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Vendere, vendersi, svendersi … mammmeeeemmarketing!

39 commenti

Ok. Giriamo pagina e scriviamo un nuovo post.

Bizzarro comunque, parlare di mamme e blog, e di qualcosa di nuovo e venire ri-buttati nel tema precedente, più o meno.

Evidentemente dal binomio mamme blogger – pubblicità non si scappa. Siamo troppo un target.

O meglio ci dicono troppo che siamo un target, e così si ritorna alla questione delle etichette che sembrano inevitabili per le mamme.

Eppure …. i blog tecnici, quelli che si consultano per mettere su il blog, che ti mettono i tutorial o tutte quelle cosine simpatiche da “blogger” son pieni zeppi di pubblicità, e mi chiedo saranno così in fermento sull’eticità dei loro ads, dei 132524764 bannerini?

Eppure … (è una provocazione …!) tutti “vendiamo”, se parliamo di politica, di una scelta di vita, se siamo vegetariani, se parliamo di un film, un libro, di un hobby … diamo agli altri in modo involontario e inconsapevole delle interpretazione degli oggetti o prodotti connessi. Se parliamo di lavoro, del nostro lavoro, ecco ogni volta che ne parliamo sul blog “lo vendiamo” … anche quando non è un lavoro che produce “prodotti” ma altro, contenuti, cultura, servizi, aiuto alle persone, parlarne è farne pubblicità.

Così succede se questa è la chiave di lettura che teniamo: la blogosfera, tutta intera, vista come un enorme contenitore di pubblicità diretta o indiretta.

Ma allora anche la allegra famigliola bio che produce le fasce porta bebè e le vende sul suo blog, tutto etico, bio, equo .. comunque è prigioniero di un mondo esecrabile, un pò scorretto, in fondo, fatto di vendita.

La maternità e la vendita non possono e non devono essere meticciate, quindi?

Perchè la mamma è sempre la mamma, è un valore infinito e superiore che non si mai deve sporcare con nulla?

Eppure la vendita è, come ho già scritto da qualche parte (l’ho fatto mi pare??) è una attività di scambio umana, piuttosto antica, credo persino inevitabile e tutti gli umani ci si trovano cacciati dentro. Anche i più etici, quelli più capaci di non scendere a compromessi, anche se si cuciono da soli le scarpe, anche se usano il feltro che hanno prodotto da soli in casa ..prima o poi …

gli aghi dovrenno comperarli, colpa di una tecnologia superiore. Ma dovranno comperare.

Detto ciò torno alla domanda: ma putacaso …… ci si fanno tante menate perchè:

le mamme sono un target appetitoso (e un pò scemo) per alcuni,

oppure sono, per altri,  delle entità archetipiche, miti, esseri superiori e angelicati, che non possono parlare di pubblicità,

o perchè  ci sono, certo, aziende& pubblicitari che tirano a fregare il target e vendere anche il ghiaccio agli esquimesi…?

Non ho una risposta precisa,

ma mi piace l’idea che ci siano associazioni di consumatori, che tentano di tutelarci

che ci siano aziende che provano (immagino con fatica e goffaggine) a comunicare un pò con i consumatori.

che ci siano mamme che tentano di lavoarare con il proprio blog, e farsi bannerizzare,

pure sapendo che la strada per non farci ottundere la mente dalla pubblicità e per non  comperare l’inutile è lunga,

che la consapevolezza è faticosa,

che la vendita e lo scambio delle merci è inevitabile e necessario, e quindi è meglio che sia equo e paritetico, e che le madri siano persone e non un target angelicato e un pò scemotto.

La strada è lunga e questo post ne è la riprova, quante riflessioni avrò tagliato fuori? Ma valeva la pena incominciare anche così …

Poi posto altro materiale: per ora

qui

http://genitoricrescono.com/i-piccolini-barilla-e-le-blogger/

 

e qui

http://www.veremamme.it/mamamablog/2010/3/26/tapping-listening.html

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39 thoughts on “Vendere, vendersi, svendersi … mammmeeeemmarketing!

  1. e’ strano pero’ come appunto come dici tu un’attivita’ cosi’ antica come quella della vendita sia cosi’ demonizzata. Mettendo da parte casi di ovvia disonesta’, nel marketing e nella produzione dei beni, e anche in una certa misura il problema delle multinazionali che cannibalizzano i piccoli imprenditori, su cui siamo tutti d’accordo, trovo in fondo contraddittorio questo considerare l’acquisto come un male necessario, come dici tu “gli aghi dovrenno comperarli, colpa di una tecnologia superiore. Ma dovranno comperare” come se comprare sia qualcosa che degrada l’integrita’ di una scelta ecologica. Autarchia non e’ secondo me equivalente ad ecologia, spesso non lo e’ anzi. Perche’ e’ la societa’ nella sua interezza che si deve considerare se si parla davvero di ecologia. E mi pare estremamente contraddittorio demonizzare il mercato ma allo stesso tempo sentirsi solidali con i lavoratori licenziati perche’ le imprese piccoline non ce la fanno.

  2. Allora, prendiamo la promozione dei piccolini sul sito di genitoricrescono.
    E’ un post sponsorizzato, dichiaratamente, quindi che male c’è? Nessuno demonizza il mercato 🙂
    Uno legge questa cosa e poi se gli piacciono i piccolini, o i video, commenta “Oh che ficata i piccolini”. Mettiamo che a uno non piacciano. E’ imbarazzante. Perché magari l’80% delle volte passa oltre e pensa che non vale la pena dire nulla, perché magari sarebbe contrario alla netiquette. Poi c’è un 20% di persone che proprio non sopportano i piccolini, e lo vorrebbero dire, ma magari lo fanno con leggero fastidio, perché percepiscono che un intervento contro (la Barilla, non Silvia e Serena) magari mette in difficoltà Silvia e Serena, di cui esattamente non percepiscono i rapporti con la Barilla. Io la vedo come una incrinatura del rapporto tra blogger.
    Ora, mettiamo che su un di questi siti gestiti da mamme che vivono di pubblicità si parli di non di un prodotto ma di altro. Mettiamo che si discuta di aborto, per esempio, e che io abbia una storia da condividere, che per me è stata molto dolorosa. Mettiamo che io col tempo sia arrivata alla conclusione che allora mi avrebbe consolato sapere che esistevano storie come la mia, e che con un po’ di sforzo ora parlerei, perchè forse qualcuno passandoci si sentirebbe meno solo.
    Ecco, a me l’idea che quel tema è stato sollevato allo scopo di aumentare l’attenzione sul sito, per raggiungere nuovi potenziali lettori, per fideizzare un numero maggiore di persone, e alla fine delle fini per ottenere qualche contratto in più con uno sponsor, ecco: tutto questo mi blocca.
    Dirai che ce ne sono mille, di storie come la mia, e che perdermi è meglio che trovarmi 🙂
    Sono sicura che lo pensano in molte 😉

