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Esseri perfetti

5 commenti

Ci sono le donne e le super donne, ci sono anche uomini che si fan donne, ci sono le rifatte, le giovani, le separate, le vedove, le ruba uomini, e le puttane (sic!).

In mondo di alterita’ fastidiose e pericolose.

La disputa sulla intervista fatta a Marrazzo ha sollevato un vero e proprio vespaio, donne furibonde, infastidite e offese, un dialogo faticoso.

Mi esimo dall’entrar ancora nel merito, vista l’esasperazione che avvampa sul tema. Tanto ognuno legittimamente si puo’ tener le proprie opinioni, senza farsene nulla del dibattito e del dialogo cosi’ faticosamente perseguito, e alttettanto legittimamente sul mio blog posso giocare con i pensieri e l’immaginario che intravvedo.

Come ho letto da qualche parte c’e’ un femminile forzamente chiamato alla perfezione, che si dibatte tra un mandato altrui e la fatica di realizzare una “mission impossible”. C’e’ anche un femminile che si sente offeso se la realta’ non omaggia con sufficente attenzione questo femminile. Ma la realta’ appunto e’ reale e non fa nessun conto delle aspettative e forzature altrui. Percio’ offendersi diventa periglioso come sporgersi troppo da un grattacielo newyorkese, da vertigine, sbilancia, e rischia si fare cadere giu’.

Non so. Ci sono cose che offendono diversamente la sensibilita’ altrui, e la sensibilita’ e’ dannatamente individuale e inafferrabile.

Cosi’ mi pongo la domanda di cosa sia davvero collettivo, pubblico, e lesivo fino in fondo dell’essere donne.

mah?! Lo sono le parole di Marrazzo che alla fine, come paventa qualcuno, indurranno qualche uomo in piu’ a sentirsi maggiormente legittimato ad andare con un trans  (visto che e’ piu’ accogliente della moglie)? Le parole di un uomo pubblico creeranno il rischio di mostrare nel trans una donna meno giudicante e sempre disponibile?

O i “marrazzo” di turno continueranno ad andare, in assenza di trans accoglienti, con la divorziata, con la ventenne, con la puttana, cob la collega o ancor meglio con la amica della moglie..

Nessuno stupore.

Fortuna vuole che anche le donne sappiano andare in pareggio, tradendo con alttettanta leggerezza, e l’abilita’ di non farsi sgamare.

C’è poi la prostituzione, che a pelle mi infastidisce, ma a cui va va attribuito un pensiero altro: cosa mi deve offendere, davvero e profondamente?

Prima di formulare una risposta, comunque non facile, penso alle donne che riducono sul lastrico i mariti dopo il divorzio (pure essendo in grado di mantenersi) monetizzando la relazione finita, cercando una compensazione economica di una esperienza affettiva. O le donne che si sposano per un tornaconto economico. Non sono facce della stessa medaglia: c’e’ chi monetizza e compera sesso e chi lo fa con l’ affetto?

Se mi osservo, capisco che mi procura un effettivo fastidio  vedere un uomo che ferma l’auto a lato strada e paga per un po’ di sesso, e lo può fare ogni volte che ci pensa. Mi irrita questa incapacita’ di trattenersi. Ma non e’ quello che mi deve offendere (e devo esser offesa? Un azione individuale offende un intero genere? Qual’e’ il vulnus?). Mi deve offendere ma quello che ci sta dietro, lo sfruttamento della prostituzione, la malavita organizzata, le donne o peggio le ragazze costrette o schiave, violentate o ricattate, la tratta delle straniere (ingannate e sfruttate con la prospettiva di una vita decente) che sono offese due volte. La seconda da un paese arretrato, arrogante, ignorante. Il nostro.

Per i trans e le prostitute per scelta (cfr Carla Corso) capisco che occorre il rispetto e la stima per la scelta che hanno fatto, nonostante sia controcorrente.

