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Micro post 10 (con link): Volete i consultori?

Una amica mi invita a condividere questo:
http://udireggiocalabria.wordpress.com/2010/07/23/il-potere-sulle-donne-passa-anche-per-i-consultori-lettera-di-marina-toschi/.

Non aggiungo nulla e Cito direttamente dal blog:
“Per la diffusione di questa lettera aperta di Marina Toschi, ginecologa consultoriale e consigliera di parità della Regione Umbria, ringrazio Antonella Monastra, Alessandra Notarbartolo, Emma Aragona, Anita Silviano, tutta la rete di donne che r-esiste, ancora:

“ Care donne

…sta succedendo una cosa grave, in questo Paese.

Nella Regione Lazio ma anche in molte altre Regioni e anche in molti Comuni italiani, stanno presentando proposte di Legge che dicono che sarà necessario andare a discutere di una vostra richiesta di aborto con le associazioni cattoliche, e solo dopo potrete parlarne con noi, dopo aver firmato che rifiutate
le loro proposte, con una procedura obbligatoria che termina con un verbale. E vogliono mettere un consulente familiare per l’accoglienza e il coordinamento degli interventi, a dirigere i Consultori, senza nessun titolo di studio stabilito (potrebbe essere chiunque!), che si metta fra noi e voi, per stabilire cosa bisogna fare e se voi avete diritto a decidere di non proseguire la gravidanza e forse a giudicare della nostra moralità.

Vogliono mettere nei Consultori insegnanti di metodi naturali, senza titolo sanitario, che vi diranno che contare i giorni o osservare il muco è sicuro come la pillola, così poi quando rimanete incinta e non capite perché vi diranno che è la volontà di Dio…

Vi vogliono tenere in Ospedale tre giorni per l’aborto farmacologico, mentre in tutta Europa le donne possono tornare a casa, se stanno bene, e tornano in Ospedale solo il terzo giorno, e neanche sempre. Infatti in Francia sono i medici di famiglia che possono dare la RU486 e il misoprostolo. Le donne italiane evidentemente sono diverse biologicamente dalle francesi o dalla belghe… oppure si può pensare che questa imposizione serva solo a farvi stare male da un punto di vista psicologico, a tenervi prigioniere, a rendervi la vita personale, lavorativa e familiare impossibile e farsì che soffriate di più, in caso non soffriate abbastanza da voi sole.

E’ una protezione, dicono, contro voi stesse incapaci da badarvi da sole….

Vi vogliono somministrare un questionario in gravidanza, per sapere se siete depresse e se bisognerà controllarvi quando nasce il bambino e farvi magari un trattamento sanitario obbligatorio domiciliare… perché non darvi invece un po’ di aiuto domestico? qualcuno che vi lavi i piatti o che vi tenga il bambino quando avete bisogno di dormire….forse infatti avreste solo bisogno di sostegno e di aiuto, di una consulenza rapida quando vi viene da piangere troppo spesso nel puerperio.

Non una parola sul fatto che molte di voi perdono il lavoro, ormai, quando restano incinta e non si possono permettere neanche di chiamare qualcuno per lavare i pavimenti, mentre allattano e così che una su due chiede di autolicenziarsi perché sul lavoro le pressioni sono troppo forti e non tutte ce la fanno a reggere al MOBBING nel puerperio…..

Non una parola sul fatto che vi dovete pagare le ecografie perché il governo non fissa i livelli minimi di assistenza obbligatori per le Regioni e non vi garantisce quelle ecografie che dovrebbero gratuite in gravidanza.. E molte di voi non sanno veramente come pagarle.

Care donne, è in corso un attacco generalizzato alla vostra autodeterminazione, interessa solo di controllare i vostri corpi e i vostri pensieri, non certo la vostra salute, ma se nei nostri Consultori le Assemblee delle donne non ci sono più, se non vi vediamo, se non una per volta, in visite sempre più frettolose, per i tagli alla sanità, e i sacrifici umani in nome di un’efficienza sbagliata. Ci sentiamo soli nel cercare di difendere il nostro lavoro e i vostri diritti, perché finora avevamo ricevuto il dono di farli coincidere.

