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Zone Temporaneamente Autonome

Cyborg V – Filamenti

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Domenica.

Non si sa mai! Non appena credi di aver raggiunto una situazione, che io chiamo “approssimativamente in bilico”, ecco che ti accorgi che non e’ cosi’.

Per esempio .. io che ho tutte le credenziali: un buon lavoro medio, una buona relazione mediocre, eppure sto scollinando giù. Non sono più in bilico. Direi che sto precipitando.

Tutto, attorno a me, improvvisamente si e’ fatto diverso, o almeno credo; c’è questo cambiamento di velocità, le cose, persino le case non sono più’ quelle di una volta. Sarà la vista o l’età. Oggi mi sento così.

Questa mattina ero davanti alla prima tazza di caffè’, e ne ho spezzato il bordo; mentre ingoiavo il primo sorso, ho appoggiato le labbra alla tazzina e quella si è rotta.

Capita, direte voi. E poi e’ successo anche alla mia amica S. quando era ragazzina, con un bicchier di acqua. Insomma è qualcosa di ordinario.

Non è stato ordinario  quando ho rotto e sbriciolato lo spazzolino da denti mentre ci spremevo il dentifricio sopra, e poi e’ successo anche con la spazzola per capelli, che ne ho pochi, fini, ma vanno sistemati. All’ora di cena la casa era una tana piratesca, fatta di oggetti sbriciolati, rotti.

Fortuna che e’ domenica, e non lavoro. Ma domattina al supermercato sotto casa ricomprerò’ tutto.

Lunedi’
Stamattina ho telefonato al lavoro, con la scusa che stavo male, “non vengo” ho detto. Questa notte non ho davvero dormito, si e’ rotto il letto, frantumato non appena mi sono seduto; lo stesso è accaduto anche con il divano. Il pavimento e’ sfacciatamente duro.

Ma l’inquietudine vera ha cominciato ad assalirmi quando è iniziata la liquefazione. Non quella di questa solita estate, torrida, fatta di sudore, calore e sudore, ancora sudore. Nel bicchiere d’acqua con ghiaccio che mi sono versato, il vetro ha cominciato a liquefarsi. Alle 15:00 anche gli specchi si sono sciolti, colati a terra in pozze umide di vetro luccicante e fresco.  Persino la bistecca, destinata al pranzo, si e’ risolta una acquerugiola rossastra e trasparente. E io non capisco.

Ho bevuto l’insalata, e gli spaghetti da riscaldare che avevo lasciato in frigorifero. Mi sembra che sia l’unico l’unico modo per nutrirmi. Bere.

Martedi’
Mi sono svegliato dolorante, e infreddolito (nonostante l’afa di luglio), dopo un altra notte disteso per terra, semi addormentato su frammenti di coperte e di materassi, oramai inumiditi da cibo, vetro, e piante. E’ tutto inzuppato, me compreso.

Stamattina ho rinunciato alla doccia  .. almeno quella  … la volevo calda .. ma il muro del bagno ha cominciato a diventare trasparente: ho visto b. (il vicino di casa) seduto sul cesso.

Ho provato vergogna e pudore,  ma anche lui e’ sparito nella trasparenza, e adesso vedo la strada, e  le macchine passare. Non oso muovermi, ma non credo che mi vedano.

Loro. Presi dalle loro solite vite banali e normali. Li devo invidiare.

Non posso telefonare a m., che e’ in vacanza con sua sorella e i bambini, la preoccuperei, e sembrerei pazzo, e spiegare?  cosa? la follia di quanto accade? Ma soprattutto soprattutto il cellulare e’ scomparso nella trasparenza totale della casa, e degli oggetti, fra ciò che è umido, sciolto, o sbriciolato, o solo a pezzi.

Sto fermo e non mi muovo per non urtare qualche spigolo forse (forse?) rimasto integro o inciampare nei frammenti di taglienti, appena coperti da due dita di liquido che, sento vischioso, attorno alle mie caviglie.

Vedo solo una cosa: il mio corpo. Nudo.

Mercoledi’

Seguo con gli occhi i filamenti dei pensieri, che escono dalla mia mente, sono strisce sottili di luce che vagolano attorno a me, poi si allontanano fino alla strada. E se ne vanno con le macchine veloci, o con i passanti. Barlunginano attaccati ad una camicia o un beretto.
Non vedo piu’ il mio corpo. Solo i fili di luce colorata. Che vanno.
Mi pare resti poco dell’uomo che ero.

H. guarda la teca di vetro, dove fluiscono pigri e lenti filamenti, sono luminosissimi.
Molto belli, pensa.
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