PONTITIBETANI

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Ma chi cavolo sono questi uomini?

Stamane davanti allo specchio guardavo la mia faccia, conosciuta e rassicurante.

E pensavo.

E mi chiedevo chi siano i berlusconi, quelli piccoli piccoli, che alla mattina e davanti al loro specchio, si guardano la loro faccia, conosciuta e rassicurante … e assicurano al berlusconi major fiducia e sostegno.
Uomini di mezza eta’, come me, in fondo.

Ma dove hanno imparato che il modello berlusconi e’ quello in cui possono riconoscersi??

Da cinema e tv? Da padri e fratelli? Dal modello trucido e truzzo di un latin lover non ancora andato in soffitta? Da un 68 non capito allora e non metabolizzato oggi? Ma chi cavolo sono? Cosa pensano?
A quale parte irrisolta di se danno il consenso?

Mi vengono agli occhi le immagini dei film degli anni 60, laddove il modello culturale USA (mi) sembrava più ricco di tematiche, la frontiera, il lavoro, l’etica (lasciamo perdere i nativi americani riabilitati solo anni dopo), l’amore pudico e puritano ….Film che abbiamo visto alla televisione, mentre il cinema italiano di massa ci proponeva ben altro.

I piccoli berluscones a cosa son cresciuti? A pane e Alvaro Vitali, alla dottoressa del distretto militare, alle bonazze con la 4 di reggiseno, precursori dell’italiota classico espresso a natale, nei cinepanettoni.

Eccoli,  i piccoli ometti che apprezzano il berluscone major.

Evidentemente la “frontiera” non gli è rimasta dentro.


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film di natale … beh … quasi

altro che cine panettoni, ma la fantascienza non dovrebbe allietare e distrarre?

the district 9

moon

fortuna che la mia mini donnina pensante in formato mignon si ispira a pippi calzelunghe, che è certo cinema di evasione … e in tema pippi temo ci si tornerà ….


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non aveva niente da dire

invitati lei e lui.

solita cena di postfestaggiamento natalizio d’obbligo o quasi … con pizza da asporto e tortina preconfezionata; robe da poco impegno dopo la ridda di affetti in cui ci siamo avvoltolati in questi gg.

una cena dovuta, s’ha da farla!

e poi c’era la concomitanza con una gravidanza cominciata dopo anni di fallimenti,con la compartecipazione per un evento che ci pareva bello.

è la prima donna (che incontro) che non ha avuto nulla da dire sulla sua pancia o il suo bimbo in arrivo, come se avesse una scatoletta di tonno in tasca.

un bambino desiderato a tal punto che  …non se ne parla? non se ne sa parlare? non se ne vuole parlare? è difficile? pauroso? imbrazzante? privato?nemmeno il punto croce ( in cui lei si esercita una certa abilità)è riuscito ad avviare una conversazione), non le ecografie, ma nemmeno il lavoro lasciato per la pancia, o il futuro lavorativo incerto di lui.

non aveva niente da dire.

imbrazzo grande.

una maternità senza parole … è possibile?

un silenzio abbacinante.

per chi l’ha visto …  era come stare in una visione in brutta copia ma in technicolor di uno splendido film dei fratelli coen: L’uomo che non c’era

« La vita mi ha servito delle mani perdenti, o magari non le ho sapute giocare, chissà … Ora volevo parlare, ma non avevo nessuno accanto a me: ero un fantasma, non vedevo nessuno, e nessuno vedeva me. Ero il barbiere … »

(Ed Crane – B.B.Thornton)


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vedere un film … inatteso

l’ospite inatteso

è un film inaspettato e visto a scatola chiusa.

non mi attendevo di scoprire negli usa un fenomeno immigratorio così simile al nostro, centri di detenzione, fermo dei clandestini senza permesso di soggiorno …

nemmeno credevo di trovare uno sguardo così diverso su questo fenomeno.

avevo i miei bei preconcetti sulla capacità del cinema americano di non usare luoghi comuni.

tristemente mi sono accorta che anche il migliore dei film italiani non riuscirebbe ad avere quella stessa serenità narrativa, o magari sono io che non riesco più a vederla. oramai l’atteggiamento completamente isterico che contraddistingue ogni ragionamento sui fenomeni migratori in italia impedisce ogni altra possibilità.

la mia testa è scossa da questi continui e rabbiosi distinguo.

quel film mi ha permesso di fare pace con il mio guardare il mondo, vedendo tutto ciò che sta attorno, cioè non il fenomeno migratorio, ma una cultura, e l culture, i sentimenti, gli affetti, la delicatezza, le paure, le insicurezze (il film parla anche delle paure dopo l’11 settembre a new york), la quotidianità di chi ha le sicurezze del lavoro sicuro e chi si porta dietro la precarietà della vita, e di come le cose in realtà non stiano sempre proprio così.

mi sono anche vista nel mio essere piena di preconcetti verso il cinema usa, e ho finito per ricordarmi che i pregiudizi servono proprio per essere smontati, per farci accedere a un livello di conoscenza maggiore ….


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l’onda – die welle 2008

un film su come è facile generare una dittatura.
regia: dennis gansel  – 2008 gmbh  – genere drammatico

Trama Per spiegare la genesi di una dittatura un professore mette in atto un ‘singolare’ esperimento. Una classe di una trentina di studenti viene indotta a forme di cameratismo attraverso l’uso della disciplina, dell’uniforme, e di un gesto di riconoscimento (l’onda per l’appunto). La situazione però gli sfugge di mano e si trova a dover arginare una vera e propria fazione di stampo nazista.