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Scuola e perplessità: pubblicità progresso

8 commenti

La figlia grande porta a casa un diario – libretto con funzione educativa per insegnare/spiegare ai ragazzini i principi alimentari, utili alla prevenzione dei tumori.

Oggi un esperto esterno è andato a scuola per spiegare e promuovere questa iniziativa.

La figlia grande mi dice anche che dovrebbe portare a scuola 11 euro circa per l’iniziativa e che un foglietto le è stato consegnato, a titolo esplicativo. Si sente in imbarazzo davanti alla mia perplessità, ma come fare – sembra pensare – se ha già quel diarietto in mano, non lo deve pagare (???)

In sintesi  l’Associazione WKH ha preso un accordo, con le scuole della provincia di XYZ per promuovere l’iniziativa nelle scuole, lasciando il libretto/diario insieme alla libertà di dare o meno il contributo.

Un pò come quando siete al bar e passa un/a ragazzo/a che vi lascia due o tre mini gadget sul tavolino insieme ad un biglietto stropicciato; che recita trattarsi di  una offerta per una associazione di persone sorde e che lui/lei/stesso/a è persona affetta da sordità. Siete fregati ed impacciati nel rifiutare l’acquisto di qualcosa che è già quasi in mano vostra, è o sarebbe una azione generosa da parte vostra, non sapete come comunicare il vostro eventuale rifiuto ad una persona non udente.

La cosa si presenta ancora di più ambigua quando avviene a scuola.

Perchè allora non passa anche qualche addetto della Lila, di Emergency,  di Mani Tese, di Medecin sans Frontière, dell’Unicef, o di qualsiasi altra ONG o Fondazione che raccoglie  fondi per altri e altrettanto nobili obiettivi, più o meno contigui a noi, ma accomunati dalla volontà di fare del bene agli altri. E questo che forse si vorrebbe insegnare, insieme ai principi di una alimentazione sana e corretta?

Beh, in effetti il dubbio ritorna insidioso: i proventi dell’iniziativa andranno a beneficio della ricerca e della cura dei tumori, ma limitatamente alla nostra bella provincia di XYZ.

Adesso vorrei esprimere la mia grande perplessità davanti a questa iniziativa, di cui vedo certo meglio le criticità che i benefici, e anche le derive pedagogiche che essa assume essendo promossa in una scuola media statale e quindi pubblica:

1 mi resta l’amaro in bocca per una forma di pubblicità scorretta nei modi e nella destinazione dei fondi, e l’incitazione educativa allo sviluppo della Carità Pelosa! E direi che la qual cosa  … n questo momento storico è quello che meno ci occorre e che occorre ai nostri figli.

2. mi sembra scorretto usare i bambini per fare fund rising, e per raggiungere capziosamente il portafoglio di mamme e papà, approfittando di una necessità educativa di cui nessuno si occupa, l’educazione alimentare.

3. non mi piace che venga usata la scuola, mi puzza di una apertura a realtà esterne che non è stata pensata e presidiata, mi induce a temere il rischio che possa dare spazio ad ulteriori sviluppi di marketing scolastico …

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8 thoughts on “Scuola e perplessità: pubblicità progresso

  1. be’ a noi è andata peggio, hanno distribuito gli album del cornetto cerbiatto, ma dimmi tu…

  2. cara monica, purtroppo è sempre più così: le scuole stanno raschiando il fondo del barile (io non so nemmeno se mi pagheranno ore di straordinario già effettuate per uscite d’istruzione o supplenze) e in questo contesto l’ingresso di realtà esterne (già presente da anni, almeno dall’epoca Berlinguer-Moratti) è sempre più invasivo.
    comunque sia, io credo che quello che è successo nella scuola di tua figlia non sia lecito: le famiglie devono essere avvisate preventivamente e approvare i progetti che comportano una spesa. protestate tramite i rappresentanti di classe.