Fatevi vive, non abbiate timore di essere strumentalizzate dalla politica, le donne della politica di centro sinistra ci devono essere in questa battaglia, ma se siete di centro destra fate la battaglia fra i vostri, che avallano e sostengono leggi e decreti con cui vi vogliono imprigionare e privare della capacità di scelta.

Ricordate che sono problemi che riguardano le donne ricche e quelle povere, quelle di destra, quelle di sinistra e quelle di niente, quelle che credono in qualcosa di soprannaturale e quelle che credono solo nella comunità degli esseri umani, quelle che possono pagare il ginecologo privato e quelle che neanche il ticket.” di Marina Toschi

Un grazie sentito a chi vorrà condividere il link.


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Micro post 2: il diritto della matrona

Ho l’età della matrona, della mater familias, anche se non le fisique du role, come la madre dei gracchi potrei anche pensare che le due pargole siano i miei gioielli. Ho un buon compagno. Insomma sicurezze.
Eppure li’ in quella palestra sono sempre uno straccio. Insicurezze governate ad arte che riesplodono, e mi trovo a muovermi come me stessa 16 enne, timida e sfuggente, con poca voglia di mostrarmi e usare ciò che la vita mi ha insegnato. Vorrei avvalermi del mio diritto di matrona, ci devo lavorare.


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Guerriere – Monica S. feat. Pontitibetani

Link di approfondimento

1. aspetti archeologici

2. alcune guerriere nel cinema

3. le amazzoni secondo wikipedia

4. alcuni dubbi e visioni dalla politica

5. le antiche donne guerriere berbere

6. simone weil la guerriera

7. nell’arte marziale

GUERRIERE di Monica Simionato

(chi è Monica Simionato: “donna, mamma, psicologa ad orientamento sistemico-relazionale. L’incontro con l’educazione l’ha ulteriormente spinta a meticciare e condividere equilibri ed equilibrismi che aiutino a crescere e a far crescere”)

… _ …

Ricordate la pubblicità di quella marca per bambini che NON nominerò, ma che fa giochi, vestiti, passeggini….insomma proprio quella, quella che fa pagare una cifra i giochi che fa produrre in Cina…ecco sì, mi pare proprio quella. Qualche anno fa ha fatto una pubblicità di un passeggino che ritraeva una mamma che si apprestava ad iniziare la sua giornata tra passeggini, pannolini e bebè con una danza maori (haka). Mica con un caffè, un thè, il passaggio dal parrucchiere (come in altre pubblicità per vendere biscotti per la colazione…), né con una mega dose di pappa reale…no, iniziava con una danza rituale e propiziatoria anche piuttosto antica. Come dire il ritratto di una guerriera nella quotidianità.

Quell’immagine mi ha accompagnata abbastanza, anche perché il mio essere mamma è iniziato più o meno nello stesso periodo in cui davano lo spot. Ma cosa è passato? Non certo l’aspetto esteriore né l’esibizione in sé…credo, piuttosto, si tratti di qualcosa che, seppur edulcorato dal linguaggio pubblicitario, riguardi e rimandi ad altro. Il nome del passeggino non lo ricordo, ma la danza maori sì…ma cos’è un “haka”?                   E’ un rituale, una complessa  danza comunicativa che rimanda allo spirito guerriero. E’ un modo per caricarsi e per impressionare, è disciplinata ma anche emozionale. Da Wikipedia: “È, al suo meglio, un messaggio dell’anima espresso attraverso le parole e gli atteggiamenti.”

Mmmm.. il guerriero, anzi, in questo caso la guerriera, usa tutto il corpo (occhi, mani, piedi, testa, bacino, voce..) e, insieme, l’anima…interessante.

Qui emerge una grande differenza tra essere soldato e guerriero. Il soldato si arruola in una gerarchia, in un certo senso si fonde nel “corpo” dell’arma che rappresenta, il guerriero no, rimane un individuo: è richiesta l’anima, inizia un percorso di crescita. In questo viaggio le armi vengono utilizzate principalmente per combattere le parti immature di se stessi e il frutto che si conquista sono le virtù personali, tra cui la consapevolezza. Quindi, viaggiando, si impara.