E comunque più in generale gli uomini come le donne hanno fragilita’ e squallori che portano avanti. Non si tratta di guistificarsi/giustificarli, ma di capire alcune fragilita’ e avviare un dialogo sui temi dell’educaziome di genere, sulla sessualita’ sull’educazione sentimentale, senza incorrere nell’errore di pensare che educare i figli sia un compito squisitamente familiare. Se restiamo li’ non se ne esce, ma se pensiamo ad un tema sociale e culturale che svolge un ruolo preventivo e utile allora si che parlare dell’affaire Marrazzo serve, perchè ci permette di re-intrudurre dubbi e problemi nuovi, e/o vecchi; per uomini e per donne. Da lì avremo qualche chanche di smettere di inorridire, offenderci, arrabbiarci, indignarci. Ad occhio e croce cultura ed educazione possono fare molto piu’ di un post incazzoso.

L’uso indiscriminato del tema del genere offeso, eternamente sconfitto, eternamente vittima, vittimizzato e vittimisticamente rivendicato rischia di essere un boomerang che spreca indignazioni che andrebbero usate per pretendere ben altro. Se ogni affermazione che non elogia o dichiara cio’ che piace sulle donne diventa scandalo vuole dire che perdiamo di vista le battaglie serie e utili. Questo rischia di impedire di rivendicare, quelle che io chiamo “buone prassi”, ossia le iniziative, azioni, progetti nei mondi attraversati e che indicano la strada da perseguire o i modelli da imitare. E che sono davvero indicative del ruolo attivo e proattivo messo in atto dalle donne, per se e per il lavoro, per la societa’.

Certo bisogna guardare ad una autostima, in parte già conquistata, e che permetta di andare oltre alcune “offese”, con ironia e leggerezza: perche’ c’e’ ben altro da fare e perche’ le vere offese sono altre o altrove.

Perche’ chi sente di essere un valore forte – forse  – non puo’ teme ogni flebile vento che sia o sembri offensivo.

O come mi hanno detto di tutto questo di tutto parlare di femminile, se ne evince solo una grande voglia di rivendicazione controdipendente, fatta di frustrazione e rabbia. Se cosi fosse  – e’ ovvio – questo che non porta da nessuna parte,  se non c’è l’accompagnamento rinforzata da un pensiero lucido e di una capacita’ di progettare.

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5 thoughts on “Esseri perfetti

  1. due riflessioni sulle tue riflessioni che, come quasi sempre, condivido.

    1.certo l’educazione di genere non deve essere relegata alla famiglia, così come l’educazione in genere (se mi permetti lo stupido gioco di parole), altrimenti non si andrà mai molto avanti.
    però è pur vero che gli uomini e i ragazzi e i bambini maschi che incrociamo nelle nostre vite sono pur sempre il prodotto anche dell’educazione delle donne che li circondano.
    allora mi domando, perchè tutta questa disponibilità a scendere i piazza, ad offendersi, ad indignarsi pubblicamente è talvolta accompagnata da una certa condiscendenza, quando si tratta di maschi propri e in special modo figli, verso il la cultura scioccamente macista e di retaggio patriarcale che contraddistingue il nostro paese?
    avevo scritto una riflessione mesi fa (http://forsemisbaglio.blogspot.com/2011/02/se-non-ora-quando.html) ma quando sottopongo questo ragionamento alle amiche mamme di figli maschi, difficilmente viene accettato.

    2. saremo in grado di essere persone alla pari quando ci sentiremo persone alla pari. quando la nostra autoconsapevolezza di genere non passerà necessariamente dalla frustrazione e dalla recriminazione. solo allora saremo uguali.
    e forse faremo molta più paura.
    ma credo che non vedrò il giorno in cui raggiungeremo questo obiettivo.

    scusa per lo spazio che ti ho rubato.
    sono stata prolissa e non avrei voluto.

    grazie
    roberta

    • Grazie del commento, invece, che mi rinfranca molto. Fa piacere sapere che questi pensieri appartengono anche a più teste! 🙂

