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Tema: la scuola

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Ho fatto la scuola come alunna,

come madre di due figlie (nei gradi di scuola che vanno dal nido alla scuola media),

come rappresentante dei genitori,

come educatrice responsabile di minori con difficoltà familiari,

come coordinatrice di servizi ai minori in comunità alloggio,

come coordinatrice di servizi per minori con difficoltà familiari,

come psicomotricista,

come educatrice (a scuola) di minori con disabilità di varia natura,

come professionista esterno che fornisce prestazioni “tecniche” ..

Ma da qualsiasi parte io l’abbia osservata l’incontro non è mai stato facile (o forse si solo da allieva, ed era allora  e temporibus illis), troppe volte ho incontrato un monolite organizzativo, troppo lento e troppo antico, troppo burocratizzato e troppo arroccato nella difesa dei suoi spazi, temi, diritti.

Frognerparken di Oslo - monolito  Foto orig su MinubeFrognerparken di Oslo – monolito Foto orig su Minube

E’ stato ed è difficile entrare nella scuola, nei suoi rituali, nelle burocrazie,  nelle rigidità e nei paradossi, nonostante i diversi ruoli messi in gioco per quell’incontro (ed io ho certamente fatto plurimi incontri da diverse prospettive). Ma quell’incontro, non nei singoli docenti, non nelle isole educative felici (e ne conosco molte), non nei progetti fantastici capaci di fare entrare a scuola il web, il teatro, la scherma, gli scacchi, il kung fu etc), non avviene, o avviene solo sulla carta. La scuola mastica e sputa via, ciò che resta attaccato è per pochi fortunati.

Una scuola che è troppo lontana dai suoi maestri, o professori, dagli alunni e dai genitori, dai professionisti esterni, dai disabili, o dai ragazzini problematici … un Leviatano tritatutto e tutti.

La scuola deve cambiare?

Si. E’ ora che si disingaggi dal ruolo di Fornitore Unico di Sapere e impari che il mondo è cambiato; è ora che l’organizzazione impari a dare respiro, voce e responsabilità ai suoi docenti, ai loro bisogni formativi mutati in sincrono con i tempi e i nuovi bambini, che impari a dialogare con il mondo, che straordinariamente continua  a ruotarle attorno, davanti, dietro, sopra, sotto, attraverso. Smettendo di fingere di non avere un mandato educativo, culturale e sociale, smettendo di fingere che la perturbazione generata da un bimbo migrante, disabile, o problematico non sia una occasione per imparare (faticosissamente) qualcosa e per insegnare qualcos’altro.

Ma, se la scuola, al di la di belle teorie e sagaci proclami, continua a rappresentarsi come una istituzione totale* destinata ad appiattire i saperi, i docenti, gli alunni e le perturbazioni, se continua a chiudersi nei privilegi, che residualmente trattiene ed evoca a se, difficilimente si può offrire come reale spazio di crescita per i cittadini, lavoratori, donne e uomini di oggi e domani.

Se i docenti non rivoluzioneranno lo status quo, in favore di se stessi e del proprio sapere reale, se spacceranno il Pof e il programma a sfavore di ciò che davvero potrebbero insegnare .. l’esito sarà sempre quello che ho visto in anni di lavoro, ragazzini tormentati dalla impossibilità di ritrovarsi attraverso lo studio, attraverso un luogo di incontro (spesso potenzialmente più “salubre” della propria famiglia magari disastrata) con gli altri.

La scuola resterà il luogo del pregiudizio, del fallimento personale, delle relazioni mancate, delle fatiche, e di una serie di incontri mancati, di una serie di saperi sprecati e /o gettati nel guano.

e alla fine a qualcuno girano pure  lo scrive su un blog. per quello che conta.

(p.s. non è una giaculatoria contro la scuola pubblica o a favore di quella privata, ma  è mirata a struttura e organizzazione)

Fonte | wikipedia

*L’istituzione totale è il luogo in cui gruppi di persone risiedono e convivono per un significativo periodo di tempo. I tratti distintivi di detta istituzione sono:

  • l’allontanamento e l’esclusione dal resto della società dei soggetti istituzionalizzati,
  • l’organizzazione formale e centralmente amministrata del luogo e delle sue dinamiche interne,
  • il controllo operato dall’alto sui soggetti-membri.

Le modalità di accesso ad una istituzione totale sono fondamentalmente due:

  1. la piena identificazione di un soggetto con le intenzioni e le finalità espresse dalla situazione comune, come nel caso dei luoghi di convivenza continua tipo i conventi e le caserme, in cui lo status di persona istituzionalizzata è dovuto a una scelta;
  2. la costrizione derivante dall’essere considerato un soggetto pericoloso per la società, come nel caso delle carceri e dei manicomi, in cui lo status di persona istituzionalizzata è di fatto imposto.
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