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un tempo tiranno ma … (la Statale 17)

A me questa idea, di mammamsterdam, piace. Mi manca il tempo per pensarla come possibile per me e famiglia, nel qui ed ora. Ma offro il mio contributo in altro modo, questo di farne un post, per esempio.

Non solo fa parte di quei pezzetti di civiltà che restano possibili in un momento difficile, in una Italia scassata e frammentata, ma anche ci aiuta a pensare che il concetto di res publica può continuare ad essere vivificato – anche – da azioni piccole, capillari, civili e dimostrative della cura  al bene comune, alla società, ai nostri vicini etc, ed è ciò che noi possiamo offrire.

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Grasso che cola ….

Mi piace Vieni via con me.

Non ci posso o voglio fare nulla.

Mi piace il format, Saviano, Fazio, il parlare delle mafie, le liste ,gli elenchi, la scena, la grafica…

Insomma mi piace.

Mi ossigena la mente non veder gente che si accapiglia, insulta e offende.

Mi rilassa sapere che ogni tanto i sassi nelle scarpe escono, e il piede prende sollievo. In realtà è proprio lo stivale intero che si sente leggero (10.000.000 di persone a vedere il programma), fuorisciti i sassi.

Poi infuria la polemica perché cani e porci devono andare a ribattere proprio lì. Che ci si chiede pure che spirale si pouò innescare a furia di ribattere, e riffermare un principio diverso da quello espresso.

O dicotomia o niente.

Solo bianco e nero.

Se io dico una cosa subito qualcuno deve rivendicare che esiste il suo opposto. Che sennò che ne dimentichiamo ….

Però mi ha irritato il critico Grasso che così descrive il programma ..

«Vieni via con me» non è un format, è un calco. Di una cerimonia religiosa, di una messa, di una funzione liturgica. La proposta degli elenchi, di ogni tipo, su ogni argomento, assomiglia molto alle litanie: più che alla vertigine della lista, lo spettatore cede volentieri al fascino della supplica accorata, alla devozione popolare, alla lamentazione come unica fonte di speranza e di conforto, al mantra. Volete una prova? A ogni voce degli elenchi provate ad aggiungere un ora pro nobis. L’officiante è facile individuarlo: ne ha tutti i modi, i comportamenti, spesso le affettazioni; è Fabio Fazio. Che ha una capacità straordinaria, tipica di alcuni celebranti: quella di trasferire sui suoi numerosi fedeli quell’aura di senso di colpa che gli trasfigura il volto. La doglianza gli dà potere, mostrarsi vulnerabile (i ricchi contratti non gli impediscono di piangere sempre miseria) è la sua garanzia di invincibilità, tra un Alleluia e una Via Crucis.

E poi c’è lui, la vittima sacrificale, il Cristo in croce. Se Roberto Saviano si mettesse una parrucca assomiglierebbe in maniera impressionante al Cristo di Pasolini. È una reincarnazione cinematografica. I suoi interventi (le sue parabole) sono incontrovertibili perché, segretamente, iniziano con una premessa: «In verità, in verità vi dico». Per non parlare di tutti i chierichetti che hanno preso parte al rito. Ok, andate in pace, la messa non è finita.

Ma come scrivevo stamattina su facebook ….

Anche io mi annovero tra coloro che si son infastiditi leggere Grasso e il suo definire di un format, tutto sommato nuovo, per la televisione non tanto in modo critico (che da un critico ci starebbe pure) ma bizzarro.

A me ciò che Grasso ha trasmesso, con il suo articolo, è un lasciare sullo sfondo i temi scelti (e mi pare grave), e il fatto che nessuno li avesse mai declinati così, in televisione.

A me pare uno stile da rete, da network, che quando funziona … ripulisce di quel pattume in-ascolatabile e impossibile a guardarsi fatto di liti urlate, di prese di posizione poco argomentate e di offese gratuite che la tv ci elargisce giorno per giorno.
In rete bisogna saper declinare, argomentare, essere chiari, nitidi e diretti. Cosa che ho colto della trasmissione, e che apprezzo laddove accade.

Altra questione che non proprio ho compreso nella critica di Grasso è quella della liturgia e in ogni caso più che una critica mi suona una via di mezzo tra una presa in giro, una abbozzata ironia e un franco fastidio.
Che si perde nel non declinarci bene come lui da critico veda il format nuovo, peraltro ci dice che è una novità ma poi spiega che è come la Messa, con i suoi dolenti, i Cristi sanguinanti, i suoi ora pro-nobis (roba vecchia di 2000 anni almeno).

