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Il Po è un cappuccino, i campi son zuppi e altre stranezze ambientali

Passando, sul Po, qui vicino, lo vedi è limaccioso e ribollente, d’un bel color cappuccino schiumato.

Pericolosamente in zona rossa. Si porta dietro legni frantumati e altro ancora.

 

I contadini nei campi limitrofi “pucciano” le zappe nelle pozze d’acqua, non assobite dal terreno. Perplessi.

 

Il vicino macrobiotico, mangia solo sano e biodinamico, non usa il cellulare per via delle radiazioni, e scrive ancora con una macchina da scrivere, anche se gestisce una piccola azienda.

 

Poi una si chiede ma dove sono le aree golenali?

E perchè ai simpaticissimi contadini non viene in mente che le miriadi di schifezze chimiche che sbattono nel terreno? E che magari , occasionalmente, incidono in un terreno ormai incapace di produrre o drenare?

E che senso ha farsi una menata per il computer se l’orribile magaraffineria è ad un manciata di km da qui??

Sembra che viviamo solo nel qui ed ora, e in scenari piccini piccò, come se il mondo attorno o futuro non esistesse. Come se bastasse essere vegetariani  ( lo sono) per suggellare un patto di non belligeranza con il mondo. Come se restare perplessi davanti al dissesto idrogeologico bastasse e de-responsabilizzarsi davanti alla chimica massiccia. Come se non usare il cellulare ci mandasse in pari con la raffineria che ci impolvera terreni e polmoni.

E io non lo capisco.


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Scienza Express

E’ un amico da tempo.
Un uomo folle, capace di passare, impunemente, dalle rotaie di un treno (previa laurea in filosofia della comunicazione e un master alla sissa) alla scrittura di un paio di libri … E quindi ad approdare all’editora, nel senso che e’ diventato “un editore” ….

Un folle che ha giocato a dadi con il destino e ne e’ uscito dal rotto della cuffia. La dura scorza toscana.

Sono fiera di lui.

A voi la mission della casa editrice, spero vi sia utile come letttrici/lettori, e per alcuni come scrittrici/scrittori ….

“Perché ci occupiamo di libri e di scienza

Leggere è un diritto nella società della conoscenza.

Le questioni scientifiche, mediche e tecnologiche sono al centro del dibattito democratico.

Nonostante questo, la distanza dei cittadini dalla lettura e dalle scienze è grande.

Scienza express si propone di contribuire a ridurla.

Quest’ambizione ci spinge a lavorare su più fronti, parlando a pubblici diversi.

Agli autori offriamo un progetto che li mette al centro dell’azione editoriale e più in generale culturale: ci adoperiamo per rendere disponibili le loro idee.

Siamo convinti che gli autori vogliano dialogare per trasmettere conoscenza ma anche per sgombrare il campo dalle false convinzioni che spesso abitano le nostre menti.

Vogliamo aiutarli a scrivere testi rigorosi e leggibili, in equilibrio tra la necessità di raccontare “la scienza così com’è” e l’aspirazione di individuare i propri lettori.

I cittadini-che-non-leggono-ancora sono la nostra vera sfida, sono le vittime di una crisi culturale della quale vediamo i segni in troppi luoghi.

Molte persone intorno a noi non hanno mai comprato libri, li vedono alti, inaccessibili, intellettuali, astrusi, a volta ostili: in una parola li vedono distanti. E poi i libri costano troppo.

Vogliamo portare i libri a un clic e a pochi euro dai cittadini-che-non-leggono-ancora, anche perché tra di loro molti si fidano della scienza e hanno grandi aspettative sul suo ruolo per lo sviluppo.

I lettori di scienza sono persone consapevoli di quanto vogliono leggere, che spesso s’imbattono in mille ostacoli per procurarselo.

I libri sugli scaffali delle librerie, reali o virtuali, sono troppi e spesso la scienza si perde. I tempi della vendita si misurano in mesi, la vita di un libro scientifico in anni, e questo gap spesso condanna ottimi libri all’oblio.

Vogliamo sfruttare le tecnologie della rete per rendere i libri di scienza disponibili nel tempo: crediamo che sia un controsenso rendere effimero per ragioni commerciali ciò che è duraturo grazie alle sue radici culturali.

Gli insegnanti, dalla materna all’università, sono la frontiera tra i cittadini e la lettura. A nostro modo di vedere, il sistema educativo deve tendere a far crescere la passione e l’abitudine alla lettura.
A fianco di questo ci sono le scienze e il pensiero razionale che devono essere costantemente trasmessi alle giovani generazioni.