  3. @Etabeta
    mi ripeto
    ma mi piace l’idea che ci siano associazioni di consumatori, che tentano di tutelarci

    che ci siano aziende che provano (immagino con fatica e goffaggine) a comunicare un pò con i consumatori.

    che ci siano mamme che tentano di lavoarare con il proprio blog, e farsi bannerizzare,

    pure sapendo che la strada per non farci ottundere la mente dalla pubblicità e per non comperare l’inutile è lunga,

    che la consapevolezza è faticosa,

    che la vendita e lo scambio delle merci è inevitabile e necessario, e quindi è meglio che sia equo e paritetico, e che le madri siano persone e non un target angelicato e un pò scemotto.

    La strada è lunga e questo post ne è la riprova, quante riflessioni avrò tagliato fuori? Ma valeva la pena incominciare anche così …

  4. poi continuo eh….. 🙂
    mò ikea .. a proposito di consumi..

  5. Ok, si vede che non riesco a spiegarmi…pazienza 🙂
    Lo ripeto ancora, giusto perchè sono qui, e poi giuro che chiudo per sempre.
    Non trovo niente di male nel fatto che le mamme lavorino in rete, facciano marketing, o che le aziende pensino nuovi modi di interagire col mercato, o che i consumatori si facciano più attenti. Ci mancherebbe. Solo, non parlerei di rivoluzione dei modelli culturali (?). Tra l’altro ci sono blog che non mettono filtri di nessun tipo, e francamente trovare il video pubblicitario della solita squinzia di turno a tette al vento e del belloccio che la insegue fa un po’ effetto. Poi, se vogliamo dire che tutti hanno bisogno di campare e per campare ci vogliono i soldi, siamo d’accordo: prendo atto che è una scelta. Ma questo modello mi rappresenta, come donna prima che come madre, molto poco.
    Davvero scusami, perché credo di aver abusato della tua pazienza.
    Perdonami 🙂

  6. Mi dispiace davvero che non ci si riesca a capire, ma forse alle volte e’ così e va accettato.
    Non so. Ma vorrei ribadire una cosa sono due post diversi il primo e il secondo. Il primo parla da una visione più pedagogica e culturale delle mamme blogger quando parlano del loro esser mamme. Il secondo del fenomeno dietcato che rende target queste mamma. Se li mescoliamo non su capisce più nulla. Poi e’ chiaro che come persona che si occupa di educazione vedo il dibattito sulla maternità come una novità del web sia per il modo che il luogo in cui e’ svolto.
    Nel secondo caso vedo la responsabilità anche delle mamme blogger e dei blogger di sapere consapevolmente cosa si sceglie assumebdodi le conseguenze… Solo da qui riesco a partire….
    Mi chiedo dove sia l’inghippo… Questa e’ la mia premessa a dialogo e dibattito e anche a confutazioni ….

  7. ma le signore che facevano a casa loro la serata Stanhome, non erano un po’ la stessa cosa, mutatis mutandis?

  8. (comunque capisco il fastidio di etabeta, io passo oltre i post ‘sponsorizzati’, non mi dispiace che le blogger ricavino qualche pepita dal loro lavoro, ma non mi interessano proprio questi post, se devo venire a farmi due chiacchiere lo devo fare su cio’ che mi va – allo stesso tempo comunque i banner non mi infastidiscono, si sa che stanno li ormai, da facebook a repubblica a chenneso, non ci si fa piu’ molto caso)

  9. arrivo da GC e sono una delle mamme che partecipano alla piccolini.tv.

    parto da un esempio:
    seguo un blog americano, che è stato citato anche nel post di GC in questione: soulemama.
    credo che la tipa in questione abbia una marea di sponsor, per cui molto spesso pubblica dei post sponsorizzati, scrivendolo chiaramente nel titolo.
    io lo vedo già dal mio blog-roll…per cui il fatto di andare a leggere è davvero una scelta consapevole: cioè, so che andrò a leggere di qualcosa che lei sponsorizza e per cui viene pagata.
    a me questo non dà fastidio, se ho tempo (come per tutti gli altri blog e post…purtroppo non riesco a seguire tutto come vorrei…) vado e leggo. perchè non parto prevenuta. la cosa che sponsorizza mi può interessare (come capitato molte volte, tra l’ altro) oppure no.
    ma non voglio dire “no” a prescindere.
    per un motivo: la seguo e quindi mi piace quello che pubblica (e anche gli sponsor sono solitamente in linea con il suo stile di vita – molto naturale – e con quello che è poi la linea portante del blog). Allo stesso modo, pur non prendendo NULLA per oro colato, faccio con gli altri blog che seguo. se GC sponsorizza qualcosa, io leggo. magari mi interessa, mi colpisce, ecc. magari no. ma non voglio partire prevenuta.
    parto invece dal presupposto che le persone che seguo mi offrono solitamente spunti interessanti e non vedo perchè anche uno spunto che loro danno dietro ad un compenso non possa essere interessante.
    poi è ovvio che se il titolo di un post mi dice chiaramente che sponsorizza pannolini (ho un bambino di 4 anni, spannolinato da n pezzo), passo oltre e non approfondisco.
    ma per tutto il resto – o quasi – cerco di entrare nel merito.

    riguardo al discorso di etabeta: hai fatto un esempio davvero estremo, ma ho capito dove volevi arrivare…
    per quanto riguarda, invece, il post di GC…nei commenti trovi alcune persone che non apprezzano il prodotto piccolini. non credo che questo inclini alcun tipo di rapporto, nè tra lo sponsor e il gestore del blog in questione, nè tra le blogger stesse. si tratta, come sempre, di discutere delle cose in maniera civile.
    il post non voleva comunque fare pubblicità a questo prodotto ma alla televisione piccolini.tv, che è davvero tutta un’ altra cosa.

    paola

  10. eccomi, pant pant giornata faticosa sui blog!

    dunque ribadisco anche di qua, giusto perchè il mio nome compare nel post di gc che hai citato, che a me interessava parlare del prodotto piccolini e non del marketing sui blog.
    Ribadisco anche di qua che trovo impossibile che si possa credere che la piccolini(!!!!!).tv sia una cosa staccata dalla pubblicità al prodotto piccolini, ma va bhè.

    per quanto riguarda il tuo argomento, invece, trovo che abbia spiegato molto bene anche il mio disagio ilgonnellinodietabeta (e non trovo proprio che abbia fatto un caso estremo perchè i blog sono (erano?) belli proprio perchè si parlava apertamente di cose “grosse” che oggi non trovo più!).
    Leggo più sotto che forse non ti è stato chiara la sua posizione ma non mi dilungo perchè invece a me sembra chiara e va bene così.

