PONTITIBETANI

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Reti, acquisti, servizi, consapevolezza, marketing virali, mamme blogger e altre quisquilie non secondarie…

Vabbè .. è un post da smarronamento.

Imho.

Abbiate pazienza.

Anche per il titolo in stile Wertmuller !!

 

Il tutto parte dal fatto che … un signore cortese (un redattore), incaricato da una rete televisiva maggiore, mi invia una mail per il blog famiglia a strati chiededomi se ho fra le mani qualche famigliola ricostituita ma simpatica allegra e senza problemi, in perfetto stile cesaroni, che possa partecipare ad una trasmissione tv sulle famiglie ricostituite. Cortesemente gli spiego che non è cosa, e lui altrettanto cortese si scusa, spiegandomi che gli autori delle trasmissioni TV gli chiedon le più ben strane cose.

Per me la tv è troppo spesso un tritacarne emotivo e fatico a pensarmi in relazione con essa, quindi il mio diniego è ovvio. E poi non ne conosco molte (via blog), mentre ne conosco bene le fatiche connesse.

Ma la questione non è semplicemente la TV, media maggiore e decisamente ormai virato allo splatter emotivo.

La questione o una delle questioni “necessarie” per ragionare in modo consapevole, e lo dico come blogger un pò più consolidata non nella fama 🙂 ma nel numero di blog personali o collettivi gestiti e siamo a quota otto (mica pastina eh….!), insomma il nucleo è proprio la relazione che intercorre tra rete web, web 2:0, media e pubblicità.

In particolare guardo alle strategie che il mondo dei consumi (anche la tv è un mondo/modo/veicolo di consumo) e delle vendite/marketing.

Trovo, ovviamente legittimo che ognuno pubblicizzi e tenti di vendere i propri prodotti, lo fa il mondo dell’equo e solidale, lo fa il mondo del biologico, lo fa il mondo dei servizi sociali, la sanità. Magari cambieranno i modi e gli stili, ma credo che lo scambio delle merci e dei servizi, sia una attività umana sostanziale, e caratterizzata da una logica di scambio anche di relazioni umane.

Si tratta di capirne i dosaggi.

Ci sono una serie di progetti per i quali vendere prodotti e servizi è una attività umana, imperniata sullo scambio e la comunicazione, che veicolano uno scambio di saperi, oltre che di beni o servizi. In altri casi si finge che la comunicazione, e la relazione sia uno strumento per “ingabolare” l’altro e vendergli qualcosa anche in assenza di un bisogno vero e proprio.  Ma se capisco bene è “roba” diversa.

Capirete che leggere una cosa così lascia perplessi “

2.       sviluppiamo l’equilibrio fra valore aggiunto e offerte commerciali dedicate
3.       creiamo meccanismi promozionali capaci di toccare le corde emotive dei network
4.       adottiamo dinamiche di diffusione virale costruite sulle relazioni"

Aoè! Volete toccare le corde emotive dei network? Io sono in netwok e alle mie corde emotive ci guardo bene, e anche alla viralità ci guardo con grande e attenta curiosità e altrettanta istintiva diffidenza.

Mi piace che c’è chi dice che i mercati sono conversazioni, perchè la conversazione è un arte, uno scambio, una possibilità paritaria di ragionare sulla qualità, e trovo che sia un modo diverso dalla sollecitazione brutale dell’emotività (vi ricordate lo splatter tv su Avetrana, c’est la meme chose!).

Trovo che il web 2.0 vada usato per quello che è, possiamo anche fare finta che i network siano consumatori passivi (e lo siamo??) come quelli tv, ma a contro prova di questo io ho letto quell’articolo, io leggo e seguo le discussioni sulle mamme blogger “usate” come tester di prodotti*.

* Si, la famosa casa delle caramelle mi ha invitato a parlare delle sue caramelle.  Ho dato un altro diniego, sia perchè odio le caramelle che non siano la Golia (ehhehe), e perchè decido io su cosa ho voglia di parlare bene o male. L’ho fatto e lo farò. Non per virtù ma perchè sono una testaccia dura!

