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Yoga time

Dopo ben 17 anni … è tornata l’ora dello yoga.

La leggenda vuole che allora lo yoga fosse decisamente intenso e faticoso …

2 ore di lavoro senza quisquilie e pinzillacchere. Hatha yoga duro e puro. No incensi, no chicchere, non spiegazioni. Provi, ci riprovi e ancora ci ritenti e magari impari.

Sarà l’età, sarà la forma fisica di una polpetta, la fatica pare triplicata e poi moltiplicata per quattro. Perché alla mia età ovviamente ci si va ad infilare nello yoga dinamico.

Brava.

C’è una unica e buona notizia, il corpo ha una saggezza niente male e si ricorda, si ritrova nella pratica.

Chiudo con un salto mortale triplo e carpiato e salcosa … Il blog è nato in una fase della mia vita  in cui il corpo stava cambiando (nascita figlia due detta minina), e ieri sera mentre sudavo respirando, e respiravo sudando ho avuto una illuminazione, la scrittura come estensione della corporeità e dell’esperienza. Ci devo studiare, mi sa. O meglio in altri luoghi e per lavoro ci stiamo già studiando. Suggerimenti e idee????

Il web come espressione della corporeità: si ? no? come? perché? quando??

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Ma come ti mostri? (Nudità mediatiche)

Pensierino del mattino. Lavare i pavimenti è evidentemente una pratica zen, se ti apre la mente a pensieri nuovi, o rinnova pensieri impolverati.

Mentre in tv passa la pubblicità di una altro (un altro????) programma di mamme sulle mamme, con le mamme, per le mamme, nelle mamme, attorno e sotto le mamme.

Gasp! Un altro???

E già! Ma non è la stessa cosa che mi hanno detto le (ex) colleghe storiche, quelle che mi sono rimaste nel cuore, e con cui abbiamo fatto cose, per me, grandiose nell’inventare innovare il nostro lavoro, quando le ho invitate alla nostra serata da consulenti pedagogiche sulla maternità? Continua a leggere


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Comunicazione senza genere

Un quadro in cui la sfida della cultura della complessità ha giocato un ruolo naturalmete centrale, prima di tutto proponendosi come area di convergenza, più che interdisciplinare, transdisciplinare, di cooperazione si ma “de-generativa” nel senso di superamento tra i generi, e di creazione tra generi nuovi, tra scienziati dei territori più differenti: ingegneri, matematici, filosofi, antropologi, linguisti, informatici, biologi, economisti, sociologi, ecc.

Da La COMUNICAZIONE GENERATIVA di Luca Toschi –  Apogeo ed. – pg. 15

il Wordle di questo articolo

Sto leggendo questo libro: bella lettura,  piuttosto impegnativa.

Arrivata a questo brano mi è venuta in mente una delle riflessioni che avevo condiviso (chissà dove) in questi giorni in cui abbiamo scritto tanto di e per #donnexdonne.

Il pensiero, se riesco a dargli una soddisfacemente forma chiara, è questo:

l’uso dei nuovi media, della comunicazione testuale, sta permettendo una nuova forma di conoscenza/consapevolezza del “femminile”.

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#donnexdonne scrivono al direttore di Vanity Fair

Il dibattito nel gruppo Facebook è davvero intenso e fertile, i link permettono discussioni, che diventano idee e azioni. Magari sono davvero piccole cose ma, come mi ha suggerito F., “a volte il problema sono proprio le sfumature. Così il post del direttore di Vanity Fair su “Donne che odiano le mamme” ci ha ingaggiato e fatta venire voglia di dire qualcosa, che riassume la voce di molte, ed è parte di una riflessione importante.

Eccola qui.

Gentile direttore,

questa lettera arriva dalla lettura del suo post sul blog, relativa al tema “donne contro donne”.

Sul nostro gruppo Facebook, che al contrario si chiama Donne PER Donne (di cui il link in calce), e  il suo post  ci ha offerto molti spunti di discussione, che vorremmo condividere con lei, e i suoi lettori/lettrici.

Mettiamola così, noi donne non abbiamo un problema. Il problema lo abbiamo tutte e tutti, uomini e donne.

Il risentimento delle donne contro le donne potrebbe avere svariati perché, sui quali spendere qualche articolo davvero interessante:

quando le donne fanno la guerra tra loro, e quando no? In che contesti, situazioni, momenti storici, politici o culturali?