    Come ho detto da gc io non cancello a prescindere i blog dove ci sono pubblicità e non mi danno l’orticaria a prescindere.
    (copioincollo da mio commento su gc)
    Io so precisamente cosa cerco dai blog: informazione/aiuto e persone/argomenti veri e appassionati. Fin che trovo queste cose mi va bene tutto. Quando non le trovo più cambio canale.
    Ed è un dato di fatto che spesso sui blog in cui sono entrati i soldi non le ho più trovate. Punto.

  11. non mi nascondo un pò di sgomento, ho provato a dare una sintesi o una parvenza di opinione alle varie risposte. ma scrivo, scrivo, scrivo e non cavo un ragno dal buco, ma come è necessario gli argomenti sentiti smuovono, e non solo me.
    son insoddisfatta di ogni pensiero che faccio, e quando finisco per cadere in una spirale di risposte e contro risposte che non portano avanti, nessuno.
    premetto che non volevo scatenare polemiche contro i piccolini o cose varie, e penso sia chiaro.
    punto.
    era un esempio.
    punto.

    mi resta il pensiero a cui sono molto affezionata e che non intendo mollare per contestare le madri che fanno pubblicità o le pubblicitarie …
    abbiate pazienza, anche se son di mio una polemica non da poco ci sono temi cui attribuisco un valore importante.
    fra i quali la maternità.
    Così faccio tutti i distinguo del caso, analizzando blog pacco (cfr cercatevi la casa di Valentina poi se ne riparla), provando a capire se ci sono blogger più o meno scorrette, che stanno in un mondo di persone più o meno scorrette ………… quindi la scorrettezza e la furbizia c’è in quanto persone e non come blogger (ruolo).

    E poi torno a chiudere dicendo, e mi spiace sembri una cazzata, (vabbè) che le mamme blogger non sono un target, e che in molto casi stanno producendo una visione nuova della maternità, una maternità due punto zero, cioè dialogica, narrata dal basso, che tenta a fatica di svincolarsi da modelli antichi che dicono che chi può dire cosa è:
    gli altri.
    E invece le blogger, certo non tutte, tentano loro/noi di dire che cosa è la maternità come protagoniste.
    Alle volte lo sanno fare anche se fanno pubblicità al pannolino (o anche no).

    Poi ognuno è libero di pensare se la pubblicità inficia completamente la persona oppure no.

    E…

    Che so …. si può anche decidere di non andare più dal medico perchè ci propina un certo farmaco perchè cos’ andrà in gita omaggio alle Seycelles … opppppps ho sbagliato esempio…. (come dire le cose scorrette stanno ovunque)

    Allora si può decidere di non andare più dal medico perchè qualcosa di suo ci irrita, ma alla fine dobbiamo capire se l’irritazione nostra ci dice che quel medico è un cattivo medico o ci sta solo antipatico….
    Ugualmente per la pubblicità nei blog.
    Ugualmente per una mamma blogger intelligente che parla delle merendine kinder, o delle fasce bio che produce e vende lei.
    Cosa la rende poco valida?

    Ho capito che da questa questione non se ne esce, o almeno non qui, o forse non ora.
    Ma giuro che mi piacerebbe che imparassimo davvero a fare dei grossi distinguo, ogni volta.
    Tra macro e micro, tra multinazionali e persone, tra logiche diverse, tra cambiamenti in corso e i “soliti vecchi trucchi”, tra gente che ci crede e marpioni che tirano a fregare.

    mah!

  12. vi è un casino di tanti orientamenti in cui non si riesce a venirne a capo.Mamme blogger mamme che si fanno pubblicità mamme che dialogano sui loro problemi di gestione familiare e via dicendo.Le mamme che si affacciano su internet,navigano in un mondo così diversificato che consente ad ognuna di sprimere se stessa la propria esperienza ed anche il desiderio di farsi osservare notare.Via Intyernet ho avuto modo di conoscere un blog redatto da una donna Madre che pubblicizza la sua creatività nel lavorare a creazioni domestiche ed è molto affermata Mamme affacciatevi su internet e create un mondo vario che parte dalla vostra sensibilità ed esperienza.

  13. Grazie pontitibetani per aver rilanciato questa riflessione. La discussione mi sembra molto interessante, e io sinceramente vi dico, come ho già detto su GC che apprezzo questo genere di discussioni perché mi permettono di capire come vengono percepite le nostre scelte, e non sempre corrisponde al modo in cui le abbiamo pensate noi. Il fatto è che la situazione non è o bianca o nera, ci sono veramente moltissime posizioni e punti di vista legittimi.
    Capisco perfettamente il senso del commento di ilgonnellinodietabeta e di my, e riesco anche a condividerlo in parte. Mi sembra però che bisogna fare una precisazione. Io credo che si veda lontano un miglio se un blog/sito è lanciato e tenuto in piedi solo per fare soldi e senza passione, e quando invece c’è molto lavoro dietro e voglia di fare le cose fatte bene. Io mi sento di essere nel secondo caso, e sono certa che se mai la qualità dei nostri post dovesse crollare non sarà per colpa degli sponsor, ma per collasso organizzativo famigliare 😉
    Io spero anche che la passione che ci mettiamo riuscirà a salvaguardare lo spirito che si vive nel sito, e a mantenerlo un posto in cui ci si sente al sicuro e liberi di lasciare commenti personali ed intimi. Se questo avviene allora non vedo il problema. E’ chiaramente un rischio che bisogna correre, perché come dicevo anche su GC, ad un certo punto ci sono spese di gestione e magari anche, quando uno ha una passione e ci passa sopra molte ore al giorno, non sarebbe male riuscire a guadagnarci qualcosa per renderlo un lavoro a tutti gli effetti.
    Certamente dipenderà dai padroni di casa riuscire a mantenere il giusto equilibrio e far sentire tutti a loro agio. Noi ci proviamo anche confinando gli sponsor a spazi dichiarati, così che si è liberi di saltarli a piè pari se non si è interessati. Stiamo anche studiando altri modi per riuscire a ripagarci le spese. Che dite se mettessimo un bottone per le donazioni, funzionerebbe? Perché ho l’impressione che poi nessuno sarebbe disposto a pagare per il nostro lavoro. O sbaglio? 😉