Breve lista link a discussioni interessanti o luoghi interessanti

Etichettati-ti ne parlano come mamme non ads, cioè che non vogliono la pubblicità ..

da Vere mamme se ne parla sia come “esperti” in materia ma anche no, è un esempio innovativo e ibrido di un contenitori sia di riflessioni sul “marketing”, ma anche sulla maternità e molto altro ancora … (non si puù sintetizzare questo “luogo”)

 

P.s.

Sto lavorando per un progetto nelle scuole, e i nostri consulenti alla “progettazione”, almeno per una piccola parte, sono i genitori. I quali sono stati coinvolto per aiutarci a capire se quello che vogliamo offrire (in questo caso si tratta del materiale informativo sulla scuola che i figli frequentano) è chiaro e comprensibile. Insomma la logica 2.0 comincia ad essere qualcosa che permea la nostra cultura, la possibilità e la volontà di scambio, comunicazione, interazione diventa un passaggio necessario. Spesso anche nei servizi (scuola, minori, disabilità) gli enti gestori si sono sensibilizzati all’incontro con le richieste dei fruitori, a volte chiamati in partnership a dare voce ai loro bisogni, per progettare in modo più efficace e rispettoso.

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Un signor …. Pane

Dopo un anno esatto dalla sua scomparsa, siamo riusciti a riordinare la paletta impastatrice per la macchina del pane.

Non era chiaro ne il “come” della sua scomparsa ne il “perché” fosse l’unica paletta in riordino dal 13 gennaio 2010. E con le spese di trasporto mi e’ costata quasi come una intera macchina, del pane, nuova.
Da qui e’ partito un delirio familiare in tema di autoproduzione alimentare e di autarchia consumistica (di mio prefeteirei parlare di anarchia e di disingaggio dalla gdo).

Come già detto per il riscaldamento si va a stufa, almeno per ora, e la legna la procura il nonno della creaturina. Quindi siamo a costo zero e a km zero, lui come un vero boscaiolo del Arkansas si procura enormi tronchi, li taglia e riduce in pezzetti atti alla stufa!

Le farine sono macrobiotiche e comprerate dai macrobiotici che hanno il puntovendita, qui, al paesello. Anche qui siamo a basso impatto ambientale e kilometrico.

L’uomo di casa pressa anche per la macchina del tofu e quella per fare la pasta, così da disincentivare l’uso di latte vaccino, e avere pasta e biscotti casalinghi.

Poi vorrebbe anche passare alla produzione marmellatiera.

Detto ciò non so se riuscirò a sopportare cotanta autonomia dal mondo dei consumi, o forse si, basta che non mi comperi un telaio per farne lenzuola e camicie…

La riflessione invece che mi piace tenere qui e’:

la possibilità come la tecnologia riesce a permetterci alcune piccole scelte, che ci migliorano la vita, qui nella casa nuova e  in un paesello tutto sommato (per i miei standard milanesi) lontano e disperso nella “piattura” padana.
Ovvero Internet, il mac e il ponteradio a 2 mega per i contatti con il Mondo, per il lavoro di entrambe, per una serie di acquisti (libri, tecnologia di piccole dimensioni, libri, alimenti bio conservabili, detersivi e co.)
Il wireless.
Le attrezzature tecnologiche per la produzione di cibo, dalla macchina del pane in poi…
Insomma la possibilità di smacchinare meno ma soprattutto per il cibo, pe riuscire a raggiungere una migliore qualità degli alimenti,

… che quaggiù anche il pane riesce ad essere una roba asciutta, secca, sbriciolosa, pallida, incolore e mediamente insapore. Sara’ la nebbia o la ‘piattura” della pianura.


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manierati e pomposi… ma che voglion da me?