Insomma sarebbe molto più stimolante provare a smontare questo luogo comune, fino ad intravverderne il senso.

Poi lasciare, come sempre, che chi ama la vis polemica per sentirsi viva/o continui liberamente la sua strada.

Restiamo convinte che, tra donne, troveremmo meno inimicizie del previsto.

Certo nessuno si immagina un Eden al femminile, ma pare plausibile che una atmosfera lavorativa piacevole, eppure capace di dialettica resti un punto a favore dei luoghi di lavoro, e del lavoro stesso.

Detto ciò le inoltro, dal nostro spazio di riflessione collettiva, un pò di pensieri sparsi, nati dalla lettura della sua mail, frutto discussione animata, ricca e variegata.

(Il gruppo è nato proprio dalla voglia iniziale di ragionare sullo stereotipo delle donne nemiche delle donne, e poi dalla voglia di cercare tutte quelle prassi che dimostrino la possibilità di allearsi e innovare: cultura, lavoro, ricerca, famiglia …)

Alcuni partecipanti hanno trovato limitante il parlare solo di maternita’:

 1 – “tutto giusto, ma vi rendete conto che stiamo ancora parlando di maternità? Invece dovremmo ormai discutere di genitorialità e di supporto alle famiglie. Perché i figli non nascono per gemmazione dalla madre, ma sono anche di un padre, maschio, lavoratore.”

2 – “secondo me in Italia manca totalmente la cultura della genitorialità  … Non c’è cultura della genitorialità sul posto di lavoro, vacanza, vita quotidiana, conciliazione e nemmeno in società: i figli sono percepiti come qualcosa di esterno alla realtà degli adulti, un ostacolo per la carriera, qualcosa di cui non ci si deve lamentare. Hai voluto la bicicletta? Ora pedala. Solo che troppo spesso si dimentica che i figli non sono biciclette ma esseri umani, gli adulti e genitori di domani. La nostra società sta avvizzendo sotto il peso della mancanza di questa cultura, secondo me”

Altri hanno puntato il riflettore sulle pratiche e prassi del mondo del lavoro

3 –  “di una cosa sono comunque certa, in un posto di lavoro dove non viene adeguatamente perseguita la pronta sostituzione di una lavoratrice in gravidanza o un sostegno all’unità operativa dove accadono astensioni dal lavoro per malattia dei familiari (e non vorrei allargare il dibattito, anche malattia del lavoratore) si innescano con più facilità meccanismi ‘espulsivi’ della collega che viene percepita come un peso. questo però non toglie responsabilità a quelle persone che si comportano con ostilità più o meno diretta nei confronti delle colleghe ‘mammine’.”

4 –  “E’ evidente che in vanity Fair la cultura del lavoro è che la maternità è una fase di interruzione dal lavoro, che comporta inevitabili inconvenienti, ma se accolta con intelligenza garantisce alla redattrici di tornare al lavoro motivate. La mia domanda inevitabile è cosa garantisce, e permette per una azienda, e par chi lavora di vedere maternità e anche genitorialità come risorse in prospettiva e non solo come fonte di fastidio?”

Altri ancora hanno ritenuto tutto sommato obsoleta la visione conflittuale fra donne, e vorrebbero leggere di nuove prospettive …

5 – ” Continuare a calcare la mano su questa questione delle donne che non si amano e che si fanno guerra per ogni cosa mi sembra quasi strumentale. E’ la ripetizione di un messaggio che diventa sempre più reale perchè viene ripetuto n volte. Non ho neanche più tanta voglia di ripeterlo. Io non ci sto ad essere raffigurata così!”

6 – “non mi piace pensare a schieramenti “contro” (che poi sono alla base anche delle logiche del “donne contro donne,come nell’articolo madri contro non-madri) Sono d’accordo che si debba ripensare ad aspetti culturali legati alla maternità e alla paternità, ma partendo dalla costruzione di alleanze, dal partire dal vedere che una buona legge sulla maternità vada in primo luogo fatta applicare perchè permette qualcosa di importante per tutti (datori di lavoro compresi).”

Chiudiamo quindi con una domanda e una riflessione, che affidiamo a lei, alla sua redazione, alle lettrici …

Se nella sua (o in un’altra) azienda azienda/redazione la maternità/genitorialità diventa assunta come un diritto, un valore, un bene sociale collettivo di cui – tutti – beneficeremo in futuro … la domanda minima e indispensabile è:

come ci si è arrivati?

