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.. comunicazione (non verbale) e le e-mail

Inizio d’anno e di progettazioni.
Ci si vede, ci si dicono alcune cose poi, come sempre più spesso accade, ci si scrive.

Ieri, ossia in uno stesso giorno mi capitano ben due inghippi comunicativi, via mail.
(con esiti emotivi e giramenti vari)
Ma, anche se, cambiano i contenuti, il problema comunicativo mi è parso il medesimo.

Come dice il simpatico dottor Watzlawick non si può non comunicare, e quando lo fai via email continui a comunicare mantenendo sotto traccia quella stramba forma – non verbale – che “resiste” oltre ai refusi, alla grammatica, al saper scrivere in italiano fluente e corretto, al sapere comunicare i pensieri in forma scritta. E già non è facile.

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Comunicazione senza genere

Un quadro in cui la sfida della cultura della complessità ha giocato un ruolo naturalmete centrale, prima di tutto proponendosi come area di convergenza, più che interdisciplinare, transdisciplinare, di cooperazione si ma “de-generativa” nel senso di superamento tra i generi, e di creazione tra generi nuovi, tra scienziati dei territori più differenti: ingegneri, matematici, filosofi, antropologi, linguisti, informatici, biologi, economisti, sociologi, ecc.

Da La COMUNICAZIONE GENERATIVA di Luca Toschi –  Apogeo ed. – pg. 15

il Wordle di questo articolo

Sto leggendo questo libro: bella lettura,  piuttosto impegnativa.

Arrivata a questo brano mi è venuta in mente una delle riflessioni che avevo condiviso (chissà dove) in questi giorni in cui abbiamo scritto tanto di e per #donnexdonne.

Il pensiero, se riesco a dargli una soddisfacemente forma chiara, è questo:

l’uso dei nuovi media, della comunicazione testuale, sta permettendo una nuova forma di conoscenza/consapevolezza del “femminile”.

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Inequivocabilmente, il web

Frammenti (con-fusi) su web e incidenza sul reale.

INTRO

Per la prima volta, da elettrice, mi commuovo.

Che è strano. E non è da me.

Ho partecipato tantissimo virtualmente, ma entro un precisa comunità di persone, di parole e di dialoghi, e azioni.

Azioni fatte digitando su una tastiera.

In assenza di corpo fisico, introducendo solo il corpo digitale.

Il corpo, come vado leggendo e inseguendo, non smette di essere in-formato dal cervello, dal pensiero, dalle azioni mentali, e viceversa.

E’ questo un dialogo che inizia già nel ventre materno. E’ una forma di intelligenza che si nutre di azioni reali e azioni pensate, verificate e riprogettate. Mente-corpo- mente: astrattamente suddivisi per la nostra difficoltà di definire una gestalt perennemente in azione, in dialogo, in divenire.

Dove due e uno in realtà sono uno, o meglio dove la realtà/identità restano molteplice e unitarie al tempo stesso.

La bizzarria comunque si colloca negli esiti dell’uso di un terzo: il mezzo (web) che crea e permette.

Si parte dalla relazione tra se e un oggetto che ci proietta verso persone che non si conoscono, con cui dialoghiamo, agiamo, facciamo massa critica, lasciando un segno. Dal virtuale al reale.

Il pensiero concretamente genera una azione in assenza di corpo ….

E’ quello che leggevo qualche tempo fa? C’è una modificazione legata al fatto che gli strumenti che usiamo, dai tempi della clava, si modificano e ci modificano; siamo animali tecnologici, siamo una accezione della parola Cyborg?

In questa occasione il concetto sembra meno minaccioso rispetto al sentire comune e alla propria integrità corporea; nonostante la forza di attrazione della connessione web, della iperconessione tecnologica. Insomma non sento/penso che questo rapporto corpo strumento genera una frattura tra il percepito corporeo e quello mentale. Se non altro perché la dimensione comunicativa tiene alta l’allerta.

Oppure perché l’esperienza, l’età, la vita e la professione (psicomotricista) mi hanno fornito un buon grounding iniziale?

Qualcosa che (mi) impedisce di perder(mi)si davvero nel web?

Una azione del tutto cognitiva, attraverso una tastiera, ha poi generato una emozione precisa, conseguenza di una azione digitale.

(il pensiero è ancora da sistematizzare, mi pare grezzo e impreciso, ma interpretazioni varie saranno benvenute)

citando gloriabevil
Oggi esperimenti di apprendimento: provare cose nuove ci fa sperimentare confini diversi. Nostri. A volte più piacevoli dei limiti abituali.