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opportuno, importuno (c’è la crisi)

Sarà che a me la crisi, così confezionataci dal governo Monti, mi convince: non è più lo spauracchio ridanciano e ridicolizzato, che ci hanno propinato. Non è nemmeno l’ecatombe che altri paventano .. ‘che mi pare che quello che accade in molti posti del mondo infintamente più affamati e panzuti del nostro sia davvero peggio. Di mio, rendo onore al coraggio di dire chiaramente, e dare prospettive e forma alla crisi. Comprese le ricette imperfette che non sanzionano a sufficienza chi ha troppo e di più, chi ha depositato altrove il conquibus per non pagare le tasse.

Andare in pensione a 65 anni, ma và: lo dite ad una anziana precaria nativa come me? Io la pensione non la vedrò mai. Eppure sono sempre consapevole di vivere nella parte più comoda del mondo. Ci sarà da stringer la cinghia. Ma neppure questo mi stupisce. Faremo più fatica. Che strano, me ne ero accorta! Continua a leggere

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imperativi e allergie …

premetto che l’idea del

Fa’ la cosa giusta!

mi piace davvero e spero di riuscire a farci un salto, quest’anno.

Ma proprio quel “fà”  appiccicato a “giusta” …  mi sta dando noia.

Lo sento troppo imperativo, troppo impegnativo quel:” tu fai”, ma chi io? ma non faccio abbastanza, non faccio “giusto” ?…

Perchè quest’anno (crisi economica docet) quel fare non è sempre così facile, e molto relativo a possibilità limitate e vincolate.

Vale a dire non ci si permette più l’intera spesa al supermercato del biologico, per esempio.

Ma poi ci si dice che quaggiù al paesello la (non) connessione tra mezzi pubblici trasforma pochi  km in una epopea da far west se non ci si muove in auto. Vi fugurate arrivare a Milano?

Così usi l’auto e non fai la cosa giusta.

Le verdure bio ce le dà la suocera. Faccio la cosa giusta.

Uso l’auto a gpl, mezzo punto scarso per il gpl e 10 punti meno per l’auto. Faccio una cosa quasi giusta.

Siamo vegetariani, 2 punti a favore. Faccio una cosa giusta.

Compero gli abiti ai centri commerciali (costano meno), 2 o tre punti meno. Non è la cosa giusta.

(non proseguo a fare lo scanning della mia vita ma si capisce subito che qui la coerenza assoluta fatica a uscirne sana).

Siamo un pò ciatroni, noi, non facciamo la cosa giusta!!

‘azz.

E’ una vita che tento di capire cosa sia questo aggettivo “giusto” che mi perseguita.

In ogni caso perchè non dire “facciamo la cosa giusta”, collettivizzando questo impegno, rendendolo un dovere collettivo, un imperativo collettivo.


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cambio casa .. strategie di crisi.

stupefacente.

non nel senso di sostanza chimica atta al generare stati di coscienza alterati.

niente affatto.

solo che la crisi economica si sente anche qui e genera un sacco di downshiftig (qui c’è da leggere come se ne ragiona su donne pensanti e qui)

ma la crisi affonda le sue dita gelate e sgradevoli, offrendo esiti imprevisti.

cambieremo casa, andando a vivere nella casa dei nonni del mio compagno, cioè ad una parete di distanza  (10/15 cm) dai suoi genitori, che nell’iconografia ufficiale sono anche i miei suoceri e i nonni della minina.

essendo io e l’uomo di casa due proverbiali teste dure (mi astengo per decenza dal nominare meglio il nostro stile di teste di rapa), più abituate all’anarchia nella sua deteriore definizione, alla completa indipendenza, alla assoluta autonomia, al totale monopensiero che la cosa sembrava non solo strana ma anche improbabile.

la crisi, un lutto e qualche altro principio alchemico intangibile ci ha messo in testa qualcosa di nuovo, la possibilità di contare sulla rete, sugli affetti, sulla solidarietà, su un immediato risparmio e che contiene anche una prospettiva futura di sostegno verso i suoceri, che prima o poi invecchieranno.

rinunciando, certo, a quella indipendenza totale che vorrebbe essere la priorità necessità di una relativamente giovane famiglia …

l’esito immediato è stato un senso di liberazione e di maggiore stabilizzazione  a livello di coppia. come se ammettere che non siamo così del tutto indipendenti avesse attivato un circuito di affetto e sostegno più efficace.

ci aspetta la prova dei fatti, ma l’esito immediato è buono.

se la crisi ci permette di ri-sitematizzare i valori che danno forma alla nostra vita e stare paradossalmente meglio forse non va rigettata in toto, ma accolta (non subita) per quel che comporta.