Vogliamo che gli insegnanti abbiano gli strumenti per lavorare e, prima ancora, per “pensare informati”, con la facilità di accesso ai libri e alle risorse online che la loro professione si merita.

Dei librai apprezziamo la capacità di essere operatori culturali con il valore aggiunto della concretezza che viene da un’impresa economica e dall’essere radicati sul territorio.

Sappiamo però che nell’ancor perdurante dinamica delle “due culture”, si trovano più a loro agio con l’una, essendo quella scientifica “l’altra”.

Vogliamo dare loro strumenti agili, economici e moderni per essere informati e per accrescere la loro consapevolezza che i libri di scienza sono un’opportunità culturale per la società ed economica per la libreria.

Gli altri editori sono concorrenti di Scienza express, ma concorrenti non significa avversari, significa che noi assieme a loro concorriamo a rendere ricca e interessante l’offerta di libri scientifici.

Siamo consapevoli che l’editoria tradizionale ha tanti e tali vincoli da non poter gestire, in modo economicamente responsabile, cataloghi articolati e duraturi nel tempo.

Vogliamo condividere con loro progetti e opportunità, a partire da quelle tecnologiche che ci danno respiro e ampliano l’orizzonte dell’azione culturale di tutti.

Per dare corpo a tutto questo, puntiamo, sulla tecnologia, sulle reti on e off-line, sullo spirito di comunità che anima la scienza.

Vogliamo costruire nuove vie per far leggere di scienza.
In scienza e coscienza, siamo convinti che i libri debbano prima essere fatti bene, e dopo ben portati vicino ai possibili lettori.

I temi scientifici, medici e tecnologici sono il cuore del nostro essere nel Ventunesimo secolo.

Condividere libri è la nostra scommessa sul futuro.”


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Fatti, ri-fatti, stra-fatti e il divenire e il fare

Oggi è la giornata della grande città. Noi dal paesello ci si trasferisce laggiù (diciamo) a lavorare, per qualche ora.

Si trattava di mettere insieme la pedagogia interazionale,  che pur sempre pedagogia è, e il corpo.

Il corpo che siamo noi, nel mentre lavoriamo e viviamo.

Quel corpo che c’è sempre, è sempre anche quando ne dimentichiamo l’esistere.

Un corpo che è.

Si è parlato di molte cose , anche della trasformazione dei corpi, ad opera della chirurgia estetica.

Magistralmente un collega, indicava nella prassi della chirurgia estetica il tentativo di passare  da uno stadio cristallizzato, senza lasciare al corpo la possibilità di vivere i suoi naturali cambiamenti, che significano imparare, crescer, mutara, arricchirsi di nuovi saperi.

Si tenta di far-si da soli, di ri-farsi, di raggiungere una immagine di se, perfetta e immobile, immutabile (sino alla prossima forma chirurgica, sempre più immobile), si obbliga il normale dinamismo corporeo ad una staticità chimica (botox etc) e meccanica … Invece di imparare ci si fissa, (si costruisce e ci si fa) in una immagine statica di sè.

E i “fatti” e “strafatti” da chimiche ed alcol, in discoteca, rispondono allo stesso imperativo categorico, che imbriglia le palestrate, la ventiquattrenne di 64 anni, le sciure un pò fighe della mia palestra? Li obbliga a fare di se stessi qualcosa di altro, e di non sentire i dinamismi del corpo?

Professionalmente non ho mai lavorato con la tossicodipendenza, sulle cui dinamiche originarie confesso una forte ignoranza pratica, ne so solo la teoria libresca; quella teoria che però è svuotata dell’esperienza, dell’incontro professionale con chi “è fatto”, un incontro che non ho mai fatto. E non mi pare di saperne abbastanza.

So qualcosa dei rituali magici nell’uso delle sostanze, usate per provocare cambiamenti di stati di coscienza, uso circoscritto  ad un ambito magico-sciamanico-rituale, e questo mi suggerisce altre possibilità.

Mentre l’uso massiccio che se ne fa oggi, mi ricorda invece l’uso dalla chiurgia e della chimica per farsi, cambiarsi e non sentire. Farsi e rifarsi per non accogliere i divenire del corpo, per non viverli, sperimentarli, narrarli, emozionarsi, sentirli, toccarli, vederli, assaggiarli …

Resto a galleggiar nei miei dubbi in divenire, sono ben venuti suggerimenti ed idee …