E il valore aggiunto del femminile? Pur condividendo quanto detto per il guerriero, si aggiunge forse una specificità che credo sia quella di tenere insieme, di riuscire a far coesistere ancora più fronti.

Il personaggio di Bradamante nel “Cavaliere insistente” di Calvino in questo senso è esemplare. Alterna ed utilizza strumenti differenti (come nella danza maori…): meditazione e clausura si accompagnano  a momenti di azione in battaglia … inoltre riesce anche ad innamorarsi, a vivere una passione e a trasformarla in altro nel corso dei capitoli…profondità e leggerezza, insieme…

Come ci insegnano discipline olistiche come lo Yoga: il giorno (Surya è il sole, la vitalità) e la notte (Chandra è la luna, la quiete e l’intuizione)…insieme danno la creatività. Quindi, insieme alla consapevolezza, uno dei frutti che aiutano a “sopravvivere imparando” tra le molteplici sfide è proprio la creatività.

Che non è perdersi nel fare (ah…la condanna del “multitasking”, soprattutto per le donne) ma essere “trasformative”, generare cambiamenti, percorrere opzioni nuove…ma anche costruire ponti e alleanze tra persone, condividere parole nutrienti e silenzi densi di possibilità….

Che ne dite di una danza maori insieme?

« Batti le mani contro le cosce

Sbuffa col petto
Piega le ginocchia
Lascia che i fianchi li seguano
Sbatti i piedi più forte che puoi.

È la morte, È la morte! È la vita, è la vita!
È la morte, È la morte! È la vita, è la vita!
Questo è l’uomo dai lunghi capelli
è colui che ha fatto splendere il sole su di me!
Ancora uno scalino, ancora uno scalino, un altro

fino in alto, IL SOLE SPLENDE! »

Irene A. ha mandato il suo contributo, (una presentazione Power point) … immagini che parlano di donne nel loro essere guerriere.

Per vederla seguite il link …


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Rivoluzioni … dentro!

Parto da un post scritto su donne pensanti

“Leggere le parole di Silvia (cfr discussione su Socialnetwork donnepensanti) mi ha suggerito una sensazione che sento percorrere molti di questi post … una sorta di poesia, un immaginario quasi musicale, un linguaggio evocativo.

Rileggendo i vari post sento questa sensazione, che torna ricorrentemente.

Si dice di una quotidianità fatta di sconfitte e inadeguatezza, di emozioni dette e scoperte pedalando per una città, di scoperte e di puntelli da cui ripartire, pedalando più forte o solo più attente.

Gli uomini non sono così?

No?

Non lo so.

E questa consapevolezza da dove arriva?

E’ un dono femminile?

Il fatto è che gli uomini non dicono, non raccontano il loro incontro con l’inadeguatezza, con certe paure, con il loro scandagliarsi .. tirando fuori limiti e poesia, immagini e coraggio (e tutto quello che leggo in queste righe).

Non siamo migliori o peggiori se “ci” diciamo, il solo dato evidente è che lo facciamo , non è un vanto ma un dato oggettivo.

I miei amici, amori o compagni maschi, e li ho stimati quasi tutti per al loro intelligenza, sembravano rigettare questa capacità di esprimere ciò che sentivano, eppure molti di loro, so per certo, non erano mancanti di capacità di analisi.

Solo non la comunicavano, non la reputavano necessaria.

O non la dicevano e basta.

Molte donne comunicano su ciò che portano dentro.

Forse è un dato biologico, nominiamo ciò che abbiamo dentro, perchè biologicamente dovremo e/o potremmo portare un figlio, perciò (ci) occorre ricoscere ciò che è interno ed è nostro, da ciò che è di quel figlio che si muove in noi. (altrimenti saremmo preda della follia ” sento una cosa che si muove dentro…”).

Per sopravvivere abbiamo imparato a nominare il nostro interno, fisico e quindi anche mentale, emotivo … anche quando non siamo madri.

Vi risparmio la zuppa degli studi che vedono i correlati tra corpo e mente. Ma inserisco solo un riferimento bibliografico* per chi proprio non può farne a meno… ;-))))

Donne, forse, obbligate a conoscersi e soprattutto a dirsi e poi dire condividere, confidare il proprio dentro, l’interno, l’interiore; imparando a non essere sole, ad osservare, farsi rassicurare, dare un senso e una direzione a quell’interno.

