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Ma come ti mostri? (Nudità mediatiche)

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Pensierino del mattino. Lavare i pavimenti è evidentemente una pratica zen, se ti apre la mente a pensieri nuovi, o rinnova pensieri impolverati.

Mentre in tv passa la pubblicità di una altro (un altro????) programma di mamme sulle mamme, con le mamme, per le mamme, nelle mamme, attorno e sotto le mamme.

Gasp! Un altro???

E già! Ma non è la stessa cosa che mi hanno detto le (ex) colleghe storiche, quelle che mi sono rimaste nel cuore, e con cui abbiamo fatto cose, per me, grandiose nell’inventare innovare il nostro lavoro, quando le ho invitate alla nostra serata da consulenti pedagogiche sulla maternità?

Così liquido il problema, scegliendo di non pensarci subito, perché questa faccenda mi toccherà dipanarla lavorativamente in ben altri contesti.

Subito, insidiosa viene fuori una questione limitrofa. Perché mi irrita questa espansione ipergalattica della mammitudine? Ah già .. è l’esposizione mediatica. Non ci ho mai fatto il callo.

Per quanto un paio di passaggi mediatici li devo aver pure fatti, uno per il comitato contro la discarica di amianto, uno per il gruppo di donne e uno per lavoro; sempre su media poco noti, così mi son tolta anche l’imbarazzo di sentirmi dire “ha ti ho visto, ti ho sentito”. Sopratutto, poi, mi sono rifiutata di riescoltarmi.

Ma ancora quando sento una blogger che stimo andare in tv/radio ho sempre la stessa sensazione sgomenta, “Noooo non farlo. No, non tu.” Come se la visibilità fosse una sorta di tentazione diabolica. Perché mi inquieta? E che parti mi fa risuonare?

Ma i media non sono diabolici e  il lavoro chiama la visibilità. Ogni media val bene un altro (fatte le debite differenze). Il Social mi sembra solo più accettabile, più umano, meno capace di spogliare della dignità una persona. Forse è solo così nuovo che non lo conosco bene, non conosco bene le sue derive, e i cerchi concentrici che genera. Non siamo nativi digitali noi, siamo apprendisti stregoni….

Mi pare che a radio “ci” tocchi l’anima e la tv “ci” spogli …. e forse anche i blog e gli altri social hanno la capacità di svelare più del necessario.

A meno che non si sappia fare maturare la propria capacità di mostrare solo la parte che è necessario mostrare. A meno che non si impari a gestire le parti di se, sapendole collocarle opportunamente nei vari luoghi digitali e mediatici, A meno che non si impari, e davvero il web è un imparare ex novo questa abilità, a custodire nei vari social i nostri horcrux* ….

Intanto ogni giorno, ogni post, ogni frammento di identità che affidiamo/affido alla rete (mi/ci) chiede di pensare: cosa mostro di me? Cosa svelo? Ha senso che io questo lo faccia? Clicco? Condivido? Linko? Pubblico un post o lo lascio in bozze?

NOTA

*Un Horcrux è un oggetto o un essere vivente contenente un pezzo di anima di un mago separato dal corpo originario; se la persona che ha creato l’Horcrux subisce un danno mortale, non muore: infatti il frammento d’anima imprigionato nell’Horcrux le impedisce di abbandonare il mondo. (fonte Wikipedia)

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5 thoughts on “Ma come ti mostri? (Nudità mediatiche)

  1. troppo tardi per chiederselo, temo. Ecco perchè poi una si butta senza pensarci, tanto peggio di cos^.

    • Già noi siamo la generazione dei nativi televisivi, che non hanno capito cosa fosse tv, e a mollo nel mare web. E tutti a dire che i nostri figli sono nativi digitali … nati – quasi per scienza infusa – con il web nel dna. Ma quanto ci vuole per essere davvero nativi televisivi, nativi mediatici, nativi digitali? Intanto nuotiamo nuotiamo nuotiamo

  2. Forse quando vedi la tua blogger simpatica in tv te ne senti un po’ espropriare? A me accade così. Ma è il mezzo che limita, così come il tempo a disposizione. Non ci si può mostrare e far conoscere nella propria interezza. Dopo un po’ di tempo sono giunta alla conclusione che la tv – se una ci riesca – sia da usare e non per farsi usare.

  3. Infatti e temo che bisognerà imparare a trattenersi nelle proprie inquietudini, e al limite capire cosa da esse insegneremo ai nostri figli … Mentre ancora noi ne impariamo l’uso …

  4. …bella questione, questa….per la mia esperienza valida molto anche nel “reale”. Condivido il valore del “trattenersi” sia per un “sano” pudore (lo so, lo so, non è di moda, ma io sono un po’ antica)…ma anche per usare la testa insieme alle dita digitanti e cercare di valutare e discernere…
    anche se una parte di me spera anche di acquistare una “nuova” naturalezza, non diventando “troppo” strategica….altrimenti, forse, si rischia di bloccare gli entusiasmi, le energie che è bello che rimangano fluide e generatrici. La sintesi tra queste due istanze…non so dove mi porterà….ma mi piace pensare di non essere l’unica in ricerca.

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