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Shine on you crazy diamond

Quando diventi grande ringrazi di essere uscita dal lungo tunnel dell’adolescenza, dall’incertezza, dalla fragilità di essere sempre senza sicurezze e senza pelle. E ringrazi che qualcuno/qualcosa, invece, allora abbia impresso indelebilmente nella tua vita cose come questa. Un tatuaggio musicale che rivolta il cervello e lo stomaco, quasi come se a passare fossero stati milioni di anni, e secondi insieme. Eppure sei ancora lì.

Remember when you were young

You shone like the sun.

Shine on you crazy diamond.

Now there’s a look in your eyes

Like black holes in the sky.

Shine on you crazy diamond

You were caught on the cross fire of childhood and stardom,

Blown on the steel breeze.

Come on you target for faraway laughter

Come on you stranger, you legend, you martyr, and shine!

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Prima o poi si arriva a 50

50-anni-di-infradito

50-anni-di-infradito

50 anni. In arrivo sul binario 27 fra un anno e poco più.

Per allora mi spettera’ un post d’oro, tipo nozze. Mezzo secolo di pazienza, di tolleranza verso me se stessa e le mie insipienze. Ma visto per ora non ho voglia di pensare a quanto ho dovuto sopportare da me stessa, in un quasi cinquantennio, mi tocca rivolgere l’acidume accumulato verso il mondo attorno… limitandomi pure.

Ma aspetto ansiosamente solo il momento di diventare una vecchietta petulante, in grado di dire tutto, senza peli sulla lingua!

Che sollievo.

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Fine scuola: Time Is on My Side e riti di passaggio

Il nostro tempo ora è il vostro ….

E’ quello che ieri hanno lasciato i “nostri” ragazzi: un testimone, per i loro compagni di seconda e prima media (ora scuola secondaria di primo grado), offerto con ironia e leggerezza.

E poi tutti a piangere, insieme, maschi e femmine, abbracciati e arrossati, una commozione che si è propagata anche ai più piccoli, che invece si vedranno solo tra un pugno di mesi.

E poi un spettacolo bello e ben fatto, tra balli e musica, accompagnati dal un prof munito di un enorme sax baritono. Loro, i ragazzi ora con le voci ora con i flauti dolci a ripercorrere le strade dei musical, alcuni appartenenti alla mia adolescenza o giovinezza Jesus Christ Superstar, Grease, Fame …. Continua a leggere


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I figli di chi sono?

Ogni volta quando leggo le notizie sulle contese di figli tra un Tribunale dei Minorenni e i genitori, dopo un allontanamento, mi viene in mente il lavoro che ho fatto, la conoscenza dei servizi, le modalità operative, e se mi capita di commentare in qualche blog in genere lo faccio per dire che non ho mai assistito a lapalissiani errori nei casi di allontanamento o affidamento.
Ho in mente il lavoro difficile di chi deve capire se una famiglia è dannosa o peggio per un bimbo, e so che spesso gli interventi lungheggiano perchè è difficile decidere.

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s-cultura libresca (blog mob3)

La mia formazione letteraria è bizzara, e precoce.

Non appena ho scoperto che leggere mi piaceva ho cominciato a saccheggiare la libreria familiare in modo indiscriminato.

Gli unici libri che proprio non sono riuscita a mandar giù, a terminare, perchè troppo faticosi e paurosi sono stati l’Esorcista e Qualcuno volò sul nido del cuculo (questo poi l’ho riletto e finito).

Quella lì era una libreria tutto sommato normale, da persone che amavano leggere ma che non si addentravano nei meandri della Cultura Alta. Ma di certo so che a casa mia e dei miei nonni paterni si è sempre letto.

Così mia mamma mi ha aperto le strade della psicologia e della psicosomatica, in chiave divulgativa (niente Freud o Jung, al massimo qualche volume di Fromm),  cioè l’indispensabile per navigare tra emozioni e sentimenti. E poi ha aggiunto le delizie delle scrittura del romanzo “familiare” di Brunella Gasperini.

