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Responsabilità e terrore: introducendo la conferenza sulla parte delle madri

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Preparando la parte della conferenza che mi compete, sono andata a toccare anche ciò che la rete e le madri stesse mettono a disposizione della propria esperienza.

Sarà che la lente di approfondimento, che ho scelto, cerca di sondare quanto sia profonda la fatica che molte madri fanno per uscire dei luoghi comuni della maternità, e dal pressing costante nel raggiungere un modello ideale di mamma buona, contrapposta sempre alla mamma “cattiva”.

Una tra le più buffe, delle questioni emerse (viaggiando nei blog), è quella che vuole “cattivo” un certo comportamento, eppure basta girare l’angolo (o il blog, socialnetwork) che quel comportamento diventa di colpo “buono”.

Roba da perdercisi davvero. Su un blog sei cattiva e i tuoi figli diveranno bimbi asociali o aggressivi, o meno intelligenti e debolucci e in un altro, “ok, vai tranquilla una mamma buona ha tutta una vita davanti a se, per diventarlo”

Ma un’altra questione che ci si mostra è l’uso di titoli o temi terrificati, usati per impressionare, terrorizzare (spesso con un buon intento iniziale) le mamme ed indurle a comportamenti “giusti”.

Insomma io mi chiedo se non vi sia un atteggiamento indirettamente “educativo” che “vuole” le madri vadano educate prevalentemente con un registro pesante e terroristico, mostrando loro le estreme conseguenze di un comportamento errato, e come se la vita funzionasse davvero e solo per meccanismi causa=effetto. Evidenziando come un certo comportamento danneggerà i figli a vita….

Poi c’è, e per fortuna dico io, un mondo di mamme e anche di professionisti, di blogger, esperti che cercano di raccontare il proprio essere madri (o l’essere madri), in costante e precario dis-equilibrio tra un modello perfetto e la sostanza di se, tra l’essere madre, donna e persona, e ruolo.

Senza farsi strizzare asfitticamente in una unica risposta.

Le madri lo fanno magari con ironia, e/o sofferenza,

magari facendo i conti con le incongruenze che la vita impone,

magari guardando alle altre non come nemiche ma come complici su una strada complicata,

magari rivendicando responsabilmente le proprie scelte, che siano esse controcorrente o che siano pienamente congruenti con il modello “brava mamma”/ “mamma Perfetta”.

 

 

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2 thoughts on “Responsabilità e terrore: introducendo la conferenza sulla parte delle madri

  1. Certe volte penso che i bambini, anche il mio, sono fatti per crescere e, a meno di comportamenti evidentemente distruttivi da parte di chi se ne prende cura, lo faranno con successo a prescindere da mamme, papà, nonni e babysitter. I bambini hanno una vitalità prorompente, capacità di recupero straordinarie (che manterranno in parte anche da adulti), una gioia che si autoalimenta; eppure quello che hai detto è terribilmente vero e anche io cado spesso nella trappola della madre buona-cattiva. Abbiamo questa mania di sopravvalutare l’importanza di ciò che facciamo PER i nostri figli, sempre proiettatati sul loro futuro di adulti, perdendoci spesso l’adesso e la possibilità di fare CON i nostri figli. Perchè dove sta scritto, chi lo ha detto che una madre difronte al miracolo di un bambino debba ridursi solo a dare e a fare del suo meglio per lui? Quando riesco a liberarmi dei sensi di colpa e inadeguatezza che spesso provo per aver fatto delle scelte piuttosto di altre, mi rimane la parte più bella dell’essere madre: il continuo stupirsi e meravigliarsi per questo essere tanto diverso da ma che pure è mio figlio, il privilegio di osservarlo mentre guarda il mondo con gioia ed entusiasmo puri, la possibilità di ricontattare, per mezzo suo, le mie parti infantili. Allora quando guardo le cose da questo punto di vista, che mi importa di perder tempo dietro a “mode” che valgono oggi e domani chissà, infallibili per alcuni, deleterie per altri e spesso espressione di un florido mercato che ha deciso di alimentarsi delle insicurezze e dei dubbi di schiere di madri stressate? L’unica persona che può permettersi di farmi capire quando (perchè è questione di momenti non di tempi indeterminati) sono una madre buona e quando no, l’unica da cui accetto critiche in tal senso è, in ultima analisi, mio figlio e lui, in questo, è infallibile.
    Ciao.

    • la sfida è appunto saper ascoltare senza perdere la rotta, ma anche come dice Emanuele non suo commento, saper intrecciare la propria esperienza di genitorialità facendosi contaminare dalle esprienze altrui, dove queste ci insegnano …. a migliorare qualcosa per esser genitori.

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