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RIVOLUZIONARE IL LAVORO: quote rosa e dintorni

10 commenti

Questo post a blog unificati nasce da un’idea e uno scambio di vedute su Twitter e in rete tra, Stefania Boleso, Manuela Cervetti, Maria Cimarelli, Benedetta Gargiulo, Paola LiberaceMonica Cristina MassolaLorenza Rebuzzini, e Mariangela Ziller.


Dopo uno stralcio di scambi in rete
“Non basta essere donne per esser candidate, anche questa è strumentalizzazione.”
“Mi piacerebbe molto però se chiedendosi “chi c’è di bravo?” venissero in mente donne”
“Il punto è: basta questo per introdurre gente a caso (come avverrà in CDA banche) purché donna?”
“Sono sicura ci siano donne in gamba pronte per assumere ruoli importanti. Come fargli avere la chance?”
“Sempre più mi è chiaro che non si tratta di part time o di conciliazione: che bisogna rivoluzionare il lavoro, nulla di meno”
“Rivoluzionare il lavoro!! E’ l’unica. Ma partendo dalle donne (dalle mamme!), non dall’imitazione degli uomini.”
(seguendo in Twitter l’hashtag #rivoluzionareillavoro e #quoterosa troverete alcune tracce di frasi che ci hanno fatto riflettere…)

abbiamo pensato di scrivere sugli argomenti delle reali opportunità per le donne nel mondo professionale:
su come rivoluzionare l’organizzazione attuale del lavoro, e sulla legge attualmente in discussione sulle quote
rosa nei CdA.

Le mie quote rosa!

Ne posso parlare come cooperante sociale ed in realtà anche come membro di un cda di una cooperativa sociale, caratterizzata da una altissima componente femminile. Negli anni la proporzione degli amministratori è stata – spesso – stata di 5:2 o 6:1, laddove si intenda che la maggioranza era detenuta da donne.

Non mi voglio dilungare, qui ed ora,  sulle atipicità di una cooperativa sociale con un mandato educativo, ma certo posso rilevare che negli anni questa anomalia si è rivelata decisamente rara. Anche dove i numeri delle presenze femminili, nel terzo settore e nei servizi alla persona, sono molto alti, i vertici delle imprese sono saldamente declinati al maschile.

Anche nella cooperazione sociale, che non è altro uno dei modi di fare/essere impresa, trovare un C.d.A. così massicciamente femminile, è una rarità; resa ancora più unica se si associala ricorsiva nomina di Presidenti e Vicepresidenti donna, e l’assunzione nei vari ruoli di governo (economico, amministrativo e gestionale, pedagogico) di donne.

Proprio perchè questa resta una significativa atipicità e non la norma sento importante la riflessione sulle quote rosa, sento importante che il dibattito non si esaurisca nell’elencazione dei pro e contro, più capziosi e ideologizzati.  Peraltro la conversazione su Twitter è nata, tra il gruppo delle firmatarie, nel senso della complessità che ci ha viste identificare sia le trasversalità che le specificità di orizzonte e interpretazione del tema.

Ovviamente questa è solo la (mia) parte introduttiva del tema, ne scriverò ancora, ne leggerò ancora molto. I vari link vi introdurrano ai blog e social network che ognuno cura, e alle varie interpretazioni che se ne possono dare.

Ma essendo la persona che sono  … mi dico che forse non è un caso che sia nata questa riflessione e questa trasversalità #senonoraquando??

 

 

MATERIALI DI RIFLESSIONE:

Per chi non è su Twitter alcune delle micro idee che hanno animato la mattinata del 17 febbraio

#rivoluzionareillavoro In famiglia, non affrontare mai il tema lavoro in modo singolo ma pianificare insieme, lui e lei

#rivoluzionareillavoro Individuare fra gli strumenti a disposizione quelli più utili alla propria situazione e lottare per ottenerli

#rivoluzionareillavoro condurre alle estreme conseguenze l’assurdità del sistema per rovesciarne le regole

#rivoluzionareillavoro ripartire da sé, dai propri talenti e desideri senza inseguire modelli ormai triti

#rivoluzionareillavoro Stigmatizzare, in azienda, ogni atteggiamento discriminante. Gentilmente, ma con fermezza.

