PONTITIBETANI

Zone Temporaneamente Autonome

Canto corale

3 commenti

Ho scelto e copiato e poi incollato le più belle voci e le parole che risuonavano come musica che sono scaturite dal primo post sul “guerriere”.

Trovo sia uno splendido collage. Spero di trovare prima o poi anche guerrieri che sappiano interagire nel coro.

GRAZ

Poi mi dico vabbè ma tanto, che vuoi che aggiunga la mia voce?

Poi torno

Poi (magari) scrivo. Ma (magari) anche no.

>> Il soldato si arruola in una gerarchia, in un certo senso si fonde nel “corpo” dell’arma che
>> rappresenta, il guerriero no, rimane un individuo: è richiesta l’anima, inizia un percorso di
>> crescita.

Ecco, questo mi piace molto. Ed ho conosciuto parecchie donne soldato ma lascerei perdere la metropolitana di Mosca francamente che li faccenda mi pare troppo seria e dolorosa. Di donne soldato ce ne sono tante qua in montagna, per esempio, che cavalcano i loro SUV indossando la divisa della strafica-di-potere (o per lo meno di danaro). Trascinano pupi più o meno grandi ma molto spesso recalcitranti, alle otto di mattina l’ultima cosa che vogliono fare è “colazione al bar mentre mamma prepara tutto quanto che il maestro ti aspetta!”. Sono magre-abbronzate-occhialate anche in pieno inverno. Mi fanno una fatica solo a guardarle …

Donne soldato viaggiano sull’Eurostar Torino-Milano, hanno fatto carriera a prezzo della loro vita perchè se abiti a Torino e vuoi arrampicarti sulla corporate ladder non ti rimane altro che sveglia alle 6 e via! di treno o di vettura fino a Milano. Indossano abiti e borse firmate, strillano le loro conversazioni di lavoro con toni concitati, chissà forse salvano destini.

Le donne soldato sono fastidiose, quando non sgradevoli, poco rispettose e di leggero non hanno proprio niente.

Poi però ci sono le donne guerriere. Quelle che testa bassa e senza star a girarci troppo intorno vanno per la loro strada, e non stanno a lamentarsi che tanto a lamentarsi si perde solo tempo. A girl’s gotta do what a girl’s gotta do. C’è chi sta tirando su bambini, chi ha appena finito e sta già ricominciando con i genitori, chi si sta conservando un lavoro con i denti e con le unghie, chi si sta giocando la salute pari e dispari con la flebo della chemio.

Queste sono donne guerriere e

>> in questo caso la guerriera, usa tutto il corpo (occhi, mani, piedi, testa, bacino, voce..) e,
>> insieme, l’anima….

Non se ne incontrano tutti i giorni perchè è più facile essere donne soldato che donne guerriere, ed anche perchè (IMHO) non è che per il semplice fatto di vivere un quotidiano magari un pò incasinato una poi una diventa una donna guerriera per forza.

MA se incontri una donna così, una donna guerriera, tientela cara e preziosa ed impara tutto quel che puoi da lei, ti darà tanto e tu magari non te ne accorgerai nemmeno subito.

Io l’ho incontrata. Si chiamava Ester ed oggi non c’è più. Un giorno, forse, scriverò di lei.

/graz

KATIA

Invece, in questo spazio di riflessione, dove c’è un tempo per scendere in profondità, per provare ad entrare in quella danza, per ascoltarne la musica così come scaturisce da dentro, tutto cambia. E mi sento vibrare, è l’emozione di chi si emoziona, di chi si stupisce di fronte alle possibilità del “connettersi rapidamente” in contesti che siano nutrienti. Soprattutto, forse, il connettersi con l’anima di altre donne che, di fronte alla stessa immagine, ha risuonato con vibrazioni e scenari completamente diversi dai miei. Questo sì ha da insegnarmi qualcosa.