Mio padre invece oltre ad avere aperto il mondo della fantascienza (lotte epiche per leggere per primi l’ultima uscita di un Urania) e del Giallo Mondadori, mi ha fatto scoprire la guerra attraverso i romanzi di un autore piuttosto discusso (Sven Hassel). Ma qualunque sia la verità storica dell’autore mi sono rimaste due cose, lo strano gusto del proibito per aver letto libri poco adatti ad una ragazzina molto giovane e la sensazione che la guerra, così narrata, fosse una gran brutta cosa. Guerra narrata come priva di ogni fascino, eppure dannatamente pregna di umanità, nel bene e nel male. Una guerra dove non ci si divide in: “noi i buoni e voi i cattivi”, ma il brutto è equanimemente diviso, e la guerra è comunque brutta.

Per gli Urania e I Gialli, ricordo il piacere di andare, con mio padre, nei chioschetti  di libri usati ( ricordo in Piazza Piemonte  a Milano) dove scambiare intere annate di questi libri, e tornare a casa con quel ghiotto bottino, odoroso di carta vecchia, economica, porosa e ingiallita.

E poi ci sono stati i libri di fotografia e le riviste, anch’essi letti con avidità, più che letti guardati ….. mi ricordo il rapimento della carta patinata e delle immagini, certa poesia del bianco e nero, o la profondità saturata del colore.

Anche i libri da piccola, da bimba, quelli più adatti alla mia età e alla formazione sono stati una bella miscellanea, dalla gamma intera dei libri di avventura: Emilio Salgari, Jules Verne, Robert Luis Stevenson, Daniel Defoe, associati ai libri “per signorine” di inizio secolo che mi passava mia nonna,  presi dalla sua libreria antica e ricolma di vecchi volumi polverosi. Libri con le copertine spesse la carta fragile e che sapevano di antico (Piccola Lady Jane, Piccolo Lord), piene di storie strazianti ma “assai edificative” …..

Ancora oggi ho la sensazione che le ore perse sui libri, da sola o in compagnia dei mieoìi, siano state piene e deliziose.

E chissà perchè penso che la donna che sono diventata abbia ricevuto molto da quelle letture …. o me la voglio raccontare così …

(e voi??? come ve la passate in tema??)

Ovviamente link e suggerimenti saranno assai benvenuti

trascloco 2010

In modo del tutto estemporaneo aggiungo che:

Anche se parlo di libri tutto sommato semplici, questo post fa parte della serie blogmob.

I libri, in un paio di occasioni, mi hanno salvato il pensiero e dato forma e nome a sensazioni che non sapevo nominare e quindi vedere.

Oggi, a volte, i blog mi offrono quella simile emozione …


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Dei terribili 2 anni, della fase “mio-mio-mio” e degli status symbol…

Con la figlia grande e’ andata bene, dico la fase del “mio mio mio mio”, ne siamo usciti indenni, e’ passata senza lasciare strascico e senza nemmeno farsi notare.
Chissà!

La minina invece deve aver preso la forma più virulenta di “mio-mio-mio-mio-mio”, e si va sfinimento degli eventuali amiche/amichetti (rigorosamente coetanei – con i bimbi più grandi non funziona – quelli si guardano con ammirazione) … E a quel punto anche l’inconsueto diventa proprietà!
La fantasia proprietaria si estende a cose-persone-animali-piante-concetti propri e soprattutto altrui.

Ma si capisce anche che oltre ad essere una fase di scoperta dei confini tra se e il mondo, gli oggetti, le relazioni, gli affetti, le distanze, oltre ad essere una sorta di fase matematica/geometrica della conoscenza(ahhhhh finira’???!!!) c’e’ dell’altro.
Il ragionamento nasce dal grande pensiero “pedagogico ” materno e paterno: si capisce che talvolta si tratta di una modalità di apprendimento per via imitativa: la minina vuole ciò che si può o potrebbe fare con quell’oggetto.

L’altro fa cose interessanti per via dell’oggetto che ha, o potrebbe farle con quell oggetto. E quello che vorrebbe la minina, pargoletta vivace-esplorativa-curiosa, e’ una nuova possibilità di godere nell’avere nuove cose da fare.