    • Ciao Serena,
      Secondo me il punto sta proprio nel “sistema rete”: ormai e’ automatico pensare di cliccare qualsiasi cosa e avere qualsiasi tipo di informazioni gratis. E forse si pensa che questo gratis debba essere un gratis totale (non mi riferisco alla persone che hanno commentato qui, sto facendo un discorso generale).
      Non so, e’ come quando si guarda un programma di qualita’ in tv: chi conduce viene pagato, gli autori vengono pagati. La pubblicita’ ormai c’e’ anche durante il tg. Pero’ un programma di qualita’, pensato da persone intelligenti, magari fa la televendita di un prodotto intelligente e non di cazzate (che poi, anche qui…il limite e’ talmente sottile…). E, soprattutto, viene seguito con piacere nonostante la presenza di sponsor.
      Allo stesso modo, un blog puo’ essere gestito da persone intelligenti come da arriviste. Purtroppo la rete non sempre svela subito queste differenze. Ci sono siti che nascono con l’ idea precisa di guadagnare. Pero’ io guardo i contenuti e le persone che me li mettono sul tavolo. E poi, tra cercare di guadagnare (non solo coprire le spese) ed essere arriviste c’e’ differenza. Non e’ tutto bianco o nero, come dicevi anche tu.
      Se e’ per questo, ci sono anche dei blog che nascono proprio per raccontare cazzate, dove vengono raccontate storie completamente inventate. Spesso vengono gestiti talmente bene che e’ davvero impossibile accorgersene. Intendo dire: e’ la pubblicita’ che fa perdere genuinita’ ad un blog o sono le persone ( prima dei contenuti…primo posso anche raccontare i fatti miei ma essere vera e genuina e poi perche’ ci sono siti che seguo ANCHE per le persone che li gestiscono perche’ le stesse cose – o quasi – posso trovarle anche da altre parti – la rete e’ quasi infinita…)?

      Quando una cosa viene fatta in maniera pulita e intelligente come su GC, non vedo proprio dove possa essere il problema. Il punto e’ questo: la discrezione e l’ intelligenza dei padroni di casa, ma anche la capacita’ di mantenere l’ equilibrio, come dicevi.

      E comunque, in generale, quello dei blog sta diventando un vero e proprio lavoro per molte persone.
      Negli Stati Uniti ormai ci sono mamme blogger imprenditrici (nel senso che dirigono la loro azienda-blog). A me questo non da’ fastidio e sono consapevole del fatto che la tendenza per il futuro sia questa. Se una mamma guadagna con il suo blog non mi pesa. Pero’ esigo intelligenza ma anche competenza nel caso in cui si diano informazioni di un certo tipo.

      Paola

    • @Serena e tutti
      Avevo sentito, tempo fa, uno che si occupava di internet in modo specifico che diceva una cosa importante e in questo senso va nella direzione che ci mostri:
      diceva io personalmente preferisco pagare chiaramente un servizio internet, perchè ciò che è “gratuito” vedi blog, facebook, google etc finisco per pagarlo in pubblicità e quindi vincoli.
      Quindi in qualche modo siamo accomunati tutti dagli stessi problemi, ciò che usiamo e postiamo sui network ha un costo, e la pubblicità prima o poi finisce per “toccarci” ..
      esempi banali: facebook è piena di pubblicità, il mio vecchio blog su blogger nella bacheca mi farciva di pubblicità indicizzate sui post che scrivevo, le apps gratis dell’iphone sono sponsorizzate ….
      Insomma mi pare sia una realtà che ci tocca da vicino.
      Ma per esempio a me piace molto l’apps store di itunes che mi permette di avere contenuti light gratis e eventualemnete scaricare l’applicazione completa a pagamento. Costi contenuti e possibilità di scelta.
      chissà mai che con i blog professionali si possa fare così, così da evitare gli ingaggi più problematici con le aziende.

      Altra questione non da poco sarebbe capire quali aziende e quali no.
      ma qui rispondo al commento di @Paola …
      Mi ritrovo in quello che dici, ma in fondo è ciò che ribadisce anche Serena, è chi sta dietro alle cose che rappresenta gran parte della differenza: aziende, blog, politici, insegnanti … dipende da loro stessi la qualiità di ciò che producono … se non che il web è un mondo che vive di una deontologia e un etica auto prodotta, scelta in autonomia e non imposta da regole scritte. E questa è un altra grande differenza, vedo meno importante il fatto di non conoscersi, i truffatori esistono da sempre, e sono i primi a saper cavalcare i mutamenti, come dire che sta anche a noi a sfuggire la “casa di valentina” di turno…. e furbi del web; sapendo che non esistono molte regole precostuite, e che i blogger cioè le persone oneste lo sono a priori (imho).

      ….

  14. Sono d’accordissimo con Etabeta sulla questione della condivisione delle esperienze private.

    Quando un blog fa post pubblicitari viene meno la voglia di raccontarsi perchè anche (solo) inconsciamente non ci si fida meno e non si ha voglia di far aumentare il loro traffico raccontando le proprie emozioni.
    Ultimamente la tendenza fra le mamme blogger è proprio quella di monetizzare, secondo me è un po’ triste perchè il rischio è perdere in coerenza e in sincerità.

  15. E visto che ci siamo aiutatemi a capire il senso dei giveaway… non rischiano di avere un medesimo effetto boomerang della pubblicità, dal momento che possono essere un veicolo di consenso, o di pubblicizzazione di un blog?
    Non so bene chi lo usi o come lo si usi, so solo che è un modo di promuovere un blog (ho trovato questo per capire cos’è http://redazione.myblog.it/archive/2009/03/30/cos-e-un-blog-candy-o-giveaway.html).

