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Festa peasana

5 commenti

Oggi le donne del paesello erano tutte “a farsi i capelli”, la proprietaria di uno dei due alimentari ha procurato tartine, paté e torte speciali da vendere per la festa incipiente.
Capisco che la mia milanesita’ residua resta perplessa per tanta attesa per “al di d’la festa” = il giorno della festa. Va da se che il ponte di sant’ambrogio e la fiera degli “o’ bei o’bei” e’ lontana – per me – temporalmente e spazialmente dalle 12 – 15 bancarelle che qui fanno fiera/festa/novità.
Ci sara’ la sfilata degli abiti da sposa, la partita di calcio e la gara di biciclette. Sono arrivate anche le giostre: 1 autoscontro e 2 altri divertimenti.
Da un posto con 700 e passa anime non si può avere di più.

La città continua a mancarmi. E’ vero.
E il rito della festa e’ piuttosto una curiosità antropologica o etnografica.
Osservo, non riesco a farlo mio.

Ma il trasloco e’ in fase finale, e siamo in tabella di marcia, volevamo finirlo per la festa del paese ..!!!
Pare sia la tradizione locale.
Ed oggi siamo andate, io e la piccola, nel campo dietro casa, dove hanno appena tagliato il granturco, a raccogliere le pannocchie sopravvissute al mega-giga-iper mietitrebbia. Un coso verde enorme, rumoroso e mostruoso.
Abbiamo messo il mais in una borsina di iuta e poi “schiccolato” in un secchio, ora pieno di chicchi giallo oro.

Un bel gioco autunnale, e campagnolo. Un buon modo di fare festa, direi.

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5 thoughts on “Festa peasana

  1. Quando la tranquillità del posto ti entrerà nel DNA la città smetterà di mancarti.
    E ti chiederai come hai fatto a viverci.

    Almeno così è successo a me. 😉

  2. e oggi è finita la festa del mio bel paesello!
    per me invece, nata qui, cresciuta qui tranne per una piccola parentesi, la festa del paese è un momento topico.
    un momento per incontrare e riaggiornarsi sulle storie personali, per incontrare chi non sai dove trovare, per stupirti delle storie degli altri.
    è il momento dell’arrivo dei parenti milanesi che vedo due volte all’anno, è il momento della paciarella.
    quest’anno è stato diverso però.
    con il pargolo i tempi non sono stati i canonici, il lunedì ho lavorato (qui il lunedì è il vero giorno di festa), mia mamma era in viaggio e non abbiamo preparato insieme il dolce.
    insomma, un altra festa del paese, più ai margini, più intima.
    e va bene anche così.

    • quello che dici lo riconosco guardando chi vive qui dalla nascita …
      ci si scambiano torte, in base ai favori ricevuti, ci comprano i vestiti nuovi, non si lavora (ma come cavolo fanno … dico c’era il mondo in giro) – dico il piccolo mondo paesano di 700 anime….
      ci si fa i belli capelli … e poi ho visto il posto ricco e vitale dove vivi tu ….

      ma a me resta una sorta di dispiacere per un paese piccolo piccolo, il lieve e progresssivo declino, dove lo status quo e il declino non stimolano la voglia di muoversi e fare …
      nemmeno la biblioteca è in previsione… e la scuola sta aperta per caso…
      ma appunto io “mi” prendo i benefit che si può godere chi viene dalla citta’ .. ovvero granturco e uva …
      😉

  3. credo di capire cosa intendi…io sono cresciuta e ci abito in una “piccola città” (che è diversa dal “paesello”, ma anche no…). E poi ho studiato in una città importante ma provinciale (Padova) per poi fare 4 anni di specializzazione a Milano, in zona centrale…e poi tutti i cinema, i teatri, le manifestazioni, le bigiate (poche ma buone, devo dire!)…tutto a Milano…
    Così, quando vivo la provincia, mi sento milanese, quando abito Milano, mi sento provinciale…eppure non mi dispiace…e cerco di tirare fuori il buono e il bello di questa mia doppia appartenenza..
    Viva i paeselli e viva le grandi città, dunque!

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