Dear Sir/Madam,
How are you? Hope everything goes well with you and your esteemed company.
I have learned that you are engaged in Bags & Cases , so I take this chance to introduce our company to you.
We are specialized in design, production and selling various Bags & Cases.
Meanwhile, we develop many kinds of styles and designs according to the customer’s demand. Our product is selling well on home and abroad.
Now i sincerely hope that we can have a chance to corporate with you, it will be our great pleasure.
You are welcom to visit our website on ……….
Please kindly allow me to attach a catalogue here, they are part of our products, sincerely hope you’ll scan it.
If you need any information, please kindly contact me.
Have a nice day
Warm Regards
Yours Sincerely
Andy Wong

Ma, mah!! Ma porca paletta cotanta gentilezza mi alza l’indice glicemico, e poi chi glielo ha detto che un deliquio da borse??
Quantunque io sia usa ad acquistarne una per volta.
Gentilissimamente, molto confusa e felice,
saluti cari
Signora Pontitibetani

 


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Scienza Express

E’ un amico da tempo.
Un uomo folle, capace di passare, impunemente, dalle rotaie di un treno (previa laurea in filosofia della comunicazione e un master alla sissa) alla scrittura di un paio di libri … E quindi ad approdare all’editora, nel senso che e’ diventato “un editore” ….

Un folle che ha giocato a dadi con il destino e ne e’ uscito dal rotto della cuffia. La dura scorza toscana.

Sono fiera di lui.

A voi la mission della casa editrice, spero vi sia utile come letttrici/lettori, e per alcuni come scrittrici/scrittori ….

“Perché ci occupiamo di libri e di scienza

Leggere è un diritto nella società della conoscenza.

Le questioni scientifiche, mediche e tecnologiche sono al centro del dibattito democratico.

Nonostante questo, la distanza dei cittadini dalla lettura e dalle scienze è grande.

Scienza express si propone di contribuire a ridurla.

Quest’ambizione ci spinge a lavorare su più fronti, parlando a pubblici diversi.

Agli autori offriamo un progetto che li mette al centro dell’azione editoriale e più in generale culturale: ci adoperiamo per rendere disponibili le loro idee.

Siamo convinti che gli autori vogliano dialogare per trasmettere conoscenza ma anche per sgombrare il campo dalle false convinzioni che spesso abitano le nostre menti.

Vogliamo aiutarli a scrivere testi rigorosi e leggibili, in equilibrio tra la necessità di raccontare “la scienza così com’è” e l’aspirazione di individuare i propri lettori.

I cittadini-che-non-leggono-ancora sono la nostra vera sfida, sono le vittime di una crisi culturale della quale vediamo i segni in troppi luoghi.

Molte persone intorno a noi non hanno mai comprato libri, li vedono alti, inaccessibili, intellettuali, astrusi, a volta ostili: in una parola li vedono distanti. E poi i libri costano troppo.

Vogliamo portare i libri a un clic e a pochi euro dai cittadini-che-non-leggono-ancora, anche perché tra di loro molti si fidano della scienza e hanno grandi aspettative sul suo ruolo per lo sviluppo.

I lettori di scienza sono persone consapevoli di quanto vogliono leggere, che spesso s’imbattono in mille ostacoli per procurarselo.

I libri sugli scaffali delle librerie, reali o virtuali, sono troppi e spesso la scienza si perde. I tempi della vendita si misurano in mesi, la vita di un libro scientifico in anni, e questo gap spesso condanna ottimi libri all’oblio.

Vogliamo sfruttare le tecnologie della rete per rendere i libri di scienza disponibili nel tempo: crediamo che sia un controsenso rendere effimero per ragioni commerciali ciò che è duraturo grazie alle sue radici culturali.

Gli insegnanti, dalla materna all’università, sono la frontiera tra i cittadini e la lettura. A nostro modo di vedere, il sistema educativo deve tendere a far crescere la passione e l’abitudine alla lettura.
A fianco di questo ci sono le scienze e il pensiero razionale che devono essere costantemente trasmessi alle giovani generazioni.

Vogliamo che gli insegnanti abbiano gli strumenti per lavorare e, prima ancora, per “pensare informati”, con la facilità di accesso ai libri e alle risorse online che la loro professione si merita.