    Ma appunto se un blog rischia la spontaneità iniziale, aggiungendo la pubblicità, non rischia anche con il giweaway, cioè avere persone che scrivono per avere un premio, il rischio non è di nuovo la perdita della spontaneità …??
    Non ho mai partecipato a un blog candy, ma se lo facessi (credo) sarebbe perchè un tema mi coinvolge così tanto che avrei scritto ugualmente… no?

  16. Il giveaway penso possa dividersi in due categorie: la prima diciamo più semplice è quella di reglare/mettere in palio una cosa creata dall’autore del blog. E’ infatti molto popolare fra le blogger “artigiane” quelle che creano oggetti con le proprie mani. In questo caso mi sembra che serva si a farsi conoscere ad aumentare il traffico, ma soprattutto come premio fra amiche/lettrici per un’occasione che può essere il compleanno del blog, dall’autrice o un’altra ricorrenza. Non credo che questo possa minare la fiducia di chi elgge, anzi mis embra che serva a rafforzare il legame.

    Il giveaway sponsorizzato da un’azienda che mette in palio un suo prodotto è diverso, è più pubblicitario, perchè di solito nel post che l’accompagna si scrive qualcosa “di bello” sul tale prodotto. E quindi il confine fra questo e la marchetta vera e propria, di un post ad hoc è labile.

    Personalmente ho fatto 2 givewaway delle cose fatte con le mie mani, i miei libri e chiaramente ne ho ottenuto in cambio pubblicità, però erano come gli oggetti delle blogger che creano, stessa materia del blog.
    Nell’ultimo più recente giveawy avevo pensato di comprare un oggetto, ero andata anche da Furla a cercare una sciarpetta poi mi sono detta che non era il caso di fare pubblicità a un’azienda e così ho scelto una gift card su i-Tunes. Forse ho fatto pubblicità alla Apple ma essendo un regalo su internet mi mi sembrava una cosa meno evidente, e cmq l’ho pagata con i miei soldi. Ho aumentato il traffico? No.

    • Mi spiace, su questo punto non posso essere d’accordo. Per te i tuoi libri possono essere “fatti da te” (come in pratica, in effetti lo sono). ma la pubblicita’ che ne fai con un giveaway sul tuo blog va pure alla tua casa editrice. Non si puo’ paragonare un oggetto fatto a casa da una mamma e un tuo libro. Scusami, ma lo devo dire.
      E sottolineo che io ho una mia posizione ben precisa. Prato dall’idea che il consumatore e’ tutt’altro che cretino, come spesso si crede (e mi spiace vedere che lo credono anche tante persone che scrivono commenti a queste discussioni). Se ho un blog e decido di metterci un banner, e’ una scelta mia. Avro’ messo in conto di perdere qualche lettore che non crede piu’ nella mia “purezza”. Ma pazienza! Meglio perderli che trovarli questi che mi catalogano solo per un banner in piu’ sul blog senza tener conto di quello che io sono e continuo a dire in rete. Mi spingo oltre: come si può pretendere di trovare contenuti di valore sempre e comunque gratis? Ma per quale motivo? E’ chiaro che le mamme blogger (e anche qualsiasi altro tipo di blogger, badate bene) cerchino di trasformare i loro contenuti in qualcosa di, almeno in parte remunerativo. Extramamma, ti faccio una domanda: scriveresti gratis per le riviste per cui scrivi? E se mi dici di no, perche’ mai dovrei leggere un tuo articolo su carta, posto che ti pagano e che quindi potrebbe essere “pilotato”? Scusate, questa e’ solo una provocazione. Ma porca l’oca, certe cose mi mandano un pochino fuori dei fogli… Abbiate pazienza! 😀

      • @Jolanda … ma va benissimo. va benissimo instillare dubbi e pensieri, portare una altra argomentazione spinosa.
        io credo che oggi le soluzioni siano estremamente personali e contingenti. magari poi cominceremo anche a riflettere sulla deontologia dei blogger, sull’etica e sulle prassi.
        sulla gratuità e non. sul senso che riveste la gratuità….
        ho un aneddoto, lavoro da mò come psicomotricista, e quando capita di incontrare i volontari nell’ambito della disabilità c’è da mettersi le mani nei capelli. Quella gratuità del dare alle volte è molto difficoltosa da fare quadrare con la professionalità …
        ma come blogger sono anche attratta dalla dimensione della gratuità.. bell’inghippo.
        poi anche oggi, dopo due anni e mezzo da blogger, mi chiedo che forma mi sto dando (che parlare di ruolo e professionalità è un pò troppo) ..
        e il tempo che regalo alla rete che valore ha…..

        su quello che dici rispetto alla casa editrice lo capisco, ma capisco anche che chi scrive un libro sa cosa ci ha messo e che dono rappresenti in termini di fatica, e come possa equivalere al maglione fatto a mano.
        ma la domanda irrisolta capisco che continua ad esserci…
        chissà un giorno in futuro un bel camp su questi temi ….

    • @PontiTibetani: ma guarda che la mia voleva essere solo una piccola provocazione. Io non sono ASSOLUTAMENTE contro i giveaway o i blog candy, io sono solo contro a chi li vuole categorizzare in “buoni” e “cattivi”. Che vuol dire che il giveaway va bene se il prodotto e’ fatto dalla blogger? E se invece il premio lo mette in palio un’azienda non va bene? Ma perche’? Ho visto un sacco di gente partecipare a giveaway che regalavano prodotti… Che male c’e’? Se a qualcuno quel tal prodotto non interessa, basta che non partecipi al giveaway. Ma perche’ bisogna sempre far polemiche? Io sono più liberale, ecco. Non volevo infastidire Extramamma (che tra l’altro conosco di persona e stimo) volevo solo far uscire la mia idea. E preso questo post come spunto, perche’, volendo, il blog candy di un libro puo’ anche essere “visto” come pubblicita’ alla casa editrice… Per altro, vorrei aggiungere, ho fatto anche io blog candy con i miei libri! Ma non ritengo il mio blog candy piu’ “buono” o “cattivo” di un altro. Si tratta di blog candy! Finita li’.
      Sul discorso di banner e pubblicità sui blog ho già detto la mia in rete varie volte (per esempio qui: http://jolanda.filastrocche.it/2010/04/di-mamme-blog-marketing-e-liberta-di-scegliere/). Anche in questo caso io ritengo che tutti abbiamo la libertà di scegliere. Scegliere di mettere banner o no. Scegliere di seguire un blog o no. Scegliere di cliccare o no. Perché il consumatore deve essere per forza un cretino che come vede un banner, ipnotizzato, ci clicca sopra? Io non ritengo sia più così! Il consumatore è sempre più sveglio. E’ proprio questo il bello! 😀

      • Si, lo avevo capito … :-))
        ma cio nonostante … la tua provocazione può servire ad aumentare la possibilità di capire e scegliere più consapevolemente ….