Si è trovato tutto già fatto, c’erano persone (uomini/donne)  già sensibilizzate, è il boss/il direttore/il capo (lei singolo direttore) che ha portato questa cultura e questo valore? E se lo ha fatto,  in che modo si è mosso per arrivarci?

Analizzare e identificare questi elementi  permetterebbe di non mitizzare e non cadere nel gioco del paternalismo (il direttore che è stato bravo), o dell’ammirazione incondizionata (spesso evidente nelle lettere delle lettrici). Aspetti forse marginali ma a volte il problema sono proprio le sfumature.

Forse risulta difficile credere che un cambiamento importante sia frutto solo del caso o della super-competenza di una sola persona, (sorry); spesso invece risulta frutto di un lungo lavoro di introduzione di buone pratiche (anche non sempre consapevoli).

Comunque se questo cambiamento fosse merito del suo approccio al lavoro, o frutto di uno stile singolare, di un processo di cambiamento o di una consapevolezza significativa, questo ci interessa davvero molto. E interesserebbe anche dal punto di vista culturale tutti, uomini e donne, perchè sarebbe davvero un approccio al lavoro inconsueto, in Italia e in questi giorni.

Diventa quindi molto importante  non solo che quest’atmosfera esiste, ma come si e’ determinata, (e quindi se l’effetto è replicabile).

Grazie

#donnexdonne sui socialnetwork alla ricerca di buone prassi al femminile

su Facebook http://it-it.facebook.com/groups/247304405285767?ap=1

su twitter con l’hashtag #donnexdonne

e il 21 luglio saremo in rete a parlarne

(info) http://www.facebook.com/groups/247304405285767?view=doc&id=247307698618771


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comitato festeggiamenti

Son tre anni della figlia piccina e tre anni del blog.

Gli ho regalato (al blog) il dominio .org (vabbè potevo fare di meglio) visto che non sono un’org(anizzata).

Intanto ci sono lavori in corso .. qui e là.

il make up di Ponti e Derive e di Danzare il Tempo

 


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Tra carta e blog: ciò che un blogger deve sapere

Copio e incollo un interessante articolo di Silvio Giustizia (Fonte Comunità Digitali) che nella fonte originale contiene anche una ricerca decisamente intrigante …

“I blog hanno superato igiornali di carta per numero di lettori. Lo rivela una ricerca commissionata da LiquidaHuman Highway: i lettori abituali (4 volte alla settimana) di blog sono5.990.000 contro i 5.610.000 dei quotidiani cartacei. Tanto per capirci: un internauta su quattro legge abitualmente almeno un blog, una persona su dieci un giornale.

Un dato interessante alla luce del fatto che un anno fa i numeri erano esattamente invertiti. Tienti presente che a completare questo quadro ci sono i numeri delle persone che s’informano on line: i lettori di quotidiani on line sono 11.010.000 (+10% circa rispetto a un anno fa), mentre in generale sono 13.700.000 le persone che cercano informazione on line sui 25.500.000 di internauti italiani.

In pratica ci sono due milioni di persone che cercano informazione on line senza più affidarsi ai quotidiani. Al contempo, per quanto riguarda i blog, c’è da notare il calo d’interesse per quelli che si occupano di attualità, che oggi registrano 1.560.000 di lettori contro i 2.240.000 di due anni fa.

Cosa piace dei blog? Innanzitutto gli autori sono conderati più liberi (70% del campione) e secondo il 40% dei lettori offrono contenuti di alta qualità e utilità oltre a essere più affidabili quando parlano di politica. Anche se sei su dieci vogliono sapere chi sono gli autori dei blog che leggono prima di fidarsi.

Un ultimo dato interessante: alla domanda E’ successo qualcosa di importante, dove corri a cercare notizie? il 9.3% ha risposto su Facebook. Il 2,3% accenderebbe invece la tv. Allo stesso modo i motori di ricerca (53,4%) surclassano i quotidiani on line (28,6%)Tv, radio e quotidiani restano però la prima fonte di informazione (58%), mentre per l’approfondimento sono superati da motori di ricerca e siti d’informazione (63%).”

Altre cose che si muovono:

Associazione Blogger: un manifesto

Ogni altra aggiunta di lettura tematica sarà benvenuta …

Grazie