PONTITIBETANI

Zone Temporaneamente Autonome

Occupazione

2 commenti

Non c’è pericolo, non parlo di Gaza, per quello uso Facebook.
Non parlo nemmeno dei bambini morti, a Gaza, o in Siria.

Sto sul banale.
Sulla quotidiana “occupazione” dei corpi e dei tempi altrui.

C’è sempre qualcuno che si premura di occupare lo spazio altrui, chessò per passare prima nella fila al supermercato, in posta.
Ti distrai e sai che quel varco verrà occupato. Sai che non dovresti distrarti.

Oppure c’è quello che non si tiene nell’attesa di dare una notizia, che qualcun’altro sta per dare, e l’anticipa. Battendo sul tempo l’altro, sottraendo le emozioni che spetterebbero all’altro.

Uno spazio bianco non può che essere riempito, un varco occupato, una attesa subito saziata.

Qualcuno “deve” farlo prima, sembra non poterlo evitare, deve arrivare prima, o dire qualcosa. L’attesa, come uno spazio vuoto o … lo spazio altrui vanno subito colmati, saturati, riempiti, silenziati.
Sottraendo all’altro il suo tempo.

In fondo viviamo in un mondo in cui è facile essere predatori.
Predatori buoni ed educati, ben vestiti e magari eticamente corretti. Ma sempre tesi a prender via, qualcosa di altrui, siano spazi e tempi, o corpi, emozioni, pensieri.
“Questo è mio, è giusto, è chiaro.”
Io “so”.

Eppure viviamo in un mondo in cui le cose “si fanno” se ci si da il tempo; se
si attende e si ascolta, si osserva l’altro, non si pretende l’immediato e si lasciano quelle pagine bianche, che (forse) un altro potrà compilare.
Oppure no.
Lo spazio e il tempo danno il ritmo del respiro e della vita.

L’attesa non è un attitudine di guerra.
Non lo è nemmeno l’ascolto.
La pazienza non è una attitudine di guerra.
L’amore non è un predatore i corpi, ma li rende vivi, e non consente un tempo di guerra.

Lo spazio e il tempo lasciati liberi permettono di incontrarsi e rispettarsi.

Mentre ci sono amori che predano, persone che predano, tiranni che predano, vicini di fila che predano, popoli che predano …

20140721-221525-80125497.jpg

Annunci

2 thoughts on “Occupazione

  1. Non so se ti riferisci a qualcosa in particolare, ma le tue riflessioni mi hanno fatto pensare alla maieutica socratica e alla mia esperienza attuale; sto imparando, davvero sto imparando a non lasciarmi prendere dall’ansia del risultato e a non prevaricare i tempi e gli spazi degli altri, di quegli altri che vorrei aiutare ma che hanno il diritto di gestire il loro tempo e il loro spazio a loro modo. E addirittura sto imparando a mostrare loro gli spazi che essi non vedono ma che sono lì, in attesa di essere da loro occupati e inventati. E ci arrivo tardi, molto tardi, forse anche perchè nessuno me lo ha insegnato 😦

    • Si, Laura, penso a situazioni concrete, ma volevo generalizzare. Questa “occupazione”, quando la vivi, la capisci, e la impari (senza maestri, come dici tu, ma dall’esperienza) la scopri necessaria. A maggior ragione quando per lavoro devi prenderti cura degli altri che hanno bisogno di tempi propri, spazi diversi, risultati non scontati.
      Mi piace dove dici che tu quegli spazi stai imparando a mostrarli, spazi in attesa di essere occupati da quelli a cui spetta di occuparli. Una bella pratica di rispetto, cura, attenzione.
      E di questo ne abbiamo bisogno un poco tutti.
      Grazie di questa risposta, offre maggior senso al mio pensiero, apre nuove prospettive 🙂

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...