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25 novembre 2011 Violenza attraverso maschili e femminili

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Preludendo alla Giornata per l’eliminazione della violenza contro le donne, questo post è una divergenza, una dissonanza rispetto alle voci che si leveranno uniformi sul tema. Ma qui e la si vedono spiragli di una riflessione più allargata e complessa che mi fanno ben sperare.

Chissà perché della violenza vedo e vorrei vedere sempre più una discussione coraggiosa sulla sua trasversalità, sulla sua complessità fenomenologica, sulla sua presenza che si incista in modo sistemico, nella vita quotidiana, nel lavoro, della politica, nelle molteplici prevaricazioni, nella negazione dei diritti, o nella rappresentazione sempiterna di diritti migliori e diritti peggiori. Per me resta “a priori” una riflessione, che nel mondo, noi siamo sempre nella parte più fortunata, più ricca e assai più vessatoria verso chi ha meno. Noi, uomini e donne, donne e uomini abbiamo più diritti, ricchezze, preseunzioni. Non sempre c’è da esserne fieri.

Così come nel post sui leghismi, ironizzavo sul maschio padano che si fa abusare la sua “donna/terra” dall’imprenditore locale, che la consumerà, svuotandola ambientalmente, restituendola povera e “contaminata”, ma si accorge solo della presenza del singolo migrante .. tant’è si guarda sempre il dito, e non la luna, che quel dito indica. Così si guarda la violenza nella sua forma più riconoscibile e collettivizzabile, quella di genere, non vedendo l’enorme bacino di infinite violenze che sono perpetuate verso chi non reagisce, perché la violenza non la sa riconoscere, nominare o indicare. Anche ora mi ritrovo con lo stesso sguardo, un pò crudo, ironico e triste, davanti ad una violenza che non viene vista nella sua estensione.

Da donna, proprio perché come donna la violenza fisica, l’abuso sessuale, l’eccesso di forza li riconosco bene, li temo, e li rifuggo, ne sento la pervasività, l’interconnessione in alcune pieghe poco frequentate di noi stesse e stessi, oppure le leggo frequentate solo dagli addetti ai lavori, a seconda del proprio ruolo e pertinenze: le donne, gli psicologi, gli insegnati, i sociologi, i neurofisiologi, gli educatori, i religiosi, i politici etc. Ma se ne parlano, lo fanno, spesso trattando l’oggetto, come se ci si occupessero di qualcosa che è completamente estraneo a se.

Le donne, noi donne non diversamente da altri collochiamo la violenza, fuori e lontano, molto lontano, in ciò che ci è o sembra diverso, il maschile, il potere, la forza fisica, senza pensare alle forme che eroghiamo noi come donne, madri, mogli, sorelle, compagne. Senza pensare che dobbiamo sradicarla o almeno governarla già in noi stesse, per non insegnarla, non passarla in-elaborata a figli e figlie. E non solo, legittimiamoci ad essere meno autoreferenziali, a non esercitare solo una manifestazione di genere, indignamoci per la violenza che si annida anche nelle situazioni meno ovvie, forse solo così estirperemo anche la violenza maschile, che viene espressa dalle nostre culture.

Della violenza si può dire molto di più, fare ancora di più, a patto di trattarla, senza tabù nella sua estensività fisica, culturale, politica, sociale, di genere, educativa ….

Qui alcuni contributi, interessanti nello sguardo complessificante, o nella loro diveregenza dal comune sentire:
Demoni e libertà di Monica Pepe postato su Zeroviolenzadonne

25 novembre: la violenza sulle donne è sempre un tabù di Monica Pepe postato su Zeroviolenzadonne

Giovanna Cosenza «Stai zitta, cretina». E come sempre, le campagne contro la violenza esprimono violenza

Un convegno sulla violenza in Bicocca “Spacco Tutto”, n.b. guardare i relatori

E questo piccolo fatto di cronaca non scontata, che mette la violenza, la vittima, chi aiuta e chi finge di non vedere su un piano atipico. La violenza appunto è pervasiva, non sempre scontata e cieca, per chi finge di non vedere.

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