PONTITIBETANI

Zone Temporaneamente Autonome


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Cosa vogliono le donne (pensieri in viaggio)

Piccola, quasi infinitesimale, stradina di raccordo tra due provinciali, nella piatta pianura.
Riso, colza, granturco, campi arati.

Stradina da far west, tu o io, chi passa prima?

Stradina cosi’ minuscola che non la puoi nemmeno chiamare strada
Può passare solo uno.
Tu o io, io o tu?

Basta una frazione di secondo per calcolare la distanza tra le due auto.
Tu o io.
Dov’e’ la piu’ vicina zona erbosa dove rallentare e aspettare.
Chi la trova, per primo, si ferma.
Se e’ corretto.

Stasera non ho voglia di combattere o di calcolare, accosto io, finestrino aperto al caldo di un accenno di primavera.

L’altro, e’ un lui-guidatore, accenna un grazie con la testa. Un cenno sobrio ed essenziale. “Grazie ok”.

Mi ritrovo a pensare alle mille volte in cui esser uomini o donne diventa invece un peso, un calcolo, un gioco, un dover essere sempre un po’ sedotti/seduttori, maschi/femmine, attraenti/attratti, perennemente incastrati in un gioco delle parti.

Eppure alle volte basterebbe qualcosa di simile a quel cenno del capo, “quel grazie ok”, sobrio e veloce.
Tu e io, senza il gioco delle parti.

Alle prese con un lavoro, un progetto, un amicizia, incuranti di queste differenze.

Ci sono mille e mille altre occasioni in cui il gioco ha senso, e mille e mille occasioni in cui non ha senso, in cui e’ persino utile esser persone, sulla stessa strada.

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Non è farina del mio sacco … (le blogger di qualità)

Che bello quando scopri che qualcuno dice o scrive dando voce a inquietudini che avevi, che sa dare una forma compiuta alle domande che non sapevi ancora di aver pensato e che stavano sulla soglia della coscienza, o che riesce a smontare quelle idee superficiali e stereotipate e le rinnova …

La selezione di oggi è qui:

La responsabilità di una classe dirigente di Flavia di Vere Mamme

Shaken, not stirred: il calcio e i calci in culo passando per l’ Ucraina e i suoi cani (tette, dimenticavo le tette) di Mammamsterdam

#save194: la legge sull’aborto cambierà? di Genitori Crescono

 


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FAQ (facciamo anche questo) ah .. le #donne

Apro una nuova pagina (nooo non un nuovo blog) tematica in cui farò interviste a casaccio, a persone che mi hanno colpite, giusto per vedere se si riesce a fare narrare le altrui storie, collettivizzandole.

Preferibilmente donne. Sarà anche un limite. O una provocazione … o un esperimento, o una delle taz del blog. mah!…

qui il link…..


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2011 in review

The WordPress.com stats helper monkeys prepared a 2011 annual report for this blog.

Here’s an excerpt:

The concert hall at the Syndey Opera House holds 2,700 people. This blog was viewed about 22.000 times in 2011. If it were a concert at Sydney Opera House, it would take about 8 sold-out performances for that many people to see it.

Click here to see the complete report.


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opportuno, importuno (c’è la crisi)

Sarà che a me la crisi, così confezionataci dal governo Monti, mi convince: non è più lo spauracchio ridanciano e ridicolizzato, che ci hanno propinato. Non è nemmeno l’ecatombe che altri paventano .. ‘che mi pare che quello che accade in molti posti del mondo infintamente più affamati e panzuti del nostro sia davvero peggio. Di mio, rendo onore al coraggio di dire chiaramente, e dare prospettive e forma alla crisi. Comprese le ricette imperfette che non sanzionano a sufficienza chi ha troppo e di più, chi ha depositato altrove il conquibus per non pagare le tasse.

Andare in pensione a 65 anni, ma và: lo dite ad una anziana precaria nativa come me? Io la pensione non la vedrò mai. Eppure sono sempre consapevole di vivere nella parte più comoda del mondo. Ci sarà da stringer la cinghia. Ma neppure questo mi stupisce. Faremo più fatica. Che strano, me ne ero accorta! Continua a leggere


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prove tecniche di trasmissione – da #donnexdonne a “le nuove professioni delle donne” …. e poi?

da #donnexdonne, passando per il mom camp …  fino “le nuove professioni delle donne” e poi?

