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Sessant’anni di strati

Strati di vernice, intendo! Sessant’anni – più o meno – sono quelli che indossa questa nostra questa casa.

Da una settimana vado di sverniciatore, pennello, raschietto, paglia di acciaio, cartavetrata (significativa la presenza di olio di gomito). Oggi finalmente ho aggiunto la prima mano di cementite, su una porta restituita alla sua prima natura, il legno.

I lavori manuali son così: viaggi nelle storie delle cose, degli oggetti, e nella vita.

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mini lezioni di casalighità (per mamme)


la mia coach casalinga di 23 mesi … mi sta educando a migliorare il mio senso della casa.

il divano color sabbia è più bello se lo decoriamo con i pennarelli, le biro e le matite colorate, dette “pinto”.

i maglioni invernali vengono lavati meglio se li passi in lavatrice 90° gradi.

le piastrelle della sala sono brutte, un pò di pastello a cera nero, le migliora di sicuro.

le crocchette delle gatte sono un ottimo antipasto anche per gli ospiti.

le gatte amano i fagiolini e i biscotti mollicci, dopo un lungo bagno del caffelatte della mamma.

l’acqua è più buona se la si insaporisce con la cena, e il pranzo, rovesciati dentro ad un bicchiere.

il dentifricio è un ottima cream idratante e rinfrescante.


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sul marketing 2.0 cosa ne dice piattinicinesi

http://www.piattinicinesi.com/?p=1308

trovo che sia una riflessione ben fatta ed interessante, soprattutto guardando la rete da altre ottiche, o meglio le tante cose che girano in rete.


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la mamma, una piccola genio/guastatore e la pazienza

Non molto tempo fa per motivi vari ho seguito un bellissimo seminario sulla pazienza tenuto da un lama tibetano (buddhismo tibetano).

per un pò mi ha ispirato. poi è passato nel dimenticatoio

questa sera ho capito che ad una mamma non servono certe cose, mi dettaglio:

serata affannosa la piccola turbina pelton monta smonta sale sulle sedie sposta minitavolini saltella sul seggiolone mangiucchia fa casino pesta la sorella influenzatissima con un pacco di latte (in faccia) e poi con un pacco di pasta.

 

se la mamma non sbrocca vuole dire che il monastero buddhista non serve, e nemmeno la contemplazione.

l’arte della pazienza materna è dinamismo.

tentare di salvare capra e cavoli senza impazzire.

se ci riuscite siete sante ad honorem …

 


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shock culturale

di Igor Salomome

Ecco sì, uno shock culturale. Esattamente quello che ci vuole Sono d’accordo con lo scritto di Sandro Gozi sull’Unità di oggi, 9 ottobre, pagina 23. Anche perchè senza traumi da questa situazione non ne usciamo. Bocca ha detto oggi in un’intervista sullo stesso giornale che se ci siamo liberati del fascismo, ci salveremo anche dal berlusconismo. Però ha omesso di dire che c’è voluta una guerra (persa) e un disastro inenarrabile per riuscirci. Ora dunque possiamo solo sperare che il trauma necessario possa essere “solo” culturale. E’ l’ultima speranza che ci rimane.

E provo a dire la mia circa il come contribuire a produrlo: occorre guardare le cose con una prospettiva radicalmente diversa. Occorre anche essere radicali (almeno) nelle analisi e dirsi che se l’opposizione è afasica, è perchè si è fatta sottrarre tutti i grandi temi che dovrebbe elaborare.

Primo esempio tratto dalle cronache: l’insulto vergognoso a Rosy Bindi. Bene la solidarietà, ma non serve a nulla limitarsi alla condanna rituale del maschilismo brutale e rozzo di cui Berlusconi e cloni si sono fatti paladini. C’è un problema di fondo che l’elaborazione culturale democratica ha smarrito: la differenza tra uomo e donna che produce conflitti di sguardi sul mondo. Anch’io, in quanto uomo, ho una serie di motivi per essere incazzato con il genere femminile. Dove come e quando posso parlarne con un minimo di serenità e un massimo di intelligenza con altri uomini e con le donne, senza confondermi con i bassifondi culturali che ci governano ma, anzi, combattendoli proprio per questa via?

Secondo esempio: Brunetta e la sua battaglia contro fannulloni e oligarchie. Per professione e passione, scrivo, insegno e parlo con centinaia di persone da decenni, lottando da altrettanto tempo contro tutte le oligarchie che malsopportano la mia totale mancanza di deferenza e sudditanza nei loro confronti. E pago quotidianamente in prima persona questa scelta. Dove come e quando posso parlare con un minimo di serenità e un massimo di intelligenza con tutte le persone  che amano come me più la libertà che le appartenenze, senza confondermi con chi le oligarchie le combatte in nome di un potere assoluto e monocratico?

Ma questi potrebbero essere problemi miei. Un problema di tutti invece, o almeno di chi ha a cuore la democrazia e la dimensione del bene comune come scopo primario di ogni forma della “politica”, è capire che i conflitti non si nascondono solo perchè gli “altri” li agitano. I conflitti si attraversano sino in fondo e radicalmente. Imparando a conviverci dando loro un senso. SEGUE linkate qui


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un bel post (di altri)… lo spazio tra sentimento e pensiero

Eccovene un acconto:

Philip Roth: Indignazione – Einaudi 2009

“Cerca di essere più grande dei tuoi sentimenti. Non sono io che te lo chiedo, ma la vita. Altrimenti finirai spazzato via dai tuoi sentimenti. Spazzato via senza poter più tornare indietro. I sentimenti possono essere il più grande dei problemi. I sentimenti possono giocare gli scherzi più crudeli.” (il corsivo non è mio)

Quando ho incontrato questa frase mi sono fermata. E l’ho riletta. Alzava tanta polvere dentro di me.
Mi sono interrogata: che cosa significa, realmente, essere più grande dei propri sentimenti? …
[seguite l link per leggere il resto … il blog è questo http://ineziessenziali.blogspot.com/2009/10/lultima-dea.html ]

Resta una delle ricchezze della blogosfera trovare nuovi pensieri, nuove sensazioni, o diversi pensieri che aprono verso mondi …