  17. Beh sai !!
    … Se tu regali roba Apple io non diro’ mai nulla!!
    Scemenze a parte pero’ il giweaway se lo fai tu e lo dici tu, mi sento che e’ ancora su quel piano di chiarezza e trasparenza che sembra fare la differenza tra chi tiene un blog. Poi ci sono giweaway forse fin troppo evidentemente fatti per fare ” cassetta”, per aumentare gli ascolti, cioe’ i lettori.
    E questi forse rientrano nella parte oscura dei legami tra vendita e blogger.. No??

  18. Devo essere sincera, mi ha stupito molto il dibattito su genitori crescono, nel senso che credevo che genitoricrescono fosse già un sito sponsorizzato: il loro non è un blog ma un lavoro (passatemi il termine), nel senso che immagino che dietro ci sia molto lavoro, per ciò ero convinta che ci fosse anche un guadagno, perché alla fine, quando lavori molto è giusto che ci sia anche un guadagno.Detto questo, capisco perfettamente il punto di vista di chi dice “ferma un attimo, perché ora trovo un post sponsorizzato qui dove per enne anni non ce ne sono stati?” e non lo vive benissimo. Il punto forse è capire che quando un progetto si trasforma in altro, in ogni modo, deluderà qualcuno, si “spersonalizzerà”. Ovvio che non chiedi a un blog sconosciuto di scrivere post sponsorizzati ma lo fai in un posto con molti utenti e diventa un gatto che si morde la coda. Non so, io personalmente sto sperimentando una “terza via”: scrivo professionalmente per dei blog di aziende, cercando di metterci la mia esperienza e professionalità di blogger, anche per costruire una rete e per un senso del marketing inteso come chiarezza e esplicitazione di quelli che sono i diversi obiettivi (informativo da una parte, commerciale dall’altro) e sono molto contenta: il mio blog rimane uno spazio totalmente personale, gli altri luoghi sono spazi in cui metto in gioco la mia professionalità e le varie anime convivono serenamente.
    Ovvio che rinuncio professionalmente “al bacino” di utenti di Panzallaria, ma è vero che si fanno sempre delle scelte e a maggior impegno per creare una rete altra per lavoro, corrisponde chiarezza e libertà nella mia “casa”.

    Quel che a me stride sempre è questo voler ammantare queste operazioni di marketing di rivoluzionario, innovativo, investendosi anche di poteri taumaturgici che cambieranno il mondo.

    Non riesco tanto a crederci e lo trovo un po’ pericoloso.
    Cambiano i mezzi, ma è sempre bene chiarire esattamente quali sono gli obiettivi: secondo me anche da un punto di vista meramente “economico” paga di più.

    grazie mille Monica per le utili riflessioni qui
    panz

    piesse: io scrivo per una marca di cereali, per un blog che ha come obiettivo promuovere benessere per la colazione. Ovvio che l’obiettivo informativo è quello ma quello commerciale è pubblicizzare suddetti cereali, diffonderne il nome. Come si fa a scindere? Forse pretendere di farlo credere è più controproducente che ammetterlo chiaramente, o no?

  19. Mi fai sempre sorridere e rilfettere.

  20. ma quanto s’ha da lavorà per questo post?
    🙂

    ci sono due o tre riflessioni spurie che ributto nel calderone magico:
    ma tanta fatica, che in primis vivo .. talvolta, non è perchè abbiamo un retaggio duplice che vuole ma madre angelicata e non sporcata da tematiche connesse al businnes, come se si potesse intravvedere una sorta di monetizzazione della visione della gratuità materna.
    Non siamo tutte e tutti ancora imbevuti di quella visione della maternità che dona senza mai chiedere qualcosa indietro, una maternità che dimentica se stessa per donare ..
    E secondo me questo è una deriva che già chi ha messo in scacco tempo fa, quando le donne hanno inziato a lavorare, e di nuovo ci rigetta in un modello univoco di donne o madri .. tante che molte blogge madri parlano proprio per svincolarsi e cercare la propria voce di madri …
    Ecco che il “soldo” ci mette in sospetto …
    Ma un blogger che non tratta di maternità forse non sente l’imperativo categorico del no ads, ma si muove più liberamente.

    Ovvio che questi sono dubbi e non certezze, domande da sfogliare e non proclami ….

    Altra questione ben solllecitata da @Panzallaria
    Perche non possiamo pensare che il meticciare culture, saperi, settori non possa generare nuove modalità di vendere e comperare.
    I grandi mutamenti sono nati dal meticciamento …
    Non credo all’onestà sociale di Ronald il clown degli Hamburger (brrrrrrrrrrrr) ma in iniziative nuove tra alcune aziende più attente al 2.0 forse si ….
    E più in generale credo che i mutamenti culturali spesso passino sottotraccia, li vedono i pochi visionari e gli altri ne fruiscono nel tempo …
    Il che mi da la possibilità di sperare …. di veder stemperare di più l’anima da Crono del “mercato” …

    @Onda
    :-)))

  21. Avevo lasciato un commento bello, utile, articolato, motivato, ben argomentato e ci avevo persino passato lo spelling check e la rete me l’ha ingoiato. nulla da fare, non ci sono proprio portata.

    Nel frattempo avete detto e bene tutto voi. A me pure da un senso strano la markettizzazione di certi blog, ma i blog aziendali fatti bene li ammiro. Quello della Casa di Valentina mi è rimasto qui perché non è chiaro cosa sia, e il punto è che in buonafede chi lo commenta pensa davvero di parlare con l’ennesima casalinga ironica e spiritosa.