UNO

E’ una domanda cui sono stata condotta e dallo sviluppo del gruppo, e da quel suo ostinato non cessare, dal suo continuare a produrre idee e progetti … ma arriva anche da alcune questioni dubbiose, impertinenti, ostinate che “insistono” a sottolineare come la questione femminile non rischia di non andare da alcuna parte se non diventa questione di genere,  abbattimento degli stereotipi, siano quelli si più pelesemente offensivi del corpo delle donne, come quelli altrettanto svilenti dell’intelligenza o dell’indentiità maschile, (cosa che avviene in modo più delicato o subdolo).

Il problema si fa tanto più evidente ragionando in termini educativi, e io lo faccio. Un pò anche solo perché mi “tocca” come operatore, e come madre o perché il mio compagno – maschio – me lo fa notare!

E quindi come si può continuare a dire che i modelli femminili sono sviliti e svuotati di senso, reificati e insipiditi senza – prima o poi – arrivare a riflettere sul fatto che avviene lo stesso per quelli maschili?

Mi sembra che certa comunicazione televisiva, pubblicitaria, politica, lo mostri esponenzialmente, dove l’appiattimento genera “mostri” esattamente come succede il vuoto della ragione. Uomini – diventano – bamboccioni (belli, sexi, scemi), politici – diventano – facilmente corruttibili, latinlover restano annegati nei profumi ma innamorati di un auto. Diventa poi difficile andare oltre, vedere altro, cercare ancora.

Non è inevitabile pensare a cosa succederà con i bambini (maschi), gli adolescenti, i ragazzi, cioè con i maschi che staranno di fianco alle nostre figlie femmine, che magari saranno state sensibilizzate o educate alla dignità di genere?

Come facciamo se il dialogo tra i generi non inizia oggi guardando un oggetto comune, seppure da visuali diverse che possono anche – in alcuni punti o in molto intenti -corrispondere?

DUE

Allora che ne è del senso di donnexdonne .. se l’oggetto sono i generi (per non dire delle buone prassi)?

Forse il bello, e bello lo è per me, del movimento web (siano essi i blog, i social etc) è osservare l’uscita delle donne dalla privatezza di alcune questioni, cercando una possibilità di incontri allargati, un contagio di idee, una capacità (in via di maturazione) nel riconoscere quei bisogni sempre più comuni, e che impongono la ricerca di risposte.

Trovo stimolante l’allenamento alla discussione, che risponde ad una pluralità di possibilità: impegno civile per alcune, politico per altre, più riflessivo per altre ancora. Insomma web come “buona” prassi per allenarsi ad una comunicazione che non è privata, ma pubblica, che non è figlia del parchetto sotto casa, che non è la lamentazione tormentosa di genere.

Ma questo solo è un passo, le varie primavere arabe hanno mostrato in modo davvero potente l’impatto comunicativo di uno strumento mediatico “debole”, (twitter/fecebook etc) anche se usato da soggetti apparentemente deboli, senza voce, o con una voce economicamente meno potente.

La domanda successiva che resta è: e poi, cosa fare poi, dove guardare, verso quali orizzonti?

TRE

Allora andremo a Bologna (con Stefania Boleso), come voce del gruppo #donnexdonne, e forse racconteremo della possibilità comunicativa dei socialnetwork che abbiamo sperimentato, delle donne, delle buone prassi che si cercano, ed è faticoso trovare.

Qualche riflesso di questi pensieri credo sia stato collocati anche nell’intervista che Mara Cinquepalmi ci ha fatto.


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tre corpi attorno al cor ….

Milano.

Ore 11.00 circa – ore 11,05

Primo cartello pubblicitario – pensilina del tram:

foto di giovane uomo, bello, aitante, muscoloso, evidentemente nudo ma in posa seduta (e con discrezione non si vede la nudità ma la si evince benissimo). Indossa solo occhiali. Chiude il cartello il nome dello stilista. (chissa cosa voleva vendere?)

Secondo cartello pubblicitario – lampione accanto a rotaie del tram:

foto di giovane donna, bella, sexy, indossa abiti come se si dovesse spogliare. Nome della marca di abbigliamento.

Terzo cartello pubblicitario – lampione su marciapiede:

foto di giovane donna, bella, sexy, indossa biancheria intima come se si dovesse spogliare. Nome della marca della biancheria.

 

Terzo cartello pubblicitario – lampione su marciapiede:

foto di giovane donna, bella, sexy, indossa biancheria intima come se si dovesse spogliare. E’ il cartellone del MIsex! 

Alla buonora: una pubblicità che pubblicizza solo il suo prodotto, con coerenza.