il contesto e il sostegno (o mancato sostegno) attorno alla mamma sono fondamentali…

  6. Sto postando alcuni capitoli del libro e oggi….allattamento.
    Come spesso accade siamo in sintonia, e anch’io ho avuto ottime testimonianze in merito al massaggio infantile. Forniscono un sostegno notevole ed equilibrato.
    Ciao!!

    • @marilde … interessanti le affinità elettive di rete!!! 🙂

      forse sul massaggio farò un post. non tanto sul massaggio di cui si può leggere molto ma del insegnar il massaggio ai genitori che lo faranno direttamente ai loro bimbi….
      è un gran bel modo di sostenere …

  7. @mammalisa. per me era importante sottolineare questi aspetti visto la forte “invadenza” (fb in particolare con i vari inviti agli eventi) della cultura dell’allattamento … che diventa appunto “evangelizzazione” selvaggia …
    :-))

    • Ecco, non ho idea di quel che accade su facebook… nonostante abbia l’account dal lontano 2007, quando in Italia lo usavano in tre gatti, non ce la faccio ad essere anche lì (dovrei moltiplicarmi o moltiplicare le ore della giornata; sarà un mio limite, ma per il momento è così 😉 Darò un’occhiatina, se riesco ad armarmi di pazienza e a superare la coltre di quizzettini assurdi ;-))))

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