La guerriera usa tutto il corpo, occhi, mani, piedi, testa, bacino, voce e, insieme, l’anima. Io non lo so dove porteranno tutti i nostri desideri e tutti i progetti che stiamo costruendo.
So che questo nostro modo di usare tutto il corpo, vivere con tutto il corpo, sentire, pensare con tutto il corpo se da una parte ci porta a pagare prezzi altissimi in un tempo di forti rimozioni – fisiche e simboliche- del potere del femmineo, dall’altra è il biglietto per il nostro ingresso da donne nel mondo, da che mondo è mondo. Da che mondo è mondo ci vien chiesto di vivere “a prescindere” da questa natura. E finchè ci sarà un mondo, anche questo che non mi piace, saremo qui per dire che di rinunce ne facciamo già abbastanza e per dire a chi ci chiede di rinunciare (ad esempio il nemico interiore) che non conosce fino in fondo di cosa è capace l’istinto di una donna. Lui funziona così, e, se ascoltato, non sbaglia mai.
Grazie per la vostra idea fatta di corpo.

MONICA SIMIONATO

Devo ammettere che io, tecnologicamente molto antica, mi sono dovuta ricredere relativamente alle possibilità della rete…alle possibilità di incontro su un piano differente che ancora sento di non saper concepire fino in fondo e, meno che meno, gestire, ma con il quale mi approccio “intuitivamente” attraverso il piacere della scoperta. Anch’io ho pensato che “siamo in tante” e, soprattutto, che non sono la sola a cercare di fare ed essere, come dici tu in maniera molto efficace, “con il pensiero incorporato”. Incarnare i pensieri è qualcosa che credo derivi molto dal femminile….che non vuol dire che riuardi solo le donne, perchè la storia delle parti maschili e femminili è davvero più complessa, attraversando i generi ma non esaurendosi in questi….

KATIA

…Se siamo qui è perchè molta della potenza del femmineo sta in questo dilatare gli spazi degli incontri, romperli, ricomporli, per trovare un senso…

…Mi piacerebbe continuassimo insieme ad approfondire il tema del maschile e femminile “nei” e “tra” i generi…
Anche lavorando un po’ su queste rotture di piani.

Ma guardate cosa ho trovato sull’”impreparazione” (da una intervista di Luisa Muraro) e che provo a declinare in una prospettiva laica (ma ognuno ne può trarre quel che gli è più caro…) : “Nel racconto dell’evangelista Luca si legge che Maria, prima di dire sì, fece una domanda ed ebbe una risposta. erano la domanda e la risposta dell’IMPREPARAZIONE, perchè infatti l’impreparazione è anche una risposta.
L’unica possibile quando è chiesto di far essere l’essere e di dar vita alla vita. Avere studiato non aiuta, nè aiuta l’essere buoni e bravi, come molti credono, ma solo non essere all’altezza e saperlo e starci dentro lo stesso. Cioè amare.

http://www.facebook.com/pages/il-corpo-politico

A.P.

ma ho bisogno di leggerti, un bisogno grandissimo, allora scrivi ti prego per noi donne guerriere silenziose che prima o poi parleranno.

MONICA SIMIONATO

@Paola: il tuo commento, al solito, con poche pennellate, apre una serie di finestre…il nemico a cui fai riferimento, quando si inizia un percorso di consapevolezza diventa anch’esso “compagno”, alcuni lo chiamano “predatore” (vedi “donne che corrono coi lupi…”).
La sfida è quella di non farsi intrappolare…forse imparando anche da questo incontro.
Un po’ come ci diciamo quando cerchiamo di passare ai bambini il messaggio che l’incontro con le paure e le zone d’ombra puo’ insegnare il coraggio.
Ho scoperto che un’altra caratteristica delle “guerriere” è una buona dose di generosità…

PAOLA TNT

carissime donne, sono una guerriera anch’io … ma conduco solo una quotidiana guerra contro la banalità, la superficialità e il pregiudizio che porto dentro di me. Non ho idea dell’origine di questo “nemico” interiore, diciamo che ho solo qualche sospetto. Prego Dio, però, che mi aiuti in questa guerra: sono i miei occhi che guardano il mondo e vedono qui un uomo sciocco, dove c’è un uomo, là una bambina antipatica, dove c’è una bambina, lì un vecchio noioso, dove c’è un altro uomo, poco oltre dei politici incapaci e qua dei genitori egoisti, dove sono uomini e donne. A immagine e somiglianza di Dio.
grazie Monica per l’invito e grazie a tutte per i vostri pensieri e i regali letterari,

