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25 novembre – giornata internazionale della violenza sulle donne – insegnare la violenza per assenza

4 commenti

Oggi avrei scritto volentieri un post diverso.

Ma evidentemente occorreva parlare della violenza contro le donne proprio così.

Evidentemente bisogna sempre passare dalla questione della sessualità come vissuto di pretesa di potere/potenza/impotenza di uno contro un’altra.

Evidentemente i protagonisti di questa storia non sapevano nemmeno di essere su una scena che si porta dietro questo tema, e restano inconsapevoli vittime di uno stile che impone alle femmine di essere ben-educate e ai maschi di essere predatori.

Evidentemente anche l’essere su una scena educativa non ha permesso agli adulti di essere consapevoli del messaggio che trasmettevano …

Ecco cosa è successo …

C’è una scuola – una scuola media statale – ora dell’intervallo.

Protagonisti: un ragazzino – una ragazzina – una professoressa

Il ragazzino tocca il sedere alla compagna, la quale si ribella e lo appella a male parole.

La professoressa sgrida la ragazzina per il linguaggio non consono alla scuola.

La ragazzina, scusandosi, spiega il perché del suo modo di parlare al compagno.

La professoressa ribadisce che a scuola non si parla così.

La professoressa non dice nulla al compagno.

Il ragazzino sbeffeggia la compagna perché è lei ad esser stata sgridata,  e quindi pensa di non avere fatto nulla di male.

 

A me non restano che alcune considerazioni di contorno:

manca la cattiva fede, nei protagonisti,

manca nella scuola una cultura di educazione all’affettività per i preadolescenti/ adolescenti

manca nel ragazzino l’idea che il corpo altrui è soggetto e non oggetto,

manca la possibilità di parlare a scuola di cosa siano i generi e l’incontro tra i generi,

ed è un vero peccato.

Perchè è proprio dove i ragazzini (la scuola) imparano a stare insieme che si può costruire un senso comune dell’incontro fra i generi, i corpi, i saperi e i sentimenti.

 

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4 thoughts on “25 novembre – giornata internazionale della violenza sulle donne – insegnare la violenza per assenza

  1. Sono una professoressa di lettere e insegno in una scuola media…..Il tuo racconto è orribile, abberrante per la reazione ed il comportamento della professoressa in questione e del ragazzo responsabile del gesto sconsiderato. Vorrei far presente, però, che la prima e più incisiva educazione viene data, e deve essere data, in famiglia, cosa che quel ragazzo non ha sicuramente ricevuto. Non giustifico il comportamento dell’insegnante, che avrebbe dovuto rimproverare senza esitazione il giovanotto e non la sua vittima, oltre a spiegargli che il corpo appartiene solo al proprietario naturale e che deve essere oggetto di rispetto e non di abuso; ma permettimi di denunciare un atteggiamento divenuto oramai troppo comune nella società e troppo “di comodo”: scaricare sulla scuola e sui docenti la responsabilità di ogni “male sociale”. Io ho educato i miei figli nella mia famiglia, nella mia casa, investendo nella loro formazione il mio tempo…Bisognerebbe che ognuno si accollasse un po’ di più le proprie responsabilità!!

    • Concordo quasi su tutto, e mi spiego per il quasi.
      Ma lo dico più come persona che si occupa di educazione, anche a scuola, che come mamma. Come mamma cerco di insegnare alle mie figlie il rispetto di se stesse e per gli altri, o almeno ci provo.
      Poi concordo con il gioco al massacro che si fa verso la scuola vista come unica colpevole di una deriva culturale che invece è collettiva.
      Le responsabilità vanno trattatate ognuno per la sua competenza, per la propria parte.
      A scuola come genitore (rappresentante di classe) invece ho sentito un pò il peso dello scarica barile verso i genitori, eppure io sono lì non per fare la gara a chi si assume meno la responsabilità, ma come genitore che pensa che tra scuola e famiglia vadano attivati dialoghi e confronti su come educare insieme – ognuno per la sua parte – i ragazzini.

      E purtroppo, credo per cause complesse, la scuola stessa non abbia soldi tempi e luoghi per riflettere davvero sul suo ruolo educativo e ancor meno di farlo con i genitori.

      Il fatto specifico che avrei sperato accadesse … non era tanto quello di “cazziare” lui o lei ma di ragionare sulla abitudine consolidata (lo facevano alla scuola elementare e lo fanno in molti alle medie) del toccare il sedere alle “femmine! Ovvero del rapporto che a scuola si sceglie di avere con i corpi e come la scuola racconta e spiega questi primi incontri tra adolescenti (gli incontri sono fisiologici ma illegittimi in aula, in corridoio o nei bagni).
      Non è bisogno di moralismo ma bisogno di educazione civile e all’affettività, anche nel luogo dove maschi e femmine si incontrano e dove questi temi potrebbero essere trattati.

      Infatti l’anno scorso mia figlia ( che non ha ricevuto una educazione alla religione cattolica) ha chiesto di fare religione perchè il prof sapeva parlare loro anche di questo, cogliendo il loro bisogno di parlare e comprendere.
      Non dico che è colpa solo della scuola, o dei genitori disattenti, ma dico che c’è un bisogno di creare luoghi dove poter parlare e ragionare, dove anche la didattica riprende vita e voce legittimata dagli incontri educativi, e dalla vita dei ragazzi che viene ascoltata dalla scuola.
      E non solo dal singolo prof sensibile ma dalla “cultura scolastica”.

      Mia figlia non sa cosa sia la mafia e la scuola sembra lontana dal mondo reale.
      Ai miei tempo ….. (fa ridere dirlo sembra 100 anni fa) quando facevo le scuole medie, le prof ci facevano ascoltare il telegiornale alla sera e il compito era riportarlo, a turno in classe, e con esso rientrava un mondo …..

      e scusa la lunghezza ….. spero di sentire anche il tuo pensiero. ciao e grazie

  2. Sono una professoressa di lettere e insegno in una scuola media…..Il tuo racconto è orribile, aberrante per la reazione ed il comportamento della professoressa in questione e del ragazzo responsabile del gesto sconsiderato. Vorrei far presente, però, che la prima e più incisiva educazione viene data, e deve essere data, in famiglia, cosa che quel ragazzo non ha sicuramente ricevuto. Non giustifico il comportamento dell’insegnante, che avrebbe dovuto rimproverare senza esitazione il giovanotto e non la sua vittima, oltre a spiegargli che il corpo appartiene solo al proprietario naturale e che deve essere oggetto di rispetto e non di abuso; ma permettimi di denunciare un atteggiamento divenuto oramai troppo comune nella società e troppo “di comodo”: scaricare sulla scuola e sui docenti la responsabilità di ogni “male sociale”. Io ho educato i miei figli nella mia famiglia, nella mia casa, investendo nella loro formazione il mio tempo…Bisognerebbe che ognuno si accollasse un po’ di più le proprie responsabilità!!

  3. Chiedo scusa per qualche errore di digitazione nel primo commento …Grazie

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