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Forme di fragilita’ e violenza

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Parte uno – la cronaca
Ecco che nei giornali continua lo stillicidio di violenze, stupri e omicidi di donne.
Ma temo sia una sensibilizzazione mediatica, e una moda destinata a passare, fino alla prossima curiosità sulle fragilità umane.

Un fatto che passa in secondo piano e’ che lo stillicidio di morti non tocca solo le donne.

Stamane nelle notizie del quotidiano locale:
due suicidi di uomini, insospettabili e inaspettati.

Di recente omicidi nei luoghi di lavoro, da parte di uomini altrettanto insospettabili per background professionale …

Ancor più di recente e ancora meno comprensibile un carabiniere uccide la moglie in via di separazione, ma il dato più perturbante viene dal fatto che l’uomo era legato ad una unita’ operativa che si occupava proprio di interventi in questo settore (ovviamente se diamo credito all’approssimazione che i giornali usano come cifra stilistica), come a dire uno della professione e forse già sensibilizzato al tema e all’operativita^ …

E poi minorenni violenti, incapaci di gestire l’emotivita” e che finiscono, senza accorgersene (dicono le cronache) per uccidere.

Finche’ non metteremo i distinguo non saremo in grado di comprendere le facce della violenza, e nello specifico quella di uomini verso le donne … quando arriva dall’ignoranza, quando da una attitudine sadica, quando e’ frutto di uno dei vari gradi e forma di disturbo mentale, quando nasce nella polveriera di una famiglia che si sta separando, quando e’ figlia di se stessa, quando e’ frutto di una comunicazione che non sa comunicare, quando e’ la fragilità che diventa violenza per dimenticarsi di esser fragile.

Uomini violenti, in alcuni casi
perché fragili,
perché vediamo più violenza che pace, perché stiamo osservando una politica incapace di pensare in modo collettivo e proiettato al futuro, e che pensa solo a se stessa (la deriva egocentrica non e’ mai adulta e competenete a livello umano e non mostra o insegna ed essere adulti e capaci di stare al mondo),
perché non insegnamo a scuola una forma di educazione sentimentale, emotiva, comunicativa e sessuale (roba da genitori – queste cose non si dicono), e la scuola deve limitarsi al far leggere/scrivere/far di conto,
perché non filtriamo una cultura che vieta ai maschi di gestire le proprie emozioni (i gormiti e i mostriciattoli risolvono tutto … A botte – Pare),
perche’ i genitori vogliono avere il pupo campione di ogni disciplina e perdere e’ brutto,
perché pensiamo solo ad insegnare la competizione e dimentichiamo la cooperazione,
perché manca la prevenzione ….
perche’ noi donne abbiamo da percorrere altra strada nel capire i confini della violenza vissuta, subita, assistita e in alcuni casi perpetrata (violenza psicologica non fisica),
perché tutti ci dimentichiamo che la violenza e’ molto complessa e sfaccettata, e si perpetra quasi sempre verso i più deboli, e non possiamo dimenticare le violenze che lasciam perdere (verso i disabili, i deboli, i poveri, etc etc etc metteteci voi le categorie che volete)….

Per leggere qualcosa di pensato, sull’unita^ ci sono volute le lettere al giornale e la risposta di Luigi Cancrini che parlava del pugile che ha ucciso la prima donna trovata per strada … Dove parlava anche della patologia e della prevenzione.

Prevenzione che e’ saper fare i distinguo, che e’ cultura, formazione e prevenzione, cose che sanno andare oltre ai pur legittimi furori mediatici.

Parte Due – un aneddoto

Ieri osservavo le attivita’ attorno ai tappeti elatistici (un grosso impianto) che di sera e’ destinato ai piu’ piccoli ma di giorno viene fruito da gruppi di adolescenti.
Un gruppo di sedici/diciassettenni (4/5 maschi e un paio di ragazze) saltava: alcuni bravissimi, tecnicamente fantastici, come solo riescono ad essere gli ados [ quelli che arrampicano, che fanno parkour, o free style, skate …] senza velleità sportive competitive.
Energia e plasticità allo stato puro, forza ed eleganza.

Arrivano altre due coppiette, i 2 maschi ( a mio avviso) del genere “sfigati” ombrosi, musoni, fisicamente meno plastici, lasciano le ragazzine alle panchine e vanno a giocare li vicino. Ma non prima di averle appellate in modo maleducato e minaccioso perché non guardino “quelli la’”, le ragazzine sembrano apatiche e indifferenti sia al tono di voce che all’imposizione.
Non sembrano interssate a nulla, non al gruppo dei saltatori, ne’ ai due accompagnatori, che da lontano le guardano rabbiosi e minacciosi.
Non succede altro.

I due “sfigati” mi hanno trasmesso la sensazione di grande incompetenza comunicativa, invidia malcelata, e sfiducia in se stessi. Ragazzini fragili, poco capaci di relazionarsi con le fidanzatine se non in modo sgradevole e minaccioso.
Figli di chi, e di quale situazione, di quali messaggi? Forse imprigionati in ruoli che non danno respiro e possibilità di giocare, divertirsi e vivere …

Mi sono chiesta quale sia la matrice della violenza e che stada dovranno fare questi ragazzini per diventare uomini capaci.

Ovviente non credo che il gruppo dei saltatori sia quello meno a rischio. Solo che questi due mi hanno trasmessa molta più fragilità, insieme alle loro ragazzine abuliche…

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2 thoughts on “Forme di fragilita’ e violenza

  1. so che sembrera’ banale cio’ che sto per dire, ma fermiamoci un attimo e cerchiamo di assimilare profondamente cio’ che vediamo: e’ una societa’ violenta, una societa’ di gente che per strada guarda in cagnesco, una societa’ di strombazzatori di clacson, di strisce pedonali non rispettate, di talk show in cui non si ascolta ma si fa a chi grida di piu’, di sorpassamenti in coda, del ‘conosci qualcuno alle poste che devo sbrigarmi oggi’, di ministri della repubblica che alzano il dito medio. E’ per questo che e’ violenta, per la violenza perpetrata della gente comune, dalla gente ‘per bene’. Non per l’episodio da cronaca nera. Che in questo contesto va letto attentamente.

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