Una ultima nota, positiva, spero.

Queste riflessioni non sono più chiuse nei cortili, nelle aie, nei giardinetti, non sono più un “ciacolar” (chiacchierare) da donne e tra donne, sono scritte ed espresse in una luogo pubblico,

sono fruibili, condivise, pubblicate, sono scritte, sono cioè un prodotto che nasce da un sapere che è comunicato/comunicabile , grazie ad internet, alla rete, ai blog, al web 2.0.

Sono, lo spero, una prima forma di un cambiamento culturale che permette ai saperi femminili – quali essi siano – di avere forma, voce e dicibilità pubblica.

Una forma che alle volte si esprime con un linguaggio evocativo, musicale e poetico, fatto di immagini e parole. In fondo un fatto – in se – piuttosto rivoluzionario.

———————– *L’io pelle – didier anzieu – borl edit.


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il bello del dialogo, digitale o concreto che sia (donne pensanti crescono)

Grazie a Sivia che ha restituito al mio post per donne pensanti, una dignità, una capacità di andare oltre, di trascendere chi lo aveva scritto.

Silvia ha dialogato con le mie parole e le ha fatte diventare più adulte e forti. A lei un grazie di cuore  e di testa…

Con la profondità analitica che chi segue questo blog e le discussioni sul nostro social forum ha ormai imparato a conoscere, Monica/pontitibetani va direttamente al nocciolo della questione, interrogandosi su cosa sia il femminile o meglio che cosa nel femminile sia particolarmente importante testimoniare. E quasi subito tira in ballo il tema cruciale del corpo: quello che siamo, la nostra memoria, la nostra storia, il nostro narrarci, tutto questo passa attraverso il nostro corpo. In un tempo in cui siamo bombardati da immagini di corpi che sono per lo più pezzi di carne avulsi da una storia, come ridare valore vero alla nostra corporeità? Come sottrarci alla banalizzazione che la scoperta del corpo come fulcro dell’identità ha subìto senza rinunciare a questo spazio di fondamentale definizione di noi? Lo stereotipo imita il pensiero, o meglio il pensiero procede per strutture pregresse, già costruite, è per questo che gli stereotipi attecchiscono così facilmente dentro di noi, perché hanno la stessa natura del pensiero. È per questo, anche, che i pensieri vanno fatti e decostruiti, buttati nella mischia, rimessi in discussione, riaperti e sviscerati ancora, soprattutto quando si cerca di parlare dell’identità delle persone. Ecco, forse il pensiero per non scadere nello stereotipo deve rimanere vivo sporcandosi, cercando conferme e dissoluzioni nel contatto con altri pensieri. Monica non si sottrae mai a questo confronto, nemmeno con se stessa.

Cosa testimoniare?

Ho dovuto pensare a lungo come comporre la mia testimonianza, e poi ho aperto almeno 3/4 volte files, prendendo a narrare eventi che mi sembravano così specifici della mia vita, ma ogni volta mi sono scontentata da me stessa. C’era una domanda iniziale, che mi facevo e rifacevo, la quale finiva per cassare molti argomenti

Cosa avrebbe reso la mia testimonianza significativa del femminile, e nello specifico del mio femminile, collocato nella “mia” vita?

Ci sono cose del femminile che sento ovvie, dall’esser morfologicamente femmina, all’esser altrettanto fisiologicamente strutturata per la maternità (come ogni femmina, si intende, ed indipendentemente dalla realizzazione di una maternità),

come l’ovvietà di aver due gambe in grado di correre, poi sta a me esser una maratoneta. Ma a parte ciò molte altre cose di me le avrei potute raccontare, similmente,  anche se fossi stata uomo.

Allora qual era ed è l’essenza che può qualificare il mio femminile in quanto tale?

Ammetto un dubbio: non lo so. Non saprei definirlo ma al tempo stesso so che la mia esperienza dello stare al mondo è sempre filtrata dal mio corpo, un corpo di donna.