MIRIAM

Il femminismo a me personalmente mi ha liberata dalla zavorra del “ruolo” di donne e anche di ceto sociale rigido e omologato. Io, con la quinta elementare, ho iniziato a leggere di filosofia, capivo poco? Capivo qualcosa e quel qualcosa era tutto “mio”, era la mia battaglia di emancipazione.
Hai ragione quando dici che le kamicaze in fondo combattono non da guerriere perchè fanno una guerra di altri, che si prendono acriticamente, come un dogma a cui asservirsi.
E perdono oltre che la vita (e la tolgono), la leggerezza e l’anima.

EXTRAMAMMA

La prima cosa che mi è venuta in mente, pensando al mutitasking obbligatorio delle donne, è il concetto dell Mamme Acrobate, quello del libro di tre anni fa di Elena Rosci.
L’altra cosa più personale sulle guerriere è lo spirito da difesa della prole che ti pervade quando diventi mamma che è uguale a quello degli animali. Sei pronta a combattere per difendere. Mordi, graffi e nel caso degli umani insulti e litighi.
Però nelle nostre città la donna guerriera non è solo la mamma, con lo stress del traffico, gli orari, il lavoro e le incombenze domestiche… devi avere uno spirito guerriero anche solo per farti una mini spesa al super tornando a casa del lavoro. Mi ricordo un paio di mesi fa che mentre ero in auto ho proprio notato una donna che con piglio guerresco parcheggiava per andare a fare una spesa. E ho pensato: “Certo che qui per cavarsela già nella routine di tutti giorni ci vogliono muscoli d’acciaio”

….

e chiudo con la poesia

Sono una donna pericolosa
non porto bombe né bambini in grembo
non porto fiori né miscugli incendiari
porto scompiglio nella tua ragione, nelle tue teorie,
nel tuo realismo
perché non giacerò nelle tue trincee
né scaverò trincee per te
né mi unirò alla tua lotta armata
per trincee più belle e più grandi.
Non camminerò con te né per te,
non vivrò con te, né morirò per te
ma neppure cercherò di negarti
il tuo diritto a vivere e morire.
Non dividerò con te neppure un centimetro di
questa terra
finché tu sarai maledettamente proteso verso la distruzione,
ma neppure negherò che siamo fatti della stessa terra
nati dalla stessa Madre,
non ti permetterò di legare la mia vita alla tua
ma ti dirò che le nostre vite sono legate insieme
e esigerò che tu viva per comprendere
questa cosa importante
che sono una donna pericolosa.
Perché devi sapere, signore, che
sono una donna pericolosa
perché non tacerò niente di tutto questo
non colluderò con te
non avrò fiducia in te né ti disprezzerò.
Sono pericolosa perché non rinuncerò, non tacerò
né mi adatterò alla tua versione della realtà.
Tu hai congiurato per svendere la mia vita
e io sono molto pericolosa

perché non potrò perdonare né dimenticare
né mai congiurerò per svendere la tua
in cambio.

JOAN CAVANAGH

Annunci

3 thoughts on “Canto corale

  1. “Perché non potrò perdonare né dimenticare”: questa frase riempie la mia vita.
    Sto cercando, combattendo la mia personale battaglia, di accettare una vita in cui non si dimentica né si perdona, semplicemente si vive. E si guarda al presente, per far nascere il futuro.

  2. @ondaluna… è difficile.
    è difficile lasciarsi stare, e trovare equilibrio tra non dimenticare e non porsi il problema del perdono.
    l’età aiuta, un pò.
    e (mi) aiuta la presenza della seconda bimba, curiosamente mi ha aiutato a capire che ognuno ha il suo carattere che prescinde in parte anche dall’educazione:
    lei è così, innegabilmente diversa dalla sua sorella grande, così imprevista ed imprevedibile.
    con lei comincio a pensare che posso vivere …. costruendo un futuro mai facile ma possibile…

  3. al volo…..perchè oggi sono in ritardo e un po’ incasinata…grazie a Monica di questo collage…mi ricorda la polifonia e al tempo stesso l’armonia delle coperte patchwork fatte a mano….belle con l’anima….mi piace! 🙂

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...