Dei librai apprezziamo la capacità di essere operatori culturali con il valore aggiunto della concretezza che viene da un’impresa economica e dall’essere radicati sul territorio.

Sappiamo però che nell’ancor perdurante dinamica delle “due culture”, si trovano più a loro agio con l’una, essendo quella scientifica “l’altra”.

Vogliamo dare loro strumenti agili, economici e moderni per essere informati e per accrescere la loro consapevolezza che i libri di scienza sono un’opportunità culturale per la società ed economica per la libreria.

Gli altri editori sono concorrenti di Scienza express, ma concorrenti non significa avversari, significa che noi assieme a loro concorriamo a rendere ricca e interessante l’offerta di libri scientifici.

Siamo consapevoli che l’editoria tradizionale ha tanti e tali vincoli da non poter gestire, in modo economicamente responsabile, cataloghi articolati e duraturi nel tempo.

Vogliamo condividere con loro progetti e opportunità, a partire da quelle tecnologiche che ci danno respiro e ampliano l’orizzonte dell’azione culturale di tutti.

Per dare corpo a tutto questo, puntiamo, sulla tecnologia, sulle reti on e off-line, sullo spirito di comunità che anima la scienza.

Vogliamo costruire nuove vie per far leggere di scienza.
In scienza e coscienza, siamo convinti che i libri debbano prima essere fatti bene, e dopo ben portati vicino ai possibili lettori.

I temi scientifici, medici e tecnologici sono il cuore del nostro essere nel Ventunesimo secolo.

Condividere libri è la nostra scommessa sul futuro.”


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ma 1 ° maggio …. è la festa dei commercianti (??)

Ieri nella media-town (cittadina che sta idealmente messa peggio della big city e del paesello) i cittadini manifestavano contentezza per l’ordinanza del sindaco che consentiva di tenere aperti i negozi.

Oramai non c’è festa o festività che non sia la festa della Gdo o del commercio. Tutto viene depauperato del suo significato culturale, politico, sociale, e diventa una nuova giornata per trascorrere il proprio tempo libero andando a spendere.

Beh, si può dire altro?

Buon primo maggio a chi ritiene che la Festa dei Lavoratoti vada onorata non lavorando e ricordando i molti significati di “lavoratore” … (a proposito la festa è della Liberazione e non della Libertà e la feste dei Lavoratori e non del Lavoro)

Persino Google se ne ricorda nella sua homepage e anche la UIL


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Un mail bombing che non mi convince interamente

E ‘ partita una mail bombing per l’ennesima pubblicità ammiccante, che tenta di vender qualcosa attraverso un sedere femminile…

Scelgo di esprimere la mia perplessità in uno spazio meno collettivo per lasciare che l’iniziativa legittimamente prenda il suo respiro. Iniziativa che comunque vede coinvolte un sacco di energie femminili, lo vedo sui gruppi facebook che stanno fiorendo, e dal dibattito quasi furioso sul femminismo sollevato dalla Tamaro sul Corriere della Sera, e seguito da una coralità di pensieri.

Perciò è bello che tutto si muova. Non voglio smorzare un onda che credo sia anche necessaria.

Qui solo aggiungo la mia voce.

Vedo il cartellone che ha stimolato il mail bombing: brutto, stupido. Vende qualcosa in modo idiota. Incapace di rinnovare la magia provocatoria di  jeans – hot pants , di “quel chi mi ama mi segua”, che allora fu un inno alla sessualità libera degli anni 70;  e che mandò in tilt i ben pensanti. Allora il corpo andava liberato.

Oggi va ancora liberato: da molte visioni distorte. E non è sempre e solo il corpo delle donne la prima vittima.

Stiamo accorte/i.

Nn giochiamoci solo la carta del corpo delle donne, non estremizziamo ogni sedere e ogni paio di seni che vediamo. Rischiamo di attaccare solo la parte più evidente del problema, levando energia a problemi più sottili e subliminali.

Quella pubblicità fa schifo, ma anche tecnicamente: brutta, goffa, inutile. Come un sacco di pubblicità. E il criticarla rischia di essere simile allo sparare sulla Croce Rossa.

