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I pezzi spezzati

Questi giorni straniati mi interrogano sulla funzione terapeutica del blog.

E intanto capitano necessita’ pressanti di buttare fuori tutto, tutto cio’ che ci annoda lo stomaco e la vita (famiglia, problemi, lavoro, quotidianita’ o le “strane storie” che annebbiano i pensieri)

Ma la narrazione e il ‘gioco’ che ho scelto, nel blog, non prevede l’outing compulsivo. Ma al limite mi consente di tracciare sottili metafore e pallide icone di cio’ che davvero da fastidio.

I pezzi spezzati, del titolo, nascono da questo fastidio, e da alcune storie “di famiglia” mai raccontate davvero e mai fino in fondo.

Storie antiche e comuni, di guerre e figli rubati. Figli tolti e deprivati sentimentalmente, degli affetti dei genitori. Storie di figli barattati per compensare altri figli perduti, morti, o che hanno scelto altre strade.

Le guerre, si vede, tracciano piu’ ampiamente il confine tra bene e male, tra affetto ed odio. Tra figli/ figli estranei, genitori. Generazioni interrotte dalla guerra, e che dimenticano il continuum in cui stanno inserite. E dimenticano, tragicamente, il compito di narrare queste piccole epopee familiari.

Cosa che affatica le generazioni future, l’assenza di una narrazione, di un qualche tentativo di ritessere quelle trame, lascia buchi e frammenti, strappi che creano estraneazione.
La nostra storia, le nostre radici, belle o brutte sono l’anima delle nostre vite. Fingere che non esistano o che non vadano raccontare svuota di senso la strada comune.


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L’outing del senso di colpa

Buon giorno. (O anche Cattivo giorno, tanto non mi interessa)

Sono il senso di colpa.

Mi occupo di fare sentire in colpa le persone, farle sentire sbagliate, stupide e/o incapaci.

Godo, profondamente, nella sofferenza che procuro.

Sofferenza buia e sfondata, soprattutto senza remissioni.

Appena arrivo devasto, soprattutto se mi accompagnano le sorelle di sangue Ansia e Depressione.

I dottori dicono di me:” Esso interferisce nella vita della persona rendendo sgradevoli delle azioni che non si può dire che ledano qualcuno se non immaginariamente. Il senso di colpa è dunque, a differenza dell’assunzione di responsabilità, un problema immaginario; per ragioni del tutto estranee al fatto in sé stesso, la persona può sentire di non poter fare una certa cosa e può sentire addirittura che una azione è criticabile e biasimevole, anche se nulla a livello razionale giustifica questo giudizio. Questo fattore è il maggiore responsabile della sofferenza nevrotica. Essendo immaginario il senso di colpa, a differenza dell’assunzione di responsabilità, non ha un limite; è difficile fermarlo.”

E , porca zozza, se hanno ragione. Perchè devastando tutto e tutti, sfuggo alla mia peggiore nemica: la Responsabilità. Ognuno ha la propria e si fa carico del suo pezzo di mondo, di cui deve aver cura, e correggere se ha creato un danno.

Arrivo io e ingaggio una lotta con lei.

E non c’è requie: un solo perdente, un solo vincitore.

Se vinco ammorbo.

 

Se non dispiace a nessuno questa è la mia dichiarazione di intenti, non ho proprio più voglia di avere a che fare con relazioni basate sul Senso di Colpa. Mi confondono i pensieri e gli affetti. E ad una certa età occorre scegliere i propri compagni di strada, anche fra i sentimenti.

Preferisco un rapporto consolidato e stabile con la Responsabilità.