    Mi sembra l’opposto esatto di tutto: del marketing con le orecchie da parte delle aziende, del blog spontaneo, del blog sponsorizzato e pure del blog aziendale. Ovvero se io vado in certi blog lo vedo che il post l’ha scritto piattins o Panz, qui chi lo scrive? Esiste Valentina o è un signore panzone di 60 anni? È giusto che una che avvia una conversazione nei commenti convinta di parlare con una persona vera, come facciamo noi qui che alla fine se non ci conosciamo di persona poco ci manca?

    Insomma, il problema non è monetizzare si o no, quelle sono scelte, il punto è la chiarezza. E dove manca sto maluccio. Per esempio io ancora non mi sono riuscita a spiegare bene se Vere Mamme mi sta bene o no, per dirne una.

    E anche se questa conversazione è utilissima, penso che ci sarà ulteriore materiale di scambio e confronto tra noi.

  22. E il peggio, ho guardato meglio il logo in basso a destra, che il gruppo de La casa di Valentina è stato il mio primissimo cliente e per anni ci siamo voluti un gran bene, poi tutto passa. che faccio, gli scrivo al mio finanziario preferito e gli chiedo se ne sa qualcosa?

  23. Sono incappata -per sbaglio, colpa mia che dovevo fare lavorare e mi stava passando la voglia- in una pagina di fb che mi ha lasciato…non ti so dire come. Sono rimasta male. Altro che rapporto di fiducia tra blogger, e blog finti e blog veri.
    “Non vogliono leggere? Galline! Se ne vadano da un’altra parte!”.
    “Chi critica la pubblicità è perché ha una bella casa e il posto fisso (!)”
    Ora, a parte che trovo incoerente chiedere l’opinione dei lettori su un prodotto, una web tv, una cosa qualsiasi e poi sfanculare chi ha un’opinione negativa (ma allora fate a meno di chiederlo, ‘sto giudizio dei consumatori!), e a parte che io -che ho un posto fisso, sì, e me lo sono guadagnato con anni di studio e concorsi pubblici, e mi faccio un gran culo pure io, nella vita- non ho mai negato a nessuno il diritto di lavorare come crede, e della pubblicità non mi importa nulla, a parte tutto questo, quello che mi preme è ribadire che tutto questo non ha niente a che fare con una nuova cultura della maternità.
    Ci sono delle donne che lavorano scrivendo in rete e facendosi pagare, perché questo dà loro la possibilità di stare a casa con i figli? O semplicemente perché a loro piace così? Benissimo.
    E’ un lavoro come un altro.
    Il dialogo con loro è trasparente?
    Sinceramente, comincio a dubitarne.

    • mi sa che apri la voragine sulla riflessione sul lavoro e di come in alcuni casi viene “Interpretato” come una sorta di prostituzione… poi mi toccherà scriverne … sai!! 🙂
      ma mi piace quello che introduci.
      ma proprio perchè la materia è grezza ….. piena di contraddizioni di interssi più o meno buoni …
      ciao :-))

  24. Quello che io mi chiedo è questo: perchè una blogger (mamma o meno, ha poca importanza, secondo me) non può decidere di mettere una pubblicità nel suo blog senza venir subito criticata? Uno, a casa propria, può fare un po’ quello che vuole o no? Se poi qualche utente non apprezza, è libero di andare a visitare altri blog, mi sembra. Nessuno lo obbliga a stare lì, non ci credo che la pubblicità lo ipnotizzi a tal punto. Il consumatore non è un cretino, per fortuna! Facciamo un esempio: ho un blog, diventa sempre più faticoso da gestire (perchè sono bravo a scrivere e gli utenti aumentano. Con gli utenti aumentano i commenti a cui bisogna rispondere, ecc). Ad un certo punto ci passo così tanto tempo che diventa un po’ un lavoro. Che male c’è se riesco a guadagnarci un pochino? Perchè devo sentirmi dire “e adesso che c’è un banner i contenuti non sono più credibili”? Scusate, forse non ho usato i toni giusti questa sera, sono stata un po’ polemica. Ma vista la piega delle discussione su GC mi son proprio un po’ risentita. In rete esistono milioni di blog di mamme. Ma, se ne frequentate, sapete benissimo che non tutti sono di qualità. GC è un piccolo gioiello (almeno a mio modestissimo parare). Mi chiedo se chi critica le scelte di GC abbia un’idea del tempo che ci vuole a gestire un blog di quel genere (e, scusatemi, presumo di no). Io sono per il web libero, ma libero sul serio! Non ti piace un blog? Perché c’è della pubblicità? Ok, non c’è problema, vai da un’altra parte. Ma occhio che a essere così intransigenti si possono perdere anche delle occasioni (come leggere post interessanti come sono di solito quelli su GC).
    Comunque, LGO, sono felice che ti sei guadagnata il posto fisso con anni di studi e concorsi pubblici. Non metto in dubbio la tua professionalità e che ti fai un gran culo nella vita. Ma non capisco perché sia un problema se qualcuno cerca di trasformare il proprio hobbie, la propria passione in un lavoro. Ti faccio un esempio. 10 anni fa quando ho aperto il mio sito, non avevo pubblicità. Ero a casa in maternità e nel sito ho riversato tutto il tempo che mi restava libero e tutta la mia passione. Pian piano ho iniziato a metterci qualche banner, sono stata aspramente criticata (anche allora sì, non è cambiato nulla). Allora ho chiesto agli utenti se sarebbero stati più contenti di dover pagare per i contenuti del sito. Nessuno ha più aperto bocca. Passano gli anni e io continuo a buttare nel sito tutti i contenuti che mi appassionano e appassionano i miei utenti. E in più ci guadagno anche un po’ dalla pubblicità, che mi permette di dedicare al sito il mio tempo (che altrimenti andrebbe speso a “lavorare” su altro). In questo caso la pubblicità ha fatto sì che io potessi continuare a fornire i contenuti agli utenti e io non mi sento in colpa per averli influenzati a fare acquisti. Io ritengo che siano capaci di guardare al web in modo critico e intelligente e sappiano scegliere.
    Comunque capisco che il tema è interessante e che su questi argomenti ci saranno sempre discussioni e polemiche. E’ inevitabile… ma io non credo che il mondo sia bianco oppure nero. Ci sono tante, tantissime sfumature di grigio che spesso vengono ignorate!
    E ora… Buonanotte! 😀

  25. Io non so più quante volte l’ho ripetuto, e perché questa cosa viene fraintesa: penso che ciascuno abbia il diritto di provare a lavorare in rete, scrivendo quello che vuole e facendosi pagare per questo. Lo penso davvero. Penso che se ha successo, poco o tanto, è perché offre quello che molti lettori cercano. Buon per lui. (Ma vorrei che mi fosse riconosciuto lo stesso diritto di parola anche se invece io ho un posto fisso, dato che non l’ho rubato).

