PONTITIBETANI

Zone Temporaneamente Autonome


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l’adsl è tornata, viva il web! (un post da link)

c’è  …che vivere in “campagna” diventa un incubo

c’è …. chi va, chi aspetta, e l’amore che cuce tutto insieme. ed è primavera.

c’è …. la giornata mondiale della sindrome di down con la parole di una mamma

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Comitatologia

E’ la novità per l’anno del maya, un bel comitato a plusavalore familiare e di coppia per bloccare una mega di discrica di amianto, ad un passo da casa. Abbiamo già raccolto firme, cacerozolato (mi morì anche il pentolino), fatto castagnate, risottate, calcioballilate, riunioni, convegno, comunicati stampa.  Continua a leggere


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quando fa un pò schifo

Della scoperta di vivere in una zona agricola candidata a discarica diffusa, mi turba parecchio. Mi turba anche di più pensare come molti amministratori locali, in affanno economico per i loro comuni, consorzi, si dispongano a svendere ambiente, salute, terra per un ricavo più o meno cospicuo, ma senza tenere in alcuna considerazione – nella prospettiva di lunga durata – del danno ambientale, dei rischi per la salute, dei costi futuri. E’ sempre meglio la gallina oggi, pare.

Ma il peggio è sentire che l’indignazione legittima verso i pieni regionali che ci candidano, scarico fognario italiano, per via di liquami, fanghi industriali, amianto e quisquilie varie, si sfuma e si infanga essa stessa.

Così si scopre  e si sente dire, con olimpica calma, che è brutto avere tra i rifiuti, i peggiori, quelli che son peggio dei peggiori: gli esseri umani.

Nella fattispecie i soliti capri espiatori nazionali, i rom. Che cacciati via da ovunque, da qui e da la, si avvicinano “minacciosamente” ad una terra ritenuta preziosa  … Cosa ruberanno l’amianto? In fondo la politica lo ritiene un affare d’oro. Eccoli di nuovo a difendere l’ambiente, non dagli interessi di pochi, ma dagli ultimi tra gli ultimi.

La cosa fa un pò schifo, ma il razzismo è così.

La colonna sonora del post è la stessa dell’esorcista, Tubolar bells di Mike Olfield, e questo non è un post natalizio.


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C’è rete e rete e rete

UNO
DUE
TRE

Sabato scorso ero ad una riunione per la formazione di una rete di comitati, così ho potuto osservare lo snodarsi di una serie di concetti di rete, che mi hanno incuriosito. O meglio, nessuno dei partecipanti e dei promotori ha realmente concettualizzato la sua idea di rete, ma tutti l’hanno agita, indiscutibilmente, mentre ragionavano di rete, di riunioni, di temi e di rapporti con altre reti.

La prima immagine (UNO) è assai simile quella della visione di rete che è “uscita”dalla riunione: la rete da pesca che raccoglie tutti, pesci piccoli o grandi, con un pescatore che si trascina dietro il pescato. Si rappresenta come è una struttura contenitiva e regolare, geometricamente prevedibile.

La seconda immagine (DUE) è quella della ragnatela, una struttura ancora regolare, mossa da un pensiero unitario (il ragno) i cui fili, nei loro snodi, vibrano ancora all’unisono. Anche questa immagine è pertinente allo sviluppo della riunione, c’è un coordinatore, delle teste pensanti, che tessono e tirano i fili.

Quello che invece non ho visto accadere – per ora – e’ la terza possibile rappresentazione di rete (TRE), quella che sta in analogia con il web. A me pare più probabile che la rete umana (costruenda) possa essere pensata come la rete web, dove gli snodi non sono geometricamente prevedibili, dove probabilmente si costruiscono e sviluppano, talvolta, anche indipendemente dalla volontà di coordinarla. Una rete che è più episodica, più complessa, strutturata su una pluralità di livelli e connessioni che si attivano, alle volte su un bisogno, una necessità, altre volte in modo capzioso. Una rete necessariamente più fluida, meno contenitiva, ma più snella e pronta ad attivarsi (o disperdersi in nessi poco efficaci).

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un #hashtag pieno di rifiuti … #nodiscaricamianto

Una  bella mattina la Lomellina si è risvegliata piena di rifiuti. E noi cominciamo a raccontarla anche via twitter.

