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Che? Mi sto diventando buddhista?

Stati febbrili (?)
Mettendo in ordine qui e là aumenta la sensazione che amare (le cose, il lavoro, gli amori) sia un fare potentemente connesso con la bellezza. Che sia immettere bellezza. E ogni amare/fare ha una sua bellezza da immettere, vedere, curare, aggiungere, semplificare, riordinare. Per poi sorriderne. E ricominciare.

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Popolare

Fra i vari lavori svolti, nei periodi precari del passato e della gavetta, c’e’ stata l’assistenza domiciliare di persone anziane, pagata dal comune. Va da se che appunto per questo ci recavamo, con le colleghe, nei quartieri popolari. Uno dei benefit del welfare sociale per non lasciare soli gli anziani in citta’. Si portavano pasti caldi, o una mano con la casa, la spesa, la salute, la cura di se.
Varie cose ci sarebbero da raccontare, entrare nelle case delle persone, spacca sempre il mondo e offre micro mondi tutti da scoprire. Ne ho un ricordo dolce e amaro, e prezioso.

Ma ciò’ che trattengo e si riverbera ancora oggi, e che mi indigna, in questa nuova fase “ambientalista” della vita, sono le case popolari.

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la faccia

La signora XX era la madre di un ragazzo disabile, conosciuta mille anni fa. Persona molto intelligente, sensata, ironica e capace di grandi ricchezze umane.

Era, e penso che lo sia ancora, una donna esuberante e coraggiosa. Si era rifatta il seno, e lo diceva con la fierezza di una che l’inferno lo ha passato davvero (un tumore al seno), come di una rivincita della sua femminilità mai arresa. Che dire?

Massima stima.

Ecco Lucrezia Lante della Rovere, classe 1966 (mi coetanea o quasi) ed ecco Anna maria Bernini, classe 1965. Come suggerivo nel post precedente togliete l’audio e guardate due donne, non certo brutte, l’espressività, la mimica, i gesti, l’anima che le “anima” e la poesia.

Non si tratta di avercela con le donne rifatte, ma di donne che sembrano aver perso con il senso profondo e la capacità critica, di se. Senso perso in una operazione (o più) chiurgica o estetica che annulla l’espressività, riducendo la bellezza ad una maschera informe e quasi grottesca, ad una mummia femminile.

Non vorrei più vedere queste cose, eppure comprendo la necessità femminile di non perdere la propria natura femminile.

Ma è solo l’estraneazione estetica che ci mantiene donne?

Si torna il post precedente, con la domanda inesausta di non farci scippare il corpo, e stante l’interconnesione psiche-soma che ci rende unità … possiamo autorizzare gli altri a toglierci la nostra essenza??

 

 


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Post non micro 8: di egocentrismi e narcisi

Mi sono chiesta se questo post andasse infilato nel blog pedagogico http//:pontiederive.wordpress.com o in quello di progetti guerrieri, più psicologicamente orientato grazie alla mia competenza della mia blogger-socia. Ma ho capito che era una mia paranoia così mi trovo a cacciarlo qui. A disagio tra le riflessioni estive e leggere, e non tanto approfondite.

Vi dico da dove parto, un programma di case su un canale monotematico satellitare.
Una casa bellissima, in Africa, di proprietà di una tipa piuttosto bella, che spiega la genesi, l’epica, la psicologia della sua casa in Africa. Piccola perché di soli 200 mq…
Ma la casa e’ davvero bella, patinata, bianca e prefetta.
Guardo la tipa, perplessa, ma non capisco cosa non funziona, i padroni di case, in questi provammi, sono fruibili, umani, le cAse sanno di vita, di fragilità amore entusiasmo progetti intenzione!
Qua’ c’è troppo bianco, troppo bello!

Ok! Guardo la comunicazione non verbale della tipa, qualche nozione qui e la’, per lavoro me la sono data…
Brava, buca l’obbiettivo, sorride, duetta e civetta con la telecamera, mostra costantemente che e’ bella, che si piace e si fa vedere, tocca i capelli, se li riassetta, sorride ancora. Anche quando parla delle scelte più personali della casa, lo sguardo non dimentica mai la telecamera, non si abbassa e mai schermisce.
(si scopre alla fine che il suo lavoro e’ la modella, il che giustifica la libertà davanti ad un obiettivo).
Tanti gesti, illusioni e magie delle mani, confondono e non comunicano l’entusiasmo delle voce curata ed educata, eccedono a ripetersi.

La tipa sembra alla fine bella e bianca come la sua casa, destinata a piacere per forza, curata, patinata come da rivista.
Ogni oggetto e’ curato e scelto. Mostrato al suo meglio.
Lei e’ un oggetto, come la casa.
Studiate, affascinanti, senza sbavature, dubbi, imprecisioni.
Estetica pura, senza anima.

Noi egocentrici di risulta, narcisisti riottosi, pasticcioni del look, del glamour e della casa, abituati al dictat del vedere il vuoto, un po’ ci sentiamo smarriti.Siamo vittime e complici di un vedere scatole vuote, e splendidi esempi di packaging, ci facciamo sedurre e poi alla fine scombiniamo il bello fuori che avevamo costruito ad arte. E se la natura ci ha dotati di alcune fragilità narcisistiche ci facciamo limare dalla vita e dalle rughe, per non perderci davvero.

Ma degli egocentrici vediamo anche le sbavature,
di vuoto.
Case e cose di immagine che non mostrano l’anima.
Ben brutte, alla fine.

Una mia docente, di psicologia della comunicazione non verbale, ci mise davanti questo monito… “gli egocentrici muoiono soli”. Non ne capivo il senso, fino a che pensavo alla solitudine come un dato esistenziale della vita, non solo della morte.
Quella tipa, dalla bella casa in Africa, mi ha ridato la misura di quel morire, soli, giorno per giorno.
Vuoti perché l’anima di se e delle cose se la son giocata per mostrare il bello della propria parte esterna.
Senza davvero mai sapere che invece mostrano solo il vuoto!

Alla fine roba ben triste!

Quel narcismo mortifero diventa greve e grottesco quando indossato da certi uomini di potere, e infinitamente triste se indossato da una donna.
Resta un dannato buco nero, che osservi impotente nel cuore di una persona.