    • Ho letto l’intervista a Marrazzo in vacanza, con un pò di fatica, come spesso accade quando si è in ferie. L’intervista, purchè fatta da una giornalista che amo, mi pare non abbia aggiunto nulla di nuovo sotto il sole. O, forse, non serviva per dare spiegazioni (che riguardano poi sempre la sfera individuale e personale), ma per promuovere domande sul rapporto tra uomo e donna. Quindi, essendo in vacanza ho tirato fuori l’argomento a cena con 5 ragazze un ragazzo. La spiegazione infatti di Marrazzo rispetto al “perchè” andasse a Trans è interessante: andare lì significava per lui prendersi una pausa dalle fatiche del quotidiano, dagli impegni, dalla moglie. Era un rifugio. Mi sono (e ho dunque domandato): Come mai l’uomo non trova nella donna che ha accanto (o nelle amiche o nei familiari) una figura che sia di rassicurazione, ma la veda come un altro impegno o peso? Quanto c’entra la naturale disposizione di noi Donne di porci con il nostro compagno come se esso fosse un “figlio” o “qualcuno di cui prenderci cura nei bisogni base”, tralasciando il suo ruolo di compagno adulto? E, nello stesso tempo, come mai l’uomo ci vede come un “peso”? Come mai il divertimento e il rilassamento dello stare insieme come coppia anche per alleviare le fatiche della vita si trasforma poi in un altro impegno gravoso nella giornata? Non ci sono state vere e proprie risposte, ma un interesse da parte di tutti di provare a confrontarci e di sviscerare questa tematica e, forse, occorrono più spazi e più luoghi in cui poter liberamente parlare di un educazione sentimentale e sessuale, libera di tabù e pregiudizi ancorati a vecchi ruoli del passato. Molto bella la riflessione. grazie Monica.

  2. Bella sintesi…una sintesi-rilancio, al solito 🙂
    Andare oltre al magma delle pance aiuta…non perchè le pance non ci dicano qualcosa, anzi…ma poi pancia e testa dovrebbero dialogare, no? Vabbè…risparmio il collegamento con Efesto-Vulcano chè gli spunti son già davvero troppi!!!!

    Non a caso il titolo del tuo post ha a che fare con la perfezione, anche a me la frase che mi ha colpita e poi fatto molto riflettere era quel “femmine all’ennesima potenza” che mi ha dato l’idea di un femminile in qualche modo molto idealizzato (con tutte le contraddizioni del caso, certo).

    “Esssere perfetti” mi pare stia nella grammatica della polarità estrema e rigida: se da un “polo” ci sta la perfezione, dall’altro non puo’ non sarci “la schifezza”, ergo: se non sono perfetta-o (o non penso la cosa perfetta), sono sbagliata-o.

    Stare in mezzo a questo pendolo alla lunga credo sia opprimente (anche se dà qualche vantaggio, soprattutto nel breve periodo e quando si riesce a convincersi di “stare” nel polo-perfezione). Ma il problema vero è che non si impara stando in queste categorie…io, forse, leggendo l’intervista, debbo dirti che oltre al fastidio iniziale ho sentito in me un po’ di delusione…della serie, “ma come, è passato anche un po’ di tempo…e ancora le stesse cose”…come dire…riconoscere di aver sbagliato è importante, sì…ma cosa ha imparato da questa cosa non l’ho trovato in quelle righe…e, forse, in questi casi, non si cambia storia: perchè se non imparo dall’esperienza, tendo sì a ripetere le stesse cose (e non parlo solo e tanto del caso specifico ma, appunto, dei rapporti tra le persone).

    Insomma, un grande tema se si riesce a mettere l’episodio anche in un orizzonte più ampio senza archiviarlo troppo velocemente attraverso il solo giudizio.

    Tra l’altro….ho letto il bel libro della Murgia “Ave Mary”, che consiglio, e del quale mi è piaciuto molta la prospettiva di vedere all’angelizzazione di Maria come ad un’azione che ha impoverito la donna…mentre mi ha lasciato un po’ perplessa l’insistere sulla posizione di “vittima” e di subalternità che è assolutamente vero che c’è…ma, come mi pare di leggere nel tuo post, ha anche un’altra faccia, che puo’ essere quella della “compensazione” e dell’aggressività passiva…e, invece, anche quella della “forza” e della resilienza delle donne che costruiscono e rappresentano un valore per la società (certo con tutte le fatiche anche descritte nel libro).

    E qui….sulla vulnerabilità e l’invulnerabilità all’interno di una polarità rigida (come ho colto in un passaggio dell’intervista quando Marrazzo diceva del suo “dover apparire” uomo pubblico invulnerabile), ci sarebbe molto da dire perchè forse la vera forza riconosce anche le proprie ombre e debolezza (cosa molto difficile, sia per gli uomini che per le donne)

  3. …mi scuso anch’io per la poca sintesi

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