Abbiamo scelto di cominciare a dare ad ogni evento che proponiamo, la massima visibilità territoriale, così come quella mediatica, nell’ottica di fermare la discarica di Amianto che vogliono costruire vicino a noi.

Nel primo caso lo facciamo, e lo faremo, coinvolgendo le cittadine e i cittadini, e tessendo la rete con i comitati già attivi o che si stanno attivando, costruendo insieme a chi c’è già, a chi si sta “svegliando ora” e a chi si aggiungerà, la piattaforma della partacipazione, dell’informazione, degli incontri per progettare nuove iniziative. Continua a leggere


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ponti d’ … amianto

Una delle innumerevoli cause della (mia) sparizione dal web è legata all’amianto.

Molto in sintesi, il 3 ottobre scopriamo che sotto gli alberelli vicino a casa (poco più di un paio di km) interreranno l’amianto divelto da qualche tetto lombardo.

Che simpatia! E che sorpresa! Una discarica posizionata esattamente a 50 mt dalla Raffineria Eni, che peraltro di recente, in virtù di sai quale grazia divina, s’è pure raddoppiata in altezza e larghezza. Che qui dicono, di inverno, alle volte nevica per via della raffineria e dei suoi nuvoloni di vapore, bello, bianco e morbido.

Comunque si dice una banalità, in fondo, quando si afferma che se saltasse la raffineria sventrerebbe la intera lomellina; e a quel punto cosa vuoi che sia una discarica che si polverizza, spargerendo amianto in maniera assai equanime. I tubi lo si vede, se passate di lì, si dipartono dalla raffineria e scorrono proprio accanto e sotto la costruenda discarica. Ma, si capisce, che a quel punto, l’amianto sarebbe l’ultimissimo dei nostri problemi. Non dei vostri, però! Ve la immaginate la nuvoletta di filamenti in amianto a passeggio per la Lombardia e oltre.  Continua a leggere


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Ballare in Puglia

Mille e passa km di guida notturna, per facilitare il primo lungo viaggio della piccola.
Un breve sonno in autogrill e ci accoglie il sole pugliese.
Fosse solo quello!

Intanto mai visti tanti olivi, e lo splendore di un parco di soli olivi centenari.
Annodati su se stessi, tutti splendidamente contorti.
Soprattutto ovunque, lasciati (forse in segno di rispetto?) anche sui piazzali di alcune aziende, a condividere pigramente lo spazio con i macchinari.

Strade belle e ben tenute.

E poi parchi eolici.
Anche qui si deve esser ridondanti … Sono collocati ovuque, ora sparuti drappelli, ora in lunghe file, a ronzare pigramente nel loro roteare di pale.

Dove non c’e’ l’eolico spunta il fotovoltaico, ora a sostituire un campo, ora a fare da tettoia alle auto di una grande concessionaria.

Una diffusione disinvolta, quasi ovvia e scontata. Che ha dello stupefacente per una ex milanese, che vive nella “piattura” padana, tra monoculture intensive e raffinerie che sembran astronavi.

E poi la terra. Una terra meraviglisamente policroma, ora grigia, ora rosso fuoco, ora quasi bianca, che accoglie olivi, alberi da frutta, frumento, viti, oleandri, pini marittimi, eucalipti, fichi d’india.

Ma dove siamo?
La terra sembra parlare di cura e attenzione, le autostrade strade sono bellissime e organizzate. Mi scuotono,con un brivido, via dal sonno le pensiline fotovoltaiche, che mi sono apparse gia’ di notte, dalle marche in poi.
Gli autogrill puliti e accoglienti.
Insomma tutto parla di cura dei luoghi e degli spazi, dove convivono uomini e natura.

Adesso ci godiamo la vacanza, ma la puglia ha semplicemente scosso alle basi l’idea che noi “del nord” ci facciamo di innovazione, dei temi ambientali, della cura del territorio.

Laddove vivo io, tra risaie, zanzare, (sempre meno), e ranocchie ..
la terra ha sempre un unico colore, e vive di enormi sacchi di fertilizzanti che la tengono produttiva.

Mi sa che abbiamo ancora qualcosa da capire, e poi da agire.

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