  3. No, no no, così proprio non va. Devi protestare con il rappresentante di classe. Una cosa del genere non esiste proprio. Secondo me su certe cose non si può passare sopra. Non si può proprio. Sai poi la gente, come dici tu, riceve sto libretto, gli sembra un brutto gesto non dare il contributo…io penso che bisogna aprire gli occhi anche agli altri genitori, e non farsi mettere i piedi in testa da questo tipo di scuola…

  4. soprattutto, non si fa in modo cosi’ vigliacco, in mano ai bambini. Puoi benissimo mettere il tutto in una busta, con un biglietto di spiegazione, chiusa, che i bambini devono portare a casa: se vuoi tenere il libretto, rimandi indietro (in busta chiusa) i soldi, senno’ rimandi indietro il tutto, sempre in privacy. Non mi pare ci voglia molto, e anche secondo me bisognerebbe farle presenti queste cose, non sopporto il ‘purtroppo e’ cosi’ non ci si puo’ far nulla’, ecco fra tutte questa e’ l’attitudine per cui casserei l’Italiani dal globo 😦

  5. grazie a tutti.
    in effetti devo comunicare al rappresentante i miei dubbi – non fosse altro che il rappresentante di classe sono io ;-)) –
    scherzi a parte, mi rinfranca pensare che quello che ho intravisto non è solo una mia paranoia da persona rompiscatole ma corrisponde ad un preciso svisamento della scuola.
    Bisognerebbe aprire un altro capitolo sulla questione scuola, e sulla fatica che incontra nel mantenere la sua rotta educativa, fatica in parte connaturata ad una scuola che si deve riorientare in una realtà cambiata e in parte indotta da una politica che fuorvia il mandato scolastico, dimenticando il mandato costituzionale che deve garantire alla scuola nelle sue possibilità di esprimerlo e attuarlo :

    “È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.”

    “La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica.”

    “La scuola è aperta a tutti.

    L’istruzione inferiore, impartita per almeno otto anni, è obbligatoria e gratuita.

    I capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi.

    La Repubblica rende effettivo questo diritto con borse di studio, assegni alle famiglie ed altre provvidenze, che devono essere attribuite per concorso.”

  6. in effetti Monica, questa vicenda è davvero strana e indicatrice di una via non piacevole che la scuola sembra aver intrapreso. però voglio introdurre un pensiero creativo di una nuova possibilità. chi ha promosso e autorizzato questa iniziativa? con quale consapevolezze, attese e accordi? forse tornare a porgere delle domande, chiedere di capire, non è un atteggiamento da mamma rompiscatole e può essere un buon modello da esibire. lasciamoci alle spalle i tanti punti esclamativi, che sono davvero troppi, e proviamo a introdurre nuovi punti interrogativi per aiutarci a capire e per aiutare chi, forse troppo velocemente, sorvola su queste decisioni. che ne dici?

  7. Siamo ad un bivio importante. I tagli ministeriali metteranno in ginocchio non solo l’organizzazione e la capacità di funzionamento della scuola ma la sua stessa ragion d’essere. Tanto che oggi la dirigente, durante un incontro, ci fa balenare la possibilità di pagarci (noi genitori!!!!!!) una cooperativa che copra le ore tagliate all’orario. Così, oltre al fund raising, oltre all’album del cornetto cerbiatto, oltre a tante altre cose che poco ci piacciono, gli stessi dirigenti (pur se con un retropensiero di buona fede) fanno da testa di ponte per un’idea sbagliata, di scuola e, con essa, di mondo. D’altronde però, genitori inviperiti per tali devastanti situazioni non ne vedo molti (diciamo quasi nessuno) e forse l’abitudine ormai inveterata di considerarci “clientela” ha definitivamente vinto?

  8. questa crisi sta lasciando un sacco di cicatrici.
    parlo della crisi vera, quella economica e culturale, che ci attraversa.
    sto cercando di capire cosa mi stia restando in mano, di questo strano momento storico, sono consapevole della crisi, come non mai, sarà l’età adulta che ha smesso di incalzare e ormai presidia i miei pensieri.
    siamo in una crisi socio politica economica e culturale profonda, e non per le cavolate che ci propina la tv —
    cominciamo a prenderene atto, ad assorbire l’impatto forte di questo termine, a deprimerci il giusto, incazarci il giusto, a spuragre tutto il fiele della disillusione, e poi rincominciare a seminare. per noi e per i nostri figli.

    avete ragione tutti voi che incitate il dire e il fare, aiutando la scuola a non perdersi nella crisi …

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