E allora?

Ecco vi butto lì una pubblicità che vedo come più rischiosa, quello del noto prosciutto, con il papà salumiere che fa assaggiare il prodotto al proprio bambino: una fetta di prosciutto avvolta su un grissino.

Bimbo che assume la medesima aria goduriosa ed intensa della “bella topolona” o di quelle che fanno l’amore con il sapore.

Dov’è il rischio o i rischi?

Il cibo non è sesso, può anche non esserlo, può esserlo nel gioco privato di due che si desiderano. Punto.

Il cibo è la fame di chi ha fame davvero, il cibo è appetito dopo una corsa nei prati, il cibo è riempirsi, il cibo è sapore, è nutrimento, è fornire i muscoli e il cervello di energia.

A 7/8 non si può godere del cibo come ho visto fare in quella pubblicità, a meno di non essere candidati ad una precoce obesità, cibo come insaziabile voluttà di corpi da riempire per non sentire …

Insomma quel prosciutto è più pericoloso di quel sedere.

Quel bambino e i nostri figli penseranno che tra cibo e sesso esiste solo questa equazione possibile cibo=sesso. (Intanto spiegate ai bimbi che vivono davvero la fame cosa c’entra il sesso con il loro bisogno di NON morire). Quindi forse troveranno più complicato capire le differenze, con conseguenze piuttosto immaginabili.

Insomma per concludere, credo che oggi noi si sia tutti un pò più sensibili all’uso sconsiderato dei corpi, forse perchè ci stiamo sbattendo perchè il corpo ritorni a parlare, smettendo di essere solo oggetto da sesso, ma soggetto complesso, interezza corpo mente. Però temo anche il rischio di stigmatizzare solo l’eccesso di corpo femminile in pubblicità … Fino all’estremo dove c’è l’incazzo estremistico anche per la pubblicità della biancheria intima, non ultimo come quello letto oggi su facebook.

Partendo da fatto che che – ad oggi – la società dei consumi vive di pubblicità, e visto che per ora tale società non l’abbiamo ancora cambiata (volenti o meno), abbiamo la responsabilità di chiederci se non sia necessaria una analisi più fine ed attenta, ai messaggi sconsiderati e più subliminali.


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imperativi e allergie …

premetto che l’idea del

Fa’ la cosa giusta!

mi piace davvero e spero di riuscire a farci un salto, quest’anno.

Ma proprio quel “fà”  appiccicato a “giusta” …  mi sta dando noia.

Lo sento troppo imperativo, troppo impegnativo quel:” tu fai”, ma chi io? ma non faccio abbastanza, non faccio “giusto” ?…

Perchè quest’anno (crisi economica docet) quel fare non è sempre così facile, e molto relativo a possibilità limitate e vincolate.

Vale a dire non ci si permette più l’intera spesa al supermercato del biologico, per esempio.

Ma poi ci si dice che quaggiù al paesello la (non) connessione tra mezzi pubblici trasforma pochi  km in una epopea da far west se non ci si muove in auto. Vi fugurate arrivare a Milano?

Così usi l’auto e non fai la cosa giusta.

Le verdure bio ce le dà la suocera. Faccio la cosa giusta.

Uso l’auto a gpl, mezzo punto scarso per il gpl e 10 punti meno per l’auto. Faccio una cosa quasi giusta.

Siamo vegetariani, 2 punti a favore. Faccio una cosa giusta.

Compero gli abiti ai centri commerciali (costano meno), 2 o tre punti meno. Non è la cosa giusta.

(non proseguo a fare lo scanning della mia vita ma si capisce subito che qui la coerenza assoluta fatica a uscirne sana).

Siamo un pò ciatroni, noi, non facciamo la cosa giusta!!

‘azz.

E’ una vita che tento di capire cosa sia questo aggettivo “giusto” che mi perseguita.

In ogni caso perchè non dire “facciamo la cosa giusta”, collettivizzando questo impegno, rendendolo un dovere collettivo, un imperativo collettivo.