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di peripatetiche e di esiti finali sui costumi e usi …

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In molti amic*, collegh*, conoscenti si chiedono, al di la di ogni analisi o soluzione politica che deriverà dalla questione “mignotta-gate”  (che pure dovrà venire sviscerata giorno per giorno, e nelle sedi preposte) … cosa ne rimane?

Alcuni paventano una deriva moralistica della questione corpo, sessualità, erotismo, desiderio, corpo delle donne, e assai probabilmente non a torto.

 

 

Ecco che di nuovo ci troviamo ad una perdita di senso del corpo, del corpo delle donne nello specifico, che torna ad essere oggetto e non soggetto, parte e non unità.

La dote della donna ritorna ad essere solo il corpo, la giovinezza, la bellezza, l’estetica merce che si può vendere. Un bene/un valore che ha perso ogni contatto con la Bellezza, una cosa reificata, de-aggettivata, svuotata di senso, di complessità.

E ci rimette in gioco tutte e tutti a chiederci dove siamo? Dove siamo arrivati?

Gli strani esseri della sinistra che si ergono a “peggiori moralizzatori” di quel sesso che era stata una bandiera di liberazione, sembrano esser diventati complici inconsapevoli di questo gioco alla perdita di senso

Gli inquieti centristi o destristi che ancora una volta perseguono la teoria che i costumi morigerati vanno imposti ad altri, mentre nel Proprio” chiuso orgette e bagordi van bene. Basta che non se ne dica. Un classico “borghese”, molto scisso corpo e pruderie di qui, e “famiglia” di la.

Eppure in questo senso  su una unica cosa non hanno completamente torto, la sessualità dovrebbe essere libera e privata (se non eccede i limiti convenzionali, da tutti accettati, e imposti dalla legge!)

 

… Ma non ci siamo battuti, anni fa, per questo?

Perchè la sessualità facesse parte della nostra vita, insieme alla passione, all’amore, al desiderio?

Perchè noi si fosse liberi?

Perchè si potesse legittimare la scelta sessuale individuale, concedendo legittimità all’inconcepibile e umanissimo mix tra amore e sesso, concedendole spazio tra generi, nella vecchiaia e nel tempo, fino ad essere fattibile e fruibile anche per i più fragili o i disabili. Concedendo che la passione per il dio “Eros” non venisse schiacciata dai moralismi più beceri. Non fosse bollata nella categoria .. immorale, brutta, sporca e cattiva …

Non si è discusso a lungo, soprattutto nei comodi alvei del dibattito femminista, del confine tra scelta e impossibilità, laddove le donne erano nel mondo della prostituzione? Donne vittime o colpevoli, capaci di scelta o oggetto?

Non ci siamo impegnati tutti affinchè  la libertà sessuale divenisse un diritto legittimo tanto alle donne quanto ai nostri compagni maschi?


Evidentemente oggi c’è troppo macello, troppa carne al fuoco, un uso troppo strumentale di quanto avviene, da entrambe le parti, così le lucciole vengon usate per lanterne e viceversa.

Le ragazze dell’Olgettina, le Ruby e le altre di cosa ci parlano? Vittime? Carnefici di un vecchio? Furbette? Fanciulle irritetite?

Mah??

A sentire certa sinistra sono vittime e, se/quando fa comodo, anche per la destra sono vittime. Dipende da come è possibile usarle. Ma ancora una volta si rischia la semplificazione.

E poi quella questione usarle. Ecco che il femminile è restato di nuovo ingaggiato nella sua unica e vecchia categoria, quella dell’uso.

Femminile = Inconsapevole.

Illegittimato a scegliere ed imparare.

Figlio sciocco di una cattiva televisione, davvero cattiva nella qualità offerta e nella capacità di divulgare soprattutto molta spazzatura.

E se sei “mal-educata/o” puoi essere solo vittima. Sfortunata e passiva vittima, di un sogno di ricchezza e futuro dorato, che si guadagna prostituendo testa e cuore, attraverso un corpo che non è tuo, visto che è un oggetto.

 

Così alle nostre figlie e ai nostri figli come racconteremo questa bruttissima storia, solo italiana?

Come (o cosa) avremo voglia di spiegare della femminilità (o della maschilità), e del dispiegarsi dell’amore e del sesso, nella sua incomprensibile complessità fatta di corpo, di emozioni, di culture, di abitudini, di pensieri, di progetti, di calcoli, di strategie, di interezze e parzialità,di ambivalenze e ambiguità.

Come faremo a dire “cos’ è” quando lo scenario che offriamo loro è così confuso e manipolato?

Ad occhio e croce come adulti, genitori, madri e magari anche padri dobbiamo riprenderci uno scenario che deve essere prima nostro, prima di ogni trash tv, prima di ogni programma politico roboante, primo di ogni convenzione acefala e a cui non abbiamo applicato la nostra capacità di scegliere.

 

Il post predente, su Franca Viola, ce la dice lunga in questo senso.

 

 

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