PONTITIBETANI

Zone Temporaneamente Autonome

Tecniche di ingaggio figliesche, ma per educare ci vuole un villaggio

3 commenti

Le cure fisiche pre nanna dedicate alla figlia piccina sono diventate particolarmente onerose, un pò per via della la nuova casa, con i suoi rumori, i nuovi silenzi, e l’inserimento alla “primavera”. Grandi cambiamenti per tutti, ma soprattutto per lei, che ha sempre avuto una fortissima identificazione con la SUA casa.

Due giorni dopo l’inserimento alla materna … la microba mi ha scagliato irosa per qualche giorno, in un totale delirio “vai via, mamma, via” .- “voglio papà” … Con un rifiuto così viscerale da fare parecchio male. Essere mamma e farsi rifiutare è una botta potente alla stima di se (acc se siamo fragili).

Poi con un colpo di reni, e con la complicità del padre, abbiamo rimesso in carreggiata lei, i suoi sentimenti e i nostri. Lui è stato molto bravo, lo dico.

C’è toccato mettere regole e steccati, dove prima non c’erano, che hanno funzionato splendidamente per la microba, infatti si è subito riassestata su una affettività più piana e facile.

Questa sera, mentre il papà è assente, la messa a letto si è giocata anche con la sorella, figlia grande, che le ha letto storie, giocato al salto ad ostacoli, blandito e imperato. Poi sono entrata in azione io, e il “vai via mamma” ripetuto per una sola volta e’ diventato un gioco psicomotorio di rotolare via e tornare da lei. Rassicurante per entrambe.

E mentre rotolavo sul letto, rincorrendola tra risate e ciucci, mi sono resa conto che questa facilità è data dal villaggio, dalla rete che oggi era attorno a noi.

Le nonne hanno variamente supportato me che dovevo lavorare/pensare/scrivere/progettare, e quindi ero presente in corpo ma non in spirito; il nonno che nelle sue abilità tecniche aggiusta, ripara, fa manutenzione operosa delle cose; la figlia grande che si è giocata in  un ruolo nuovo con la microba (spesso lo fa molto abilmente;  la scuola materna,  che nonostante le fatica e il dolore del distacco si è dimostrato un buon posto per lei e per noi; infine il papà della piccola che si è stato molto bravo anche nel supportarmi (o sopportarmi?). Vabbè, io sopporto lui!! 🙂

E mentre io e la piccolina giocavamo il nostro “gioco del rocchetto”, fatto di andare e venire, da lei a me, da me a lei, fatto di corpo che si muove nello spazio,  ho sentito – per analogia – la forza di questa rete di supporto, che permette questo andare e venire mentale ed emotivo, edi elaborare i distacchi in una cornice di senso.

Annunci

3 thoughts on “Tecniche di ingaggio figliesche, ma per educare ci vuole un villaggio

  1. Mi ci ritrovo completamente, grazie:)

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...