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Zone Temporaneamente Autonome


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Bicicletta: mondo in HD

Ci sono le libellule che sostano a filo d’erba e poi sfrecciano, attraversandoti la strada, e le rogge che al tramonto sembrano oro fuso, e la scia di una aereo che, gentile, attenua la morsa del sole.

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Potrei fotografare ogni attimo, e ogni pedalata fonde il mondo con  i pensieri, suoni e profumi, luci, colori.

Respirare e pensare e vivere con la testa, il cuore e la pancia.

Raccontandomi ogni volta una storia che raccoglie, riordina e mi rimette insieme: la corsica percorsa in bici, le figlie, gli amori, il lavoro, i miei 16 così uguali a i 48 se vissuti seduta su una sella  … e pedalata dopo pedalata verso la sensazione di essere libera o leggera.

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la bicicletta del nonno (post quasi animista)

bici

Avrò avuto 15 o 16 anni ed arrivò a bici del nonno.

Il nonno, uno smanettone formato due ruote, che recuperate  – in giro – le bici dismesse, rotte, ora da amici, vicini di casa, o da discariche di rottami; lui le riassemblava, e rimetteva su strada nel garage sotto casa. Un antro che odorava di buono, per me, benzina, grasso e acciughe sotto sale (altra passione del nonno esercitata nel solito garage). Era la tana del nonno (preferito), quello capace di gesti di cura ruvidi ma amorevoli e rassicuranti, nella Liguria profumata di salsedine e rosmarino.

La bici, una classica bici da donna, arrivava come figlia di uno dei soliti assemblaggi, eppure era ed è rimasta per ben 34 anni un’ottima bici, veloce e maneggevole, salda e stabile, soprattutto ben equilibrata. Il nonno aveva fatto un buon lavoro, un altro buon motivo per apprezzare la sua presenza nella mia vita.

La bici è stato un oggetto di culto, amata e curata, sverniciata, carteggiata, pulita e riverniciata; prima dalle sapienti mani di mio padre, e poi da me. Rosa chiaro, rosa scuro, viola, verde, e di nuovo rosa. Le gomme, le selle, il manubrio hanno visto vari passaggi, ma alla fine era sempre lei con la sua caratteristica capacità di equilibrio e velocità.

Mi ha portato in paese nella piazza per ritrovarmi con le amiche del cuore, e con il gruppo degli amici della compagnia, nelle biciclettate domenicali ancora sotto l’egida di mamma e papà, e finalmente fino alla sensazione di autonomia e libertà. L’estate andavo fino al liceo in bici, svegliandomi un pò prima, e attraversando Milano con il piacere di trovare meno macchine, e soprattutto quello di stare lontana dai mezzi pubblici accalcati e sudaticci … Libertà appunto.

Libertà veloce e sfrecciante che si andava a riunire alle mille altre bici, dipinte a mano, come la mia, davanti a scuola.

Tutti avevamo una vecchia bici, pare.

Oltre alle manifestazioni, i collettivi femministi, le assemblee.

E a Roxanne dei Police.

Poi mi ha seguito nei cambi di casa e di provincia, e portata nelle pedalate con le figlie nel seggiolino, ora accompagnata dalle loro domande sul mondo, le libellule, le rogge …

Ora per raggiunti limiti di ruggine, per colpa mia dovuta dell’assenza di tempo, è arrivata una nuova bici. La quale, a mio avviso, per esser minimamente seria dovrebbe durare almeno 70 anni, 35 per me  … e 35 ad uso figliesco.

Ma prima o poi me ne ri-prenderò cura, della vecchia bici, intendo.

p.s. il lavoro mi ha tolto il tempo e il blogging mi manca.


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Corsica on my mind

Una vacanza dei bei tempi andati. Che se avessi concorso il premio Fracchia sarebbe stato mio. Inoltre è molto di più importante quello che ho imparato a non fare mai più nella vita, che non il resto. O forse no.

Mai più in bici in Corsica. O forse si.

1. Se scendete dal traghetto a Bastia, e subito dopo poi vi spingete in direzione Saint Florent, avrete davanti solo una enorme, intreminabile ed orribile sequenza di montagne. Un rollercoaster per ciclisti inermi, impreziosito (con un pò di fortuna) dai residui fumiganti di qualche incendio estivo.

2. Se dopo 5 gg sulla costa del dito, malamente sfanculato dai camerieri francesi, che si ostinano a parlare solo francese (suvvia siamo in corsica, acc al colonalismo), e avrete finalmente imparato a dire “Bonjour” ad ogni pedone, e “Bonne journée je voudrais une chambre à air” sarete giunti nella Corsica vera ma continuerete con il vostro idiota francese. Vi fermerà solo il vecchietto alla fontana, spiegando, che è molto molto molto meglio che diciate buon giorno nella vostra bella lingua natia. Che si sa … italiani e corsi, una razza una fazza..

3. Tornerete sporchissime a tal punto che solo due lunghi bagni vi restituiranno il nitore epidermico. Scoprirete così che non eravate abbronzate ma sporca.

4. L’abbronzatura del ciclista è orrenda. Sapevatelo, e se siete fimmine anche i polpacci da calciatore non vi donano. Avrete i capelli a bandana, e gli occhi pallidi, il contorno occhi pallido, le palpebre pallide, che barluginano dentro una faccia color caffè.

5. Soffrirete la sete, e avrete percezioni da rabdomante, anche senza bacchetta. Localizzerete l’odore delle fonti a 50 mt di distanza. Ma saranno asciutte.

6. Se siete vegetariani, vi nasconderanno pezzi di salsiccia nel minestrone.

7. Essere svegliati dagli urli dei maiali selvatici, e dal ragliare di asini, altrettanto selvatici, dopo una notte all’addiaccio, non è bello.

8. Andare in vacanza in bici senza allenamento è da scemi, andare in vacanza in bici senza allenamento e con una bici non vostra è da scemi, andare in vacanza in bici senza allenamento e con una bici non vostra e fidandosi di un fidanzato e di un giornale è da scemi.

9. Anche i corsi vanno in vacanza, le provviste scarseggeranno, non potrete caricare troppo la bici, i negozietti dei micropaesi incontrati saranno chiusi: soffrirete anche la fame. Il che giova alla dieta, ma non al morale e alla prestazione ciclistica.

mmagine tratta da http://www.viaggicugini.it/

Immagine tratta da http://www.viaggicugini.it/

Il resto però è stato meraviglia assoluta…