    Faccio anch’io un esempio. Mi piace leggere, e se trovo recensioni di libri sui blog mi fermo, e spero di trovare qualcosa di interessante. Se la recensione è su un sito che si fa pagare una percentuale sugli acquisti on line del libro…be’, la leggo più distrattamente. O non la leggo affatto. Insomma, inconsciamente, valuto quella recensione un po’ meno di quello che farei se fosse su un blog che non prende la percentuale. Mica c’è qualcosa di male a farsi dare la percentuale. Ma uno dovrebbe sapere che in una certo numero di lettori scatta questo meccanismo. Credo anch’io che in giro ci sia un sacco di gente che pensa con la sua testa 🙂

    Dato che ho tre figli, e un po’ mi sento mamma ;-), mi capita spesso di visitare siti in cui si parla di bambini. Se è il blog privato di un genitore mi sento più incline a commentare, se è un sito messo su per guadagnarci la mia propensione a condividere la mia vita privata è minore. Non c’entra nulla con il rispetto del lavoro di chi gestisce il sito: anche dal parrucchiere non vado per raccontare i cavoli miei. Tutto qui.
    Se su questo o quel sito si invitano i lettori a commentare su qualcosa che ha a che vedere col marketing, e mi va di farlo, lo faccio. Se i miei commenti sono negativi e girato l’angolo sento che mi chiamano gallina, ecco, un po’ mi risento, anche perché credo di essere sempre stata corretta ed educata.
    Certo, posso sempre cliccare altrove 😉

  26. (E ………porca miseria!) E’ la terza volta che mi salta il commento.
    In un momento in cui fatico anche a tirare le fila di questo discorso.

    Ma parto dal’inizio, da un post precedente che ipotizzava l’esistenza di una diversa forma di esplorare la maternità e i suoi temi, qui in rete e sui blog. Ma il post, attraverso i commenti è virato alla questione banner e sponsor, da qui la mia scelta di aprire un post spinoff sulla questione. Visti i numeri dei commenti e dei passaggi in lettura (169) posso solo desumere che il tema sia molto, ma molto caldo.

    Diciamo che si è notato, anche dal riscalcaldamento generale.

    Però vorrei rimettere a fuoco alcune faccende, che mi paiono costituire la scena di sfondo.
    La rete, è di sua natura piuttosto libera, fluida, quasi anarchica, irriguardosa e irrispettosa di regole abituali, dotata di una sorta di modello di autoregolamentazione intrinseco e che si scopre solo navigando.
    (mi pare che la questione wikieaks abbia ben illustrato questo concetto di libertà).
    Quindi è intrinseca la nostra libertà di leggere o non leggere, fare e disfare, incazzarci, scazzarci, offendere, insultare; in linea di massima le regole che possono fermarci sono solo quelle dettate da buonsenso e buona educazione.
    Per questo mi sembra interessante riflettere, laddove non c’è un sapere precostituito, ma un sapere che nasce dalla prassi, dall’esperienza diretta, gli spazi di riflessione sono importanti.
    Il dissenso è importante.
    Mentre trovo sciocca l’offesa gratuita alle persone, perché non riesce a dissentire sugli argomenti, ma si spinge nel fermare la discussione con l’incazzo (e come sappiamo bene dalla tv i nostri politici e conduttori tv sono maestri).

    Cavolo, ma spacchiamo pure il capello in quattro (tetrapiloctomia applicata) per argomentare il dissenso, i temi importanti che vogliamo evidenziare, ma restiamo sul tema, non facciamo nostro lo stile che vediamo in tv. Lo spazio del blog ce lo consente.

    Un altro elemento della scena che voglio rimettere in campo è la professionalità, una mamma blogger professionista sa (saprà/imparerà) a usare la pubblicità in modo serio, come ogni professionista serio. Saprà presidiare e preservare alcune dimensioni, scorporandole dalla pubblicità. Il problema è purtroppo o per fortuna trasversale. Ma anche i cialtroni sono trasversali. Così dovremo imparare a dribblarli.

    Così come una mamma/donna che tiene un suo blog personale, saprà o dovrà anche scegliere il registro stilistico e il grado di accoglienza e ascolto e confidenza con chi passa e legge, non tutte saranno capaci e qualcuna magari avrà un tornaconto non evidente, ma non necessariamente troppo etico. Che so, un omaccione peloso che si vuole fare raccontare i fatti altrui da donne in lacrime (!!) perché solo così si sente bene… (vabbè è un esempio becero, ma il senso spero sia chiaro). E anche qui le possibilità di falsità altrui andranno colte e lette.

    Ma mi pare chiaro che laddove si sta scoprendo una frontiera, fatta di maternità, blog, narrazione, mamme-blogger professionali, gratuità, pagamento, vero, falso, stipendio, emozioni, dialoghi, incontri, sponsor etc etc ci sia un pò di macello, di poca chiarezza, di fastidio.

    Mi restano le domande di fondo che non credo siano qui risolvibili, benché e rispondo qui @Jolanda, le mamme i consumatori non sono scemi, ma devono imparare a scegliere, qui fuori dalla rete nessuno sta insegnando a farlo. …

  27. Pingback: Vendere, vendersi, svendersi … mamm&marketing! lo spin off «

  28. Pingback: Tweets that mention Vendere, vendersi, svendersi … mammmeeeemmarketing! « -- Topsy.com

  29. http://www.cultofmac.com/monday-giveaway-free-iphone-game-codes-on-facebook-and-twitter/76448?utm_source=feedburner&utm_medium=feed&utm_campaign=Feed%3A+cultofmac%2FbFow+%28Cult+of+Mac%29

    così tanto per non perdersi la stupidata del primo tremendo giorno di rientro nel mondo scuola lavoro e big city …
    mi chiedevo perchè questo che pare un macchista convinto poi pubblicizza un tablet windows …
    insomma i paradossi bloggheschi continuano

  30. Pingback: il cacio sui maccheroni mammeemmarketing – la rivincita. «

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