#rivoluzionareillavoro fare i colloqui all’azienda quando l’azienda ci fa un colloquio. Vale anche per assessment interni.

#rivoluzionareillavoro operare silenziosamente, ma operare.

#rivoluzionareillavoro essere spietate con i parassiti. Di tempo, di idee, di prestigio. Allargare i gomiti quando serve

#rivoluzionareillavoro fare squadra, appoggiare le altre “stanze tutte per sè” tenendo presente che ogni donna ha la sua interpretazione

#rivoluzionareillavoro lavorare per vivere, non vivere per lavorare

#rivoluzionareillavoro cercare e guadagnarsi una stanza tutta per sé

#rivoluzionareillavoro esplorare l’intero campo delle abilità umane e non solo quelle confinate nei ristretti limiti aziendali

#rivoluzionareillavoro negoziare condizioni e obiettivi non solo livelli e stipendi. Perché negoziate, vero, questi ultimi? 😉

#rivoluzionareillavoro pensare e agire in termini di obiettivi, non di orari o posizioni


i link delle promotrici dell’iniziativa
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10 thoughts on “RIVOLUZIONARE IL LAVORO: quote rosa e dintorni

  1. Se il mondo si fermasse …
    ovvero il mondo del lavoro è in grado di assorbire senza crashare i cambiamenti che continua a proporre come necessari??

  2. L’esperienza della tua cooperativa però mi sembra molto interessante… Mi piacerebbe sapere quale sono state le dinamiche, come siete riuscite a lavorare, quali i risultati che avete raggiunto… Mi piace molto anche la parola “atipicità” che utilizzi per questa iniziativa… La trovo così vera e (finalmente!) usata in modo proprio!!

  3. Per ora lo accenno in breve ma io ho smepre la speranza di riuscire a farne oggetto di riflessioni e ragionamenti e confronti più estesi. ma dire che è stata un mix di casualità e di assunzione di responsabilità prese dal basso ma anche una voglia di chi amministrava di costruire un tessuto di responsabilità condivise, di formazione in itinere (in una coop sociale i soldi mancano sempre) e non assumi i megamaneger, ma lo diventi e impari a farlo. credo che il famigerato multitasking femminile abbia aiutato a lavorare su più ruoli e più livelli. i nostro colleghi maschi hanno sempre privilegiato un solo ruolo molto ben confinato. quelli che hanno resistito stanno imparando il presidio di ruolo, competeneze, impegni professionali che si muovono alle volte in più velocità e a volte in plateale conflitto di interessi.
    e’ stata ed è (io ora ne sono fuori eppure ne resto dentro per altre affinità professionali) una impresa complessa, molto diversa dal mondo del lavoro che sento raccontare da chi ha altre provenienze, molto meticciata e a volte confusa, piena di limiti, come è ovvio.
    eppure credo che una delle tenute e degli esiti più interessanti siano state le possibilità di fare carriere (in orizzontale e in verticale) sapendosi alternare, permettendo le maternità .. in molte seppure ai vertici abbiamo fatto (potuto fare) due figli, grazie al tessuto “sociale” interno che teneva, grazie alla capacità di cedere parti di potere e alla capacità di riprenderli, grazie alla tenuta pratica della capacità cooperativa interna…..
    mi rendo conto che questa analisi lascia da parte molti aspetti …. ma spero di avere dato una fotografia abbastanza chiara

    ciao

  4. Pingback: La politica e le criminal minds «

  5. ho letto per la prima volta questo blog.Non sono sorpreso nel constatare la fermezza con la quale le promotrici del blog evidenziano punti fondamentali per introdurre nel campo del lavoro una svolta rivoluzionaria nel senso che le donne stesse possono, meglio degli uomini, arroccati in standard di tipicità,introdurre, non nuove regole, ma modi di lavorare che siano espressione della capacità femminile di operare nei campi sociali.Ovviamente mi riferisco alle donne che usino la loro espressione genuina di lavoratrici,professioniste, non germinizzate dalla politica,fenomeno oggi molto diffuso.Avantitutta auguri

  6. Pingback: s-c-u-o-l-a «

  7. Pingback: Ma la faccenda “quote rosa” non era risolta? « PONTITIBETANI

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