Nel frattempo non ci dice se è innovativo svelarci che la mafia si fotte la nostra salute, il nostro futuro, i nostri soldi.
Dove nasce e dove ci può portare un nuovo format, un calco, un diverso modo di dire le cose, di comunicare, fare spettacolo.
A me sembra che sia una trasmissione in stile web 2.0, in parte anche raccontata (in parte è ovvio) dal basso. Cosa che ben sa chi usa la rete.
E se la televisione impara(sse) a mutuare stili dal web si rende(rebbe) sicuramente innovativa e più dialogica.

Infine è interessante che tutti, chiedendo di partecipare, (per replicare/pur di replicare) ammettano indirettamente di voler stare sul “quella” scena tv mentre avviene una novità e quando 10.000.000 di italiani stanno incollati a vederla svolgere …

Innovativo il format o i contenuti?


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sempre più radi esempi di civiltà: pagare la mensa per i figli altrui.

Credo ci sia poco da dire.

Basta leggere quello che ha scritto la persona che ha pagato la retta, pensando al nostro futuro.

Penso a lui con stima.

Condividete se pensate che possa aiutarci per ritornare ad essere un paese civile …


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shock culturale

di Igor Salomome

Ecco sì, uno shock culturale. Esattamente quello che ci vuole Sono d’accordo con lo scritto di Sandro Gozi sull’Unità di oggi, 9 ottobre, pagina 23. Anche perchè senza traumi da questa situazione non ne usciamo. Bocca ha detto oggi in un’intervista sullo stesso giornale che se ci siamo liberati del fascismo, ci salveremo anche dal berlusconismo. Però ha omesso di dire che c’è voluta una guerra (persa) e un disastro inenarrabile per riuscirci. Ora dunque possiamo solo sperare che il trauma necessario possa essere “solo” culturale. E’ l’ultima speranza che ci rimane.

E provo a dire la mia circa il come contribuire a produrlo: occorre guardare le cose con una prospettiva radicalmente diversa. Occorre anche essere radicali (almeno) nelle analisi e dirsi che se l’opposizione è afasica, è perchè si è fatta sottrarre tutti i grandi temi che dovrebbe elaborare.

Primo esempio tratto dalle cronache: l’insulto vergognoso a Rosy Bindi. Bene la solidarietà, ma non serve a nulla limitarsi alla condanna rituale del maschilismo brutale e rozzo di cui Berlusconi e cloni si sono fatti paladini. C’è un problema di fondo che l’elaborazione culturale democratica ha smarrito: la differenza tra uomo e donna che produce conflitti di sguardi sul mondo. Anch’io, in quanto uomo, ho una serie di motivi per essere incazzato con il genere femminile. Dove come e quando posso parlarne con un minimo di serenità e un massimo di intelligenza con altri uomini e con le donne, senza confondermi con i bassifondi culturali che ci governano ma, anzi, combattendoli proprio per questa via?

Secondo esempio: Brunetta e la sua battaglia contro fannulloni e oligarchie. Per professione e passione, scrivo, insegno e parlo con centinaia di persone da decenni, lottando da altrettanto tempo contro tutte le oligarchie che malsopportano la mia totale mancanza di deferenza e sudditanza nei loro confronti. E pago quotidianamente in prima persona questa scelta. Dove come e quando posso parlare con un minimo di serenità e un massimo di intelligenza con tutte le persone  che amano come me più la libertà che le appartenenze, senza confondermi con chi le oligarchie le combatte in nome di un potere assoluto e monocratico?

Ma questi potrebbero essere problemi miei. Un problema di tutti invece, o almeno di chi ha a cuore la democrazia e la dimensione del bene comune come scopo primario di ogni forma della “politica”, è capire che i conflitti non si nascondono solo perchè gli “altri” li agitano. I conflitti si attraversano sino in fondo e radicalmente. Imparando a conviverci dando loro un senso. SEGUE linkate qui


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Abbiamo un forte bisogno di tecniche di disngaggio


insomma delle strategie che sblocchino da quella situazione di contatto troppo ravvicinato che impedisce di agire e vedere cosa succede, mettendo il tutto in una giusta prospettiva.

qualcuno ci ingaggia e ci mette all’angolo e da quell’angolo bisognerà pure uscire …
no. non sono “uscita pazza” stamane.
è che la situazione politica interna, una situazione letta in rete, e una situazione personale mi hanno svegliata con la voglia di disingaggiarmi.
ho bisogno di scegliere e pensare, senza restare agganciata, in un tipo di gioco che non mi appartiene e/o non mi piace….


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ripartire da qui … è possibile?

maschileplurale

e da qui >>>> – la notte ci piace vogliamo uscire in pace – ve  lo ricordate? è ancora così? e per uscire in pace vogliamo le ronde o città vivibili?