Lo so, non abbiamo inventato nulla, e lo dicono i libri: imitare e’ un modo di imparare dagli altri, e paradossalmente possedere un oggetto che permette di “fare” azioni interessanti, invoglia ad avere quell’oggetto. Anche se non si sara’ in grado di usarlo, o di riprodurre qulla azione.

E’ il principio che guida gli acquisti, che guida i meccanismi pubblicitari, che induce a comperare per assomigliare agli altri.
E’ quella faccenda degli status symbol, insomma; fare finta di essere (come) gli altri, e suo peggio imitare invidiandoli, oppure -se e quando va meglio- emulando modi di essere positivi, per imparare e crescere.

E’ difficile non fare come una duenne, lo si vede nei centri commerciali, lo facciamo tutti, anche volendo essere accorti, intelligenti e consumatori responsabili. E, le strategie di vendita più spinte sollecitano proprio quel “mio-mio-mio-mio” infantile….
Insomma non ci aiutano a crescere ma a volere per avere. Punto.
Paradossalmente la ricerca di noi stessi, effettuata imitando le “cose” belle che vediamo negli altri, finisce per renderci cloni degli altri, procurandoci identità fittizie.

La minina crescerà ….


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Le molte età di una madre: adolescenza, infanzia ….

La figlia grande, oramai si è infilata nel lungo tunnel dell’adolescenza da quale ne uscirà solo cambiata e più adulta.

Mi accorgo che i libri in materia e anni di lavoro con gli “ados” non sono serviti a nulla, contrariamente a quanto mi dicono i conoscenti “ahhhhh tu, con il tuo lavoro sei una esperta …!!”

Allora la professione di educatore non è affatto identica al ruolo genitoriale, sapere cosa aspettarmi, aver visto adolescenti e genitori, non mi ha comunque preparato, questa è la mia tappa, la mia prova e la mia vita …

In più non mi riconosco in nulla nel motivetto mille volte sentito per il quale  … la mamma di una adolescente va in crisi perchè va in crisi il suo diventare una donna “passata”. Non è certo mio questo problema, perchè mi gioco troppe identità e ruoli per soffermarmi sul mio diventare “vecchia”.

Sono la mamma giocherellona e divertita, sedotta e imbrogliata di una frugoletta di quasi due anni…

Sono anche la compagna collocata in una “giovane” coppia (a prescindere dalle età anagrafiche) con bimba piccola, quindi in preda di tutti quei temi di una famiglia nata da poco: i ruoli in casa, il lavoro, la conciliazione lavoro famiglia, i rapporti con i nonni, l’essere genitori, l’essere coppia…. etc etc etc

Eppure sono anche una donna separata con figlia adolescente. Insomma non è il problema età che può davvero ingaggiarmi  …

Ma mi sento, come mamma e come non mai, imbranata e goffa con lei; affaticata dal trovare un nuovo modo di parlarle e di ascoltarla. Ancora poco capace di starle accanto con differenti vicinanze, ed è proprio il fatto di avere una bimba piccola che fa esplodere la differenza, con la piccola è tutto ancora molto ovvio e naturale (ora che abbiamo conquistato il nostro modo di stare in sintonia); con la grande mi sento di dover fare una nuova rinascita come madre.

Perdere una pelle e lasciare che appaia quella nuova. Lo so precorro i tempi, vorrei essere già al punto in cui potrò conoscere la donna che sarà, incontrarla lì .. in un tempo in cui mi sento capace.

In questo tempo strano ed incerto mi sento un bradipo, o uno struzzo, un animale greve che si muove su territori sconosciuti.

Forse essere madre significa ogni volta, rinascere insieme ai figli ad una nuova fase della vita, così come la mamma di un neonato deve imparare a sincronizzarsi sui suoi ritmi di sonno-veglia, alimentazione, pianto comunicativo … anche io oggi devo affrontare questa nuova fase di crisi/crescita sua e mia, per continuare la mia funzionematerna ed educativa, rimodulandola su un individuo che cresce e al quale non posso più dare le stesse “cose” ….

Certo è che ho perso un pò di sicurezze e navigo a vista, più che mai …

In fondo è ciò che succede anche a lei …