Sono stata anoressica ma nemmeno questo è o sarebbe – a mio avviso – qualificante, molte donne hanno o hanno avuto problemi alimentari in questa fase storica, quindi questa specificità non ha nessun merito, demerito, gloria o valore. Ma è stata la successiva ri-scoperta delle possibilità insite nel mio corpo a dare un grande valore al femminile e alla sua specificità; una scoperta letterale – avvenuta durante il percorso formativo come psicomotricista – come a dire la scoperta dell’ABC del mio stare al mondo, filtrato dall’insieme inscindibile di corpo e mente.

MI è sembrata, allora, una sorta di epifania, quindi non solo una esplorazione formativa, professionale, e personale: il mio stare al mondo passava da un corpo (il mio) e da un corpo specificatamente femminile.

Punto.

Non faccio categorie se sia meglio o peggio un corpo maschile o femminile, solo ciò che vivo e che faccio, ogni giorno, passa da qui.

Svolte.

Lavorare: con divertimento e passione, fare una opera creativa della mia professione, e di ogni giornata di lavoro;  usare la capacità di lavorare in modo non competitivo ma collaborativo.

Guidare: ha dato la forma e voce alla mia libertà di andare e tornare, di essere indipendente, osando la solitudine di certi viaggi che hanno sbeffeggiato la paura di “fare” da sola.

Crescere: la mia prima figlia (da sola, per alcuni anni e da madre separata). Imparare ad essere responsabile di lei, di me stessa e dei miei errori; saperli rendicontare e sapere che ne pagherò il conto. Crescere lei, crescendo me stessa, imparando che essere adulta per lei era una chance per me.

Studiare: una passione irrisolta, come studentessa inconcludente da giovane, come vera appassionata da adulta. Il gusto di saper giocare ad essere una absolute beginner, per imparare a ridere delle mie goffaggini. Per imparare. Per insegnare, continuando ad imparare.

Ecco tutto! Rileggendo la introduzione alla mia testimonianza mi rendo conto che narrare me stessa qui, corrisponde ad una nuova nascita, ad una ulteriore ri-definizione di me stessa, della mia forma e dei miei confini; così simile al rinnovarsi del femminile nelle sue ciclicità, nelle sue rivoluzioni ormonali che scandiscono certe fasi esistenziali, e che le determinano.

Un femminile che mi pare assai simile al contenere e poi partorire un figlio, o un progetto, o un’opera.

Tempi lunghi per generare.

E so che questa ridefinizione/narrazione di me stessa non finisce qui.

Questo che fa di me una donna pensante, e di queste parole scritte di una narrazione del femminile?

Una che attraversa la vita usando/vivendo se stessa, mentre tenta di non essere usata come uno specchio vuoto delle fantasie altrui, di non essere reificata, mantenendo la propria presenza in ciò che fa, sia essa una grande opera o una piccola opera quotidiana?

È questo?

Monica/pontitibetani

INFO su donne pensanti

http://www.donnepensanti.net

Se volete contribuire attivamente con post, proposte e contributi concreti ai gruppi territoriali e alla banca del sapere e del fare iscrivetevi al social network:

http://donnepensanti.ning.com/

testimonia il femminile:

http://donnepensanti.wordpress.com/


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la perfida palestra

le chiacchiere  femminee da spogliatoio continuano a deprimermi, alla decima volta farò la top five.

questo giro erano i giovani, che non hanno voglia di fare nulla,

anzi è la ragazza del figlio della palestrata n°8,

il figlio lui si che lavora 12 h al dì,

anche se non ha studiato per quel lavoro, poverino,

alla ragazza gli ha fatto un savalentino, che lei – la mammà di lui – le ha detto – alla ragazza – che mai nessuno glielo aveva fatto a lei ai suoi tempi.

insomma i giovani d’oggi non sanno proprio cosa fare.

ah!

per fortuna ora mi fanno male tutti i dorsali e riesco a camminare per 30 minuti senza schiattare.

temo però per la mia sanità mentale, nella fase sposgliatoio.


3 commenti

stupid girls

1. guardate il video. così io non faccio nemmeno lo sforzo di dire nulla. eccovi le stupid girls …

per altre riflessioni vi mando qui da extramamma e qui su donne pensanti.

s’il vous plait