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crociate e testimoni

oggi in radio si parlava delle conferenza clima di copenhagen.

molti (ma non tutti) gli interventi degli ascoltatori sembravano caratterizzati dal fervore evangelico di certi testimoni di geova, si andava dalla forme aulica della poesia dedicata all’inquinamento climatico, a certe ansie da fine del mondo, a certe propensioni moralizzatrici di vegetariani incalliti o ex fumatori (categorie alle quali – queste due ultime  – mi vanto di appartenere).

dunque parliamo di clima? parliamo del proprio impegno necessario per contribuire al miglioramento globale?

si? ma allora cosa serve l’apocalisse, il delirio e il fervore?

non sarebbe meglio partire dal pensiero e dalla diffusione delle informazioni sulle buone prassi che potremmo imitare o pretendere dei politici e dai nostri amministratori, o da noi stessi?

perchè l’apocalisse non mi sembra il modo migliore di attivare il pensiero. o forse si ….

(buone prassi http://www.comuneditorraca.it/start.html http://www.p41.it/5557/esempi-di-comuni-virtuosi-al-comune-di-torraca/ comune a basso impatto ambientale)


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divorzi miliardari

Cosa insegnerà il divorzio miliardario della Signora Veronica Lario?

3,500,000 o 300,000 la cifra in se è praticamente irrilevante. Sono comunque tanti soldi.

Uno mira a portarsi via il massimo, l’altro a mollare il minimo.

Meno irrilevante è il senso del divorzio, quando la dignità di una donna viene “ricompensata” in soldi, da parte del marito diciamo un pò “farfallone”?

La opzione di scelta è vendicarsi portandosi via il più possibile, oppure dichiarare che da una persona squallida non vale la pena di portarsi via se non il minimo sindacabile.

Ognuno poi si farà i suoi conti con questo.


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gdo e morte (del territorio) … la Grande Distribuzione Organizzata

Ehhhhhhhhhhhhhhhh, e già!

http://freebarcodefonts.dobsonsw.com/

PREMETTO: Post indelicato ed indigesto. Risparmiatevelo se oggi è la vostra più bella giornata. In più non ha nemmeno il lieto fine.

la GDO è la madre di tutte le colpe. Forse no, ma come la madre dei cretini è sempre pronta a fornicare e a partorire centri commerciali.

Per carità gli stessi hanno pure una loro bella e sacrosanta missione.

Qui hanno sostituito prontamente la piazze vuote. Lo struscio, il passeggio si fa lì. Forse non si fa….

I comuni incassano, una piccola variazione al piano regolatore e via, piovono quattrini. Sporchi, maledetti e subito, come diceva mio padre…

GEOGRAFIA

Asse Milano Mortara dopo l’incubo a trecentoteste composto da tangenziale est e un accumulo di centri commerciali; ikea, castorama, decathlon, sorelle ramonda, spizzico, chateu d’ax, esselunga, emmelunga, oviesse, kiabi, metro, orme, demas sposi, auchan, combipel, mediastore(o similia??)… spalmati in circa 300/400mt che avete presente quanto vi ci vuole a prendere la Tang in ogni ora del giorno??

Vabbè superato l’incubo, penserete ignari. Ma prima di giungere sani e salvi diciamo in un posto anonimo come Castello d’Agogna dove c’è peraltro uno Spesa amica e un mega store delle scarpe … dove ancora interfacciarvi con: Esselunga ad Abbiategrasso, Vivo centro commerciale, (escludiamo per pietà vostra i vari hard discount che non stanno affacciati, proprio propriamente, sulla statale). C’era un Gs che è rimasto aperto meno di 6 mesi, se non l’hanno riempito è una mgastruttura vuota.

Volete superare di un pò il Po, il padre fiume Po, e giungere in zona Vigevano? Giuro non vi troverete male. Troverete un discount grossisiti ma anche dettaglio di cibarie, e finalmente 3 piani di Iper coop con fontane, ascensore di cristallo e circa 60 negozi, sessanta. Poi un Esselunga mostruosamente grande e qualche negozio sparso, inside.

Evitate con cura la splendida piazza Ducale.

Passate direttamente oltre in zona Parona, candidata all’intremodale e fornitrice di fumi termoinceneriti. Altro mega centro commerciale Bennet, con 20 negozi, Scarpe e Scarpe, Mela Blu, Combipel etc etc Di fronte c’è anche il mega cinema 7 sale sette!!

A circa un 1 km e siete a Mortara, Superato il cimitero, ehhhhhh si, ebbene si a quello non si è potuto rinunciare! E poi finalmente una specie di sottomarca di magastore del fai da te, e un hardissimo discount. E finalmente il Bennet bis, il primo formato mignon o quasi, solo 6/7 negozi, e una bis del maegastore del fai date, ma ha un altro nome. Per fortuna!

Ancora un pò di pazienza e dopo altr 2 km il sopracitato paesetto di castello di Agogna. Di li in poi siate certi del nulla. Fabbriche di risaie, e fabbriche di legno (pioppeti), tanta chimica, qualche riseria (2/3 per paese) e a una manciata di km una splendida nave spaziale, Km e km di territorio posseduto dalla raffineria. Bella grossa. Di notte fa tanto Star Wars … se c’è la nebbia invece Blade Runner ….

Raffineria

Avete contato quanti centri commerciali? Volete sapere l’estensione in km, circa trenta (30).E secondo voi che fine fanno le botteghe, i negozi, che animano le città? Chi resta ad animarle, a vivificare i quartieri con le piccole cose, il pane sotto casa, la libreria, la gente che passa e si saluta. Avete una vaga idea della politica della GDO e delle centrali di acquisto, di come strozzano i produttori?

(il Grana viene venduto sottocosto dai produttori, cioè chi lo vende lo fa già in perdita)

Muore il piccolo commercio e muoiono le città, le relazioni umane, lo scambio, lo struscio, l’innamorarsi, il sorriso, la pasticceria che fa i babà più buoni del mondo.

Tutti zombizzati dalla GDO.

Dalla città del Compro!

Salute!

Siete sicuri che il vostro sindaco, quando vi prospetta un nuovo centro commerciale, stia davvero facendo i vostri interessi di cittadini.

Pensatevi fra 6 anni.

BCdawnOfDead1920x1200

Rilassatevi gli zombie non senton male!


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fuori moda: esser migliori

che non è essere i migliori di …

che non è la pulsione a fagogitare gli alti, surclassarli, superarli, sbatterli al tappeto, o giù dal barcone, che non è dirsi e/o credere davvero di saper fare qualcosa meglio di tutti …

è una lotta quotidiana a superare quei c**** di difettacci che ci portiamo addosso, disciplinando caratteri ed umori.

e farlo non per gli altri.

facendolo semplicemente per noi stessi, dopo avere smesso di guardare se gli altri ci guardano, ammirano, o si interessano alle nostre azioni.

e come diceva herrigel nello zen e il tiro con l’arco, lo cito con una certa approssimazione scusatemi, alla fine scopro che il bersaglio sono io, il bersaglio è interiore …

questo fa si che il gesto, le piccole cose prendano significato, una per una minuto per minuto .. non vi ricorda ricorda un pò anche il vecchio e buon eraclito …?

mi chiedo solo perchè gli italiani preferisceno una proiezione insicura di se all’esterno, perchè sia meglio farsi dire come si è bravi, anzichè cercarla e sedimentarla.

lo sforzo è analogo, il risultato no. il primo espone ad una ricerca continua e spasmodica di applausi, di consensi, di strategie e marachelle per non sentirsi troppo finiti o inutili.

nel secondo caso il problema non si pone, lo sforzo è teso a migliorare qualcosa di se, tanto per star meglio … poca cosa,  in effetti.

obsoleta.